“E quindi? Quando dovrebbe essere fatto?” chiede Livia.“Diciamo dalla seconda settimana di settembre in poi fino al massimo alla terza settimana di ottobre. Ma non deve piovere, oppure deve essere chiuso il portico ermeticamente per evitare polvere e umidità, almeno fino a che la resina non ha cristallizzato.” spiega con una professionalità insospettata.“Il che significa che lei deve stare lì per tutto il tempo?” chiede Franco.“Beh, se non per tutto il tempo, almeno per tre o quattro settimane, non continuative. Per fortuna, a settembre le case costano un po’ di meno e si trovano più facilmente.” afferma.“Ma no! Lei Francesca starebbe in villa tutto il tempo che le serve. C’è sempre qualcuno fino a ottobre tutti i giorni, che tiene pulito ed in ordine. E Anna è anche un’ottima cuoca. E il marito, Efisio, è un bravo muratore a cui ho affidato spesso i lavoretti di manutenzione. Magari potrebbe esserle utile per movimentare i materiali, per preparare il cemento, insomma, per quel che le serve. E non si preoccupi, è già al mio libro paga per tutta l’estate perché fa la guardiania ed il giardino. Quindi a settembre potrebbe darle una mano, non crede?” le dice Franco.“Non ho ancora accettato, Franco! Non so, devo vedere un momento. Ho un figlio che deve andare a scuola, non so se il padre può tenerlo per così tanto tempo. Ho la casa famiglia, anche se posso chiedere un’aspettativa di tre mesi… e poi ho Paolo…” e mi abbraccia prendendomi per braccio ed appoggiando la testa alla mia spalla.“Francesca, tesoro mio, se vuoi, io posso anche stare con te. Andiamo in barca ed io posso lavorare da lì, oppure posso fermarmi anch’io a dormire in villa, se Franco è d’accordo. Ce l’hai Internet, Franco?” chiedo.“Come no! Ho una velocissima fibra da un giga e tutta la casa è coperta dal wi-fi. Puoi lavorare dove vuoi, anche alla spiaggetta giù sotto casa. Ho fatto mettere un ripetitore che è connesso in fibra ottica al router in casa, per cui è come se fossi collegato al wi-fi di casa, alla massima velocità.” mi risponde.“Figurati per quel che mi serve, devo solo fare qualche videochiamata con Skype o lavorare un po’ sui miei documenti, che per fortuna sono tutti in cloud. Non vedo problemi, allora” rivolgendomi a Francesca.“Bene, aggiudicato. Allora Francesca mi faccia sapere, anzi, posso darti del tu? Fammi sapere al più presto il preventivo e mandami il bozzetto, anche se sono certo che mi piacerà, vero cara?” interrogando Livia.“Certo, si si… e sai, Franco, mi sa che a settembre, se c’è Francesca, rimango anch’io a Porto Rotondo, così prolungo un po’ la stagione. Che ne pensi?”“Penso che sia un’ottima idea. E allora, via, facciamoci un tuffo!” e prendendo per la mano Livia, si getta in acqua trascinandola. Livia perde l’equilibrio e va sotto, esce d’istinto dall’acqua ma nell’azione il costume si sposta mostrando una tetta e scoprendo del tutto la fichetta depilata.“Ops…” esclama senza troppa convinzione. Si ricompone con molta calma ed esclama “Poco male, io il costume posso anche togliermelo. Mica mi vergogno!”.
Le voci tacciono per un momento, come se qualcuno avesse sparato un colpo per richiamare l’attenzione. Poi, è un tripudio di urletti “Si, facciamolo! Spogliamoci!” da parte del gruppo delle ninfette che stavano a papereggiare attorno ai commenda panzoni con il bicchiere in mano.
Come un branco di storni, cinque, sei, dieci ragazze fanno volare i loro costumi rimanendo completamente nude.
Livia le segue a ruota, poi si avvicina a Francesca “Devi farlo anche tu! Dai, ti vergogni?” l’apostrofa.“Beh, si, un po’ si. Non in questa situazione. Meglio che esca” ed esce dall’acqua.
Salto fuori anch’io e vado a prenderle il telo per asciugarla.
L’atmosfera salottiera tutto sommato piacevole all’improvviso ha lasciato il posto ad carnaio da girone dantesco in cui culi, tette balzellanti e labbrone gonfiate si strusciano su patte più o meno rigonfie. Anche il cardinale è seduto accanto a due ragazze che si strusciano a lui mentre, bicchiere in mano e sigaro in bocca, ricambia tastando le chiappe di una e le tette dell’altra.
Forse è giunto il momento di salutare ed andare.
Aiuto Francesca a rivestirsi, coprendola con il telo mentre si toglie il costume bagnato. Per fortuna, pur essendo il suo vestito di un tessuto leggero, sotto non si vede nulla; il seno invece appare in trasparenza sotto al pizzo leggero, con un effetto nude look assolutamente non volgare e piacevole a vedersi.
Franco e Livia ci vedono muoverci e ci raggiungono.
“Che fate, andate?” ci chiedono.“Si, domani abbiamo entrambi una giornataccia e non vorremmo fare troppo tardi” rispondo.“Beh, ci spiace molto. Vuol dire che ci vedremo la prossima settimana per metterci d’accordo per il lavoro, va bene?” esclama Franco.“Si, va bene, sempre che riesca a concludere il progetto!” esclama Francesca.“Rimaniamo in contatto, quindi. Ci risentiamo tra qualche giorno.” Concludo io.
Baci e abbracci.
Chiedo al valet di portarmi la macchina, faccio salire Francesca e ci avviamo verso casa.L’occhio continua a cadermi sulle cosce di Fra. Il saperla senza biancheria mi eccita.
“Ora non pretenderai di caricare tutta la tua mercanzia in taxi e andare a casa, vero?” le chiedo guardandola di sottecchi.“No. Se non ti dispiace, dormo da te. Ma solo se non ti dispiace, sia chiaro…” ironica.EVVAI!!! Finalmente. È la prima volta da quando stiamo insieme che dormiamo a casa mia. Fino ad oggi, siamo stati sempre fuori. E vorrei che casa mia diventasse un po’ anche casa sua.
O meglio, casa nostra.Arriviamo a casa, ci spogliamo (beh, per Francesca c’è poco da togliere…) una rapida doccia e ci infiliamo a letto sotto le lenzuola.
La bacio.Lei ricambia con dolcezza, poi con passione.Mi abbraccia.Ricambio il suo abbraccio.Mi viene da piangere all’idea di non poterla avere sempre con me. C’è un sentimento forte che albeggia dentro.Si, sento di amarla.Facciamo l’amore come due innamorati.L’amore, non il sesso.Tutto è dolce, pacato, tranquillo.Ci baciamo, tocchiamo, lecchiamo, succhiamo, carezziamo con estrema dolcezza.La prendo da dietro quasi con delicatezza, mentre la accarezzo davanti.Raggiungiamo l’orgasmo assieme, un unisono di brividi e sussurri.
E assieme: “Ti amo”.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: PaoloSC


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