"Se adesso parte il terzo ricatto, davvero spacco qualcosa."
Ma non la lasciai andare.
Aspettai che arrivasse davanti alla porta della camera dove dormiva e la raggiunsi alle spalle, bloccandola con una mano sulla spalla prima che potesse entrare.
«No, no, no, bella mia.» sussurrai avvicinandomi all’orecchio. «Adesso resti qui e mi dici esattamente che cazzo credi di aver capito.»
Lei rimase ferma un secondo, poi si voltò piano, le labbra a pochi centimetri dalle mie.
«So più di quanto ti convenga sperare.»
Le sorrisi, inclinando appena la testa.
Stavo per voltarmi e lasciarla lì, ma Lara fece scattare la porta della sua stanza e, senza guardarmi, disse:
«Entra.»
Rimasi fermo un secondo. Ogni parte di me urlava di mandarla a fanculo, ma sapevo che se non fossi entrato, sarebbe stata peggio. E io volevo sapere.
Chiusi la porta dietro di me.
Lei si sedette sul bordo del letto, una gamba accavallata sull’altra, lo sguardo basso.
«Sai Ale…» iniziò, e il tono era velenoso come il fumo stantio in quella stanza, «…lo sapevi che è ancora tua nonna a pagare parte del mutuo di quella casa di Francesca?»
Rimasi immobile.
Lara alzò lo sguardo, e negli occhi c’era quella scintilla di soddisfazione marcia che avevo già visto troppe volte.
«Sarebbe davvero un guaio se scoprisse… di voi due.»Fece una pausa teatrale.«E di Adriana.»
Sentii il sangue rimbombarmi nelle orecchie. Non feci una piega.
«Sei solo una stronza in cerca di attenzioni.» ringhiai.
Lei rise piano.
«Ho visto. Ho sentito. Pensavi fossi scema?
Ho visto la doccia, ho visto te e Francesca. E so perfettamente quello che combini di sopra con Adriana.»
Mi feci un passo avanti, i pugni stretti.
«Cosa cazzo vuoi, Lara?»
Lei si alzò in piedi, il volto a pochi centimetri dal mio, e sibilò:
«Te l’ho detto. Non mi sei mai stato simpatico. Anzi… ti ho sempre odiato. Sei il figlio del mio uomo, e ogni volta che ti vedo vorrei solo cancellarti da questa casa. Ma ora…»Mi puntò un dito contro.«Ora ti tengo per le palle.»
Mi strinse il viso in una smorfia disgustata.
«Tu con quelle due hai chiuso.» continuò, il tono più basso, ma più velenoso.«Dimenticati di Francesca, dimenticati di Adriana. Niente più docce, niente più letti, niente più sguardi. Da adesso in poi…»Sorrise, e fu una cosa sporca e disturbante.«Dai piacere solo a me. Cosa che tuo padre ormai non fa più.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Sei malata.»
Lei rise.
«Lo dici ora? Tu, che scopi tua zia e sua figlia, tua cugina. Non farmi la morale, Ale. O domani mattina diamo una bella notizia alla nonna. Vuoi vedere quanta voglia ha di continuare a versare i suoi soldi se scopre che sua figlia si fa il nipote e anche la figlia?»
Fu un attimo.Volevo prenderla per il collo, volevo strapparle via quella faccia di cazzo che si ritrovava. Ma rimasi immobile, i denti serrati.
Il silenzio tra noi era talmente carico da fare rumore.
Poi, come se nulla fosse, Lara si lasciò cadere sul letto, di lato, e disse con leggerezza:
«Pensaci. Tanto ormai, sei mio.»
Mi girai e uscii dalla stanza prima di fare una cazzata.
Ma dentro… ero già una bomba a orologeria.
Rientrai di sopra che la casa sembrava dormire. Il corridoio era buio, il pavimento scricchiolava appena sotto i miei passi, e in quel silenzio ogni cosa sembrava pesare dieci volte di più.
Aprii piano la porta della camera. Adriana dormiva rannicchiata nel letto, il viso nascosto tra le lenzuola, i capelli sciolti che le coprivano metà faccia. Mi si strinse il petto.
Chiusi la porta, mi tolsi la maglietta e mi infilai piano nel letto accanto a lei. Cercai di non svegliarla, anche se parte di me avrebbe voluto solo stringerla e sentire qualcosa di vero addosso. Qualcosa che non fosse sporco e marcio come quello che avevo appena lasciato alle spalle.
Rimasi lì a fissare il soffitto.
E per la prima volta, pensai davvero se avrei dovuto raccontare tutto alle altre. Dirlo a Francesca, dirlo ad Adriana. Mettere fine a quella merda prima che facesse danni peggiori.
Ma sapevo che se l’avessi fatto, avrei solo messo nei casini loro due. Francesca avrebbe perso la casa, Adriana… Dio solo sapeva che casino sarebbe venuto fuori se anche la nonna l’avesse scoperto.
E poi c’era la parte più schifosa di tutto questo.
Non volevo far sesso con quella lì.
L’idea mi rivoltava lo stomaco. L’idea di essere costretto, di doverlo fare solo per salvare il culo alle altre, mi faceva venire voglia di prendere a pugni i muri. Ma sapevo com’era Lara. Sapevo cosa poteva fare se avesse voluto, e in quel momento ero io ad avere il coltello dalla parte sbagliata.
Dormi a stento quella notte.
E ogni volta che chiudevo gli occhi, vedevo il sorriso sporco di Lara e sentivo di nuovo quelle sue parole.“Sei mio.”
Mi girai verso Adriana. Le sfiorai piano una spalla. Lei fece un piccolo movimento nel sonno, come se avesse sentito, e fu l’unico momento in cui riuscii a respirare.
Ma il resto della notte fu un inferno.
Passarono due giorni lunghi, pesanti, interminabili.
Due giorni in cui evitai entrambe. Francesca cercava i miei sguardi, le sue mani mi sfioravano di proposito mentre passava accanto, i suoi sussurri tagliavano l’aria carichi di quella malizia che avevo sempre adorato… ma io facevo finta di nulla. Adriana provava a starti vicino, a parlarmi come sempre, con quella sua dolcezza di cui conoscevo ogni sfumatura, ma io mi defilavo, trovavo scuse, mi chiudevo in camera o uscivo senza avvisare.
Le stavo tenendo lontane.
E più lo facevo, più mi faceva male.Mancavano poco più di due settimane alla fine di quella vacanza, e invece di godermi ogni istante con le due donne che amavo in modo così diverso e perverso, mi ritrovavo incastrato in quel gioco sporco, con il peso di quel ricatto che mi marciva dentro e il terrore che da un momento all’altro tutto potesse crollare.
Volevo proteggere loro. E forse anche me stesso.
La mattina del terzo giorno fu quasi peggio.
Seduti a colazione, il sole che filtrava dalle persiane e l’odore di caffè nell’aria. Adriana aveva una maglietta larga e i capelli legati, Francesca in costume, pronta a farsi notare come sempre. Ridevano tra loro, quasi dimentiche di quella distanza che avevo imposto. E per un momento avevo creduto che sarebbe potuta essere una giornata normale.
Poi fu Francesca a parlare.«Facciamo una giornata al mare oggi.»Adriana si illuminò subito. «Sì! Dai, ci sta!»
Il mio cuore scattò mezzo passo avanti. Stavo per dire di sì, volevo dire di sì, ne avevo bisogno.Ma la voce di Lara piombò come un sasso sul vetro.«Lui non può.»
Si erano già alzate tutte per prepararsi, e io avevo appena aperto bocca quando lei lo disse.
«Mi serve una mano in casa.»Disse senza nemmeno guardarmi.Lo disse come si dà un ordine a un cane.
Il mondo smise di girare per un attimo.
Le vidi scambiarsi uno sguardo veloce, Adriana corrugò appena la fronte, Francesca inaridì il sorriso per una frazione di secondo. Ma nessuna disse niente.
«Eh vabbè,» buttò lì Francesca, cercando di sdrammatizzare, «verrai la prossima volta.»
Mi si chiuse lo stomaco. Avrei voluto urlare, spaccare quella cucina, prendere Adriana per mano e andarmene. Ma rimasi fermo, distrutto, mentre le vedevo uscire tutte e tre, i costumi, le borse, le risate che si perdevano oltre la porta.
E io lì.
A fare il cane da guardia per quella stronza.
Rimasi fermo, lo sguardo fisso fuori dalla finestra, le mani serrate sul bordo del tavolo. Sentii i suoi passi dietro di me, lenti, arroganti, e già sapevo che stava sorridendo. Quel sorriso di chi sa di averti stretto nella morsa.
«Allora?» fece, la voce melliflua e viscida.
Non risposi. Restai in silenzio, a fissare il vuoto.
Lei si avvicinò ancora, fino a poggiarmi una mano sulla spalla. «Hai deciso, vero?»Era una domanda retorica. Lo sapevamo entrambi.
