Vittorio pov's
Marika, la mia nuova collega, mi ha fatto arrapare dal giorno in cui l'ho conosciuta.
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Quelle rare volte in cui mi capitava di incrociarla tra un turno e l'altro mi veniva duro, mi sembrava di rivedere il me sedicenne.
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Viaggiavo molto spesso con la fantasia: m'immaginavo di infilare il cazzo tra quelle sue tette grosse e sode, farlo andare avanti e indietro fino a schizzarle sul collo. Metterle una mano tra le cosce, toccare la sua fica, spalancarle le gambe e metterle il cazzo nel culo. Ma le mie erano solo fantasie, perché Marika aveva un ragazzo.
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O almeno così credevo, finché una sera, mentre passeggiavo per la città , non la vidi insieme a lui, a camminare a braccetto in un vicolo.
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Spinto dalla curiosità , iniziai a seguirli: volevo vedere dove andavano.
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Lei doveva essere mia e volevo scoparmela per bene. Magari mentre il suo ragazzo guardava il mio cazzo entrare dentro la figa di lei.
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Cercando di non farmi beccare, andai loro dietro per un centinaio di metri, finché non li vidi svoltare all'interno di un passaggio coperto sotto a un palazzo.
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Affrettai il passo per evitare di perderli di vista.
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Porca troia, ho perso la donna che mi fa arrappare da morire mi dissi, e cominciai a percorrere il corridoio avanti e indietro. Era impossibile che mi avessero distanziato fino a uscire dall'altro lato della galleria, a meno che non si fossero messi a correre.
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A un tratto notai una porta abbastanza particolare che mi invogliò a entrare.
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Le pareti erano tappezzate di locandine pornografiche; i titoli che lessi non lasciavano spazio a dubbi: era un covo dove si poteva scopare con chiunque... e forse avrei trovato proprio la mia collega.
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Al termine del corridoio si apriva una stanza, e vi trovai una donna con un vestitino attillato in pizzo, in piedi dietro a una scrivania.
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Come mi vide, mi guardò con curiosità .
《Bel ragazzo, sei qui da solo o in compagnia?》 mi domandò, staccando un biglietto.
《Stavo cercando una mia amica》 risposi.
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《Lì dentro ci sono tantissime amiche》 mi disse lei, sorridendo ambigua.
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《Una ragazza bionda con il ragazzo, è entrata qui?》
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Non mi rispose a parole, fece solo un cenno con la testa in direzione di una pesante tenda scura.
​Varcata la soglia, mi trovai in una stanza buia, illuminata solo da luci rosse soffuse.
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Guardai in fondo alla sala per vedere se riuscivo a trovare quella super sexy di Marika. In quel momento, sullo schermo gigante, stavano trasmettendo un porno lesbo, mentre due tipe in un sessantanove si leccavano le fiche a vicenda con foga.
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Qualcuno mi si affiancò all'improvviso e io cercai di rimanere immobile, frastornato da quell'atmosfera e con gli occhi che cercavano di abituarsi alla penombra. Intorno a me, ogni persona o coppia stava facendo qualcosa: c'era chi si toccava, chi si boccheggiava e chi stava scopando apertamente.
E io avevo il cazzo sempre più duro, pronto a scoppiare.
Faccio un passo avanti, lasciandomi alle spalle la pesante tenda rossa. L'aria è densa, pesante di un odore misto di profumo dolce, sudore e sesso. Il basso della musica pompata dalle casse mi vibra direttamente nello stomaco, rimbombando al ritmo del mio cuore che batte a mille.
​Cerco di abituare gli occhi alla penombra, scansando una coppia avvinghiata contro la parete di mattoni. Sotto la luce fioca e rossastra, lo spettacolo è da giramento di testa: mani che frugano dappertutto, gemiti strozzati che si sovrappongono all'audio del maxischermo e bocche che si scambiano saliva con una voracità disumana.
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Mi stringo nei pantaloni, sentendo il cazzo che preme duro contro la stoffa, dolorante per quanto è gonfio.
Devo trovare Marika. Devo vedere se sono entrati davvero qui dentro o se mi sono fatto un film mentale.
​Mentre mi sposto verso la zona più buia in fondo alla sala, dove i divanetti di pelle nera sembrano brulicare di corpi aggrovigliati, una sagoma si stacca da un separèe alla mia destra.
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Una voce femminile mi sussurra all'orecchio, facendomi venire i brividi.
《Cerchi qualcuno in particolare, bel ragazzo? O ti serve una mano per scaricare un po' di tensione?》
​Mi volto di scatto. È una ragazza con un corsetto di pelle e un collarino borchiato, che mi guarda con un sorrisetto malizioso, le labbra lucide di rossetto sbavato. Ha una mano già pronta, sfiorandomi con le dita proprio lì, sopra i pantaloni tesi all'inverosimile.
​《Veramente... sto cercando una mia amica. È bionda, è entrata qui poco fa con il suo ragazzo...》 rispondo a fatica, distratto dal calore della sua mano.
​La ragazza ridacchia, un suono basso e provocante, mentre mi fa scivolare la mano un po' più in basso, stringendomi con decisione.
《Qui dentro la gente entra per dimenticarsi del proprio ragazzo, bello mio... Ma se insisti a cercarla, prova a guardare in fondo a destra, nei privè. Anche se... a giudicare da come sei messo, scommetto che troveresti qualcosa di molto più interessante da fare qui con me.》
​La spingo via gentilmente, seppur a malincuore, perché i miei occhi si sono finalmente abituati abbastanza al buio da intravedere una sagoma familiare vicina a uno dei privè in fondo.
