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Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 11
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Capitolo 11 di 13 24 min di lettura

Calma apparente e nuovi problemi in casa

sembrava essere finalmente arrivata la quiete in quelle vacanze e invece, un nuovo pericolo sorge

Asiadu01
1 anno fa · 702 letture · 2

Fu allora che, da sotto, un altro rumore si fece sentire, un tonfo sordo, qualcosa che rotolava. Forse un oggetto caduto dal tavolo. Ci bloccammo ancora, per un istante. Tutti e tre.

Stavolta fu Adriana a parlare, la voce appena un soffio. «Che palle…»

«Ignora.» sentenziò Francesca, con un ghigno.

E noi lo facemmo.

Perché in quel momento niente contava più di ciò che stava accadendo lì, in quella doccia, tra pelle, acqua e tensione. E forse, dentro ognuno di noi, sapevamo che il conto sarebbe arrivato più tardi. Ma quella, sarebbe stata un’altra storia.

Il vapore era così denso che a momenti sembrava di essere immersi in una nube calda, ogni contorno sfumato, ogni linea dei corpi che si confondeva con l'acqua e il desiderio. Le mani di Adriana erano strette intorno al mio collo, le sue labbra sulle mie, e il suo corpo premeva contro il mio come se volesse fondersi.

Dietro di lei, Francesca non mollava un attimo. Le sue mani si erano fatte più decise, scivolando dalle spalle alla vita, poi sui fianchi. Ogni tanto la sentivo avvicinarsi troppo, le labbra sfiorarmi il collo, o il petto, come per ricordarmi che c'era anche lei, che non avrebbe permesso ad Adriana di prendersi tutta la mia attenzione.

E ogni volta che il mio sguardo si posava su Adriana, perché sì, inevitabilmente, era lei che cercavo. un lampo di fastidio attraversava gli occhi di Francesca. Lo notai nel riflesso appannato dello specchio, quando per un attimo i nostri sguardi si incrociarono sopra la spalla di Adriana. Era un’espressione rapida, che sapeva cancellare all’istante, ma che io conoscevo fin troppo bene.

Fu Adriana, a un certo punto, a staccarsi da me con un sorriso complice, il fiato corto. «Se restiamo ancora cinque minuti qui dentro, mi viene un mancamento,» sussurrò, appoggiando le mani sul mio petto e scostandosi appena.

«Potevi dirtelo prima di accendermi così,» risposi, e lei rise piano, quella risata che mi faceva sempre venir voglia di baciarla ancora.

Francesca fece una smorfia, voltandosi verso il miscelatore e abbassando il getto dell’acqua. «Siete dei dilettanti,» commentò, uscendo per prima dalla doccia e afferrando l’asciugamano.

Il modo in cui si asciugò, lenta e consapevole di essere osservata, era studiato. Ogni gesto fatto apposta per tenermi addosso i suoi occhi. Eppure, mentre Adriana mi sfiorava il fianco passando accanto a me, il mio sguardo finì inevitabilmente su di lei. Quel misto di dolcezza e malizia che nessun’altra aveva mai saputo darmi.

Francesca lo notò.

La tensione era palpabile anche senza parole. Adriana si strinse l’asciugamano intorno al corpo, lanciandomi un’occhiata veloce, e uscì dalla stanza senza aggiungere altro, lasciando dietro di sé il profumo di pelle bagnata e shampoo.

Francesca rimase qualche secondo immobile, lo sguardo fisso sulla porta da cui era appena uscita Adriana. Poi si voltò verso di me, con un sorriso appena accennato. Un sorriso che sapeva di sfida.

«Ale…» cominciò, avvicinandosi, le dita che giocherellavano con l’orlo dell’asciugamano, «questa sera…» la voce bassa, «giochiamo solo io e te.»

Mi fissava negli occhi, sfidandomi a dirle di no. «Niente Adriana. Niente distrazioni. Come ai vecchi tempi.»

Il modo in cui lo disse… non era una semplice proposta. Era una richiesta di conferma. Un tentativo di riprendere il controllo, di vedere se avevo ancora quella debolezza per lei che aveva sempre saputo sfruttare.

Restai in silenzio per un attimo. Il rumore della tv di sotto continuava, distante, come un promemoria che il resto della casa era ancora lì, ma in quel momento sembrava esistere solo quel metro e mezzo di spazio tra me e Francesca.

«Ti mancano i vecchi tempi?» chiesi piano, senza arretrare.

Lei sorrise. Un sorriso che non era allegro, né dolce. Era un sorriso di quelli che sapeva usare solo quando voleva ottenere qualcosa.

