Avevo deciso di andare a farmi depilare l’inguine, cosa che faccio da moltissimo tempo, ma il recente incontro con Fabrizio e Laura mi aveva fatto solleticare l’idea di farmi togliere tutti i peli.
Alla fine, visto che il mio fisico, pur non essendo scultoreo, sta ancora bene, e vista la mia idiosincrasia verso i peli miei e degli altri, avevo deciso di ricorrere ad un’estetista per una depilazione totale, non limitata al solo inguine.
Contatto quindi tramite WhatsApp la mia estetista, Sara, in realtà estetista della mia ex-moglie e poi diventata anche la mia, per fissare un appuntamento.
Sara risponde dopo qualche minuto dicendomi che è presa per le prossime due settimane e che se ne parla a fine maggio, ma che è meglio se mi sbrigo se no rischio addirittura di arrivare a metà giugno.
Le scrivo che no, è troppo in là, e poi ho deciso di depilarmi anche il corpo.
“Ah, quindi mi servono quasi due ore, non solo una. Allora guarda, visto che sei tu, facciamo così. Il prossimo lunedì volevo andare fuori e non ho preso appuntamenti, ma se come sembra il tempo è brutto, ti faccio la cera. Ok?” mi scrive.“Va bene. Ok per lunedì. Va bene alle 10:30?”“Ok. Lunedi alle 10:30. Ciao. Ah, ti mando il nuovo indirizzo, ho cambiato sede, ma è vicinissimo a dove stavo prima. Ricordatelo.”
Sara è molto meticolosa, usa sia la cera tradizionale che la resina a seconda delle zone sui cui va a operare. Ad esempio sul pube va con la cera, ma sullo scroto e sui testicoli preferisce usare la resina.
Però ricordavo che mi aveva detto che aveva imparato la tecnica della pasta di zucchero e che voleva metterla in atto per fare esperienza. Le avevo proposto di farle da cavia, ma poi non se ne era fatto nulla.
Le riscrivo al volo “Ma poi hai imparato il sugaring?”Dopo un po’, risponde “Si, ma me lo chiedono in pochi. Sai, costa un bel po’ di più e poi devo usare un barattolo entro la giornata se no quello che rimane va buttato perché è una pasta di zucchero e miele senza conservanti. Quindi, lo posso fare se ci sono almeno due persone in un giorno che me la chiedono”
Idea… mi ricordavo che Francesca mi aveva detto che sarebbe dovuta andare dalla estetista ma che la sua aveva avuto un incidente in motorino e si era rotta un dito e quindi non riusciva a lavorare.
“Fra, quando hai l’estetista? Hai preso poi l’appuntamento?” le scrivo su WA.“No, non l’ho ancora preso, Giovanna (la sua estetista) non può e non mi va di andare da una che non conosco che magari mi fa vedere le pene dell’inferno. Poi lo sai, ho la pelle così delicata lì… ““Saresti disponibile lunedì mattina? Ho la mia estetista che sarebbe libera, ci andiamo assieme. Ti va?”“Lunedi mattina sono libera, ma fino alle 14; poi devo andare in casa famiglia”“Ok, ti faccio sapere al volo”“Sara, ho trovato la seconda persona per lunedì, così proviamo la pasta di zucchero.” scrivo all’estetista.“Va bene. Ma se è un altro uomo non posso. Ci si mette un po’ di più e se devo fare anche lui integrale, non ce la faccio. A meno che tu non venga prima, alle 9:00”“Ok, te lo dico tra un po’”“Fra, ce la fai a stare a casa mia alle 8:20 di lunedì mattina? Poi ti spiego”“È un po’ presto, facciamo alle 8:30 che sono più sicura. Ma perché, dove mi porti?”“Dalla mia estetista che però sta all’Olgiata.”“OLGIATA??? Un po’ più vicino no, eh?”
“😉”
“Ma che c’ha di speciale, la tua?”“Facciamo la cera con la pasta di zucchero, quella araba, conosci?”“Mai fatta, ma me ne hanno parlato. Mi hanno detto che faccia molto meno male e che venga molto meglio senza stressare la pelle”“Esatto. Essendo a base di zucchero, miele e limone, è del tutto naturale e poi si usa a temperatura ambiente o quasi.”“Ma costa un sacco!”“Non ti preoccupare, Sara è amica mia e mi conosce da una vita. E poi mi praticherà un prezzo speciale perché le facciamo da cavia o quasi. E comunque, ci penso io.”“Vabbè vabbè. Poi vediamo, ok?”“Si, va bene. Tanto ci vediamo più tardi…”
Arriva il lunedì e, come previsto, a Roma diluvia. Il traffico è impazzito, sono caduti alberi, allagate un sacco di strade e le buche sono diventate piscine. E infatti, alle 9:10 mi chiama Francesca “Paolo, sono ancora bloccata nel traffico. Sto ferma da venti minuti sotto al tunnel della Tiburtina sulla tangenziale. Mi sa che è tutto allagato.”
