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Francesca e Paolo, amore e follie · Cap. 9 — La festa alla villa
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La festa alla villa

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2 anni fa · 3.638 parole · 16 min
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“Amici, vi presento Paolo SF e Francesca D. Francesca è l’artista dei mosaici di cui vi ho parlato e Paolo è il suo… fidanzato, diciamo così. Francesca, Paolo, vi presento il Senatore, l’onorevole, il governatore, il professore, il dottor x presidente della Banca, l’Ambasciatore e per finire, il cardinale, assieme alle loro signore. Amici, vi affido queste due belle anime. Vi prego, non me le traviate!” e si allontana per andare ad accogliere altri invitati.

Ci sganciamo abilmente con la scusa di andare a prendere da bere e ne approfittiamo per studiare un po’ il parterre.

È in effetti pieno di stelle e stelline del cinema e della televisione, ci sono un paio di calciatori famosi, due anchormen della TV, il direttore di un famoso quotidiano milanese ed un sostanzioso gruppo di signorine tutte molto svestite, per lo più in costume, già in acqua a farsi smanacciare dal “generone romano” lì presente.

Ho la sensazione di essere assolutamente inadeguato per quella festa. Io non ho nulla a che spartire con quel tipo di persone, non ho mai amato partecipare agli eventi dove gli invitati fanno a botte per poter guadagnare il posto davanti ai fotografi.

Però so che a Francesca quel contratto è sicuramente utile, e se entra nel giro giusto, potrebbe veramente decidere di cambiare vita.

Ci spostiamo da buffet a buffet, camminando e facendo qualche battuta sulle signore rifatte, sulle stelline invitate per avere un po’ di visibilità, sulle improbabili amiche di famiglia più simili ad escort che ad amiche delle mogli dei VIP.

Ogni tanto qualcuno ci ferma e chiede dove ci ha già incontrato. In particolare, un imprenditore rampante, accompagnato da una ex-gieffina più scoperta che vestita ci ferma e: “Forse eravate all’Olimpo Sauna?” ci domanda.

“Olimpo Sauna? E che cosa è?” rispondo con tono interrogativo. Veramente non sapevo di cosa stesse parlando. Mi rivolgo con una muta domanda a Francesca, la cui mimica facciale non lascia dubbi: anche lei non sa di cosa si stia parlando.“È un locale molto divertente, con una sauna mista, grande idromassaggio, vasca piscina e tanti spazi in cui stare nudi e assolutamente free” spiega.“In sostanza, un privé!” concludo.“Beh, si, una cosa del genere” ribadisce.“Mai stato. Tu, Francesca?”“No, nemmeno io, mai stata prima. Sono stata una volta in un locale di spogliarelli assieme a delle amiche, ma non credo che sia la stessa cosa, no?”“No, direi proprio di no” conferma il nostro interlocutore.“Però vi ci vedrei bene. Il giovedì è la serata dedicata alle sole coppie, i singoli non possono entrare. E le nuove coppie, se non sono mai venute, entrano gratis e hanno accesso a tutti i servizi, anche il buffet” ci spiega. “Ci farebbe piacere incontrarvi lì. Siete una bellissima coppia. E poi, non è obbligatorio partecipare. Si può anche stare a guardare senza dover fare nulla. Nessun obbligo. E senza singoli, di solito non vi disturba nessuno, capite cosa intendo?” chiarisce.“Della serie che i singoli sono come gli squali nei confronti delle coppie?” domando.“Esatto! Paragone perfetto!” ride dandomi un buffetto sulla spalla. “In effetti sembrano proprio squali famelici pronti a sbranare la preda. Possono essere molto, molto fastidiosi, soprattutto agli inizi”.Il giovane imprenditore è simpatico, alla mano. Ha la parlantina facile, sa imbonire le persone. Tutto sommato, è di piacevole compagnia.

“Che caldo che fa. Vi propongo di buttarci in piscina e di bere qualcosa in acqua. Che ne pensate?” ci propone.

Osservo Francesca che sta decidendo se la compagnia le piaccia o meno. È titubante; per quanto la conosco, capisco che quel tipo di persone, così esuberanti e facilone, non le aggradano molto.

“Su Francesca, non si faccia pregare! Vedrà che ci divertiamo. Anzi, mi ha detto il Professore che lei è un’artista e che realizza degli affreschi…”“No, io realizzo mosaici, non affreschi” corregge prontamente.“Si, mosaici, mi sono sbagliato. E comunque, perché non ne parliamo un po’? Sto ristrutturando una villa a Porto Rotondo in Sardegna, e avevo una mezza intenzione di far fare un mosaico nel portico. Magari potrebbe essere interessata!” le dice.

