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Erotika
Lulu · Cap. 6
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Capitolo 6 di 8 38 min di lettura

La Prima Scopata da Quasi Fidanzati

Andrea attraversa una giornata che comincia nella leggerezza e finisce costringendolo a dare finalmente un nome a ciò che prova.
Tra vecchie paure e nuove intimità, alcune distanze diventano improvvisamente molto più difficili da mantenere.

ale🍻
14 ore fa · 26 letture · 0

Sapevamo entrambi che non avrebbe potuto passare tutta la notte lì e che a una certa ora l'avrei dovuta riaccompagnare a casa, ma avevamo le ossa completamente sciolte dalla stanchezza. «Cinque minuti,» mormorò Angela, chiudendo le palpebre. «Cinque veri?» «Stai zitto.» La strinsi contro di me, tirando su un lembo del lenzuolo, e crollammo entrambi.

Quando riaprii gli occhi, la stanza era immersa in un buio pesto. Ci misi due secondi a ricordare dove fossi e perché sentissi un peso caldo addormentato sul mio braccio sinistro, ormai completamente informicolato. Allungai la mano libera verso il comodino e toccai lo schermo del telefono. La luce bianca mi tagliò la retina: 03:43. «Cazzo,» mi scappò a mezza voce. Accanto a me, Angela fece un mugugno sordo, stringendo di più il cuscino. «Che?» «Sono le tre e quarantatré.» Seguì un secondo pieno di silenzio assoluto. Poi Angela spalancò gli occhi di colpo, tirandosi su a sedere sul materasso.«CAZZO.»

Non aveva avvertito nessuno a casa che sarebbe rimasta fuori a dormire, e tra poche ore la giornata sarebbe ripartita per tutti. Saltammo giù dal letto nel panico assonnato più totale, dando vita a cinque minuti di caos puro nella penombra della camera. Angela girava su se stessa con un solo calzino infilato, cercando l'altro sotto le lenzuola, mentre io annaspavo a tastoni sul pavimento senza riuscire a trovare la mia maglietta. «Dov'è la mia scarpa?» chiese lei con voce roca,chinandosi vicino all'armadio. «Perché lo chiedi a me?» ribattei, infilandomi i pantaloni al volo. «È casa tua.» «Le scarpe non le catalogo.» Riuscì finalmente a recuperare la scarpa finita mezzo metro sotto il letto, si infilò i leggings alla velocità della luce e, invece di rimettersi la canotta e la sua roba da allenamento, tenne direttamente addosso la mia felpa grigia,caricandosi il borsone in spalla. La indicai mentre prendevo le chiavi. «Quella è mia.» «Adesso no,» tagliò corto lei,aprendo la porta della camera. Non avevo né il tempo né le energie per mettermi a discutere.

Cinque minuti dopo eravamo in macchina. Guidare alle quattro del mattino aveva un'atmosfera irreale, quasi sospesa. Le strade della provincia erano completamente vuote, nastri di asfalto lucido tagliati soltanto dai semafori che scattavano sul rosso per nessuno. Tenevo la radio a un volume bassissimo, giusto un mormorio di fondo. Accanto a me, Angela era sprofondata nel sedile: aveva i capelli spettinati che le incorniciavano il viso struccato, la mia felpa enorme che la inghiottiva per intero, gli occhi stanchi ma completamente rilassati. Era lontana anni luce dalla ragazza provocante e in tiro delle prime sere, ed era bellissima. Teneva una mano appoggiata sulla mia coscia; ogni tanto, tra una marcia e l'altra,abbassavo la mano dal volante per stringerle le dita. Non avevamo nessun bisogno di riempire il viaggio di parole. Per la prima volta sapevamo stare nel silenzio senza che pesasse a nessuno dei due.

A metà strada, mentre aspettavamo che un semaforo deserto tornasse verde, Angela girò leggermente la testa verso di me.«Comunque siamo ridicoli,» disse piano. La guardai. «Questa è nuova.» «Pensaci.» Iniziò a contare sulle dita che spuntavano appena dalla manica troppo lunga della felpa. «Ci sentiamo ogni giorno.» «Sì.» «Facciamo colazione insieme.» «Mi rubi il cornetto.» «Mi vieni a prendere dopo danza.» «Sì.» «Ci stiamo frequentando in esclusiva.» «La tariffa Vodafone,» le ricordai. «E adesso abbiamo pure fatto sesso.» Il semaforo scattò sul verde. Ripartii piano,lanciandole un'occhiata veloce. «Dove vuoi arrivare?» Angela guardò la strada vuota davanti a noi. «Che stiamo facendo una fatica enorme per non dire una parola.»

