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Francesca e Paolo, amore e follie · Cap. 2 — Una nuova vita
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Una nuova vita

Lei è una bella signora, è in quell’età di mezzo che per certe donne rappresenta il picco di femminilità, con quella bellezza senza età che si mantiene per anni.

sesso italiano
2 anni fa · 4.744 parole · 21 min
499 letture

Sono passati sei mesi dalla sentenza di separazione. Il mio avvocato, l’amico ed ex compagno di classe Dott. Steffani, mi ha sostenuto soprattutto moralmente visto che, dal punto di vista legale, c’erano solo da riempire pagine e pagine di accordi che rispettavano la totale consensualità della decisione e regolavano nel dettaglio una sostanza riassumibile in poche parole: non devo niente a mia moglie, se non la casa che abbiamo comperato assieme e la villa a Santo Stefano a cui ha contribuito, lasciandomi tutti gli altri asset: l’appartamentino al superattico ai Parioli con il triplo box associato, i due appartamenti a Vigna Clara ereditati dai miei ed affittati in attesa di donarli ai figli, le mie due auto storiche, una MG Midget del 1960 ed una Citroen DS Pallas del ’72, la mia collezione di stampe antiche del Pinelli assieme a tutti i miei amati libri di storia etrusca e romana, la mia raccolta di vinili d’epoca assieme allo stereo, la batteria Ludwig con piatti Zildjian e la chitarra Hofner. Quasi cinquant’anni di storia e di ricordi attraverso le mie passioni. Tutte, meno una: Francesca e Andrea.

Ho ripreso possesso del superattico ai Parioli, dopo averlo ristrutturato. Ho schiaffato in uno dei box batteria, stereo e dischi, e negli altri due le mie auto preferite. Ho ricavato una libreria a parete per riempirla dei volumi ingialliti e un po’ stantii, ho spostato gran parte dei computer e dei dati sul cloud, tenendomi solo il portatile ed un enorme monitor che campeggia sulla mia scrivania. Il resto dello spazio è diviso tra cucina a giorno, soggiorno ed un enorme letto ai cui piedi campeggia una sontuosa vasca da idromassaggio. Sistemata la logistica, ho cercato di rimettere insieme i cocci della mia vita spezzata.

Sono ormai vicino ai sessanta, ben portati solo grazie ad un ottimo patrimonio genetico che non mi ha fatto invecchiare e gli ultimi due anni di dieta e di sano esercizio fisico: un’ora al giorno di camminata veloce alternata a qualche corsetta mi hanno asciugato la pinguedine che si era appalesata sui fianchi e mi hanno fatto rassodare cosce, pancia e pettorali. Oggi dimostro almeno cinque anni di meno e, grazie al cielo, ho ancora tutti i capelli appena inframezzati da qualche spruzzo di grigio.

Credo di essere ancora una persona interessante, colto e amante della bellezza: posso ancora ritrovare il gusto per la vita.

Ho ristretto i rapporti di amicizia con i vecchi amici, ho ripreso ad uscire un po’ la sera e a frequentare qualche locale. Ma ho anche osato iscrivermi ad una chat, dietro suggerimento di un collega.

Mi sono connesso, ho cercato di capire come funzionasse, ho pagato l’abbonamento semestrale di prova con la Postepay attivata per l’occasione e ho iniziato a studiare l’ambiente.

Ovviamente, ho scartato subito l’idea di accalappiare le ninfette poco più che ventenni, troppo vicine all’età di mia figlia, e ho eliminato tutte le donne con meno di quarant’anni, perché troppo interessate a sistemarsi; scartate anche le over-60, di ben frollato mangio solo la chianina. Rimane solo l’intervallo tra 45 e 55 anni, di solito costituito da donne separate o vedove, spesso con figli grandi, storie più o meno spiacevoli alle spalle, interessate a rapporti non troppo intensi e comunque non impegnativi. Un insieme interessante e promettente.

Ho messo sul profilo una mia foto recente in barca, senza ritoccarla, se non offuscando appena il volto per non farmi riconoscere al primo sguardo. Devo dire che faccio la mia porca figura con il fisico asciutto ed abbronzato, e lo stare al timone di una barca a vela induce un senso di saldezza e di determinazione in chi ti guarda.

Dopo un paio di giorni ero stato già visitato da almeno venti signore, ricevendo apprezzamenti anche sfacciatamente esagerati, ma anche una fredda risposta da parte di uno dei miei primi contatti.

Viol@64, il suo nick, aveva un profilo scarno, solo l’età, desumibile dal suo pseudonimo, ed il suo stato civile, separata. Nulla più se non alcune foto bloccate e visibili solo ai suoi contatti. “Maleducati e presuntuosi, non faccio per voi. La chat è piena di donne, andate oltre”. Niente di più.

Avevo fatto un ping su questo profilo che avevo visto on line, frutto della prima ricerca limitata alle cinquantenni di Roma, sperando di poter scambiare qualche battuta, ma non avevo insistito più di tanto, limitandomi a lasciarle un messaggio privato.

“Mi piacerebbe poter scambiare qualche parola con lei. Non saprei dirle cosa in particolare mi ha colpito, ma qualcosa mi ha spinto a contattarla. Se ha piacere, accetti la mia richiesta di amicizia”.

Un messaggio asettico, assolutamente casto e rispettoso. Eppure mi risponde seccamente:

“Cosa cerchi? Non me ne frega nulla se sei di 30 cm o sei più bello di Adone, non faccio sesso virtuale, non ho la cam, non ho il microfono”.

Una chiusura a priori, peraltro immotivata.

“Sono Paolo, ho sessant’anni, sono separato da poco e non so come si fa a ricominciare con le donne. Non pensavo di aver scritto qualcosa che potesse offenderla. Non cerco sesso virtuale, non mi interessa, potrei permettermi le escort reali ogni sera ma non mi va. Non ho proboscidi né fagiolini, né sono un Adone. Ma magari potrei piacerle per la mia bella testa e quel che c’è dentro. E parlo di quella che sta sul collo…” e clicco su invia. Sto per cancellare il suo contatto dalla lista degli interessi quando mi arriva l’avviso di una chat attiva.“Scusa, ma mi devo difendere da un branco di deficienti allupati che fanno a gara a chi ce l’ha più lungo e non vedono l’ora di mostrarmelo. Sono Francesca, piacere.”

Ecco, contatto stabilito. Francesca. Ancora. Questo nome mi perseguita. Non so, sono perplesso, inizio a digitare ma cancello, ricomincio, cambio frase, non so cosa scrivere.

“Piacere mio. Posso darle del tu?”. Penoso, ma clicco lo stesso su invio.“Certo, qui ci si dà del tu. Di dove sei?”“Di Roma, tu?” Cretino, hai messo il filtro, lo sai già.“Lo so, lo hai messo sul tuo profilo…intendo, di che parte di Roma?” Ecco, bella figura da idiota.“Sto ai Parioli. Tu?”“Quarticciolo. Conosci?” Azz…Per chi non lo sapesse, il Quarticciolo era una delle zone di borgata più disagiate di Roma, un quartiere popolare costruito sotto il fascismo ed abitato oggi prevalentemente da extracomunitari e da ex-occupanti abusivi. Volendo fare il paragone, sta ai Parioli come gli slum di Johannesburg stanno agli Champs Elysees.

“Si, cioè, no, insomma, so all’incirca dov’è ma non ci sono mai stato.”“Hai presente la Togliatti all’angolo della Prenestina? Ecco, proprio lì”. Non aggiunge nulla alla mia conoscenza, anzi, aumenta il mio disagio. È una zona molto popolare, lontana anni luce dal mio mondo. Un altro pianeta.

“Capito. Cioè, ho capito all’incirca, è una zona che non conosco affatto.”“Tu invece stai un una bella zona. Mi piace molto. Un po’ meno le persone che ci abitano. Sono per lo più stronzi con la puzza sotto al naso. Certi mi paiono deficienti”. Come darle torto? Uno dei quartieri più in, frequentato da gente snob (sine nobilitate, direbbero i Romani), ricca e classista, tipicamente espressione della nuova borghesia dei nouveaux riches, cafoni arricchiti che usano il SUV per andare a fare la spesa o a comprare le sigarette e votano tipicamente a sinistra: una contraddizione continua vivente. Di certo non un bel biglietto di presentazione per una che vive in un quartiere popolare.

