La conversazione scorre ora fluida, abbiamo rotto il ghiaccio. Il tempo vola, sono quasi due ore che sono in chat con lei. Mi pare già di conoscerla ed empaticamente mi inizia a piacere. Ci scambiamo i permessi di accesso alle foto dei nostri profili. Le mie sono a viso scoperto, foto in vacanza, in barca, o a Tokyo e a Londra, assieme a colleghi. Le sue invece sono scansioni di foto stampate, risalenti a qualche anno prima, almeno venti direi, dalla foggia dei vestiti.
“Le tue foto sono di almeno vent’anni fa, giusto?”“Si, sei osservatore. Sono esattamente del 97, ottimo occhio.”“Eri molto bella, ed immagino lo sia ancora. Avevi un fisico da modella, allora, e avevi … 33 anni, giusto?”“Si esatto. Come hai fatto a indovinare?” mi risponde di getto.“Beh, facile. Il tuo nick è Viol@64, il che potrebbe significare che sei nata nel 1964. E avresti quindi 54 anni, oggi” affermo con una certa sicurezza.“Ci siamo già conosciuti, forse? Hai un altro nick?” mi chiede; intuisco una certa freddezza nel suo tono.“No, mi sono iscritto solo due giorni fa, fino ad allora non conoscevo nemmeno l’esistenza di questa chat” le rispondo prontamente.Mi arriva una segnalazione che Viol@/Francesca mi ha abilitato l’accesso ad un’altra galleria di immagini. Sono foto più recenti, la ritraggono in varie situazioni, intuisco in parte lavorative, in mezzo a persone in carrozzina e con bambini down, ed in parte al mare, in costume e di sera, vestita elegantemente. Una bella donna, dal fisico asciutto, longilineo, dalle giuste forme con vita scavata e seno piccolo ma bello tondo, come si intuisce da una foto che la ritrae in abito da sera con una scollatura molto profonda che ne evidenzia le forme. In una foto, decisamente casalinga, il suo viso è triste, segnato dal dolore e dal dispiacere, mentre abbraccia affettuosamente una persona anziana in gramaglie.
“In una foto stai abbracciando tua mamma, vero? Per curiosità, avevi perso tuo papà da poco, vero?” butto lì tirando ad indovinare.“Ma tu, chi sei? Piantala di prendermi per il culo. Sei Antonio, vero? Falla finita con questi scherzi” mi risponde dopo un po’.“No, ti giuro, sono Paolo. Se non mi credi, ti do il mio cellulare e mi chiami ora, così ti rendi conto che sono io” e le passo il mio numero.“Ti chiamo” e dopo venti secondi squilla il mio cellulare.“Sono Francesca” una voce un po’ roca, ma calda, forse da fumatrice.“Sono Paolo, molto piacere. Hai una bella voce” le dico.“Pure tu, anche la tua non scherza” mi risponde. “Ora mi spieghi come hai fatto a capire da quella foto che ero in lutto per mio padre.”“Semplice” le dico “Tua mamma era vestita di nero e aveva due fedi alla mano sinistra. Sul tavolino a fianco a voi c’era una foto di una persona di una certa età e tu la stavi guardando. Avevi le occhiaie di chi ha pianto ed il gesto verso tua mamma era di protezione e di vicinanza. Lo so, sembra strano, ma sono molto empatico e riesco ad intuire cose solo dall’analisi dei particolari.”“È vero, mio padre era morto da quattro giorni appena, e la foto l’abbiamo scattata il giorno del funerale. Ma chi sei? Sherlock Holmes?” mi dice.“No, sono solo un osservatore attento delle cose che mi interessano.” rispondo di getto. E proseguo: “In effetti mi interessi. Non so perché né cosa mi abbia scatenato questo sentimento, ma ho la sensazione di doverti conoscere e che se non lo facessi, me ne pentirei. Credo molto al mio istinto, e mi sono sempre fidato di lui. Forse talvolta ho esagerato, ma alla fine mi è quasi sempre andata bene. E oggi il mio istinto mi dice che devo conoscerti.” e la butto lì, di getto: “Anche subito”.
Un momento di silenzio. Mi sembra di sentire il ronzio delle circonvoluzioni neuroniche in azione dall’altra parte della linea. “Sono quasi le otto, dammi un paio d’ore. Devo mettere in tavola per i figli e poi esco. Dove ci vediamo?”.
Accidenti, decisa la signora. Voglio favorirla, non mi va che si metta in mezzo al caos del traffico romano e una ricerca al volo su Google mi suggerisce un ristorantino sulla Prenestina, un po’ particolare ed alternativo. Un buchetto dove si mangia molto bene, un po’ stiloso ma abbastanza contestualizzato alla zona. A quell’ora della sera, potrebbe essere lì in meno di 20 minuti. Sufficiente per darle modo di scegliere cosa mettere, farsi una rapida messa in piega, insomma, darle il giusto tempo senza dover accampare scuse del tipo “non sono pronta, non so cosa mettermi”. O effettivamente, di mettere in tavola e di rigovernare la cucina, se ne avesse effettivamente la necessità.
