Vai al contenuto
Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 9
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 9 di 13 21 min di lettura

Confusione nel cuore della Zia

la tensione dopo il piacere, arriva il momento di pagare le conseguenze delle proprie azioni

Asiadu01
1 anno fa · 777 letture · 3

La tensione nella stanza era insopportabile. Adriana, ancora nuda, era visibilmente terrorizzata. Il suo corpo tremava, e gli occhi pieni di paura cercavano i miei per un conforto che nemmeno io sapevo come darle. Mi feci coraggio, perché sapevo che dovevo affrontare Francesca e cercare di sistemare le cose, o almeno provare.

"Aspetta qui," le dissi sottovoce, cercando di mantenere un tono rassicurante, ma il mio cuore batteva a mille. respirai a fondo prima di dirigermi verso il bagno. Bussai delicatamente.

"Francesca... posso entrare?" chiesi, ma non ricevetti risposta. Spinsi la porta, trovandola seduta sul gabinetto, il viso rigato da lacrime di rabbia e delusione.

"Che vuoi?" sputò fuori con un tono velenoso, senza nemmeno guardarmi. "Non c’è niente da dire."

Mi chiusi la porta alle spalle, avvicinandomi lentamente. "Zia, per favore, ascoltami. So che sei arrabbiata, so che ti senti tradita, ma lasciami spiegare..."

Lei alzò lo sguardo, i suoi occhi pieni di fuoco. "Tradita? Questo non è tradimento, è... è disgustoso!" gridò, alzandosi di scatto. "Tu e Adriana... mia figlia! Come avete potuto farmi questo?"

Cercai di mantenere la calma, anche se il suo tono mi faceva vacillare. "Non è come pensi. Adriana ti ama, Francesca. Questo non è stato un gioco o una mancanza di rispetto. Lei... ha sofferto per anni, cercando di reprimere quello che provava per te."

Le sue mani si strinsero in pugni tremanti. "E tu? Tu dovevi essere quello razionale, quello che fermava tutto questo, non che lo incoraggiava!"

Feci un passo verso di lei, tentando di afferrarle delicatamente il polso, ma lei lo ritirò bruscamente. "Io non volevo ferirti," continuai. "Ho solo cercato di aiutarla a trovare il coraggio di dirti la verità, di affrontare i suoi sentimenti."

"La verità?" mi interruppe con un ghigno amaro. "Questa è la tua idea di verità? Portarmi in un hotel, bendarmi, legarmi e farmi... farmi fare tutto questo senza nemmeno sapere che mia figlia era lì? È disgustoso, è... è imperdonabile!"

Le sue parole mi colpirono come pugnalate, e prima che potessi dire altro, lei mi schiaffeggiò con forza. La sua mano esplose contro la mia guancia, lasciandomi senza fiato per un momento.

"Sei un mostro," sibilò, alzando di nuovo la mano, e questa volta non mi fermai. La lasciai sfogare, lasciando che il dolore fisico fosse il mio pegno per il dolore che le avevo causato.

"Zia, ti prego..." mormorai, ma lei continuava a colpirmi, i suoi singhiozzi sempre più disperati.

"Hai rovinato tutto," gridò, la sua voce spezzata. "Hai rovinato il mio rapporto con mia figlia, con te, con me stessa!"

Quando si fermò, esausta, la presi delicatamente per le spalle, nonostante il suo corpo fosse rigido di rabbia. "Non volevo distruggere nulla," dissi con voce tremante. "Volevo... volevo aiutarvi a essere sincere l’una con l’altra. Forse ho sbagliato, ma l’ho fatto per amore."

Lei mi guardò con occhi gonfi di lacrime, e per un attimo sembrò indecisa se urlarmi contro o scoppiare a piangere. "Amore?" sussurrò infine, scuotendo la testa. "Non c’è amore in questo. Solo egoismo."

Mi allontanò con forza, tornando a sedersi sul gabinetto e coprendosi il viso con le mani. Rimasi lì, immobile, mentre il peso di tutto ciò che era successo mi schiacciava.

Francesca scoppiò di nuovo in lacrime, e per la prima volta il suo corpo nudo, davanti a me, non suscitava alcuna eccitazione. Era solo una donna ferita, devastata dal peso di quanto accaduto. Mi avvicinai lentamente, cercando di non farla sentire più vulnerabile di quanto già non fosse.

"Zia," sussurrai con dolcezza, accarezzandole delicatamente il viso rigato di lacrime. Lei non reagì subito, ma il suo sguardo pieno di dolore mi fece quasi indietreggiare. "Ascoltami... so che è difficile, so che ti senti tradita. Ma c'è qualcosa che non vuoi ammettere nemmeno a te stessa."

Lei scosse la testa, i suoi singhiozzi strozzati. "Stai zitto," disse con voce tremante.

"Zia," continuai, con un filo di voce. "Quel senso di proibito... so che sotto sotto ti piace. Ti ha sempre attirato. Io sono tuo nipote, sì, eppure... tra di noi c’è qualcosa di più. Un sentimento forte, reale. Non puoi negarlo."

"Basta!" gridò, alzando la voce mentre il suo viso si contorceva tra rabbia e confusione. "Come osi parlare di sentimenti? È disgustoso, è... è sbagliato!"

Cercai di mantenere la calma, anche se il suo dolore era come un coltello nel petto. "Non voglio ferirti," le dissi. "Né voglio giustificare nulla. Ma io ti amo, Zia. E Adriana ti ama. Forse non lo capisci ora, forse non vuoi capirlo... ma è la verità."