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I capelli biondi legati in una coda alta. Quel profilo inconfondibile. È lei. È Marika.
Il cuore mi batte all'impazzata nelle orecchie, coprendo quasi il baccano della musica. Mi muovo a passi rapidi tra i divanetti, stando attento a non pestare i piedi a chi sta già consumando sui cuscini o per terra.
​Arrivo in fondo a destra, dove la penombra si fa più fitta, protetta da tende di velluto bordeaux socchiuse. Mi fermo di scatto dietro a una di queste, trattenendo il respiro.
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Scosto appena la stoffa pesante e mi si blocca il fiato in gola.
​È lei. Marika è lì, appoggiata con le mani sopra un tavolino basso, completamente nuda dalla vita in giù, con il vestitino sollevato fin sopra la schiena. Ha i capelli biondi scompigliati e la testa rovesciata indietro, mentre morde un labbro per non urlare.
​E non è con il suo ragazzo. O meglio, il suo ragazzo è lì vicino, sì... ma sta guardando qualcos'altro.
​Dietro di lei c'è un tipo massiccio, tatuato fino al collo, che la sta spingendo con forza dentro la fica, dandoci dentro con colpi secchi e bestiali. Il rumore della carne che si scontra è coperto appena dai gemiti soffocati di Marika, che si lascia sbattere contro il mobile con una voracità incredibile, le natiche rosse e lucide di sudore sotto la luce rossa.
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E il suo ragazzo? Se ne sta lì in piedi, a un passo da loro, con i pantaloni slacciati e il cazzo già duro in mano, che si masturba guardando la sua ragazza farsi scopare da un altro, mentre le accarezza il viso con una mano e le sussurrata parole zozze nell'orecchio.
​Rimango immobile sulla soglia del privé, pietrificato e con il cazzo talmente duro che mi fa quasi male nei jeans. È esattamente la fantasia più zozza che mi portavo dietro da giorni, materializzata lì davanti ai miei occhi.
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Marika apre gli occhi per un secondo, girando la testa verso la tenda socchiusta. E i nostri sguardi si incrociano.
​I nostri sguardi si incrociano nel buio illuminato di rosso. Per un secondo, il tempo sembra fermarsi. Mi aspetto che lei si tiri indietro, che urli o che cerchi di coprirsi. E invece no.
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Nei suoi occhi non c'è imbarazzo, ma una scintilla di pura eccitazione. Quel tipo di follia che ti fa capire che, in quel locale, le regole del mondo là fuori non contano più nulla.
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Marika si lecca le labbra, mentre il ragazzo tatuato continua a muoversi alle sue spalle con ritmi incalzanti, e il suo fidanzato assiste alla scena con un sorriso malato e compiacente sul volto.
​Lei sposta lo sguardo da me a quel punto esatto, poi allunga una mano fuori dalla tenda, facendomi cenno di avvicinarmi con le dita. Un invito silenzioso ma inequivocabile, che spazza via qualsiasi residuo di esitazione nella mia testa.
​Il mio cuore batte all'impazzata mentre faccio quel passo avanti, varcando la soglia del privé.
L'aria è rovente, densa di odori forti e del respiro affannato di Marika.
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Il suo ragazzo mi guarda arrivare, senza scomporsi minimamente, anzi: nei suoi occhi c'è la stessa fame perversa che vedo in quelli di Marika.
​《Ci sei anche tu qui, Vittorio...》 sussurra con un fil di voce, la gola roca per i gemiti trattenuti. 《Visto che ci tieni tanto a guardarmi... che fai, resti solo a guardare?》
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Il tipo tatuato si ferma un istante, voltandosi verso di me con un ghigno divertito, mentre lo spazio nel privé si stringe e l'atmosfera si fa sempre più pesante, quasi irrespirabile.
La situazione ha superato ogni confine che avrei mai potuto immaginare, e ora non posso più tirarmi indietro.
L'invito di Marika è una scarica di adrenalina pura che mi attraversa da capo a piedi, spazzando via ogni esitazione. La tensione accumulata in settimane di sguardi rubati e fantasie notturne trova finalmente una via di fuga, trasformandosi in un'energia incontrollabile.
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Il suo ragazzo si sposta leggermente, lasciando spazio, mentre lo sguardo di Marika è un comando a cui non posso e non voglio resistere.
In quel cubicolo buio e saturo di profumo e sudore, le regole del mondo di fuori svaniscono completamente. Esistiamo solo noi, intrappolati in un gioco di sguardi, di respiri pesanti e di desideri repressi che finalmente si liberano.
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Quando ci avviciniamo, l'aria tra di noi si fa rovente. L'impatto è travolgente, un misto di curiosità , bramosia e quella complicità folle che lega chi decide di superare ogni limite insieme.
Ogni gesto è carico di un'intensità feroce, guidata solo dalla smania di prenderci tutto ciò che abbiamo desiderato per troppo tempo.
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I confini si annullano nel buio del privé, tra i sussurri strozzati, il battito accelerato dei nostri cuori e la consapevolezza che nulla, tra di noi, sarà più come prima.
La scopo come ho sempre desiderato, mentre oltre al mio cazzo nella sua fica, prende il cazzo del suo tipo in bocca e il cazzo del tipo tatuato nel culo.
Quando la notte comincia a scorrere via e usciamo da quel locale, la realtà dell'ufficio e dei turni di lavoro ci aspetta là fuori, ma dentro di noi sappiamo perfettamente che quel segreto ci legherà per sempre.
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Amo scrivere racconti erotici nel tempo libero. Sono perversa ma non troppo😅
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