«Solo alcune cose.» Poi mi passò accanto, sfiorandomi il petto con il dorso della mano, e uscì dalla stanza.

Restai lì un attimo, il vapore che ancora saliva dai rivoli d’acqua sul pavimento, il battito accelerato, e la netta sensazione che quella notte sarebbe stata molto più complicata di quanto avessi immaginato.

Salimmo di sopra senza dire una parola. L’unico suono era quello dei nostri passi leggeri sulle scale e il sottofondo ovattato della tv che rimaneva giù in salotto, con Lara ancora inchiodata al divano. Appena chiudemmo la porta della nostra stanza alle spalle, Adriana si lasciò cadere sul letto, le gambe nude a penzoloni e i capelli bagnati sparsi sul cuscino.

Mi guardava da sotto le ciglia, quella malizia spenta appena dalla stanchezza della giornata.Le andai accanto e le sfiorai la guancia, poi le infilai una mano sotto la maglietta leggera che aveva addosso. La sua pelle era calda, ancora umida di doccia.

«Vieni qui,» le mormorai.

Lei sorrise appena e si sollevò quel tanto che bastava per farmi scivolare accanto a lei. La presi tra le braccia, la schiena contro il mio petto, e le baciai il collo. Il suo profumo mi avvolse subito.

«Devo farti rilassare,» sussurrai contro la sua pelle.

Adriana chiuse gli occhi e annuì piano.

La distesi delicatamente sul letto, le baciai il collo, poi il petto, poi più giù, lasciando che le mie mani le accarezzassero il ventre e i fianchi nudi. Lei sospirò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola.Le tolsi piano gli shorts, lasciandoglieli scivolare via dalle gambe, e sentii il suo respiro farsi più veloce.

Mi chinai tra le sue cosce, le baciai l’interno coscia con lentezza, e il suo corpo reagì subito. Un gemito appena accennato le sfuggì dalle labbra quando sfiorai la sua pelle più sensibile con la lingua. Adriana inarcò appena la schiena, gli occhi chiusi, il fiato che si spezzava piano.

«Ale…» sussurrò, quasi senza voce.

Continuai a muovermi su di lei, senza fretta, con la lingua e le labbra, godendomi ogni suo minimo tremito, ogni sospiro che le usciva dalle labbra. La sentivo stringere il lenzuolo tra le dita, il respiro irregolare, e quei piccoli gemiti che diventavano sempre più dolci, sempre più tesi, mentre si avvicinava al piacere.

Quando la sentii tremare piano sotto di me, le baciai piano l’interno coscia e risalii fino a sfiorarle le labbra.

Adriana aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi e quel sorriso soddisfatto che conoscevo bene.

«Adesso sì,» sussurrò.

Le accarezzai i capelli, le lasciai un bacio sulla fronte e la osservai mentre si voltava su un fianco, il respiro ancora un po’ accelerato e un sorrisetto sulle labbra.

«Torno tra poco,» le dissi sottovoce.

Lei annuì appena, mordicchiandosi il labbro, già rilassata, già pronta a lasciarsi andare al sonno.

Uscii dalla stanza a piedi scalzi, chiudendo piano la porta dietro di me. E già mentre mi avvicinavo alla camera accanto, il pensiero di Francesca che mi aspettava lì dentro mi faceva salire il battito.

Quella sera non me lo sarei fatto ripetere.

Quando entrai nella stanza di Francesca, la trovai già sveglia. La luce tenue della lampada accesa accanto al letto le disegnava il profilo perfetto del viso e delle spalle nude. I capelli scuri le cadevano morbidi sulla schiena e lo sguardo… quello sguardo lo conoscevo fin troppo bene.

Non disse nulla. Non ce n’era bisogno.

Mi avvicinai e lei si sollevò appena sulle ginocchia, il lenzuolo che scivolava via scoprendo il suo corpo nudo. Gli occhi puntati nei miei, le labbra socchiuse.

Mi tirò a sé con una mano decisa dietro la nuca e mi baciò senza dolcezza, con quella fame che avevamo sempre avuto l’uno dell’altra. Le sue labbra erano calde, la lingua subito a cercarmi, e il suo corpo che mi premeva addosso senza tregua.

Mi liberai della maglietta e in un attimo fu addosso a me, le mani che mi graffiavano la schiena mentre le nostre bocche non si staccavano. C’era solo il suono dei respiri spezzati, delle mani che cercavano pelle, e il battito accelerato.

Francesca mi spinse sul letto, salendomi sopra, il corpo perfetto che brillava appena alla luce calda della lampada. Mi guardava dall’alto, con quel mezzo sorriso che sapeva essere una sfida.

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2 Cap. 12

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