Ci stringiamo la mano e stiamo lì inebetiti o quasi. Rompo il ghiaccio e le dico “perché non lasci la tua macchina qui e andiamo con la mia?”. Ci pensa un attimo e risponde “Va bene, ma devo parcheggiare. Seguimi, cerco posto.” e accende il motore. Partiamo e giriamo un po’ alla ricerca del posto, missione complessa ma alla fine un colpo di fortuna, una vettura sta uscendo proprio davanti a lei. Parcheggia, chiude la portiera e sale in macchina. Si guarda intorno ammirata e mi dice “Bella, ne avevo anch’io una, è una Pallas, vero?”. Accidenti, preparata ed esperta. La conversazione corre leggera e banale, si sente un po’ di imbarazzo reciproco in aria. “Dove andiamo? Innanzitutto, hai fame o preferisci bere qualcosa?” le chiedo. “Non so, be. Io non avrei molta fame, non so tu. A me va benissimo bere qualcosa. Conosco un posticino qui vicino a San Lorenzo, solo che è un po’ difficile parcheggiare. Altrimenti, proviamo verso il Pineto ma pure lì è complicato” mi risponde.
Seguo le sue indicazioni ed alla fine troviamo un posto – altro colpo di fortuna – poco distante dal locale. Mi affianco a lei e mi faccio guidare per il dedalo di viuzze strette e già invase dalla movida serale. Entriamo nel locale e le faccio scegliere il tavolo: prende un tavolino riservato, all’angolo, in penombra. Ordiniamo, lei un caffè ed io una birretta. Chiedo di portarmi qualche patatina e salatino per non bere a stomaco vuoto. Si alza e mi dice che deve andare alla toilette: ne approfitto per dare una sbirciata al posteriore, ha un culo bello rotondo e assolutamente proporzionato, evidenziato dai pantaloni attillati che peraltro non mostrano alcun segno di biancheria sotto. Interessante…
Giocherello con il piattino delle patatine e attendo il suo ritorno per iniziare a bere. Passano due, tre, poi quattro minuti ed inizio a preoccuparmi. “Scusa, c’era molta fila per il bagno delle signore e non ho fatto in tempo ad andarci prima di uscire” si giustifica. Bah… non mi pare che il locale sia pieno, chissà.
Riprendiamo la conversazione, parliamo dei nostri rispettivi lavori e figli, iniziamo a cercare interessi comuni ed inevitabilmente, il discorso va a finire sulle nostre rispettive situazioni familiari.
Le narro a brevi linee la mia strana storia. “Mi sono sposato con Francesca (il caso!) che avevo trent’anni. È rimasta incinta subito di Sophia e poi di Luca a distanza di tre anni uno dall’altro. Voleva lavorare ma due gravidanze complicate glielo hanno impedito; poi, ha deciso che era meglio continuare gli studi interrotti, era già laureata in medicina e prese la specializzazione in chirurgia estetica, il lavoro un po’ a tempo perso in cliniche di lusso fino alla esplosione della sua carriera con una tecnica di modellazione delle masse grasse guidata tramite sistemi un sistema cartografico tridimensionale che indica istante per istante dove andare a togliere e quanto togliere, a cui ho dedicato anch’io un po’ di tempo per diletto. Poi la mia carriera, che ha preso a volare a cavallo dei 50, le mie assenze da casa, la scoperta dell’amante di mia moglie diventata anche la mia amante… e così via. “. Non volevo approfondire troppo, ma mi trovo a raccontarle le sensazioni contrastanti provate il giorno della scoperta, i problemi con i figli che hanno capito cosa stava succedendo, la discrezione assoluta con la quale portavamo avanti la relazione a tre, e così via.
Poi il dolore dell’abbandono, il senso di tradimento da parte delle mie due donne, i problemi con i figli che sono da un lato vicini alla madre e dall’altro increduli della situazione venutasi a creare, insomma, una panoramica dei miei ultimi due anni e dei problemi vissuti. In mezzo, un sostanziale disprezzo verso il genere femminile ed un totale disinteresse verso il sesso, sostituito dalla lettura, la musica, gli amici rigorosamente maschi.
