«Sono stanco di preliminari,» le sussurrai all’orecchio, facendole scorrere una mano lungo il fianco. Lei rise piano, quella risata dolce e impertinente che mi mandava fuori di testa da giorni.
Sfiorai con il bacino il suo ventre, poi più giù, sentendo il suo corpo rispondere a ogni minimo contatto. Lei si morse il labbro, stringendomi le spalle, mentre mi strusciavo lentamente contro la sua intimità calda e bagnata, facendole trattenere un sospiro più intenso.
«Così?» sibilai piano, continuando quel movimento provocatorio.
«Ale…» mormorò lei, le mani che mi afferravano il collo e i fianchi che si muovevano istintivamente sotto di me.
Non aspettai oltre. Guidato dal suo corpo, dalla sua pelle calda e da quel desiderio accumulato troppo a lungo, entrai lentamente dentro di lei, sentendo le sue gambe stringersi intorno ai miei fianchi e il suo respiro farsi più pesante vicino al mio orecchio.
Il suo corpo accolse il mio come se fosse sempre stato lì a aspettarmi. E in quell’istante, tutto il resto smise di esistere.
Le sue dita si aggrapparono alla mia schiena mentre iniziavo a muovermi dentro di lei con una lentezza studiata, godendomi ogni minimo gemito, ogni sospiro trattenuto, ogni piccola contrazione del suo corpo sotto il mio. Adriana aveva gli occhi socchiusi, le labbra umide leggermente dischiuse in un’espressione di puro abbandono.
Le sue gambe mi stringevano forte, i fianchi che si muovevano in perfetta sintonia coi miei. Ogni affondo era accompagnato da un sussurro, da un bacio, da un morso leggero sulla pelle. Il profumo dei suoi capelli bagnati mi avvolgeva, mischiandosi al calore del suo corpo e al suono soffuso della nostra pelle che si cercava senza sosta.
«Dio… così, non fermarti…» ansimò lei, graffiandomi piano lungo la schiena.
Mi abbassai a baciarle il collo, sentendo il battito veloce sotto le labbra, mentre le mie mani le stringevano i fianchi, guidandola a seguire i miei movimenti. I suoi seni, sodi e perfetti, si muovevano contro il mio petto a ogni affondo più profondo.
Zia, ancora distesa accanto a noi, osservava la scena mordendosi il labbro, le dita che disegnavano cerchi pigri sul proprio ventre. I suoi occhi neri brillavano di desiderio e gelosia divertita, e ogni tanto si chinava a sfiorarmi il collo con le labbra, sussurrandomi frasi sporche e provocatorie all’orecchio.
Ma in quel momento il mio mondo era solo Adriana. Solo il suo corpo stretto al mio, il suo respiro affannato, il modo in cui mi guardava mentre mi sentiva dentro di lei, più a fondo ogni volta.
Accelerai il ritmo, sentendo il piacere che cresceva in entrambi, i suoi gemiti che si facevano sempre più impazienti, le sue unghie che affondavano nella mia pelle.
Fu allora che Zia si avvicinò, lo sguardo scuro, i capelli neri spettinati che le cadevano sul seno nudo. Si chinò su Adriana, che non smise di muoversi sotto di me, troppo persa nel piacere per accorgersi di lei subito.
«Non pensare di essere l’unica a godere così…» mormorò Zia con un sorriso storto, il tono basso, impastato di desiderio.
Senza chiedere permesso, salì a cavalcioni sul viso di Adriana, che appena capì, le afferrò i fianchi e lasciò che la propria bocca si aprisse per lei, con una naturalezza che mi fece gemere più forte.
Zia trattenne un sospiro, il busto che si arcuava leggermente in avanti mentre le mani le si aggrappavano ai capelli castani della ragazza. «Brava… così» sussurrò, muovendosi piano sul suo viso.
Io continuai a spingere dentro Adriana, il calore, le strettoie, il piacere che diventava più intenso a ogni movimento, mentre la scena davanti ai miei occhi diventava ancora più folle, più dannatamente irresistibile. Adri gemeva contro di lei, e il suono ovattato vibrava tra le gambe di Zia, che ricambiava con un sospiro spezzato.
Tutto sembrava sul punto di esplodere.
Il ritmo si fece frenetico, quasi disperato. I fianchi di Adriana mi accoglievano con una fame nuova, il suo corpo si piegava e si tendeva sotto il mio, mentre la sua bocca non smetteva di dedicarsi a Zia, che le stava sopra, il busto leggermente inclinato in avanti, i seni che sfioravano il suo viso, le dita nei suoi capelli castani. Il respiro di Zia le tremava in gola, i gemiti le si facevano via via più profondi, sussurrati e scossi.
Mi sembrava di essere sospeso in un'altra dimensione: il piacere saliva troppo in fretta, troppo forte, avvolto dal calore dei loro corpi, dal suono delle loro voci, dal profumo della pelle. Adriana, con la voce roca e spezzata, sollevò lo sguardo da sotto Zia e mi sussurrò:
«Ancora… non fermarti…»
Zia aprì gli occhi e li puntò su di me. Erano scuri, annebbiati dal desiderio. Si sollevò con lentezza da sopra Adriana, lasciandola lì a respirare a fondo, il viso lucido, le labbra arrossate e socchiuse. Poi si inginocchiò accanto a me. Mi prese per un polso e, con un filo di voce:
«Ora vieni qui… voglio sentirti dentro.»
Non serviva altro. La stesi con delicatezza sulla schiena, sentendo il suo corpo caldo, vivo, pulsante sotto le mie mani. Mi attirò a sé con una fame che non aveva nulla di dolce, e mi baciò con la bocca ancora intrisa di piacere, un sapore che era tutto suo, tutto nostro, un’eco della scena appena vissuta.
La penetrai con naturalezza, e lei mi accolse con un gemito profondo, quasi un lamento, che le si spense contro le labbra mentre le unghie mi graffiavano la schiena.
«Dio… sì, così…» mormorò, la voce impastata e calda, il corpo che si inarcava sotto di me, le gambe che mi stringevano con forza.
Ma non dimenticai Adriana. Ancora stesa accanto a noi, le presi una coscia con una mano, la tirai più vicino. Le mie dita si mossero su di lei mentre il ritmo tra me e Zia diventava più affamato, più intenso. Sentii Adriana gemere piano, la testa reclinata all'indietro, le labbra socchiuse, e poi cercare la mano di Zia. Gliela strinse, intrecciandole le dita con un sorriso stanco e provocante.
«Non pensare di liberarti di me così facilmente.»
Il ritmo diventò animalesco, crudo, come se ogni freno fosse sparito. Zia mi chiamava a sé, mi provocava, e io non potevo più trattenermi. Le mie dita affondavano in Adriana mentre spingevo dentro Zia, e i loro gemiti si mischiavano, si rincorrevano, fino a fondersi.
Il culmine arrivò come un’onda violenta, simultanea. Zia si aggrappò ad Adriana e la baciò con furia, un grido spezzato sulle labbra. Adriana si inarcò, tremando tra le mie mani, e io, stretto tra i loro corpi intrecciati, mi lasciai andare con un ringhio sommesso.
Restammo così, nudi, sudati, avvolti nel disordine perfetto che avevamo appena creato.
E per un lungo momento, nessuno disse nulla.
Restammo così, nudi, sudati, annodati in un silenzio che sapeva di pace. I respiri si placavano piano, le dita ancora intrecciate, le bocche socchiuse e stanche.
Mi staccai da loro con dolcezza, cercando l’equilibrio tra le gambe molli e la mente ancora annebbiata. Camminai verso il bagno, la pelle che mi tirava per il sudore secco e l’odore di noi tre ancora addosso. Mi infilai sotto il getto della doccia, l’acqua tiepida che mi scivolava sulla nuca e lungo la schiena.
Chiusi gli occhi.Il cuore mi batteva ancora forte.
In quel momento, ero convinto che non esistesse niente di più perfetto.Ero in paradiso.Lo ero davvero.
Ma non sapevo che, nel giro di pochi giorni, tutto sarebbe cambiato.E qualcosa qualcosa di brutto, avrebbe spazzato via ogni cosa.
Com'è finora?
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giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01
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