“Io non credo di essere deficiente. Vivo qui perché i miei nonni avevano una casa qui già ottant’anni fa”. In effetti, il palazzo è degli anni 30, tipico esempio di bell’architettura del ventennio. “E comunque, la casa non fa il monaco” parafrasando il proverbio.

“È vero. Anch’io in realtà vivo in un appartamento dei miei. Però non mi piace molto dove abito.” Ok. 1-1 palla al centro.“Che fai nella vita?”“Sono educatrice in una scuola e lavoro part-time in una casa famiglia che dirigo”. Per me è arabo, ma ho capito che si tratta di supporto ai disabili ed agli anziani non autosufficienti.“Io invece mi interesso di software. Dirigo i laboratori di sviluppo della mia azienda in Europa”“Ah, un pezzo grosso. Quindi ci capisci di computer?”“Beh direi di si, un po’”“Bene. Ho visto che sei separato da poco. Come mai?”“È una lunga storia, un po’ troppo lunga da raccontare in chat”“Corna?”“In un certo senso si”“Siete tutti uguali!”. Secca. Definitiva.“No, che hai capito? Non io, io le ho …diciamo subite.”“Ah. Lei ti ha messo le corna e tu l’hai scaricata, quindi…” Altra affermazione. Donna battagliera, un po’ di femminismo d’antan a protezione delle compagne di sventura.“No, in realtà mi ha scaricato lei”“Ah. Allora ti ha lasciato lei per un altro. E tu le hai concesso la separazione?”“Si e no. Mi ha lasciato per un’altra, che però era la nostra comune amante. Complicato, lo so. Ma la vita è bella perché è varia, no?”

Silenzio. Nessuna azione, nessuna risposta. Gelo totale.

“Ci sei ancora? Lo so, è una storia un po’ strana. Però è così. Non posso cambiare la realtà delle cose.”Ancora silenzio. Passano almeno altri due minuti senza risposta. Sono quasi certo che ha pensato che io sono un porco, una sorta di animale amante del sesso promiscuo e senza vergogna.

“Scusa, ma ho dovuto rispondere al telefono e nel frattempo si è impallato il computer. Quindi mi stai dicendo che tu e tua moglie avevate una amante in comune. E lei era consenziente. E ti ha lasciato per stare con l’amante. Mandandoti via. E chiedendo la separazione per stare con lei, giusto?”“Esatto. Non avrei saputo sintetizzare meglio” affermo in risposta.“Ed io ci dovrei credere?” Eccola là. Non ci crede. Pensa che sto trollando per fare colpo.“Padrona di non crederci. Non posso obbligarti. Purtroppo è la realtà. Ma non rimpiango di averlo fatto. Nel senso che ho passato dieci anni stupendi. Ho anche due figli grandi che hanno accettato, in un modo o nell’altro, la situazione.”.“E perché ti avrebbe lasciato, scusa? Ma sta ancora con la …” Si impunta. Non sa come definirla. Il cursore lampeggia…“… con la tua ex, no, con la sua …compagna?” Si corregge, torna indietro, riscrive.“Si, ha preferito lei a me. Dice che con lei si sente totalmente realizzata. E che non le piacciono più gli uomini. Che avrei dovuto fare?”“Non so. Vi siete separati con quale motivazione? Davanti al giudice, intendo.” Ancora quell’indole protettiva verso le donne. Si preoccupa che io abbia addebitato alla mia ex la separazione per colpa.“Consensuale. Dopo quasi trent’anni, un rapporto stanco. Niente liti, niente avvocati da ingrassare. Tutto facile e senza scontri o discussioni. E tu, invece?”“Io pure separata, ma il mio ex-marito mi aveva messo troppe corna e io l’ho voluto ripagare con la stessa moneta, solo che poi mi sono stancata di queste ripicche continue e ho preferito chiudere. Però è un ottimo padre dei nostri figli ed io gli sono ancora grata per avermeli dati. Non lo odio, anche perché sono parecchi anni ormai che siamo separati, e tutto sommato non si è mai comportato male con me da quando ci siamo divisi. Anzi, stiamo meglio ora che prima.”

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