​Lei mi accoglie che è una caldaia accesa, bagnatissima, nonostante i crampi del pre-ciclo che ora sono solo un ricordo lontano bruciato dalla voglia.
Affondo dentro la sua figa con una spinta secca, profonda, che le strappa un gemito strozzato in gola.
​Ire: 《Ah... cazzo, Manuel... sì, accussì... famme male!》
​Comincio a pestarla con ritmi regolari, potenti, le mani che le stringono i fianchi sodi con forza, lasciandole i segni delle dita sulla pelle. Ogni colpo rimbomba contro il legno della porta, i nostri respiri si mischiano, pesanti, sudate, animalesche.
Lei affonda le unghie sulle mie spalle, graffiandomi la schiena mentre si muove in sincronia con me, spingendo il bacino incontro al mio per prendersi tutto il mio cazzo, fino all'ultimo centimetro.
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Manuel: 《Si' 'a mia, hai capito? Mia e 'e nisciuno ato. T' voglio bene 'a morte, guagliò!》
Ire: 《Tua... songo tutta 'a tua, scópame!》
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La giro di scatto, facendola appoggiare con le mani sul mobile dell'ingresso, e la prendo da dietro, sollevandole un fianco per entrare ancora più in fondo, in una posizione che la fa gridare il mio nome.
Il rumore dei nostri corpi che si scontrano riempie la casa. Il ritmo sale, diventa cieco, furioso, guidato solo dalla voglia matta che abbiamo l'uno dell'altra.
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Sentiamo entrambi che l'orgasmo si avvicina. Gli spasmi partono prima da lei, che si contrae tutta intorno al mio cazzo, stringendomi così forte da farmi quasi perdere i sensi, mentre urla liberando tutto il piacere. Io le do le ultime spinte profonde, feroci, prima di esplodere dentro di lei con un ruggito, svuotandomi completamente mentre la tengo incollata al mio petto, tremante e sudata fradicia.
Rimaniamo lì, abbracciati e con il fiatone, scivolando lentamente contro la parete del corridoio fino a sederci sul pavimento, avvolti solo dal silenzio della casa e dal calore dei nostri corpi sudati.
Le accarezzo i capelli, facendole scorrere le dita sulla schiena nuda mentre lei poggia la testa sul mio petto, ascoltando i battiti del mio cuore che pian piano rallentano.
​
Manuel: 《Guagliò... ti è passata la nausea?》 le sussurro con un sorriso, dandole un bacio tra i capelli.
Ire: 《Mh... con una cura così, mi passa pure se sto morendo. Sei un animale, Manuel... ma ti amo da impazzire.》
​Sorrido, sentendo il piccolo astuccio rigido che ho tenuto nascosto nella tasca dei pantaloni, buttati lì vicino.
È arrivato il momento. Mi sposto appena, puntando i gomiti a terra, e la guardo negli occhi. Lei mi fissa con quell'aria dolce, ignara di tutto.
​
Manuel: 《Senti na cosa, Ire... a proposito di curarti per tutta la vita...》
​Le prendo una mano, mentre con l'altra infilo la mano nella tasca e tiro fuori la scatolina di velluto.
Appena la vede, Ire sbarra gli occhi e si blocca di colpo, il respiro che le si mozza in gola.
​
Ire: 《Manuel... ma che è? Che cazzo stai a fa'?》 mormora, con la voce che le trema leggermente e gli occhi che si riempiono subito di lacrime.
Manuel: 《Aprila e vedi che è, vita mia.》
​
Lei apre la scatto con le dita tremanti e si ritrova davanti l'anello che brilla alla luce fioca del corridoio. Si porta una mano alla bocca, scoppiando a ridere e piangere insieme.
​
Manuel: 《Vita mia, io me la voglio passà tutta la vita cu' tte... T'aggia sposa', me vuo' fa' stu regalo? Me vuo' spusà ?》
​
Ire mi si butta addosso di colpo, quasi facendomi perdere l'equilibrio, stringendomi il collo così forte che quasi mi strozza, mentre singhiozza di gioia sulla mia spalla.
​
Ire: 《Sì! Sì, cazzo, ti voglio sposare! Sì!》
​
Glielo infilo al dito mentre ridiamo come due pazzi, e ce ne stiamo lì a baciarci con le labbra salate di lacrime e passione, con l'anello che brilla sulla sua mano.
Ma l'energia tra di noi non è mica finita. Il fuoco che ci siamo accesi addosso brucia ancora troppo forte.
​La prendo per i fianchi, facendola sdraiare comodamente di schiena sul tappeto morbido del salotto, mentre mi metto a cavalcioni sopra di lei. Il mio cazzo, è di nuovo duro da quell'emozione pazzesca, le preme contro la pancia.
​Manuel: 《E mo' che m'hai detto di sì, ti devo festeggiare come si deve, guagliò. Pronta a un bis?》
Ire: 《Vedi che devi fare, fammi tua un'altra volta... fammi sentire che sarai il mio futuro marito!》
​Mi sollevo leggermente, guidando il mio cazzo già duro e bagnato contro l'entrata nella sua figa.
Ire mi accoglie con un gemito lungo e profondo, allargando le gambe e stringendomi forte i fianchi con le cosce, tirandomi giù con forza per farmi entrare tutto d'un colpo.
​
La penetrazione è calda, strettissima, favolosa.
Comincio a muovermi sopra di lei con un ritmo più lento, profondo, guardandola dritta Negli occhi mentre il suo petto si alza e si abbassa frenetico. Le mie mani le afferrano i seni sodi, stringendoli e massaggiandoli, mentre i nostri bacini si incollano in un attrito continuo che ci fa gemere insieme.
​Ire: 《Mmh... sì, amore... muoviti così, fammi sentire tutto...》
​Il ritmo accelera, facendosi più duro e insistente.
Le do spinte piene, potenti, mentre lei inarca la schiena offrendosi completamente, le unghie che mi scavano la pelle della schiena in un crescendo di piacere cieco e disperato. La casa si riempie di nuovo dei nostri respiri pesanti e dello schiocco sordo dei nostri corpi che si scontrano.
​
Sentiamo entrambi il confine che si avvicina di nuovo, stavolta con una dolcezza e una complicità che ci tolgono il fiato. Ire si aggrappa alle mie spalle, stringendo i denti mentre il suo orgasmo la travolge, facendola urlare il mio nome con la voce roca.
Io le do le ultime tre spinte profonde, tenendole i polsi bloccati a terra, prima di lasciarmi andare a mia volta, venendo dentro di lei con un brivido che mi scuote da capo a piedi, crollando infine spossato e felice sul suo petto.
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Amo scrivere racconti erotici nel tempo libero. Sono perversa ma non troppo😅
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