Spingendolo, lo esorto a spostarsi più indietro e con le gambe gli indico che deve sistemare le sue ginocchia in mezzo alle mie; quando la posizione mi pare giusta, afferro il sesso e dirigo la punta verso la mia vulva; quando capisce le mie intenzioni, si assesta un poco sul letto, afferra lui il membro e mi strofina più volte la cappella tra le grandi labbra: il contatto con quella voluttuosa mazza umida mi fa sbrodolare involontariamente e rende ancora più agevole il passaggio dell’asta che, lentamente, si impossessa della mia vagina.
Quando sento che la cappella colpisce l’utero, comincio una strana danza per portarlo ad allargare le cosce fino a consentire alle mie di collocarsi tra le sue, me lo schiaccio sul corpo quasi a volermi compenetrare e gli faccio cenno di muoversi in su e in giù sul mio corpo per sentirmi posseduta da tutta l’epidermide su tutto il corpo: non ha bisogno di molte indicazioni e comincia a strusciarsi addosso facendo partecipi della copula le mie tette, i capezzoli e, innanzitutto, il ventre e il monte di Venere, il clitoride ritto e sporgente dalla vulva ed infine la vagina nella quale il sesso si muove quasi entusiasta.
Godo come un’ossessa e sento che anche lui gode: mi chiedo allora se voglio l’esplosione conclusiva; e mi dico che no, che il ragazzo merita un regalo per come ha aderito al ruolo di grande copulatore, senza esserlo, in realtà.
“Se continuiamo così, io non resisto ancora molto.”
Mi dice: io allora stringo le cosce, blocco il movimento del sesso e gli chiedo se ha pensato ad un modo eccezionale di eiaculare; sta pensoso per qualche attimo, poi …
“Nel sedere …”
Dice quasi in un soffio.
“Pensi di farlo a pecorina o faccia a faccia?”
La domanda lo sconvolge; decido di scegliere io e di guardarlo in faccia mentre mi penetra nell’ano.
Lo faccio sfilare ed alzarsi, raccolgo un cuscino e me lo sistemo sotto le reni, sollevo in alto le gambe finché poggio sul letto quasi solo con le spalle; poi lo invito a penetrarmi analmente.
Un po’ esitante, accosta l’enorme cappella al buchetto e comincia a spingere.
“Piano … mi fai male … aspetta un poco … ecco … riprendi”
Diligente e volenteroso segue le mie indicazioni e la sua mazza entra lentamente nelle mie viscere; lui crede che io abbia voluto far godere lui; ma non sa quale piacere trovo nel sentire un bastone di carne, per quanto grosso e nodoso, che mi viola l’intestino e va a stimolare papille del mio corpo ancora non toccate dal piacere sessuale: il suo membro ha questo effetto e non glielo nascondo: a mano a mano che lo sento penetrarmi, mi lascio andare al piacere con lamenti, gemiti e urla per lui insospettati e nuovi di zecca, per me la conferma di un coito anale meraviglioso di cui godo con tutto il mio essere
“Ti piace?”
Qualunque cosa gli chiedo, si limita a fare cenno di si con la testa e ad atteggiare il viso a smorfie di piacere.
“Riesci a vedere il sesso che mi entra nel sedere? Ti eccita? E’ bello il mio sedere? Mi avvisi quando stai per godere?”
Ci sono momenti nel rapporto sessuale in cui mi piace anche comunicare con il partner del momento, anche se è solo una copula occasionale; ma con un ragazzo come lui è ancora più affascinante perché mi rendo conto che al tempo stesso lo eccito e lo spavento: e questo rende ancora più straordinaria la mia eccitazione.
“Sto per venire!!!!”
Sussurra quasi in un respiro.
“Si, sto per godere anche io, forza, facciamolo insieme!”
E ci riusciamo: io scarico dappertutto, su me, su lui, sul letto, gli umori più intensi del mio piacere, mentre sento che nel mio sedere si sta scatenando uno tsunami di sperma, frutto probabilmente di lunga astinenza e di grande eccitazione per la copula attuale; a mano a mano che si rilassa, sento il membro perdere consistenza finché scivola via quasi naturalmente dall’ano (per la verità, enormemente spanato, vista la dimensione che comunque conservava il membro che era ‘scivolato’ via).
Gli chiedo dov’è un bagno per lavarsi e mi indica una porta fuori: un po’ seccata, mi copro alla meno peggio con la vestaglietta recuperata da terra e scappo nel bagno (un piccolo servizio, in realtà) dove posso solo scaricare nel water lo sperma che rischiava di colarmi fuori e asciugarmi dopo con un po’ di tovagliette igieniche; mentre ancora lui cercava in qualche modo di rivestirsi, afferro la mia borsa, vado alla macchina e quasi scappo via; tornata all’albergo in tutta fretta, mi precipito sotto la doccia e subito dopo scendo alla reception, dove Carmine mi avverte che nel pomeriggio incontrerò l’avvocato; ci sarà anche Peppino, mi precisa.
Il pranzo scorre veloce; al momento del caffè, mi raggiunge Peppino che mi fa dare una rapida occhiata al documento che hanno stilato per la cessione; di fronte alle mie esitazioni, mi avverte che ne ha già inviato copia a Brescia, al mio amico avvocato, e che posso sentire anche lui prima di accettare; lo faccio immediatamente; il suggerimento che mi da, di accettare la proposta, mi conferma che Peppino è persona degna di fiducia; mi ritiro in camera e avverto che mi chiamino quando arriverà l’avvocato; puntualmente, alle tre e mezza vengo avvertita che tutto è pronto; dopo una rapida rinfrescata, scendo in sala e mi trovo di fronte al più tipico esemplare di burocrate che potessi immaginare: l’avvocato della società è una figura grigia in tutti i sensi, dai modi all’abbigliamento, dal linguaggio alle espressioni; per fortuna è anche molto efficiente e veloce e in pochi minuti la pratica è risolta.
“Allora non mi resta che riprendere la via di casa!”
Esclamo quasi felice rivolta a Peppino.
“Si, anche se noi poi ci rivedremo a Brescia per la sistemazione dell’appartamento.”
“Va bene, intendevo solo che, per ora, ci possiamo salutare qui; domattina conto di partire assai presto.”
“Buon viaggio, allora!”
Mi congeda Peppino con un lieve bacio sulla guancia.
Vorrei salutare anche Sebastiano ma mi avvertono che è la sua giornata libera e non verrà fino a domani pomeriggio; chiedo a Carmine di salutarlo e mi accomiato anche da lui; mi ritiro in camera, quasi come rifugiandomi; e ripasso gli ultimi due giorni con la ventata di emozioni che mi hanno portato, dalla ‘rimpatriata’ allo scatenamento sessuale, dal ‘pellegrinaggio’ nel passato alla ‘quasi vacanza’ in un ambiente ancora (per poco, forse) abbastanza vivibile e sereno; senza molti rimpianti mi preparo al ritorno e comincio a pregustarmi una nuova vita, in condizioni alquanto più serene, nella città che da molti anni è ormai la mia.
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