La settimana scorsa Franco ha contattato Francesca per avere notizie sul progetto del tavolo a mosaico.
Francesca stava a casa da me lavorando su una delle mie workstation per completare il progetto. Io le davo la mano con il software CAD per generare un modello tridimensionale che lei stava completando.È stato naturale quindi che ascoltassi la conversazione e la supportassi.Ero uscito in balcone per lasciarle spazio e per darle quel po’ di privacy professionale, ma lei mi aveva raggiunto e mi aveva trascinato per una mano verso il computer, facendomi sedere accanto a lei.
“Allora Francesca, ho letto il progetto di massima e ho guardato il bozzetto. Devo dire che, se ho capito bene, viene una cosa pazzesca. Anche se mi viene a costare una tombola. Ma mi rendo conto che tu devi stare un mese fuori casa o quasi, e che tutto questo ha comunque il suo prezzo. Sinceramente pensavo di cavarmela con la metà, ma ho fatto male i conti. È una cifra importante, ma ogni cosa bella ha il suo giusto valore. Accetto il preventivo e do l’OK per iniziare i lavori dal 10 settembre, come hai previsto tu.”E quindi stasera vi invito a cena e firmiamo questo contratto. D’accordo?”
Francesca mi guarda e dice: “Aspetta che chiedo a Paolo, sono qui con lui e ti posso dare risposta immediata.”
Annuisco con veemenza: sono estremamente contento per lei. È un grosso lavoro, i suoi margini sono molto alti perché deve pagare solo il materiale. Certo, non costa poco, ma tutti i costi di lavorazione sono il suo guadagno. Un bel guadagno.
“Va bene Franco!” intervengo. “Ti ringrazio anch’io per l’invito, ma permetti che sia io a offrire.” gli dico.“Ma non se ne parla nemmeno” interloquisce.“Permettimi di insistere”.“No, non insistere. Ci vediamo stasera a via Aurelia al km 33.300, verso Ladispoli. Mi raccomando, arrivate per le 18:30. Prenderemo l’aperitivo bordo piscina. Quando state per arrivare al cancello, chiamatemi e vi verrò incontro.” conclude.
Via Aurelia km 33.300. Strano indirizzo. Vado su Google Maps per vedere di cosa si tratta e trovo solo un rivenditore di mobili da giardino, un meccanico e la sede di una fantomatica Associazione Culturale. Dalla pianta vedo un capannone ed una piscina, ma non riesco a capire. StreetView non aiuta in quanto si ferma a quanto presente lungo l’Aurelia. Insomma, non capisco proprio dove andare.
Scrivo a Franco su WhatsApp “Ma sei sicuro al km 33,300? Io vedo solo un’officina auto ed un rivenditore di mobili da giardino…”“No, devi prendere la traversa che sta tra mobiliere e officina, superi una strada bianca e poi è il primo cancello sulla destra”Indicazioni chiare, che non lasciano spazio a interpretazione.“Ok, ma cosa c’è? Lì c’è solo una associazione culturale!” gli scrivo.“Stasera lo scoprirai” è la sua risposta secca.
Non ne faccio partecipe Francesca, non voglio metterla a disagio.
Poi l’illuminazione. Cerco per il numero di telefono dell’associazione culturale che mi rimanda al profilo di un famoso privé romano, l’Olimpo. È un locale abbastanza famoso a Roma, frequentato da scambisti, da singoli arrapati e da coppie in cerca di avventure per ravvivare i fuochi spenti dell’amore.
Tana! Ci hanno invitato ad un privé.
Guardo un po’ di foto ed in effetti, se non fosse per le sale interne, da fuori il giardino sembra un normale ristorante ben attrezzato per ricevimenti e feste, ampi spazi arredati con gazebo, divanetti, lettini, docce.
Insomma, tutto regolare.Ma all’interno ci sono le dark room, le sale coppie, le stanze a tema; tutta roba dedicata a scopi ben precisi: lo scambio, le orge.Devo parlarne a Francesca.
