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Erotika
Lulu · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 58 min di lettura

Ho Vomitato su Eren, Poi Mi Sono Scopato Mikasa

Halloween dovrebbe essere soltanto costumi, alcool e una promessa piccante con Angela, ma vecchie paure trasformano la notte di Andrea in un crollo che non riesce più a nascondere.
Quando arriva il mattino, scopre che mostrarsi nel momento peggiore non significa necessariamente essere meno desiderato o meno amato.

ale🍻
20 ore fa · 17 letture · 1

Ci baciammo a metà di quella corsa, le bocche aperte, i denti che si urtavano, ridendo per mezzo secondo contro le labbra dell'altro prima di tornare a morderci il collo e il seno, completamente fradici di sudore nella luce del primo pomeriggio.Le morsi piano un capezzolo mentre con una mano le tenevo fermo il fianco e con l'altra scendevo a strofinarle il clitoride gonfio nel punto esatto in cui il mio cazzo entrava e usciva da lei. Angela strinse le braccia attorno alla mia testa,schiacciandosi contro il mio petto mentre il ritmo delle sue spinte diventava quasi disperato. «Andre, vengo di nuovo...» mi ansimò nell'orecchio, la voce spezzata. Piantai i talloni sul materasso e iniziai a spingere dal basso con tutta la forza che avevo nei fianchi, tenendola stretta per i glutei contro di me. Bastarono quattro, cinque colpi profondissimi: sentii le sue pareti interne chiudersi in uno spasmo violento attorno a me, stringendomi con una forza pazzesca mentre lei si lasciava andare a un grido soffocato contro la mia spalla, tremando da capo a piedi. Quel calore stretto che mi mungeva e il peso del suo corpo sudato stretto al mio mi fecero esplodere un secondo dopo: affondai dentro di lei fino all'ultimo centimetro con un gemito roco e lungo, venendo con un'intensità che mi svuotò completamente il petto e i muscoli.

Crollammo insieme di lato sul materasso, in un groviglio di lenzuola disfatte, gambe incastrate e lana rossa. Per diversi minuti nella stanza si sentì solo il rumore dei nostri respiri pesanti che cercavano di tornare normali. Angela si tolse finalmente la parrucca storta, lanciandola ai piedi del letto, e rimase stesa a pancia in giù accanto a me, con un braccio buttato sul mio stomaco e il viso girato sul cuscino per guardarmi. Fissai il soffitto bianco per un po', poi girai la testa verso di lei. «Quindi non ti ho fatto schifo definitivamente,» dissi piano. Angela mi guardò seria. «Andre.» «Era una battuta.» «Brutta.» Accennai un sorriso stanco. Lei si avvicinò ancora di qualche centimetro e mi posò un bacio lento,morbido, sulla pelle nuda della spalla. Non serviva davvero aggiungere altro.

Verso le quattro del pomeriggio Angela dovette rivestirsi per tornare a casa sua. Quando fu pronta vicino alla porta della camera, con il borsone e la busta dei costumi in mano, si fermò a guardarmi. «Oggi riposati,» mi ordinò. Guardai la scrivania. «Studio un po'.» Angela strinse gli occhi. «Non fare il fenomeno.» «Un’ora sola,» promisi. «Un’ora,» concesse lei. Mi diede un ultimo bacio sulle labbra, salutò e poco dopo sentii la porta d'ingresso chiudersi.

Rimasi solo nel silenzio dell'appartamento. Tornai in camera mia e mi guardai intorno: la stanza sembrava reduce da un bombardamento. C'erano ancora i resti della preparazione della sera prima mescolati a quelli del pomeriggio: scatole di trucchi aperte sul comò, una cinghia di pelle rimasta sotto la sedia, due bottiglie d'acqua vuote sul comodino. E in fondo,sulla scrivania, c'era il manuale di diritto chiuso. Feci due passi, tirai indietro la sedia e mi sedetti. Allungai la mano per aprire la copertina, e fu in quel momento che vidi spuntare un angolo di carta bianca piegata a metà proprio tra le pagine centrali.

Rimasi fermo un secondo, non capendo cosa fosse, poi il flash della notte prima, Lulu in piedi vicino alla scrivania con la penna nera in mano mentre io ero mezzo svenuto sul letto, mi tornò in mente di colpo. Presi il foglietto, riconoscendo all'istante la sua grafia stretta e nervosa, e lo aprii.

So che hai sempre paura di non essere abbastanza. Ma per noi sei sempre speciale e ti vogliamo bene.Però, se non ti senti abbastanza per te stesso, muovi il culo e insegui quello che vuoi essere. Fallo per te, non per noi.Noi ti vogliamo bene anche se diventi tipo Rudeus di Mushoku Tensei prima di reincarnarsi. — Lulu

Lessi quel biglietto due volte. Poi una terza. Quando arrivai all'ultima riga su Rudeus mi scappò una risata corta, da solo nella stanza vuota, ma nello stesso identico istante sentii la gola stringersi in un nodo improvviso che mi fece bruciare gli occhi. Era così fottutamente lei: affettuosa, dura, idiota e incapace di fare un discorso serio senza buttarci dentro un riferimento assurdo per smorzare il colpo. Ma più di tutto, a restarmi incollata agli occhi fu quella parolina nella prima riga: per noi. Non aveva scritto per me. Aveva messo dentro anche Angela, con una naturalezza totale, ricordandomi che avevo intorno persone che mi volevano bene per davvero, ma che tutto quell'affetto non sarebbe mai bastato a salvarmi se io per primo avessi continuato a guardarmi come un fallimento.

Piegai il foglietto con una cura quasi maniacale, seguendo esattamente la piega che aveva fatto lei. Non lo buttai nel cestino e non lo lasciai in giro sulla scrivania: mi allungai a prendere il mio portafoglio lasciato sul comodino, lo aprii e infilai il biglietto nella tasca interna, dietro la carta d'identità, prima di rimetterlo via.

Poi tornai a guardare il manuale aperto davanti a me. C'era ancora la pagina di ieri pomeriggio, quella su cui mi ero incagliato per tre ore fino a sentirmi mancare l'aria. Avvicinai la sedia alla scrivania e iniziai a leggere dal primo rigo.Arrivai a metà paragrafo e, esattamente come il giorno prima, non capii subito il senso della frase. Sentii il solito istinto fare capolino in fondo allo stomaco, pronto a dirmi di chiudere tutto. Invece mi fermai, presi una matita dal portapenne,tornai all'inizio della riga e iniziai a sottolineare i passaggi uno per uno, rileggendola con calma per cercare di smontarla.

La pagina continuava a essere difficile. La differenza era che, per una volta, non sembrava una prova del fatto che io fossi sbagliato.

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Scritto da
ale🍻

sono alle prime armi con i racconti erotici e spero possiate apprezzare quello che pubblico.

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    Ipnotizzata

    Questa storia vuole essere un esperimento, non so onestamente se funzionerà e visto il poco tempo la sto scrivendo di notte con poche ore di sonno, spero di non aver scritto troppe cazzate!

    20 ore fa 91 min 2 mi piace
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