Ha toccato una corda giusta. Francesca scioglie parte delle sue riserve e del riserbo in cui si era calata.

“Va bene, parliamone. E… va bene, facciamolo in piscina. In effetti fa caldo…” annuisce.

Ci mettiamo in un angolo adibito a pubblico spogliatoio.

Il professore ha predisposto una serie di ceste nelle quali ci sono dei teli e dove possono essere riposti gli abiti.

Ci spogliamo rimanendo in costume, io con il mio Speedo demodè, rigorosamente blu navy, e Francesca con il suo mini costume MissBikini.

Gli altri due, Franco e Livia, si spogliano anch’essi. Livia indossa un intero perizoma talmente sgambato che il giro coscia arriva a metà tra fianco e seno, ed il giro manica è anch’esso scavato tanto da scoprire del tutto il lato del seno. Davanti e dietro, poco più di due dita di stoffa a coprire pube e solco tra i glutei.

Indubbiamente Livia se lo può permettere, ma non è il massimo dell’eleganza, almeno in quelle situazioni. Ma a quanto pare, siamo noi a non comprendere, perché mediamente la situazione non è molto diversa da quella dei nostri interlocutori. Francesca, che pure indossa un ridottissimo bikini, sembra quasi porti un burka…

Ci immergiamo in acqua ed iniziamo a parlare del più e del meno, commentando la situazione politica, la Roma, la campagna elettorale USA, fino a che il discorso non cade sul progetto di ristrutturazione della villa di Porto Rotondo, argomento di interesse di Francesca.

Franco le mostra sul telefonino qualche foto della villa e del portico nel quale vorrebbe fosse realizzato il mosaico, e le chiede cosa ne pensi, se per caso avesse qualche idea o suggerimento in merito, e così via.

Francesca osserva con attenzione le foto e dice: “Io non toccherei quel pavimento. E’ fatto in lastre di granito rosa della Sardegna, caratteristico di quelle parti. Sono lastre molto belle, sembrano irregolari ma sono lavorate a mano una per una. Sarebbe un peccato distruggerlo. Perché invece non realizzare un tavolo sul cui piano costruire il mosaico? Anzi, ho un paio di idee da suggerire. Pensi al simbolo di Porto Rotondo, o alle immagini degli animali marini che sono raffigurati su quella via, come si chiama?”“Via del Molo, dice?” le chiede Franco.“Si, mi pare, quella dove c’è anche la balena” conferma Livia.“Si, si, proprio quella. Ecco, potremmo rifare in piccolo quella strada, aggiungendo alcuni temi di Porto Rotondo, la vela, la Sardegna, il sole, la gente…”“Francesca, ma lo sa che è un’idea pazzesca? Bellissima. La voglio. Quando incomincia?” si lancia Franco, entusiasta.“Beh, aspetti almeno che faccia un bozzetto e poi un calcolo del tempo e del materiale. Io utilizzerei della resina epossidica colorata di blu e verde, con pagliuzze d’oro e argento come sfondo su cui poggiare il mosaico, meglio se con alcune pietre a simulare lo scoglio di quelle parti”. Francesca ha acceso la sua capacità visionaria e sta spiegando a parole un progetto complesso. Sono stupito della sua inventiva, e quel che ci sta dicendo ad un tratto sembra lì, pronto, costruito.

Anche Franco è entusiasta, e chiede ulteriori lumi.

“Ma dove lo farebbe? Qui a Roma e poi lo spedisce? Oppure crede che sia necessario costruirlo in loco?” chiede.“No, non è possibile farlo qui. È troppo grosso, ci vorrà un carrello a forca per movimentarlo. Saranno almeno quattro quintali a lavoro finito. Anche la struttura dovrà essere realizzata lì. Al massimo a Roma posso realizzare il cartone del bozzetto e spedirlo assieme ad un po’ di materiale che prendo qui. Ma poca roba.” afferma pensierosa. “E poi, ci vorranno almeno un mese. Calcoli che solo per far asciugare il primo fondo di resina ci vorrà una settimana, poi un’altra settimana per il mosaico, una settimana ancora per il secondo strato di resina e poi ancora un’ulteriore settimana per la finitura. Anche parallelizzando un po’ di attività, in meno di un mese è impossibile. E deve essere fatto necessariamente nella stagione secca ma non troppo al caldo, perché altrimenti la resina non cristallizza bene. E nemmeno al freddo, ovvio.”

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