“Allora alle 10 al Tavolo 27, in via Prenestina” e le leggo l’indirizzo corretto. “Te lo mando su Whatsapp, va bene?”“Va bene. Allora a dopo. Ciao” e chiude la telefonata.Immagino a questo punto il suo stato d’animo, i pensieri che le scorrono in testa che vanno dal cosa mi metto? al Sei una stupida, accettare un invito da un perfetto sconosciuto. E se fosse un sadico, un porco, uno stupratore?
Non è che io sia da meno. Anche nella mia testa scorrono pensieri del tipo “Ma sei scemo? Ma che ti aspetti? E poi, una che accetta tout-court un invito da un perfetto sconosciuto…”. Mi pare di sentire i pensieri di mia mamma quando le raccontavo delle ragazze con cui andavo in vacanza conosciute solo sei mesi prima…
Mi butto in doccia, mi faccio la barba e scelgo con accuratezza cosa mettermi. Camicia bianca, pantalone sportivo, scarpa comoda e giacchetto scamosciato. È fine ottobre, a Roma le temperature sono piacevoli ma la sera inizia a rinfrescare. Apro il cassetto della biancheria e …accidenti, sono senza mutande pulite, sono stese ad asciugare ma non sono ancora pronte. Vabbè, chi se ne importa, andrò senza, tanto chi vuoi che se ne accorga. E poi mi fa piacere stare senza, è una sensazione stimolante e gradevole, alla fine.
Una spruzzata di profumo e sono pronto. Scelgo di andare con la Citroen, è tempo che non la uso e farle fare qualche chilometro non le farà male. E viste le buche di Roma, tutto sommato fa anche bene alla mia schiena.
Mi metto in moto per essere lì per tempo, in modo da cercare parcheggio in zona, cosa non facile vista l’ora e date le dimensioni della macchina. Prendo la tangenziale ed esco sulla Prenestina, la traversa del ristorante è lì pochi metri dopo la rampa. Sono quasi le nove e mezza e trovo posto proprio davanti al ristorante: diavolo, è giornata di chiusura! Non avevo controllato. Un attimo di panico. Che figura di merda!
Cerco su Google un’alternativa, leggo i commenti su Tripadvisor ma non c’è nulla che mi attiri o che mi sembri adeguato alla circostanza. Non sono di zona e non ho idea di dove andare, potrei buttarmi su San Lorenzo che è lì vicino, o al Pineto, sempre a pochi passi, ma non conosco ristoranti carini e non impegnativi. Decido di contattare Francesca ed avvisarla dell’imprevisto per evitarle un giro a vuoto. Cavolo, non risponde. Le scrivo su Whatsapp e l’avviso del problema. Il messaggio parte ma non arriva a destinazione, rimane solo la spunta semplice. Aspetto, passano i minuti, sono quasi le 10 e ancora non risponde. Non posso fare nulla. Attendo che arrivi fermo davanti al locale. Uno squillo: “Sono Francesca, sono qui sulla Prenestina ma non trovo la strada per svoltare, la via del ristorante è a senso unico. È la seconda volta che faccio il giro…”
“Aspetta, il ristorante è chiuso per turno, non lo sapevo. Hai qualche indicazione? Senza doverci allontanare troppo”, le dico.“Si, di locali ce ne sono tantissimi in zona. Dove sei?” mi chiede.“Sono proprio davanti al ristorante. Se mi dici dove sei e che macchina hai, ti raggiungo. Io sto su una vecchia DS, ti ricordi il “ferro da stiro”? “ le rispondo.“Si certo, io sono su una Clio grigia. Sono ferma poco prima della rampa delle tangenziale in direzione San Lorenzo”.“Ok, ti raggiungo, non attaccare”.
Metto in moto la macchina e mi immetto sulla Prenestina. Vedo la sua macchina ferma con le quattro frecce e mi accosto dietro di lei. Scendo e …mi prende il panico. E ora che le dico? Improvviserò. Mi avvicino al suo finestrino e busso leggermente.
“Ciao!” mentre lei abbassa il finestrino e apre lo sportello. “Suppongo tu sia Francesca, giusto?” le dico.“E tu sei Paolo, immagino…”.
Francesca è una bella signora, non dimostra la sua età o meglio, è in quell’età di mezzo che per certe donne rappresenta il picco di femminilità, con quella bellezza senza età che si mantiene invariata per anni. È vestita informalmente, pantaloni neri aderenti ed una canottierina in seta dello stesso colore, una giacchina scura avvitata, un po’ black lady. Direi troppo informale per essere un outfit studiato. Direi una taglia 40 o 42 su un corpo da 1.60 per 50 chili, più o meno. Capelli castano scuri con riflessi ramati. Unghie abbastanza curate ma di certo non fresche di manicure. Occhi vivaci, vispi ma nel contempo profondi, intensi. Una bellezza mediterranea che forse non colpisce nell’immediato ma che non passa inosservata ad un’indagine più attenta. È… bella. Il mio cuore inizia a battere veloce, non lo controllo e non so perché. O meglio, credo di saperlo ma mento a me stesso: la chimica ha già colpito. I suoi feromoni sono perfettamente riconosciuti dai miei recettori che hanno scatenato scariche di adrenalina e attivato il rilascio di dosi massicce di dopamina. E inizio a sentir caldo dentro.