Tocca a lei. “Mi sono sposata molto giovane e ho avuto dopo un po’ il primo figlio. Ero bellissima, piacevo da morire e mi piaceva piacere. “. Non fatico a crederle. “Mio marito era un farfallone, ma finché non c’era Claudio, facevamo una bella vita di coppia, movimentata, ricca di divertimento e di piacevolezze. Poi, con la gravidanza, nonostante cercata da entrambi, si è un po’ allontanato. Mi aveva già cornificato prima, forse anche appena sposata, ma ho sempre pensato che alla fine avrebbe scelto me proprio perché ero imparagonabile rispetto alle sue sciampiste (proprio così, con il massimo disprezzo per la tipologia, non per la categoria di lavoratrici). Ero sicura di me, e qualche volta glie l’ho resa con gli interessi, facendo in modo che sapesse che sapevo e che venisse a conoscenza che lo avevo ripagato. Poi, dopo il parto, la prima separazione. Me ne vado con mio figlio, sono autonoma lavorativamente e soprattutto, sostenuta dalla mia famiglia di origine che mi ha sempre facilitato nella gestione di Claudio piccolo lasciandomi piena libertà. Non avevo ancora trent’anni ed ero tornata la bella ragazza prima del parto, senza un filo di grasso o di cellulite. E piacevo agli uomini, giovani e meno giovani. Lavoravo, guadagnavo bene e, soprattutto, facevo le cose che mi piacevano. Ho fatto anche la modella per un famoso pittore, sai?” e non fatico a crederlo. Una bellezza particolare, non la classica bonazza un po’ volgare che di solito assoceresti al ruolo di modella di un pittore.
“Poi c’è stata una riappacificazione, siamo tornati assieme ed abbiamo messo in cantiere un altro figlio, sperando che potesse risolvere i nostri problemi di coppia. Fortemente voluto più da lui che da me, è nato Serse dopo quasi 11 anni. E credi che sia servito a qualcosa? No, lui sempre assente, impegnato dietro alle sue zoccole, ed io a gestire i figli ed il lavoro, mentre nel frattempo iniziavo ad avere problemi con la salute di mio padre. Ed alla fine ho detto basta e ho deciso di lasciarlo, chiedendo la separazione. È stata dura, ma sono contenta di averlo fatto. Ho ripreso in mano la mia vita, continuando a sbagliare con gli uomini anch’io ma senza dover chiedere nulla a nessuno.” Anche lei è un fiume, sembra che l’empatia spontanea ci faciliti le chiacchere, ci aiuti ad aprirci ed a spogliarci delle nostre scorze esterne, degli scudi alzati a protezione dei nostri ego feriti. È quasi l’una, Francesca guarda l’orologio e mi dice che deve rientrare, la mattina successiva deve alzarsi presto per portare il figlio a scuola prima di andare a lavorare. Chiudiamo qui, l’accompagno alla macchina e mentre guido, mi avvicino al suo viso con una scusa banale e le sfioro le labbra con le mie. Un po’ sorpresa, non si tira subito indietro. Mi accosto alla sua macchina e prima che scenda, la saluto. Ma il saluto diventa un bacio appassionato, lunghissimo, a cui non si sottrae. Il tempo è tiranno però, e non possiamo trattenerci troppo. Passano altri quindici brevissimi ed intensi minuti prima di lasciarci con la promessa di risentirci l’indomani.
Aspetto che parta e la scorto per un po’. Poi, una lampeggiata di fari per salutarla, imbocco di nuovo la tangenziale e torno a casa. Mi spoglio, rapida doccia perché ho sudato, l’eccitazione mi fa puzzare come un ragazzino brufoloso, non son più abituato a controllare gli ormoni. Vado a letto stanco e un po’ eccitato. Il suo odore mi rimane appiccicato addosso, la memoria del gusto ricorda ancora perfettamente il sapore dei suoi baci, le mani, la sericità della sua pelle. Sono ancora eccitato e provo sensazioni che credevo di aver rimosso nell’ultimo periodo.
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