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Erotika
Lulu · Cap. 6
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Capitolo 6 di 8 38 min di lettura

La Prima Scopata da Quasi Fidanzati

Andrea attraversa una giornata che comincia nella leggerezza e finisce costringendolo a dare finalmente un nome a ciò che prova.
Tra vecchie paure e nuove intimità, alcune distanze diventano improvvisamente molto più difficili da mantenere.

ale🍻
13 ore fa · 24 letture · 0

Quella risata spazzò via l'ultimo residuo di imbarazzo. Tornai su di lei, e dal momento in cui le nostre bocche si ritrovarono il gioco lasciò il posto a una scoperta lenta, intensa, fatta di sguardi che non volevano staccarsi e di mani che imparavano a memoria il corpo dell'altro. Non aveva niente dell'urgenza compressa della cabina fotografica; qui avevamo spazio, avevamo un letto e avevamo tutta la notte. Mi abbassai a baciarle il seno, prendendo un capezzolo già duro tra le labbra e stuzzicandolo con la lingua finché non la sentii inarcare la schiena e infilarmi le dita tra i capelli. La mia mano scese lungo la curva morbida del suo fianco, accarezzandole la pancia fino a scivolare tra le sue cosce. Era già bagnatissima, calda, gonfia di desiderio. Quando iniziai a muovere il pollice in cerchi lenti sul clitoride, Angela chiuse gli occhi con un sospiro lungo e aprì di più le gambe per lasciarmi spazio. Entrai con un dito, sentendo le sue pareti interne stringersi subito, poi ne aggiunsi un secondo, muovendoli piano dentro di lei mentre studiavo ogni singola reazione sul suo viso. Lei non rimase passiva un solo secondo: mi guidò il polso con la mano per mostrarmi il ritmo e la pressione che le piacevano di più, poi scese con le dita lungo il mio addome fino a stringermi il cazzo nel palmo, accarezzandomi dall'asta alla punta con un tocco deciso che mi strappò un gemito roco contro la sua spalla.

Quando la tensione divenne insostenibile per entrambi, presi la bustina, strappai l'involucro e misi il preservativo, con le mani di Angela che non smettevano di accarezzarmi le cosce e i fianchi per tenermi vicino. Mi posizionai tra le sue gambe; lei mi prese il viso tra le mani, costringendomi a guardarla negli occhi mentre mi guidava contro il suo ingresso. Spinsi in avanti lentamente. La sensazione di entrare dentro di lei per la prima volta mi tolse letteralmente il fiato: la sua figa era strettissima, bollente e così bagnata da accogliermi con un attrito morbido e avvolgente che mi fece chiudere gli occhi per un secondo. Scivolai dentro centimetro dopo centimetro, sentendola cedere e stringersi attorno al mio cazzo finché non fui completamente in fondo, con i nostri bacini incollati. Angela lasciò uscire un gemito pieno, profondo, inarcando il collo sul cuscino e piantandomi le unghie dietro le spalle.

Rimasi fermo un istante dentro di lei per abituarmi a quel calore pazzesco e non venire subito, poi iniziai a muovermi. All'inizio andai con estrema delicatezza, uscendo quasi del tutto per poi rientrare piano, assaporando ogni singolo millimetro del suo corpo che mi stringeva e scivolava lungo l'asta. Ci guardavamo negli occhi a pochi centimetri di distanza, e ogni volta che affondavo in lei Angela cercava la mia bocca, baciandomi con le labbra schiuse e respirando dentro il mio respiro. «Più forte, Andre,» mi sussurrò contro la bocca dopo qualche minuto, allacciandomi le gambe attorno alla vita e tirandomi verso di sé con i talloni.

Aumentai l'intensità, lasciando che il ritmo diventasse più veloce, più profondo. Il rumore umido dei nostri corpi che si scontravano iniziò a mescolarsi al cigolio leggero del letto e ai suoi gemiti sempre più alti, sempre meno trattenuti. La pelle di entrambi si coprì di un velo caldo di sudore; le mie mani scivolarono sotto i suoi glutei, stringendola forte per sollevarle il bacino e cambiare l'angolo delle spinte, andando a toccare un punto interno che la fece sussultare e stringere le cosce attorno ai miei fianchi. A un certo punto, preso dalla foga di sentirla gemere in quel modo sotto di me, spinsi con troppa forza; Angela mi mise una mano sul petto e, senza perdere il ritmo, fece leva per ribaltare le posizioni. Nel girararci ci incastrammo un secondo con le ginocchia tra le lenzuola, scambiandoci un mezzo sorriso complice col fiato corto, prima che lei si mettesse a cavalcioni sopra di me, facendomi affondare di nuovo dentro di lei fino alla base.

