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Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 11
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Capitolo 11 di 13 24 min di lettura

Calma apparente e nuovi problemi in casa

sembrava essere finalmente arrivata la quiete in quelle vacanze e invece, un nuovo pericolo sorge

Asiadu01
1 anno fa · 702 letture · 2

Francesca tornò in salotto senza aggiungere altro, ma il messaggio era chiaro.

Io e Adri ci scambiammo uno sguardo d’intesa. Sapevamo che Lara, una come lei, avrebbe potuto rovinarci con una sola insinuazione. Dovevamo essere più cauti. Evitare certi tocchi, certi sorrisi troppo larghi, certi sguardi che parlavano più di mille parole.

Ma sapevamo anche che sarebbe stato dannatamente difficile.

La giornata trascorse a fatica, tra pranzi mal digeriti e conversazioni forzate. Ogni volta che Lara apriva bocca, il livello di sopportazione nella stanza scendeva di qualche grado. Si aggirava per casa come se fosse la padrona di tutto, dando ordini non richiesti, raccontando aneddoti inutili e facendo commenti velenosi mascherati da battute.

Adriana evitava di incrociarla, Francesca faceva finta di sopportarla, e io… io contavo mentalmente i minuti prima che potesse togliersi dai piedi.

La sera arrivò più in fretta di quanto mi aspettassi. Lara se ne stava davanti alla tv con una coppa di gelato, ancora ignara di tutto quello che davvero stava accadendo sotto quel tetto. E fu proprio approfittando di quel momento che io e Adriana ci defilammo di sopra.

Avevo bisogno di togliermi quella giornata di dosso, e anche lei sembrava averlo capito. Mi stava addosso da ore, con i suoi sguardi maliziosi e quelle risatine appena accennate che sapeva darmi solo quando voleva stuzzicarmi davvero.

Entrammo in camera nostra, e appena la porta si chiuse alle nostre spalle, Adriana mi si avvicinò senza dire niente, le mani sul mio petto, i capelli castani che le scivolavano morbidi sulle spalle. Indossava una canotta sottile e quegli shorts che più che coprirla la decoravano.«Doccia?» sussurrò, sollevando appena lo sguardo.

Annuii, e fu il modo in cui lo disse a farmi capire che non sarebbe stata una doccia normale.

Mi spogliai mentre lei entrava in bagno, sentii il getto d’acqua partire, e quando la raggiunsi il vapore aveva già avvolto tutto. La trovai sotto il getto, i capelli scuri aderenti alla pelle, le gocce che le scivolavano sul corpo liscio. La pelle le brillava e i suoi occhi… i suoi occhi ridevano.

Mi tirò sotto l’acqua con lei, le mani che mi scivolavano sulla schiena, poi più giù. Le sue labbra cercarono le mie, e il bacio fu lento, ma famelico. La lingua che mi cercava, il corpo che si premeva contro il mio. La mia mano finì inevitabilmente a stringerle il fondoschiena sodo, mentre lei si mordicchiava il labbro e sussurrava:«Dovevamo farlo da ore…»

Il momento fu interrotto solo da una voce dietro di noi.«Posso unirmi?»

Ci voltammo di scatto. Francesca era sull’uscio, un asciugamano appoggiato sulla spalla, lo sguardo un po’ troppo innocente per esserlo davvero. I suoi occhi neri scivolarono su di noi, soffermandosi su come mi tenevo stretto Adriana.

«Dai, non fate i timidi.» Entrò senza attendere risposta.

Il modo in cui spogliò il suo corpo perfetto era qualcosa che avrei potuto raccontare a memoria. Ogni curva, ogni tratto della sua pelle, quella chioma mora lucida che le cadeva sulle spalle. Era un miscuglio di sicurezza e provocazione, e sapeva perfettamente l’effetto che faceva su di me.

Entrò nella doccia con noi, il vapore aumentò e lo spazio sembrò stringersi.

Per un po’ fu un gioco sottile. Tocchi fugaci, sorrisi, piccole sfide. Adriana che mi premeva addosso, Francesca che faceva scivolare le mani sulle mie spalle, poi più giù, e io che cercavo di non perdere il controllo.

A un certo punto fu Francesca a prendere l’iniziativa, scivolando dietro Adriana e cominciando a massaggiarle le spalle.«Sai Ale…» disse sottovoce, mentre il vapore ci avvolgeva, «…vedo che ti piace tanto guardarla.»

Adriana rise piano, voltandosi a guardarmi, il viso arrossato dall’acqua calda e dall’eccitazione che montava.«Si vede così tanto?»

Io non dissi niente, ma le mani che si allungarono a stringerle il fianco furono risposta sufficiente.

