Vai al contenuto
Erotika
La piccola troia di famiglia · Cap. 8
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 8 di 12 12 min di lettura

I soprusi della bibliotecaria - 3 - Figa pelosa

Alla fine, Frida mette le carte in tavola e cosa vuole da me non mi piace affatto, ma se non voglio che mi sputtani davanti ai suoi genitori, miei professori, sono costretta a piegarmi ai suoi desideri... inginocchiarmi ai suoi desideri, più esattamente.

Giulia la rossa
1 anno fa · 833 letture · 2

Cazzo, mi si strizza lo stomaco, tra un momento un altro liquido esce dalla mia bocca…

Lei è attraversata da un tremito. «Cosa… cosa stai…»

«Secondo te?»

Le mie dita scivolano nella vagina di Frida, bagnata e calda. Scaccio dalla mente che è esattamente come la mia… no, non lo è affatto… Non fa nessuna resistenza, è come se le infilassi in un calzino. Inizio a fotterla muovendole avanti e indietro, ruotandole un po’ in un senso e nell’altro.

La puttana si sdraia sugli avambracci. «Ti… sembra di leccarmela?»

«Chiudi quella bocca, stronza…» È tanto se non ti sto prendendo a pugni su questa specie di ferita fetente.

Frida non strepita, non si arrabbia. Anzi, si rilassa un po’.

Vuoi vedere che dovevo insultarla pesantemente già dall’inizio e adesso sarei io con la sua testa sotto la mia gonna?

Appoggio la mano libera sulla commensura in cima alla vulva e premo con forza, come se volessi far uscire il clitoride dalla sua tana. La ragazza emette un gemito, si getta una mano sulla bocca, ha gli occhi spalancati.

Ti piace, eh, troia? Mi sa che Gianna, quando ti prende a legnate, non ci pensa a farti queste cose.

Frida si sdraia sulla cattedra, ansima come un mantice.

«Non fermarti, troietta!»

«Finiscila!» Schiaffeggio la figa con forza. «Piantala di chiamarmi così, stronza!»

La bibliotecaria part-time sobbalza ed emette un grido soffocato. Il movimento di un braccio fa cadere per terra il portafoto, da oltre la cattedra proviene il suono di legno che impatta sul pavimento e vetro che si incrina. Frida non ha la minima reazione, non se ne accorge nemmeno.

Mi afferra per i capelli con una mano e mi trattiene contro il suo inguine. «Non fermarti, Giulia».

Sentire il mio nome uscire dalle sue labbra mentre geme è disgustoso. Tre giorni fa, quando a pronunciarlo era mio fratello mentre lo facevo godere, mi sembrava il suono più bello al mondo, ora sembra un insulto…

Com’è possibile non lo so, ma la figa della stronza inizia a puzzare ancora di più. Respirare è un’agonia. Tra un momento sono certa che rigetto il pranzo, se non mi do una mossa…

Il clitoride di Frida fa - alla buon’ora, prendiamocela calma, eh – la sua comparsa. Allunga la sua testa fuori dalla tana. Con questo, mio fratello mi stende quando me lo lecca, lo accarezza, lo prende in bocca, lo succhia… lo tratta come io faccio con il suo cazzo quando lo spompino… ma di certo non mi metto in bocca quello di Frida.

Aumento la forza e la velocità delle due dita che uso per fotterla e altre due le uso per prendere il clitoride. Lo sfrego.

Frida si contorce, geme come una folle. Tra un po’ anche lo schermo piatto andrà a fare compagnia al portafoto, se continua a muoversi come un serpente a cui hanno schiacciato la testa. Prova a parlare, ma sembra stia soffocando.

Se continua a fare tutti questi versi, tra poco entrano i due in biblioteca a controllare se non è in corso un sacrificio umano – il mio, in effetti -. Sarà meglio farla venire del tutto e concludere questa farsa.

Spingo la punta delle dita contro le pareti della vagina di Frida e – ah, merda… - mi metto in bocca il suo minuscolo cazzetto. Il naso mi finisce in quel disastro di peli ispidi. Mi pungono il viso, un paio si infilano nelle narici… Porca troia, mi faccio la depilazione laser alla passera, non dovranno mai più esserci peli sul mio inguine!

Chiudo gli occhi, succhio, lecco la punta, trattengo il vomito.

Frida si blocca, il clitoride e la sua figa si scaldano, si irrigidisce e c’è un tonfo sul tavolo. Non c’è più rigidità.

Apro gli occhi e allontano il viso da quel gatto morto rimasto sotto il sole. Sfilo le dita dal corpo di Frida, liquido cola fuori e scompare nella foresta amazzonica. Cazzo, mi dovrò tranciare medio e indice della mano sinistra, mi rivolta vederli bagnati di quella roba…

Con quelli dell’altra mano mi gratto il naso, non voglio che mi siano rimasti peli nelle narici, che continuano a prudere.

Frida è sdraiata scomposta sulla cattedra. Sembra la tipica vittima di un assassinio all’interno di una serie tv crime, anche se il suo petto piatto si solleva con una frequenza maggiore del normale.

Non so se essere felice di aver scoperto che so far godere anche una donna, o se essere disgustata che l’ho scoperto con questa stronza. Mi sfugge una smorfia: più la seconda, in effetti.

Mi pulisco le dita sulla maglia di Frida e rindosso la mia. Non sono mai stata così felice di nascondere le mie tette. Mi allungo sul tavolo per prendere il mio tablet. Per fortuna è solo caduto sul retro e non ci sono danni.

Frida mi afferra il braccio. È rossa in volto e suda. Mi guarda e apre la bocca. «Io… possiamo… potrei lasciare Gianna e metter—»

Strappo il braccio dalla sua morsa. «Ma non pensarci nemmeno!» La incenerisco con lo sguardo. «Ma neanche se ti facessi il bagno tutti i giorni e ti disboscassi in mezzo alle gambe!»

Mi ritraggo e raggiungo la porta. Afferro la maniglia.

La bibliotecaria part-time si solleva esalando un sospiro. Si appoggia sugli avambracci. Mi fissa, le labbra sono ritratte e si vedono i denti. «Non permetterti, Giulia. Ti ricordo che i miei genitori sono i tuoi prof—»

Sollevo la mano dalla maniglia e le mostro il medio. «Ma andate tu e i tuoi genitori a farvi riempire di legnate da Gianna, e poi fatevi inculare». Prendo dalla tasca la tessera della biblioteca che rinnovo da quando ho sei anni, la strappo e lascio cadere sul pavimento i pezzi. «Qui non mi vedi più». E se ti vedo io per strada passo sull’altro marciapiede.

Esco e sbatto la porta. I due ragazzi nella sala lettura fanno un balzo sulla sedia e si voltano verso di me, lo stupore sul volto. Si staranno chiedendo cos’abbiamo fatto nell’ufficio. Meglio se lo ignorate, se volete dormire, questa notte.

Passo in mezzo a loro. «Non fatevi beccare a usare ChatGPT dalla racchia lì dentro, se non volete passare un brutto momento».

La ragazza che chattava sbatte gli occhi. «Cosa…»

Afferro i libri e le penne sul tavolo, li metto nello zainetto e infilo l’uscita. Adesso mi tocca studiare a casa, con il casino della televisione di mamma e i video di Tik Tok che continua a vedere sul telefonino… Menomale che la scuola sta per finire…


Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.

Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.

Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.

Metti cinque stelle ⭐ E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.

Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.

Giulia la rossa XXX

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Capitolo 9 senza votare

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Giulia la rossa

Sono una ragazza dai capelli rossi con lo sfizio per la narrazione e amore verso il sesso. Ho deciso di unire queste due passioni per scoprire qualcosa di più di me stessa scrivendo racconti erotici con molto sesso e poche censure. Spero possano coinvolgervi ed appassionarvi quanto io mi sono divertita nello scriverli (ma, in fondo, chi non si fa coinvolgere e appassionare dalle avventura di una ragazza dai capelli rossi che viene scopata?)

Altri racconti di Giulia la rossa

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Indice dei capitoli
    Cap. 9

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista