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Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 6 — La maledetta cugina
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La maledetta cugina

un nuovo personaggio entra nella storia, rovinerà tutto?

Asiadu01
1 anno fa · 5.643 parole · 25 min
865 letture

Il cuore mi batteva all'impazzata mentre cercavo di mantenere un minimo di compostezza. "Adri, non so di cosa stai parlando," dissi, cercando di nascondere il panico nella mia voce.

Lei mi guardò con un sorriso ironico, tirò fuori il telefono e, con un gesto teatrale, aprì la galleria. "Oh, davvero? Perché allora queste foto sembrano raccontare una storia diversa?"

Mi avvicinai e vidi lo schermo. Il sangue mi si gelò nelle vene: c'erano delle immagini, scattate chiaramente dalla finestra del giardino. Non lasciavano spazio a dubbi. Io e zia Francesca, nel pieno del nostro momento proibito.

"Adri... io... non è come sembra," balbettai, sentendo che la mia voce tradiva tutta la mia agitazione.

"Ah, no?" rise lei, inclinando la testa. "Sembra proprio che ti stessi divertendo parecchio. O devo credere che stavate solo... provando un nuovo tipo di yoga?"

Sospirai, sapendo di essere stato colto in flagrante. "Okay, hai ragione. È successo. Ma, Adriana, devi capire... Non puoi dire niente a nessuno. Pensa alla reputazione di tua madre. Pensa a come verrebbe giudicata!"

Lei scoppiò a ridere, una risata carica di sarcasmo e... qualcosa di oscuro, di inquietante. "Ma chi ha mai detto che voglio raccontarlo? Non sono mica stupida. E poi..." fece una pausa, mordendosi il labbro inferiore con un'espressione che mi mise a disagio. "Non sarebbe giusto rovinare una donna così... perfetta."

C'era qualcosa di strano nel modo in cui pronunciò quella parola, perfetta.

"Quindi?" chiesi, sperando di capire dove volesse andare a parare.

"Quindi... non dirò nulla," disse, avvicinandosi lentamente. Il suo tono si fece più basso, quasi un sussurro. "Ma solo a una condizione."

La mia bocca si aprì per rispondere, ma non riuscii a dire niente. Il silenzio nella stanza era quasi insopportabile. "Che... che tipo di condizione?" chiesi infine, cercando di mantenere la calma, ma il mio cuore martellava nel petto.

Lei si mise a sedere sul bordo del letto, incrociando le gambe con una grazia che sembrava naturale. "Voglio delle foto."

"Foto?" ripetei, confuso.

"Già, foto," disse, inclinando leggermente la testa. "Ma non di te. Di mia madre."

La sua affermazione mi colpì come un pugno allo stomaco. "Adri... cosa stai dicendo? Vuoi delle foto di tua madre?"

Lei rise, un suono che mi fece gelare il sangue. "Oh, dai, non fare quella faccia. Non è così strano come pensi."

"Non è così strano? Stai chiedendo a me di fare... delle foto a tua madre? Durante...?" Non riuscii neanche a finire la frase.

"Esattamente." Il suo tono era calmo, come se stesse parlando di qualcosa di assolutamente normale. "Ti dirò io cosa fare, in che posizione metterla... Sarà tutto molto semplice."

"Adriana, questo è folle," dissi, scuotendo la testa.

Lei si alzò in piedi e si avvicinò a me, i suoi occhi che brillavano di un'intensità inquietante. "Non lo è," sussurrò. "Non lo è se pensi a quanto potrebbe essere... eccitante. E poi," aggiunse con un sorriso enigmatico, "non devi preoccuparti. Non le mostrerò a nessuno. Non sono così pazza."

"Ma perché?" chiesi, cercando di trovare un senso a tutto questo.

Adriana si fermò, scrutandomi per un momento. "Perché voglio vedere qualcosa," disse, la sua voce appena un sussurro. "Voglio vedere lei... attraverso i tuoi occhi. Voglio capire cosa ti piace tanto di lei. E forse... forse voglio solo tenerla tutta per me, in un certo senso."

Le sue parole erano cariche di un significato che mi faceva rabbrividire. C’era qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo, ma non sapevo come reagire.

"Allora, che ne dici?" continuò Adriana, inclinando leggermente la testa e sorridendo. "Mi aiuti o no?"

La mia mente era in subbuglio. Non avevo idea di come rispondere, e il suo sguardo insistente mi faceva sentire sempre più intrappolato.

Adriana sorrise con un misto di trionfo e malizia quando le dissi che accettavo. "Bravissimo," disse, battendo le mani con un entusiasmo inquietante. "Sapevo che avresti capito."

Mi sedetti sul bordo del letto, ancora cercando di razionalizzare quello che stavo per fare. "Allora? Come vuoi che sia questa prima foto?"

Lei si mise a pensare, mordicchiandosi il labbro inferiore, un gesto che non sapevo se interpretare come riflessione o provocazione. Poi il suo viso si illuminò, come se avesse avuto un’idea geniale. "La voglio... in ginocchio."

Inarcai un sopracciglio, già turbato. "In ginocchio? Che intendi?"

Adriana fece un passo avanti, la sua voce diventando più bassa, quasi ipnotica. "Voglio che le fai una foto mentre è in ginocchio davanti a te, con lo sguardo rivolto verso l’alto. Deve sembrare... devota, sottomessa. Magari puoi aggiungere un tocco particolare... tipo che le tieni il viso tra le mani, come se fosse completamente tua."

Sentii un brivido corrermi lungo la schiena. "E come giustifico tutto questo? Non penso che lei accetterebbe così facilmente."

Adriana rise, un suono melodioso e quasi spietato. "Oh, vedrai che troverai una scusa. Sei un tipo creativo, no? Fai in modo che sembri un gioco... una cosa divertente. Sai come prenderla, no?"

Mi fissava con uno sguardo pieno di aspettativa, e io potevo sentire il mio cervello lavorare freneticamente. "E poi? Cosa te ne fai di una foto così?" chiesi, cercando di capire dove volesse andare a parare.

Lei alzò le spalle con indifferenza. "Non ti preoccupare di questo. È per me, non per il mondo. Voglio solo... un piccolo ricordo, qualcosa di speciale. È tutto."

La mia mente iniziava già a immaginare la scena. Francesca, in ginocchio, con quello sguardo intenso e sottomesso, completamente ignara del fatto che Adriana avrebbe visto quella foto. Era una richiesta assurda, ma la mia curiosità era altrettanto potente. "Va bene," dissi alla fine, la mia voce appena un sussurro.

"Perfetto," rispose Adriana con un sorriso. "Non mi deludere, eh. Voglio che sia... perfetta."

La giornata trascorse lentamente, il peso della richiesta di Adriana che mi schiacciava le spalle. Più pensavo a una valida scusa per la foto, più mi perdevo nella strana eccitazione della situazione. Non era solo il fatto di intrufolarmi nella stanza della zia Francesca, ma la consapevolezza che stavo entrando in un gioco pericoloso, un intreccio tra desiderio e rischi che non potevo ignorare.

Quando l'orologio segnò le 21, la casa si fece silenziosa. La nonna si ritirò nella sua stanza, e Adriana, apparentemente disinteressata, si immerse nella lettura. Mi sembrava di muovermi come un fantasma mentre percorrevo il corridoio. Mi fermai davanti alla porta della zia, inspirai profondamente e poi entrai.

Francesca era lì, seduta sul bordo del letto. La vestaglia che indossava era già leggermente aperta, lasciando intravedere il suo corpo sinuoso. Alzò lo sguardo verso di me, i suoi occhi che brillavano di desiderio misto a qualcosa di più: aspettativa. "Vieni qui..." mormorò, la sua voce bassa e invitante.

Chiusi la porta dietro di me e mi avvicinai, il cuore che martellava nel petto. Prima che potessi dire qualcosa, lei si alzò leggermente e avvolse le braccia attorno al mio collo, le sue labbra che incontrarono le mie in un bacio profondo e famelico. "Mi sei mancato..." sussurrò tra un bacio e l'altro, le sue mani che scivolavano sul mio torace.

"Anche tu..." le risposi, un po' sopraffatto dalla sua impetuosità.

Francesca si staccò un attimo, mordendosi il labbro inferiore. "Non potevo aspettare. Non vedevo l'ora di farlo di nuovo... Ma con Adriana qui, non sapevo se avremmo potuto..." La sua voce si abbassò ulteriormente, quasi un gemito.

Mi accorsi subito che c'era qualcosa di diverso. Il suo respiro era più caldo, i suoi movimenti più disinibiti. "Hai bevuto?" le chiesi, accarezzandole il viso con delicatezza.

Lei rise piano, scuotendo la testa. "Solo un po'. Sai, ero troppo... eccitata. E anche un po' tesa per la situazione. Così ho pensato che un bicchiere di vino mi avrebbe aiutata a rilassarmi." Fece una pausa, guardandomi con quegli occhi ammalianti. "E aveva ragione. Ora sono più che pronta per te..."

Le sue mani iniziarono a muoversi sul mio corpo, mentre il suo respiro si faceva più profondo. La sua vestaglia si aprì completamente, rivelando il suo corpo nudo sotto. Mi baciò il collo, le spalle, lasciandosi andare con un’energia quasi animalesca.

Mentre mi abbandonavo a quei momenti, mi tornò in mente la richiesta di Adriana. Dovevo trovare il momento giusto per proporre la foto. Con un respiro profondo, mormorai: "Zia... avrei una richiesta."

Lei si fermò, sollevando il viso per guardarmi. "Cosa vuoi, tesoro?" chiese, le labbra che sfioravano le mie mentre parlava.

"Vorrei... scattare una foto di te. Qualcosa da avere con me quando non possiamo vederci. Qualcosa per ricordarti."

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