Le sue lacrime si trasformarono in pura rabbia, e in un attimo mi saltò addosso con una violenza che non mi aspettavo. Mi spinse a terra con forza, il suo corpo nudo che si schiantava contro il mio mentre iniziava a colpirmi con pugni pieni di dolore e rabbia.

"Sei un mostro!" gridò, i suoi occhi ardenti di furore. "Hai distrutto tutto! Hai distrutto me!"

Non opposi resistenza, lasciandola sfogare mentre i suoi pugni cadevano sul mio petto e sulle mie spalle. Ma c’era qualcosa di diverso in quella furia. Qualcosa di più profondo, più complesso. Il suo corpo, caldo e tremante, si muoveva contro il mio con una passione inaspettata, mentre la sua rabbia sembrava trasformarsi in qualcos’altro.

In un attimo di silenzio, i suoi pugni si fermarono, e i suoi occhi si fissarono nei miei. Respiravamo entrambi pesantemente, i nostri corpi intrecciati sul pavimento freddo del bagno. Le sue labbra tremarono, e prima che potessi dire qualcosa, si chinò su di me, baciandomi con una violenza mista a disperazione.

Fu un bacio diverso da tutti gli altri. Carico di rabbia, dolore e desiderio. Le sue mani, che poco prima mi colpivano, ora si aggrapparono ai miei capelli mentre il suo corpo si premeva contro il mio. "Odio quello che mi fai provare," sussurrò contro le mie labbra, il suo respiro caldo e affannato. "Odio tutto questo... e odio me stessa."

"Zia," mormorai, ma lei mi zittì con un altro bacio, le sue labbra che cercavano disperatamente le mie. Il confine tra rabbia e passione si era dissolto completamente, e mentre le sue mani scivolavano sul mio corpo, capii che quel momento, per quanto sbagliato, era inevitabile.

Mi guardò con quegli occhi pieni di furore, lacrime miste a desiderio, mentre le sue mani si serravano intorno al mio collo, non per strangolarmi, ma per farmi sentire la sua rabbia. Francesca era un vortice di emozioni, e io non riuscivo più a distinguere dove finiva la sua furia e dove iniziava il suo desiderio.

"Sei un bastardo," sibilò tra i denti, mentre il suo corpo si spingeva contro il mio. "Ti odio per quello che mi fai provare."

Prima che potessi replicare, il suo bacino si abbassò con violenza, catturando la mia eccitazione tra le sue gambe. Era come se volesse punirmi, farmi pagare ogni emozione che le avevo fatto provare, ma nel farlo trovava il piacere che cercava disperatamente di negare.

"Sei tu che mi fai questo," risposi con un filo di voce, mentre lei si muoveva sopra di me, il suo corpo che si spingeva contro il mio con una forza che toglieva il fiato. "Ogni tuo tocco, ogni tuo sguardo... mi hai sempre fatto impazzire."

La sua risposta fu un gemito soffocato, i suoi capelli spettinati che le ricadevano sul viso mentre inclinava la testa all'indietro, lasciando che il piacere prendesse il sopravvento sulla sua rabbia. Le sue mani graffiavano il mio petto, come se volesse lasciare un segno indelebile, mentre il suo corpo si muoveva con un ritmo irregolare, selvaggio.

"Non parlare," mi ordinò con un tono che era al tempo stesso furioso e supplichevole. "Non voglio sentirti... voglio solo che tu mi scopi."

Le sue parole, crude e dirette, fecero scattare qualcosa dentro di me. Mi alzai leggermente, afferrandola per i fianchi con forza, capovolgendola sul pavimento freddo. Ora ero sopra di lei, e i suoi occhi si spalancarono per un istante, un misto di sorpresa e sfida.

"È questo che vuoi?" le chiesi, la mia voce bassa e rauca, mentre le mie mani scivolavano lungo il suo corpo, stringendola con una forza che sapevo avrebbe lasciato dei segni.

"Sì," ansimò, mordendosi il labbro inferiore. "Ma fallo più forte. Fammi dimenticare quanto ti odio."

Le sue parole erano un invito, una sfida, e io non mi tirai indietro. Mi mossi dentro di lei con una forza che ci fece gemere entrambi, il suono dei nostri corpi che si incontravano riempiva il piccolo bagno. Francesca si aggrappò a me, le sue unghie che graffiavano la mia schiena mentre urlava il mio nome, un misto di piacere e dolore che le faceva tremare tutto il corpo.

"Ti odio," gridò, ma il suo corpo raccontava un’altra storia, i suoi movimenti che si facevano sempre più disperati, come se non volesse mai smettere.

"Dimmi quanto mi odi," le sussurrai all'orecchio, mentre mi spingevo dentro di lei con una forza sempre maggiore, il suo corpo che si tendeva sotto di me. "Dimmi che non vuoi altro che questo."

"Bastardo," ansimò, le sue mani che si aggrappavano ai miei capelli, tirandoli con forza. "Ti odio... ti odio... ma non fermarti."

Il climax arrivò con una violenza che ci fece quasi perdere il respiro, i suoi gemiti che si trasformarono in un grido soffocato mentre il suo corpo tremava sotto il mio. Mi lasciai andare subito dopo, il mio respiro affannato che si mescolava al suo mentre ci lasciavamo cadere uno accanto all’altro, entrambi esausti.

Indice dei capitoli
3 Cap. 10

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista