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Francesca e Paolo, amore e follie · Cap. 10 — Famolo strano
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Famolo strano

sesso italiano
2 anni fa · 4.238 parole · 19 min
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“Aridaje! Ma se mi hai appena detto che quella era un’altra cosa e che eri curiosa di provare…che fai, mi sfrucugli?”“Paolo amore mio, sto scherzando. Quello che ti ho detto è vero, ero curiosa e desiderosa di farlo, ci è capitata l’occasione con delle persone stupende e non rimpiango assolutamente nulla, anche perché, diciamocelo, è stata una cosa pazzesca, no?”

E mi bacia dolcemente sulla guancia.

“Siamo arrivati, aspetta che chiamo Franco” le dico.“Franco, sono Paolo, siamo qui all’ingresso.”“Suono al citofono? Si, ok.”“E che devo dire? Ok, bene. Ecco, stiamo entrando.”Entro nella recinzione ed un guardiamacchine mi indica dove parcheggiare.

Vado ad aprire lo sportello a Francesca e la aiuto a scendere. La vista di una gamba nuda e sottile che indossa una scarpa con tacco alto è sempre qualcosa di particolarmente eccitante. Se poi la gamba è quella della donna che ami, la cosa è ancora più eccitante, se possibile.

Francesca ha deciso per un vestito estivo appena sopra al ginocchio, molto accollato avanti e con la schiena nuda dietro. Uno spacco dal collo alla vita taglia in due il corpetto. Ovviamente, non porta reggiseno sotto il vestito. Pochi gioielli, giusto un paio di bracciali, orecchini e due begli anelli. Una sottile cavigliera messa a sinistra ad indicare “Sono impegnata e fedele. Lasciate perdere e state lontano”. Avevo imparato questo segnale anni fa, con la mia precedente moglie, e noto che Francesca conosce anche lei il significato di certi segni.

Bene.

Franco e Livia ci vengono incontro. Sono entrambi ben vestiti, Livia indossa un completo giacca e pantaloni bianchi, la giacca indossata a pelle e lasciata aperta. Sotto i pantaloni, sandali gioiello con tacco altissimo. Anche Livia è molto elegante. Noi uomini invece non ci distinguiamo per originalità: entrambi vestito blu di lino con camicia bianca e mocassini estivi. Un classico al limite della banalità.

Entriamo nel giardino ove troviamo un gran numero di persone ancora intente a fare il bagno in piscina, o distese sotto i gazebo coperti da teli di leggerissima organza di cotone.

Sembrerebbe un normale locale con piscina e ristorante se non fosse che la maggior parte della gente è nuda e molti sono impegnati a … fare sesso in coppie, trii, gruppi. “Un uomo, una donna, un uomo, un uomo, una donna, una donna…” come Verdone in “In viaggio con papà”. Franco tira dritto e ci guida ad un gazebo in una zona tranquilla, prossima ai tavoli del ristorante e frequentata per lo più da coppie vestite ed intente a sorseggiare un aperitivo.

Ci mettiamo anche noi seduti sotto al gazebo ed ordiniamo l’aperitivo.

“Champagne?” chiede Franco.“Veramente, se non ti dispiace gradirei di più del vino bianco o, altrimenti, del prosecco.” dice Francesca. “Lo champagne non mi fa impazzire”.“Anch’io del vino bianco, Franco” interviene Livia, “lo preferisco anch’io”.“E bianco sia, Franco” mi accodo.

Franco fa portare una bottiglia di Satrico ben ghiacciata e me la fa assaggiare. “Ti dirò, faccio sempre fatica a capire se il vino bianco è buono o meno. Controlla tu per favore”.

Il vino è ottimo, forse un po’ troppo freddo, ma con il caldo che fa, dubito che il prossimo bicchiere, nonostante il secchiello e la glacette, sarà altrettanto ghiacciato.

La conversazione scorre leggera, facciamo finta che tutto sia assolutamente normale attorno a noi. Anzi, ad un certo punto Franco tira fuori dalla tasca della giacca una busta e la porge a Francesca.

“Francesca, qui c’è il contratto firmato con l’accettazione dell’offerta. Mi sono permesso di allegare un assegno circolare per il 20% della somma a titolo di anticipo per comprare i materiali. Come da accordi, iniziamo il 10 settembre, va bene?”

Francesca apre la busta, legge rapidamente il contratto e poi degna di attenzione l’assegno. Per un attimo sgrana gli occhi. È un assegno a cinque cifre, un importo sostanzioso. Ringrazia, rimette tutto nella busta e poi mi prega di metterlo nella tasca della mia giacca, visto che nella sua pochette non entra di certo.

E tutto continuerebbe così se non fosse che proprio al gazebo accanto si appropinquano due coppie seguite da un manipolo di singoli che si stanno masturbando aspettando il loro turno.Onestamente, uno spettacolo abbastanza squallido per come si è palesato e per come si sta svolgendo.Leggo sul volto di Francesca, ma anche su quello di Livia, un senso di disgusto e delusione.Franco prende in mano prontamente la situazione e ci guida al tavolo per la cena. Sono le nove passate da poco, ed il ristorante inizia a riempirsi.Ci tiene a spiegarci che ci sono due turni, il giovedì. Nel pomeriggio possono entrare i singoli, ma solo fino alle 21. Dopo, il locale è dedicato solo alle coppie.Noi siamo stati invitati lì prima perché ci volevano far fare un giro del locale di giorno, ma oggi la situazione era un po’ sfuggita di mano agli organizzatori che avevano concesso l’ingresso a persone non certo raffinate, come invece intendeva essere. Ma tant’è, quella era la gente che, fortunatamente, stava andando via.

Ed in effetti, nei minuti successivi i tavoli accanto al nostro si sono popolati di coppie in apparenza distinte e discrete, niente urla o comportamenti fuori delle righe. Ora, se ci avessero detto che eravamo in un locale di scambisti, non ci avremmo creduto.

Mangiammo cibo discreto, accettabile nella forma, un po’ meno nella sostanza. Ma sinceramente, non eravamo lì per mangiare… o almeno, non solo per mangiare.

Ad un certo punto, verso le dieci e mezza suona un gong e la gente ai tavoli inizia a defluire verso l’interno. Qualcuno rimane all’esterno e si accomoda sotto i gazebo.

Franco ci spiega che le persone sono andate a cambiarsi o a spogliarsi negli spogliatoi all’interno. Qualcuno si fermerà e andrà ad occupare le varie dark room, le camere a tema ed inizierà a dar fuoco alle polveri. Gli altri torneranno in piscina, a darsi da fare lì.

“Noi vorremmo andare a cambiarci, se non vi dispiace. Torniamo tra qualche minuto. Se però voleste seguirci e cambiarvi anche voi…”“Cambiarci in che senso?” gli chiedo.“Cambiarvi, spogliarvi. Insomma, mettetevi a vostro agio, se volete” ci risponde Livia.“Noi stiamo bene così, al momento” risponde Francesca.“Ma non andrete via subito?” ci chiede Franco.“No, tranquillo. Fra ed io abbiamo deciso di fermarci comunque e vedere cosa succede, se è possibile senza essere coinvolti” aggiungo io.“Si sì, potete fare quel che volete. Oggi ci sono solo coppie e tutti hanno rispetto per le coppie inesperte o che sono qui per capire o trasgredire un po’. Nessuno vi disturberà né vi si avvicinerà a meno che non siate voi a chiederlo. Qui vige un rispetto molto stretto dell’etichetta, se così si può dire.” conclude Franco.“Grazie Franco, lo avevo immaginato. Tranquilli, andate pure, noi vi aspettiamo qui.”“Ah, Paolo, se te e Francesca voleste un goccio di whiskey, una grappa, un limoncello, fai un cenno al cameriere e fai portare quel che gradite. Ok?”“Grazie. Ma possiamo muoverci o è meglio che restiamo qui al gazebo?”“Ma no, girate pure e andate dove volete. Nessuno vi disturberà. Il fatto che siete vestiti è il vostro salvacondotto per andare al bar, alla discoteca, ma non nelle stanze delle coppie. O almeno, non vestiti così. Ma lo capirete da soli. A dopo!”

E spariscono nel buio verso il corpo di fabbrica dove c’erano gli spogliatoi ed i servizi.

“Prendiamo qualcosa da bere? Ti va un limoncello, un amaro, una sambuca?” le chiedo.“Un amaro va benissimo, grazie.”Faccio un cenno al cameriere che gentile e premuroso si avvicina per chiedere cosa gradiamo.

Lo interroghiamo su amari e whiskey disponibili e facciamo le nostre scelte.

Prima che se ne andasse, Francesca gli chiede dove siano le toilette. Il cameriere indica sia quelle all’interno del locale che quelle alle nostre spalle, dietro i gazebo e accanto alle cabine.

Francesca si dirige verso quelle più vicine e mi chiede di accompagnarla.

Ci rechiamo verso la toilette delle signore e notiamo che ci sono almeno due donne inginocchiate che stanno facendo un pompino ad altrettanti uomini, uno a fianco all’altro, proprio davanti all’ingresso.

“Scusateci, la signora deve passare” chiedo permesso.“Ah, uh, SIII, dai, tutto in gola, siii” le risposte.

Non si passa. Almeno, non adesso.“Fra, vieni andiamo a quella degli uomini, faccio io la guardia.” le dico e ci dirigiamo verso la cabina di fronte.Apro la porta e ci sono altre due coppie occupate a trombare a pecorina con le donne appoggiate ai due lavandini.

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