Francesca non mollò.«Sai cosa sarebbe carino?» sussurrò con voce bassa, vicinissima all’orecchio di Adriana, «se ognuno di noi si prendesse un po’ di quello che vuole. Niente più regole.»

Adriana annuì senza smettere di fissarmi, mordicchiandosi il labbro inferiore.

E così iniziò. Prima furono le mani, poi le bocche. Un bacio che partì tra me e Adriana, poi Francesca che si insinuò tra noi, baciandomi il collo, le dita che scivolavano ovunque. Non importava più chi iniziava o chi proseguiva: era solo un fluire di piacere, di pelle, di sussurri.

E sì, io guardavo sempre troppo spesso Adriana. E Francesca lo notava. Ogni volta che accadeva, un guizzo di fastidio le passava negli occhi. Ma faceva finta di nulla. Per ora.

Le mani di Francesca continuarono a scivolare sulla pelle bagnata di Adriana, risalendo dalle spalle al collo, mentre io mi perdevo tra le sue labbra, sentendo il respiro accelerare contro il mio. Il vapore era diventato una nebbia densa intorno a noi, ogni linea dei nostri corpi confusa tra l’acqua e il calore.

Adriana socchiuse gli occhi quando le dita di Francesca si fecero più audaci, sfiorandole i fianchi, risalendo appena sotto la canotta ormai trasparente e aderente come una seconda pelle. Il tessuto non aveva più alcun senso di esistere addosso a lei, ma proprio per questo nessuna delle due si preoccupava di toglierlo.

Io mi sentivo stretto tra loro due, il corpo sodo e caldo di Adriana contro il mio, quello morbido e sinuoso di Francesca alle sue spalle. Ogni tanto le mani di Francesca finivano a sfiorare anche me, come per ricordarmi che, sì, c’era anche lei. Che non mi avrebbe mai concesso di dimenticarlo.

Un colpo secco proveniente dal piano di sotto ci fece sobbalzare appena. Come il rumore di un telecomando caduto o di una porta sbattuta male. Ci irrigidimmo tutti e tre per un istante. Io trattenni il respiro, Adriana alzò gli occhi verso di me, e Francesca sospese per un attimo il movimento delle dita.

Il suono non si ripeté.

«Tranquilli,» sussurrò Francesca, riprendendo a muovere le mani con una lentezza studiata. «È solo quella poveraccia di Lara…» il tono carico di una punta di disprezzo appena celata, accompagnata da un sorrisetto di quelli che conoscevo fin troppo bene.

Adriana ridacchiò piano, poggiando la fronte contro il mio petto. Sentivo il suo corpo rilassarsi di nuovo, e io feci lo stesso. Non era il momento di fermarsi. Non adesso.

Fu allora che Adriana si voltò leggermente, accorciando la distanza tra il suo viso e quello di Francesca. Le loro labbra si sfiorarono appena, un bacio accennato, più una provocazione che un gesto vero. Ma bastò quello a riaccendere l’atmosfera.

«Se proprio vuoi prenderti qualcosa…» mormorò Adriana a Francesca, la voce roca per il vapore e il desiderio, «…fai in fretta. Ale è mio stasera.»

Una sfida sottile, pronunciata con dolcezza ma piena di veleno. Francesca inarcò un sopracciglio, il suo sguardo scivolò su di me e poi tornò su Adriana.

«Vedremo, piccola.» La voce bassa, piena di quel compiacimento malizioso che sapeva usare come nessun’altra.

E poi fu di nuovo un fluire di mani e bocche. Le dita di Francesca che scivolavano lungo la schiena di Adriana, il mio corpo che si muoveva contro il suo, il sapore della sua pelle bagnata, il vapore che avvolgeva ogni cosa.

Ogni tanto un rumore di sottofondo dal piano di sotto, il tintinnio di un cucchiaio contro il vetro della coppa, il volume della tv che cambiava e ci ricordava che il resto della casa esisteva ancora. Ma a nessuno di noi importava. Anzi, forse era proprio quello a rendere tutto ancora più intenso.

Per un momento Francesca si abbassò alle spalle di Adriana, lasciando che le sue labbra le sfiorassero la curva del collo, poi le spalle, poi ancora più giù. Adriana si inarcò appena, gemendo piano, il suono coperto dal rumore dell’acqua.

Io non resistetti più. La presi per i fianchi, attirandola contro di me, le labbra sulle sue, mentre Francesca, dietro, continuava il suo gioco. Il calore tra di noi era diventato un’unica cosa, ogni contorno tra i nostri corpi sembrava dissolversi.

«Ale…» sussurrò Adriana contro le mie labbra, le mani che si aggrappavano alle mie spalle, «…non farmi aspettare.»

Indice dei capitoli
2 Cap. 12

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