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Erotika
Lulu · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 58 min di lettura

Ho Vomitato su Eren, Poi Mi Sono Scopato Mikasa

Halloween dovrebbe essere soltanto costumi, alcool e una promessa piccante con Angela, ma vecchie paure trasformano la notte di Andrea in un crollo che non riesce più a nascondere.
Quando arriva il mattino, scopre che mostrarsi nel momento peggiore non significa necessariamente essere meno desiderato o meno amato.

ale🍻
18 ore fa · 17 letture · 1

Alzai la testa e rimasi con la stoffa ferma tra le mani. Angela era entrata e si era chiusa la porta alle spalle, girando la chiave nella toppa con un clic secco. Mentre ero di là in cucina, era andata in bagno e aveva rimesso insieme i pezzi del costume della sera prima: aveva di nuovo addosso la camicetta bianca stretta e sbottonata sul seno, la giacca corta marrone con lo stemma sulle spalle, la sciarpa rossa avvolta attorno al collo, la gonna a pieghe cortissima con le cinghie sulle cosce e gli stivali alti. Si era persino rimessa la parrucca nera a caschetto di Mikasa, sistemata alla meglio sopra i suoi ricci raccolti.

La guardai da capo a piedi, sentendo il cervello fare corto circuito. «Che fai?» Angela rimase ferma vicino alla porta, con le mani dietro la schiena e un'espressione serissima che le faceva brillare gli occhi. «Ieri avevi espresso un desiderio.» «Ieri ho espresso principalmente bile, se non ricordo male.» «Prima della festa,» precisò lei, staccandosi dal legno e facendo due passi lenti verso il letto. «Davanti allo specchio. Hai detto che hai sempre voluto scoparti Mikasa.» Mi scappò una risata bassa, mentre sentivo già una vampa di calore scendermi dritta allo stomaco. «Angi.» Lei non uscì dal personaggio nemmeno per mezzo secondo. Si fermò esattamente in piedi tra le mie gambe aperte, costringendomi ad alzare il viso per guardarla. «Visto che stanotte non abbiamo potuto...» sussurrò, allungando le mani per prendermi il viso tra i palmi, «volevo comunque avverare il tuo sogno.» La fissai, sentendo il battito accelerare nei polsi. «Sei seria?» «Sono sobria,» rispose lei, sfiorandomi il labbro inferiore con il pollice. Poi inclinò appena la testa. «Tu?» «Tristemente.» «Perfetto.»

Si chinò su di me e mi baciò. Non aveva niente della delicatezza della notte prima: fu un bacio carico, giocoso e sfacciatamente affamato, che rimise in moto in tre secondi netti tutta la nostra complicità. Ma soprattutto, mentre la sua lingua cercava la mia e lei mi spingeva per le spalle costringendomi a stendermi con la schiena sul materasso, mi arrivò addosso una certezza limpida che valeva più di mille discorsi: la notte peggiore della mia vita, il vomito, il pianto sul pavimento del bagno e tutte le mie fragilità buttate fuori non avevano cambiato di un solo millimetro il modo in cui Angela mi desiderava.

Mi sfilò la maglietta dalla testa con un gesto deciso, buttandola a terra, poi salì sul letto. Con movimenti rapidi si tolse gli stivali facendoli cadere sul tappeto e slacciò le cinghie e la gonna corta, sfilandosela lungo i fianchi e rimanendo con gli slip neri di pizzo, la camicetta aperta, la giacca corta e la sciarpa rossa. Si mise a cavalcioni sopra il mio torso, puntando le ginocchia ai lati delle mie costole, e calò del tutto nella parte: mi guardava dall'alto con quell'aria fissa, intensa, un misto tra l'ossessione e la forza dominante del personaggio che le riusciva fin troppo bene. «Ferma lì, Mikasa,» la presi in giro a mezza voce, facendo per alzare le mani verso i suoi fianchi. Lei mi bloccò subito i polsi, stringendo le palpebre.«Non rovinarmelo.» «Sei tu che hai iniziato.»

Per tutta risposta, Angela si sfilò la sciarpa rossa dal collo. Mi tirò entrambe le braccia sopra la testa, contro il cuscino, e usò la stoffa morbida di lana per fare due giri stretti attorno ai miei polsi, annodandoli insieme alla testiera bassa del letto.Tirai appena per saggiare il nodo: non era una prigione inespugnabile, ma bastava a tenermi fermo lì sotto di lei,completamente alla sua mercé. Si piegò in avanti, con le ciocche nere del caschetto che mi sfioravano il petto, e mi guardò dritto negli occhi. «Ora sei mio, Eren,» mormorò con voce bassa e teatrale, ma subito dopo gli angoli della bocca le tremarono e le scappò una risatina soffocata contro il mio collo perché faceva una fatica boia a restare seria. Risi anch'io tirando i polsi legati, ma il sorriso mi morì in gola un istante dopo.

Angela si raddrizzò sulle ginocchia sopra il mio petto, infilò i pollici nell'elastico degli slip di pizzo e se li sfilò con lentezza, buttandoli di lato. Poi avanzò ancora sulle ginocchia lungo il mio torso fino a posizionarsi esattamente sopra il mio viso. Rimasi senza fiato nel vederla lì sopra di me, già umida e aperta a pochi centimetri dalla mia bocca. Lei abbassò lo sguardo, allungò le mani per aggrapparsi con forza ai miei capelli e si sedette lentamente sulla mia faccia.

L'impatto del suo calore, del suo odore dolce e muschiato e della pelle morbida delle sue cosce che mi chiudevano ai lati della testa mi fece gemere contro di lei, facendo indurire il mio cazzo fino a far male dentro i pantaloni della tuta. Con le mani legate nella sciarpa rossa sopra la testa non potevo toccarla, potevo usare solo la bocca, e ci misi tutto me stesso.Aprii le labbra e feci scorrere la lingua piatta dal basso verso l'alto lungo tutta la sua fessura già bagnata. Angela sussultò sopra di me, stringendo subito le dita tra i miei capelli. La sua figa era caldissima, fradicia, con un sapore vivo e inebriante che mi riempì la bocca e il mento. Mi concentrai sul clitoride, già gonfio e sporgente: lo presi tra le labbra e iniziai a succhiarlo con decisione mentre lo stuzzicavo con colpi rapidi e precisi della punta della lingua, alternando poi a leccate lunghe e profonde che affondavano nel suo ingresso.

Sopra di me, tutta la recita dominante di Mikasa iniziò a sgretolarsi sotto i colpi del piacere. Angela chiuse le cosce attorno alle mie orecchie, stringendomi la testa in una morsa calda mentre iniziava a muovere il bacino in avanti e indietro, strofinandosi direttamente contro la mia bocca e il mio naso per cercare più attrito. «Cazzo, Andre...» le scappò in un gemito spezzato che non aveva più niente del personaggio, la voce roca e tremante mentre inarcava la schiena e si teneva in equilibrio piantando una mano contro il muro dietro la testiera. Sentirla perdere il controllo mi accese ancora di più. Leccai con più fame, spingendo la lingua dentro di lei fin dove riuscivo e tornando subito a succhiarle il clitoride senza darle tregua, respirando a fatica contro la sua pelle bagnata mentre lei cavalcava la mia faccia con un ritmo sempre più frenetico e disordinato. I suoi gemiti riempivano la stanza soleggiata, mescolandosi al suono umido della mia bocca contro la sua figa; le sue cosce presero a tremare forte contro le mie guance e le sue dita mi tirarono i capelli quasi fino a farmi male. «Così... non ti fermare, ti prego,» ansimò con il fiato completamente rotto, spingendo il bacino giù contro la mia bocca un'ultima volta prima di irrigidirsi tutta. La sentii venire direttamente sulle mie labbra con un gemito acuto, il corpo scosso da contrazioni rapide e calde mentre continuavo a leccarla più piano per accompagnare ogni singolo brivido,finché non scivolò all'indietro lungo il mio petto, crollando seduta sulla mia pancia col respiro in gola.

Rimase lì per qualche secondo a riprendere fiato, con il petto che si alzava e si abbassava veloce e le guance rosse. Poi si sporse in avanti e sciolse con un tiro secco il nodo della sciarpa rossa dai miei polsi, rimettendosela subito attorno al collo.Si sbottonò del tutto la camicetta bianca e il reggiseno, facendoli volare giù dal letto, ma tenne addosso la parrucca scura,la sciarpa rossa e la giacca corta dell'armata che, completamente aperta, le copriva solo le spalle lasciando il seno nudo del tutto scoperto. Liberate le braccia, le afferrai subito i fianchi mentre lei mi abbassava con un gesto rapido i pantaloni della tuta e i boxer, liberando il mio cazzo duro e teso che aspettava solo quello.

Angela si sollevò sulle ginocchia a cavalcioni del mio bacino, mi guardò negli occhi con un ultimo lampo di sfida tra le ciocche scompigliate della parrucca, impugnò l'asta e si lasciò scivolare giù su di me in un colpo solo. Entrambi lasciammo uscire un gemito profondo. Dopo l'orgasmo di un minuto prima, la sua figa era ancora più stretta, bollente e talmente bagnata che sentii ogni singolo millimetro scivolare e stringersi attorno al mio cazzo fino alla base. Mentre era lì sopra di me, mi tirai su a metà con la schiena contro i cuscini e mi avventai sul suo seno: le presi una tetta nel palmo e chiusi la bocca sul capezzolo duro, succhiandolo forte e mordicchiandolo appena con i denti, passando poi all'altro mentre la sciarpa rossa mi solleticava il viso.

Angela non aspettò un secondo per abituarsi. Piantò le mani sulle mie spalle e iniziò a muoversi sopra di me con una forza e una violenza quasi rabbiose, alzandosi sulle ginocchia allenate per poi lasciarsi cadere di peso sul mio bacino. Il ritmo fu subito feroce, intenso: ogni volta che scendeva fino in fondo il rumore umido della pelle che batteva contro la pelle rimbombava nella camera, accompagnato dai suoi gemiti aperti e dal respiro caldo che mi soffiava contro la bocca. La sua figa mi stringeva come un guanto bollente, contraendosi a ogni spinta e facendomi vedere le stelle; sentivo il calore scivoloso bagnarmi l'inguine e le cosce mentre lei ruotava e sbatteva i fianchi con tutta l'energia del suo corpo. Del gioco di ruolo ormai non era rimasto quasi più niente, spazzato via dall'eccitazione pura: la parrucca si era spostata di traverso,la giacca corta le scivolava da una spalla e la sciarpa rossa ballava tra i nostri petti sudati. Le afferrai il culo a piene mani,affondando le dita nella carne soda dei glutei per aiutarla a rimbalzare su di me e spingendo verso l'alto col bacino per andarle incontro con la stessa foga.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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