“Amore, vieni qui un momento che ti mostro una cosa” e le faccio vedere il sito della struttura ed il calendario eventi.“Embè?” chiede con fare interrogativo. “Vuoi portarmi in un privé? Non ti basto io?” tra il seccato ed il polemico.“Ma no, non sono io. È il luogo dove Franco e Livia ci hanno invitato stasera.” le spiego. “Ricordi quando ci dissero che avevano avuto esperienze e che frequentavano una sauna erotica?” le rammento.“Si, vagamente”.“Ecco, stasera non ci portano ad una sauna ma ad un locale da scambisti, ad un privé. Almeno credo.” le dico.“Ora amore mio possiamo fare due cose. La prima è quella di chiamarli e mandarli a quel paese, oppure inventare una scusa e non andare, ma poi avremo il problema la prossima volta. La seconda invece è più sottile. Noi andiamo, cadiamo dalle nuvole ma chiariamo subito che non faremo nulla e che a noi quelle cose non interessano, GIUSTO? PERCHÉ A NOI QUELLE COSE NON INTERESSANO, NO?” l’ultima frase sottolineata con un tono di voce più marcato.“Paolo, lo sai che io ti seguirei in capo al mondo e che non c’è nessun altro di cui mi fidi di più, dopo me stessa. Se tu mi dici di provare e mi spieghi il perché ed il per come, come sai fare molto bene, io non ho motivo di dire no a priori a cose che non conosco. Tu conosci questo posto? Sai come funziona?”“No Fra, non lo conosco. So all’incirca come funzionano questi luoghi, cosa si fa e perché ci si va, ma non ho idea di come comportarmi. So però che questi posti sopravvivono grazie alle coppie che li frequentano e che muovono il giro dei singoli che sono quelli che poi pagano tutto l’ambaradan. Il loro scopo è quello di attirare coppie, inizialmente anche non favorevoli allo scambio, ma magari disposte a trasgredire un po’, un po’ come abbiamo fatto noi con Livia e Fabrizio, ricordi? Tutto è nato per caso. E noi abbiamo accettato di sperimentare. Ma non è che lo facciamo sempre. Intendo, abbiamo fatto qualcosa ma per noi, per il nostro piacere di coppia. Almeno, io l’ho intesa così.”“Ma si Paolo, lo so. Pensi che se non fossi stata d’accordo avrei accettato tutto senza fiatare? E poi non lo sai, ma la …doppia penetrazione in barca è stata il coronamento di un sogno che mi portavo appresso da una vita. Giuro!”“Quindi, se tu mi dici di provare ad andare perché non ci dobbiamo impegnare a fare nulla, sono assolutamente d’accordo con te.”“Ad esempio, dieci giorni fa quando siamo andati alla festa del professore, sei stato tu a chiudere la serata ed andare via prima che si scatenasse l’orgia, o no? Ecco, lì mi hai letto nel pensiero, non avevo proprio nessuna voglia di rimanere in quell’ambiente così… marcio.”“Nel contempo, quando mi hai portato da Sara, abbiamo fatto una cosa bellissima a tre, che ho apprezzato moltissimo e che mi ha dato molto piacere. Non mi sono sentita costretta, tutto è successo naturalmente e quindi ho solo bei ricordi.”“Questo per dirti che non ho motivo di dire no a priori, se tu reputi che sia una cosa comunque accettabile e che non ci vincola in alcun modo. Allora, andiamo e poi vediamo. Fosse un macello, ce ne andiamo. Se no, rimaniamo. E poi, detto tra noi, se devo firmare quel contratto per quel lavoro in Sardegna, come dire, Parigi val bene una messa…”“Si, in culo!” e scoppiamo a ridere.
Ci abbracciamo e ci baciamo. Siamo sempre più affiatati. Inizio a intravedere un futuro roseo, per Francesca e per me.
Stiamo per strada. È giovedì pomeriggio, il traffico è un po’ più sostenuto del solito sull’Aurelia perché c’è già il rientro a casa dei pendolari che abitano a Cerveteri e Ladispoli, e un po’ di movimento locale. In più, la sfilza di autovelox tra Palidoro e Ladispoli rende il traffico ancor più lento. Ma sono pochi chilometri dal Raccordo ed in quarto d’ora siamo all’incrocio che, ironia della sorte, si trova giusto poche centinaia di metri dopo il cimitero di Palidoro.
“Francesca, amore, siamo ancora in tempo per tornare indietro. Decidi tu senza problemi” le dico con la massima tranquillità e serenità. Non voglio assolutamente che le si senta forzata a fare cose che non vuole. E soprattutto, non voglio che queste uscite diventino occasioni di sesso senz’anima, come dice lei.“Dai Paolo, abbiamo detto che se ci troviamo in difficoltà andiamo via. Mi hai assicurato che nessuno può forzarci o a metterci in condizione di sottostare a diktat sessuali, per cui non vedo il problema. E poi ti dirò una cosa: a questo punto sono curiosa di sapere cosa c’è dietro, cosa fanno, come si muovono…Tu no?” mi chiede.“Beh, sinceramente un po’ la situazione mi incuriosisce. Ma non sono certo che mi piaccia. O meglio, l’idea di vederti tra le braccia di un altro mi dà fastidio…”“Si, come con Fabrizio e Livia, vero?” scherza e mi fa l’occhiolino.