La capisco. Quel tunnel, come moltissime altre opere a Roma, entra in crisi ogni temporale perché le caditoie dell’acqua sono sempre attappate e si formano dei laghi veri e propri nei quali si piantano le macchine.E quel giorno era successo proprio quello.
Per fortuna, dopo un po’ mi richiama Francesca “Ci siamo mossi, credo che alle 9:30 sono a casa tua”.Avevo avvisato Sara del ritardo, e le avevo detto che, nel caso, avrei rinunciato alla mia depilazione integrale per dare un po’ del mio tempo a Francesca.“Va bene Paolo. Comunque, vediamo come va. Magari possiamo fare tutto. Vi aspetto” e chiude la telefonata.Francesca suona al citofono “Scendi? Andiamo con la mia, qui non c’è posto per parcheggiare” mi dice.“Potresti parcheggiare nel mio box e andiamo con la mia”“Troppo casino. Non avevi detto che eravamo in ritardo?”Ora, non è che Francesca guidi male, tutt’altro. Solo che quando parla e c’è traffico – diciamo incasinato – e qualcuno le fa una prepotenza qualsiasi (e a Roma è certo come è certo che la Roma è maggica e Totti è il suo profeta) lei diventa una furia e inizia a dare di matto. E mi genera ansia, tanta ansia.I tempi sono in effetti stretti e da Parioli all’Olgiata ci vogliono dai 30 ai 40 minuti almeno, se va bene; ma quel giorno l’anima di Cleopatra (la faraona che si dice si facesse depilare ogni giorno con la pasta di zucchero in ogni parte del corpo) vigilava su di noi e magicamente, arrivammo in soli 30 minuti esatti.
Citofono alla porta dello studio privato e Sara ci viene incontro.
“Tu devi essere Francesca, l’amica di Paolo. Mi ha detto di te. Complimenti, sei molto bella!” l’accoglie con un sorriso a trentadue denti.Sara è vestita in tenuta da lavoro: un paio di leggins bianchi, una bralette bianca cortissima ed attillata dello stesso tessuto dei leggins sotto un camice corto al momento tenuto slacciato. Nessuna traccia di reggiseno, visto che i capezzoli erano evidentemente in mostra non nascosti dal tessuto traslucido.Anche i leggins sembrava fossero indossati a pelle, come tradiva l’evidenziazione del pube a camel-toe, ovvero il disegno delle grandi labbra e del solco separatorio.
Ci guida nella stanza dei trattamenti al cui centro era un mobile massiccio, misto tra una poltrona da ginecologo ed un lettino da massaggio. Difatti, aveva una parte reclinabile in avanti come lo schienale di una poltrona da dentista, ed una parte fissa a metà della quale si trovavano due supporti per le caviglie esattamente identici a quelli del ginecologo. A completare la “stranezza” c’era sul soffitto una lampada scialitica incassata al centro di una matrice di pannelli led che illuminavano a giorno la stanza eliminando quasi tutte le ombre. Una lente di ingrandimento con una corona di led quasi abbacinanti completava l’attrezzatura assieme ad una serie di carrelli e cassettiere destinati al materiale ed agli strumenti: decisamente più uno studio dentistico che un salone di estetica…“Allora, Sara, come vogliamo fare? Preferisci fare prima me o prima Francesca?”“Io preferirei Francesca perché so già come fare e come mettere le mani, visto che le prove le ho fatte sulle colleghe. Poi, dopo, faccio te. Sei d’accordo, Francesca?”Francesca annuisce “Si certo, non c’è problema!”“Allora cortesemente spogliati tutta ed infilati questa vestaglietta” le disse porgendole una vestaglietta in tyvek. “Se hai freddo me lo dici che alzo la temperatura del climatizzatore” e prendendo il telecomando, controlla che sia a 23 gradi. “Siamo a 23°C che è la temperatura giusta per intervenire su un corpo nudo. Ma se hai freddo alzo a 24° 25°, se vuoi.”“No, al momento va benissimo così.” Risponde Francesca.“Posso spogliarmi qui o hai uno spogliatoio?”“Se vuoi, anche qui, ti porto un paio di ciabattine.”