Vederla sopra di me, con i ricci umidi che le cadevano sulle spalle, il seno che si muoveva seguendo l'onda dei suoi fianchi e le mani appoggiate sul mio petto mentre mi cavalcava, era una visione ipnotica. Lei dettava il tempo, muovendo il bacino in avanti e indietro, strofinandosi contro di me per cercare il proprio piacere, per poi rallentare e lasciarsi andare a colpi profondi che mi facevano stringere le lenzuola nei pugni. Le accarezzai i fianchi, i seni, scendendo poi con il pollice tra le nostre gambe per stimolarle il clitoride gonfio mentre il mio cazzo entrava e usciva da lei. Dopo qualche minuto Angela si piegò in avanti, cercando di nuovo le mie labbra, e con un movimento fluido la riportai con la schiena sul materasso senza uscire da lei, riprendendo il controllo delle spinte con una fame ormai totale.

E fu lì, mentre affondavo dentro di lei sentendo il suo corpo tremare sotto il mio e i suoi respiri caldi rompersi contro il mio collo, che me ne resi conto. Non avevo pensato a Elena. Nemmeno per un secondo. Non mi aveva sfiorato l'idea che Angela fosse diversa, né mi era venuto in mente come fossero le cose prima. Non c'era nessun fantasma nella stanza e Angela non stava vincendo nessun paragone, perché per la prima volta in vita mia da quando ero rimasto solo, il paragone semplicemente non esisteva. C'era solo lei.

Continuai a spingere dentro di lei con colpi densi, regolari, tenendole una mano intrecciata alla sua sul cuscino e l'altra ferma a massaggiarla lì dove i nostri corpi erano uniti. Sentii la sua figa iniziare a pulsare e contrarsi con forza attorno a me; Angela staccò la bocca dalla mia, buttò indietro la testa e si lasciò andare a un gemito lungo e spezzato, stringendomi dentro di sé con spasmi violenti che le attraversarono tutto il ventre e le cosce. Sentirla venire così, aggrappata a me mentre ripeteva il mio nome senza più fiato, mi fece saltare ogni argine: affondai il cazzo dentro di lei un'ultima, profondissima volta e venni anch'io con un gemito roco, riversando tutta la tensione accumulata in un piacere lungo e accecante che mi svuotò le gambe.

Mi lasciai scivolare lentamente sul suo corpo, reggendomi sui gomiti per non schiacciarla del tutto. Nessuno dei due fece una battuta. Restammo così, incollati e sudati, ad ascoltare i nostri respiri pesanti che cercavano faticosamente di rallentare nel silenzio della camera. Angela teneva ancora il viso nascosto nell'incavo del mio collo, le braccia strette attorno alle mie spalle, e io la tenni ferma contro di me per diversi secondi, lasciando che tutto il peso bello di quello che era appena successo si posasse tra noi.

Quando mi scostai appena per guardarla in faccia, le spostai una ciocca umida dalla fronte. «Tutto bene?» le chiesi a voce bassissima. Angela aprì gli occhi scuri, lucidi e stanchi. «Sì.» Fece un piccolo respiro. «Molto.» Rimase ferma a fissarmi per un istante, accarezzandomi il braccio con la punta delle dita. «È solo che adesso sembra tutto ancora più vero.» Non provai a minimizzare né a correggerla, perché lo sentivo anch'io fin dentro le ossa. «Sì,» risposi soltanto.

Mi alzai un minuto per andare a sistemarmi e quando tornai a letto Angela si era rimessa gli slip e, sopra, si era infilata di nuovo la mia felpa grigia. Mi stesi sulla schiena e lei si accoccolò immediatamente contro il mio fianco, posando la testa sul mio petto e passandomi un braccio sulla pancia. Iniziai a passarle lentamente le dita tra i capelli ricci, sentendo il calore del suo respiro attraverso la stoffa. E per quanto quello che avevamo appena fatto fosse stato incredibile, averla lì sopra il mio petto, avvolta nella mia felpa nel buio della stanza, mi sembrò un'immagine ancora più grande.

Dopo qualche minuto di silenzio, Angela mosse appena la testa contro la mia clavicola. «Quindi frequentando frequentando.» Risi piano, sentendo il petto vibrare sotto la sua guancia. «Frequentando in esclusiva.» Mi diede una manata pigra sullo stomaco. «Smettila.» Continuai ad accarezzarle la testa, seguendo con gli occhi le ombre delle tapparelle sul muro di fronte. «Pensavi che sarebbe successo stasera?» mi chiese. «No,» risposi sinceramente. Poi abbassai lo sguardo su di lei. «Però sono contento che sia successo stasera.» Angela alzò il viso quel tanto che bastava per incontrare i miei occhi. Aveva capito perfettamente cosa intendevo: era successo dopo che avevamo parlato sul serio,dopo esserci detti in faccia anche le cose scomode, e non come un modo per tappare il discorso e rimandare i problemi.«Anch'io,» sussurrò.

Tornò ad appoggiare la guancia sul mio petto, disegnando piccoli cerchi invisibili sulla mia pelle con l'indice. Rimase zitta talmente a lungo che pensai stesse già dormendo, finché non sentii di nuovo la sua voce, impastata di sonno. «Comunque sono fregata.» «Perché?» «Perché adesso mi piaci ancora di più.» Abbassai gli occhi su di lei. Questa volta non mi venne in mente nessuna battuta di difesa, nessuna risposta brillante per tenere le distanze. Le strinsi più forte la spalla e le dissi l'unica cosa vera che avevo: «Anche tu.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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