Vai al contenuto
Erotika
Emigranti · Cap. 9
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 9 di 9 26 min di lettura

Emigranti – Trenta anni dopo 3

Dopo avere scopato coi testimoni indiretti della sua grnde storia d'amore del passato, la signora va a chiudere il cerchio nel bosco dove scopa con un forestale, diverso dal primo ma convergente nello spirito; chiuso il pellegrinaggio e conclusi gli affari, torna a casa

geniodirazza
1 anno fa · 334 letture · 0

Emigranti – Trenta anni dopo 3

Entrando in camera, Seba ci trova così: io completamente nuda piegata a pecorina sul letto con un arnese che mi martella incessantemente il sedere e lui in piedi dietro di me che picchia con forza il ventre sulle mie natiche, mentre dalle chiappe gli sbuca il manico di un dildo di grosse dimensioni; si ferma sorpreso per un attimo; e Peppino è velocissimo a sfilare il membro dal mio sedere, facendomi urlare dal dolore (un arnese duro strappato via da uno sfintere provoca più dolore dello stesso arnese quando viola per la prima volta lo stesso sfintere!); con la stessa rapidità si strappa dal sedere il dildo e lo butta su una sedia; e si lancia sulla patta di Seba come un lupo affamato si lancia sulla preda appena conquistata: in pochi secondi, gli sfila la cintura, abbassa insieme pantaloni e mutande; ingoia letteralmente il sesso ancora barzotto; e comincia a succhiarlo come un gustoso bastone di caramello.

Mi riprendo anche io, mi avvicino ai due e comincio a togliere a Seba la camicia che mi dà via libera ai suoi pettorali; strofino le tette contro le sue e con le dita accarezzo i capezzoli che si irrigidiscono al’istante; anche l’asta subisce una netta impennata e Peppino deve rallentare per non rimanere soffocato dalla mazza che gli è cresciuta in gola; bacio appassionatamente Seba sulla bocca, mentre Peppino, sotto di lui, provvede a liberarlo da pantaloni e mutande; tutti e tre ormai nudi, ci accostiamo al letto; spingo Seba sul letto e Peppino si precipita a prendere di nuovo in bocca il membro che per un attimo aveva abbandonato; con una manovra contorta, ma pensata a lungo, sposto il mio basso ventre sulla faccia di Seba che intuisce e prende a leccarmi vulva e sedere; con altre contorsioni, rivolgo la testa al ventre di Peppino e mi prendo in bocca il suo membro.

Comincia così una triplice fellatio in cui non è possibile stabilire per ciascuno degli attori se sia maggiore il piacere che prova ad essere succhiato o quello che gli dà succhiare; per quello che mi riguarda, ho sempre amato le azioni ad una sola direzione: succhiare non mi fa godere l’essere succhiata come il sentirmi strappare l’anima dalla vagina con un’abile succhiata mi impedisce, al tempo stesso, di godermi un sesso risucchiato fino in fondo alla gola; ma quella situazione è talmente intrigante che tutto è piacere allo stato puro; dopo un po’ di tempo trascorso a carezzare, leccare, succhiare, farsi penetrare in profondità fino quasi a  soffocare, Peppino sembra prendere una decisione.

“Ora ti voglio nel sedere.”

Dice a Seba e si sistema gattoni sul letto per farsi penetrare; l’altro non si fa pregare; gli si accosta in ginocchio alle spalle, appoggia la cappella all’ano e con una spinta decisa sprofonda nel retto fino ai testicoli: il dildo aveva già provveduto ad aprire la strada; e i numerosi orgasmi miei che gli erano passati sul sedere avevano in parte lubrificato il condotto; ma mi lascia comunque senza fiato la semplicità con cui il sedere di Peppino riceve la mazza che io avevo provato con qualche difficoltà e certamente con dolore: lui invece non fa una piega e, girate le mani indietro, lo prende per le anche e se lo spinge contro per accentuare la penetrazione; lo guardo meravigliata, mio malgrado.

“Te l’avevo detto che per me era di grande importanza prendermi nel sedere il membro straordinario del mio primo grande amore; è quasi come prima, quando ero entrato nella logica di violentare la donna che mi aveva sottratto una parte di quell’amore; non ce l’avevo con te, ma volevo riprendermi dalla vita qualcosa che sentivo perduto.”

“Giusto! E allora mi pare più giusto anche questo!”

Commento e, dicendolo, mi accovaccio davanti a lui col sedere diretto al suo sesso; infilo la mano tra le cosce, prendo la mazza e me la infilo direttamente nello sfintere che ancora mi duole per la violenta uscita precedente.

Ancora una volta, Peppino sembra scatenarsi, quando si rende conto che il suo membro viola il sedere di una femmina.

“Certo, hai ragione; è proprio così: io adesso sto prendendomi nel retto il sesso del figlio di Nicola e sto infilando il mio membro nel sedere della sua amante migliore: non poteva esserci situazione più completa.”

Rispondo come avevo fatto prima, cominciando a provocarlo per scatenare tutta la sua libidine.

