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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 14 min di lettura

Svuotato nella figa della "mammina" e incastrato dal generale

L'attrazione animale esplode nel bungalow di Tracy tra sudore, gemiti e piacere spudorato. Ma proprio al culmine del godimento, una spettatrice inattesa ribalta le dinamiche e cambia per sempre le regole del gioco.

Asiadu01
4 mesi fa · 2k letture · 0

Con un gesto rapido e abituato, recuperò un preservativo da sotto il cuscino. Me lo infilò con una destrezza che parlava di totale esperienza, facendo scivolare le dita lungo la base in un modo che mi fece mancare l'aria.

Poi, finalmente, smise di giocare.

Si sollevò appena, si posizionò e si lasciò cadere su di me, accogliendomi dentro di sé con una spinta decisa e profonda.

Emettemmo entrambi un gemito gutturale. La sensazione fu indescrivibile: le pareti della sua figa erano calde, strette, e mi avvolsero completamente in una morsa umida e perfetta. Tracy chiuse gli occhi, gettando la testa all'indietro ed esponendo la gola bagnata di sudore, mentre si abituava alla mia lunghezza.

Poi iniziò a muoversi. Divenne una furia selvaggia. Sollevava e abbassava i fianchi con una violenza e una precisione spietate, cavalcandomi come se volesse sfinirmi. Il rumore dei nostri corpi sudati che sbattevano l'uno contro l'altro, quello schiocco umido di pelle su carne, rimbombava nel piccolo bungalow, coprendo il suono delle cicale all'esterno.

«Sì... oh, cazzo, sì!» ansimava Tracy, le mani piantate sul mio petto per darsi la spinta, i seni che sobbalzavano selvaggiamente a ogni affondo. «Sfondami, Ale... fammi sentire quanto lo volevi...»

Risposi spingendo il bacino verso l'alto, andandole incontro con foga disperata, le dita piantate nei suoi fianchi per assecondare quel ritmo forsennato. Il mondo fuori era sparito. C'era solo l'odore del sesso, il calore asfissiante e l'orgasmo che si avvicinava come un treno merci in corsa. Ero al limite. La tensione accumulata si stava per riversare tutta dentro di lei in un climax che prometteva di svuotarmi l'anima.

Poi, proprio nel momento in cui il mio respiro si spezzò e stavo per venire con una spinta feroce...

CLACK.

La porta del bungalow si spalancò di colpo.

La luce cruda del sole inondò la stanza in penombra, colpendo in pieno i nostri corpi intrecciati, sudati e inequivocabilmente fusi l'uno nell'altra.

Fiona era ferma sulla soglia.

Il mio cuore si fermò. Il tempo stesso sembrò congelarsi in quell'istante di terrore puro.

Fiona non urlò, non si portò le mani al viso, non fece nessuna scena di finto moralismo. All’inizio restò perfettamente immobile, gelata. I suoi occhi scuri scattarono come uno scanner clinico, registrando ogni singolo fottuto dettaglio: il letto sfatto, l'assenza di qualsiasi problema alla finestra, i vestiti lanciati a terra, Tracy nuda a cavalcioni su di me, e la mia espressione pietrificata di chi è stato colto nel momento esatto del peccato.

Ma la sua immobilità durò solo un secondo. Vidi la sua mascella contrarsi con una forza tale da farle sbiancare i lineamenti. Il suo petto, fasciato dal bikini verde smeraldo, iniziò ad alzarsi e abbassarsi con respiri sempre più pesanti e irregolari. La scena che aveva davanti l’aveva colpita, forse anche innescando quella fame carnale che teneva repressa, ma in un battito di ciglia trasformò quel turbamento viscerale in un disgusto freddo e in un'aggressività letale.

«Beh?» esordì Tracy, rompendo il silenzio senza nemmeno accennare a coprirsi o a scendere da me. Anzi, si voltò verso la porta, appoggiando una mano sul mio petto con un sorrisetto sfacciato e provocatorio. «Gelosa, Fì? Bastava bussare. Oppure la tua astinenza ti fa dimenticare le buone maniere?»

Fu come gettare alcol su una fiamma viva.

Gli occhi di Fiona si restrinsero, iniettandosi di una rabbia gelida e trattenuta a stento. Non degnò Tracy di una risposta diretta, ma puntò quello sguardo omicida dritto su di me. Mi trafisse. Non era la rabbia per una regola infranta, o per aver beccato due colleghi a scopare. Era molto peggio. Era il disprezzo profondo per la mia falsità.

«Tu mi fai schifo più di lei, sai?» disse Fiona, e la sua voce era bassa, tremante di una rabbia fottutamente reale e radicata. «Lei almeno non finge. Tu invece fai la faccia da bravo ragazzo con Anna, ti fai difendere da Simona, abbassi gli occhi come se tutto ti capitasse addosso… e poi sei qui. Per scelta.»

Il fiato mi morì in gola. Le sue parole furono una pugnalata chirurgica. Aveva letto tutto il mio patetico teatrino e lo stava facendo a pezzi davanti ai miei occhi, spogliandomi non dei vestiti, ma della mia presunta innocenza.

Tracy sbuffò una risata. «Oh, andiamo, non fare la pesante-»

«Chiudi quella fottuta bocca, Tracy,» sibilò Fiona, così tagliente che persino la "mammina" del campo si zittì per un secondo.

Ma l'esitazione di Tracy durò esattamente un battito di ciglia. Invece di ritrarsi, di coprirsi o di scivolare via da me, il suo sorriso si allargò in una smorfia di pura, sfacciata perversione. Piantò le mani sul mio torace, inarcò la schiena nuda e riprese a muovere i fianchi.

Affondò su di me con una spinta brutale e bagnata, uno schiocco di carne contro carne che rimbombò osceno nella stanza.

«Non fare la suora repressa con me, Fì,» ansimò Tracy, mollando il peso dei suoi seni enormi e sudati contro il mio petto a ogni pompata. «Gli anni scorsi non ti scandalizzavi mica per queste cose. Anzi.» Accelerò il ritmo, strusciandosi contro il mio pube con una foga animalesca, mantenendo gli occhi piantati in quelli della collega. «Sei solo fottutamente invidiosa. Ti rode il fegato vedermi cavalcare questo cazzo duro come il marmo mentre tu stai a secco da mesi a fare la guardia giurata.»

«Tra...» provai a mormorare, il fiato corto, sopraffatto da quel mix letale di terrore e piacere.

Ma Tracy non voleva farmi parlare. Con un gesto fulmineo, premette il palmo della mano lucido di sudore direttamente sulla mia bocca, tappandomela con forza. Mi schiacciò la testa contro il materasso, costringendomi a ingoiare i miei stessi gemiti.

E la cosa più assurda, fottuta e malata, fu che il mio corpo non si ritrasse. L'idea di essere usato così, bloccato sotto una ragazza sfacciata e formosa, con la mano di lei a tapparmi la bocca e un'altra donna, spietata e bellissima, a farci da spettatrice a un metro di distanza, mi mandò completamente in cortocircuito. L'eccitazione esplose. Sentivo le pareti calde e strette di Tracy mungermi attraverso il lattice a ogni suo movimento feroce, e la vergogna si mescolò a un piacere viscerale, quasi doloroso, che mi portò a un millimetro dal limite.

Fiona strinse i pugni, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente sotto il bikini smeraldo. I suoi occhi dardeggiavano dalla mano di Tracy sulla mia bocca al modo in cui i nostri bacini si scontravano.

«Siete patetici,» sputò Fiona, ma la sua voce tremava di una rabbia che faticava a coprire un'eccitazione distorta. Spostò lo sguardo su di me, i suoi occhi scuri carichi di un disprezzo assoluto. «E tu fai schifo. Guardati. Godi mentre ti fai usare come un fottuto giocattolo. Sei proprio l'ipocrisia fatta persona. Il bravo ragazzo che consola le amichette timide e poi si fa tappare la bocca qua dentro.»

«Hai finito il tuo monologo da rosicona?» la interruppe Tracy, togliendo la mano dalla mia bocca solo per afferrarmi i capelli bagnati e tirarli all'indietro, accelerando ancora di più i colpi del suo bacino, ormai madido dei nostri umori. «Perché adesso devo far venire il mio piccolino, e non mi piace il pubblico se non partecipa. Fuori dai coglioni, generale.»

Fiona fece un passo indietro, afferrando la maniglia della porta. Il suo volto era una maschera di delusione feroce, di eccitazione distorta e di potere nascente. Mi fissò per l'ultima volta, i suoi occhi che sembravano scavarmi dentro, piantando un seme nero e avvelenato che avrebbe distrutto la mia estate.

Fiona si fermò sulla soglia, senza voltarsi del tutto.

«Per ora non dico niente.»

Quel "per ora" mi rimase addosso più delle mani e del sudore di Tracy.

Poi uscì, sbattendo la porta di legno con un boato sordo che rimbombò nello stomaco.

Il rumore della serratura scattò come una frustata. Rimasti soli, l'adrenalina accumulata si trasformò in benzina pura. Tracy emise un grido roco, animale, e si piegò in avanti, schiacciando la sua pelle bollente contro la mia. Mi morse il lobo dell'orecchio, stringendo i muscoli interni in una morsa letale e inesorabile.

«Vieni per me, cucciolo!» ansimò lei, le unghie affondate nella mia carne. «Svuotati!»

Non riuscii più a trattenermi. L'immagine degli occhi carichi di ricatto di Fiona, fusa all'attrito bollente e scivoloso di Tracy, mi fece esplodere. Inarcai la schiena, affondando in lei con una spinta brutale, l'ultima, mentre il mio corpo si contraeva in un orgasmo violentissimo, lungo e rumoroso. Tracy mi seguì un secondo dopo, tremando incontrollabilmente sopra di me, i suoi seni pesanti premuti sul mio torace ansante e madido.

Rimanemmo lì, in quel groviglio di membra sudate e respiri spezzati, circondati dal silenzio afoso del pomeriggio. Ero stato svuotato, ma la prigione psicologica in cui mi aveva appena rinchiuso Fiona era appena stata sigillata. E la chiave, l'aveva portata via lei.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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