Nell'abitacolo scese un silenzio chiarissimo. La parola non detta era lì, evidente tra il cruscotto e i sedili, e per la prima volta non mi fece venire voglia di sterzare e buttarmi in un fosso. Rallentai leggermente, girandomi a guardarla. «Vuoi che te lo chieda?» «No,» rispose lei immediatamente. Rimasi un attimo interdetto, quasi punto sul vivo. «Ah.» Angela rise piano, scuotendo la testa e stringendomi la gamba. «Scemo. Non così.» «Cos'ha che non va?» Si guardò dall'alto in basso. «Sono le quattro del mattino, sono spettinata, probabilmente puzzo ancora di palestra e sto tornando a casa di nascosto con la tua felpa rubata.» Poi alzò gli occhi sui miei, facendosi più seria e dolce allo stesso tempo. «Non me lo chiedere adesso solo perché ti sembra che dopo stasera dobbiamo arrivarci per forza.» Capivo perfettamente cosa intendesse, e le fui grato anche per quello. Lei accennò un mezzo sorriso, guardando fuori dal finestrino. «Però magari non aspettare Natale.» Non serviva aggiungere altro: voleva diventare la mia ragazza, e me lo stava dicendo nel modo più trasparente possibile. Solo non quella notte, non per inerzia.

Parcheggiai davanti al cancello di casa sua, spegnendo i fari nella via silenziosa. Nessuno dei due fece il gesto di aprire subito la portiera; restammo lì, nel tepore dell'abitacolo, con poca voglia di chiudere davvero quella serata. «Comunque,» mormorò Angela, giocando con la cerniera del borsone. «Comunque cosa?» «Mi è piaciuto stasera.» Le feci un sorrisetto obliquo. «Il sesso?» Angela mi diede una spinta sulla spalla. «Tutto, idiota.» La pasta con l'aglio bruciato, il discorso sul tavolo della cucina, il modo in cui ci eravamo presi in camera, il silenzio in macchina alle quattro. Tutto.

Abbassò lo sguardo sulle sue mani per un secondo, quasi con un filo di pudore che in lei era rarissimo vedere. «Prima,quando hai detto quella cosa...» Sapevo già a cosa si riferisse, ma volli sentirglielo dire. «Quale?» «Che mi stai scegliendo.» Alzò gli occhi scuri nei miei. «Mi è piaciuta.» «Bene,» dissi piano. «Non montarti.» «Troppo tardi.»

Si sporse oltre il freno a mano e ci baciammo un'ultima volta. Fu un bacio lungo, lento, pieno di dolcezza e completamente privo di urgenza fisica, uno di quei baci che servono solo a lasciarsi addosso il sapore dell'altro fino al mattino dopo. Angela si staccò lentamente, restando a un centimetro dal mio viso. «Buonanotte, quello che frequento.» «Ancora per poco, sembrerebbe.» Lei sorrise. «Vedremo.»

Aprì la portiera e scese sul marciapiede, mettendosi il borsone in spalla. Abbassai tutto il finestrino del passeggero e mi sporsi verso di lei prima che chiudesse lo sportello. «Angela.» Lei si fermò e si girò a guardarmi. «Che c'è?» «La felpa.» Angela abbassò lo sguardo sulla mia felpa grigia che le arrivava a metà coscia, poi rialzò gli occhi su di me con una faccia di bronzo impeccabile. «Non so di cosa parli.» Chiuse la portiera, mi alzò il dito medio con un sorriso enorme e si avviò lungo il vialetto verso il portone di casa.

Scoppiai a ridere da solo nel silenzio della macchina. Rimasi fermo lì con le mani sul volante, guardando in basso verso il blocchetto di accensione dove il portachiavi nuovo comprato da Lulu poche ore prima penzolava piano, illuminato dalla luce fioca del cruscotto; poi rialzai lo sguardo oltre il parabrezza, seguendo Angela che attraversava il cortile avvolta nella mia felpa prima di sparire dietro il portone.

Per settimane avevo pensato alla parola fidanzata come a una porta pesante che, una volta attraversata, si sarebbe chiusa definitivamente dietro di me, tagliandomi fuori da tutto quello che ero stato prima. Quella notte guardai Angela entrare in casa con la mia felpa addosso e, per la prima volta, non pensai a cosa avrei lasciato dall'altra parte. Pensai soltanto che forse, quando fosse arrivato il momento di chiederle di attraversarla con me, avrei avuto meno paura. Forse non ero ancora pronto a dirlo ad alta voce. Ma ero abbastanza vicino da volerci arrivare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
ale🍻

sono alle prime armi con i racconti erotici e spero possiate apprezzare quello che pubblico.

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    Questa storia vuole essere un esperimento, non so onestamente se funzionerà e visto il poco tempo la sto scrivendo di notte con poche ore di sonno, spero di non aver scritto troppe cazzate!

    14 ore fa 91 min 5 mi piace
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    Cap. 7

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