“Dai … scopami … fammi vedere che vali … spaccami il sedere … squarciami le budella … spanami lo sfintere … montami a sangue … sfoga la tua libidine nel mio sedere …”

A mano a mano che incito, sento la sua voglia farsi maggiore e il sesso premermi sempre più a fondo nell’intestino al punto che qualche colpo mi fa persino male; ma la libidine che si è scatenata prende ormai tutti e tre: Seba che picchia con ardore il suo enorme arnese nel sedere di quello che è, involontariamente, diventato il ‘suo’ amante; Peppino, che martella il mio sedere con il suo sesso non indifferente; ed infine, io, che godo soprattutto nel gestire e dirigere quella sessualità sfrenata.

Un colpo più violento, il membro che mi si inchioda nel sedere e Peppino che urla con voce soffocata ‘Godo, godo … sto esplodendo!”; gli fa eco immediatamente Seba ‘Vengo … vengo!’ Io non ho neppure bisogno di comunicarlo perché comincio a squirtare addosso a Peppino mentre lui mi inonda l’intestino di sperma e si prende, intanto, quella, assai più abbondante, di Seba.

L’esplosione conclusiva ci ha distrutto letteralmente: Seba fa fatica a sfilare il membro dal sedere di Peppino e, una volta libero, si sdraia a fianco a me per riprendere fiato; Peppino deve assorbire le emozioni della mazza presa nel sedere prima di riuscire a rilassare il membro che mi ha piantato in corpo; quando si sfila e si sdraia anche lui, dall’altro lato, sono io a rilassarmi e a stendermi a corpo morto sul letto, nel punto stesso dove sono stata posseduta.

“Che situazione meravigliosa!”

E’ il commento di Peppino; lo accarezzo sul viso per dimostrargli solidarietà nel giudizio e l’intenso piacere che ancora mi cullo addosso; Seba non fa commenti ma dalla rilassatezza del corpo si deduce che ha goduto moltissimo; Peppino va in bagno per liberarsi dello sperma preso in corpo e degli umori che gli ho schizzato sul ventre; Seba ne approfitta per sussurrarmi.

“Io tra poco devo andare via.”

E, di fronte al mio sguardo interrogativo.

“Ti ho detto che ho avuto un approccio positivo con mia madre. Se torno presto voglio proprio copularci.”

“Sono felice per te; domani spero che mi racconterai. Se ci pensi, hai avuto proprio una bella esperienza sessuale: prima io, l’amante privilegiata di tuo padre; poi Peppino, il grande amore misconosciuto; e, alla fine, anche tua madre. In pratica, ti sei preso il meglio della storia di tuo padre. Forse era proprio questo che volevi. Anche per questo, sono felice per te.”

Per tutta risposta, mi accarezza una guancia.

Intanto Peppino è rientrato ed io decido di lanciare l’ultima provocazione.

“Decidiamo che ognuno torna al suo lettino o ci facciamo un ultimo giro di giostra?”

Seba ha qualche perplessità, ma l’entusiasmo di Peppino lo travolge e mi si lanciano addosso insieme.

Dico a Seba di sdraiarsi supino sul letto, gli monto sopra e comincio a strusciarmi su lui; Peppino si butta sul membro e lo prende in bocca, dietro la mia schiena, per farlo tornare rapidamente duro; Seba non ha bisogno di sollecitazione e dopo poco la sua asta si erge superba; guido la cappella verso la mia vulva, infilandomi la mano tra le cosce, e comincio a muovermi sul sesso in un saliscendi ad alta tensione erotica; quando sento che l’asta è tutta piantata nel mio ventre, mi siedo sopra ed impongo a lui di stare fermo; mi abbasso a baciarlo e lo obbligo a succhiarmi le tette giunte la livello della sua bocca.

“Voglio provare una doppia.”

Sussurro; e Peppino capisce il mio intento, si accosta alle mie spalle, punta l’asta all’ano e spinge; ma l’asta non entra, impedita com’è dalla mazza enorme di Seba che mi riempie il ventre e impedisce altri ingressi; Peppino va in bagno e torna con il lubrificante che ha già visto sulla mensola; me ne spalma abbondantemente sull’ano e dentro lo sfintere, infilando prima una e poi due dita; se ne spalma in abbondanza anche sul sesso; al tentativo successivo, la sua mazza penetra lentamente; mi sento letteralmente squartare: mai avevo provato una sensazione così violenta di apertura delle carni: i due sessi in contemporanea sono decisamente troppo anche per condotti dilatati come i miei.

Ma nessuno dei tre vuole arrendersi e sento, sotto di me, Seba che preme il sesso contro l’utero con forza sovrumana; Peppino, alle mie spalle, che spinge la mazza come se fosse l’ultima speranza di vita; ed io che metto in atto ogni conoscenza e mezzo per attivare i muscoli interni, dilatarmi al massimo e lasciarmi penetrare: alla fine il bastone passa, con un mio urlo disumano; i due si fermano per un attimo a lasciare che il mio corpo si adatti alla penetrazione e poi cominciano a muoversi in armonia: uno spinge dentro mentre l’altro tira fuori ed io sento tutto il ventre scosso da emozioni che non sono più il dolore ma continui piccoli orgasmi che si sommano e preparano l’esplosione violenta; lo strofinio tra i due membri, separati da un velo di tessuto molle, raddoppia il piacere della penetrazione; la pressione su aree nuove della vagina e del retto accentua il mio godimento; il gioco del dentro - fuori continua per un bel po’ ed io sento l’eccitazione dei due salire alle stelle insieme alla mia.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista