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Erotika
Emigranti · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 20 min di lettura

Emigranti 2

L'ingenua ragazza riceve gli insegnamenti pratici da un amico sincero

geniodirazza
1 anno fa · 394 letture · 0

Emigranti 2

Per la mia chiacchierata con Donatella scelsi un primo pomeriggio afoso, di quelli in cui tutti si tappano in casa per la siesta.

Forse le bastò guardarmi per capire e fece in modo da essere libera per l’intero pomeriggio.

“Ho capito a che si riferisce la caccia!”

Esordii; alzò gli occhi dal ricamo che stava elaborando e mi guardò con aria interrogativa.

Le parlai degli avvenimenti a cui avevo assistito e le dissi che davvero mi sentivo sprovveduta anche di fronte ad un ragazzo come Nicola.

“Buono, quello! Ancora pochi mesi di libertà, poi dovrà partire anche lui per la Svizzera e, come è successo a molti, dovrà dimenticare la bella vita attuale.”

“Però, intanto è una bella preda da cacciare!”

Stavolta rise più apertamente.

“Vuoi avventurarti in una caccia dall’esito molto incerto o cerchi un percorso di conoscenza più agevole?”

“E’ chiaro che vorrei imparare senza rischiare molto!”

“Allora il tuo obiettivo non può essere Nicola; non ora almeno, perché con lui devi essere molto cauta e prudente se non vuoi rischiare faide paesane.”

“Tu cosa suggerisci?”

Ormai mi sentivo intrigata e volevo ad ogni costo arrivare a una soluzione che mi aiutasse a capire me stessa, il mio corpo e i rapporti con gli altri.

“Molte volte ho dovuto sbrogliare situazioni come la tua.”

Il tono di Donatella era quasi di comprensione, forse di complicità e comunque di amicizia

“L’unica soluzione è stata sempre quella di fare sperimentare certi percorsi che alla fine sarebbero serviti nel matrimonio ma anche per le avventure all’esterno del matrimonio.”

Non potevo fare altro che pendere dalle sue labbra.

“Genny!!!!”

Urlò verso il resto dell’appartamento; per qualche minuto non successe niente e restammo zitte l’una di fronte all’altra; poi si affacciò sulla porta un giovanotto di bell’aspetto e dal fisico solido.

“Lui è mio fratello Gennaro, Genny per gli amici.”

Poi, rivolta a lui.

“Genny, questa è Cristina, quella che ha sposato Antonio. Ha bisogno di qualche tuo insegnamento.”

Mentre lo diceva, guardò verso di me con aria interrogativa; capii che chiedeva la mia conferma, sorrisi a Genny, mi alzai ed andai a baciarlo sulle guance.

Ma Genny mi abbrancò nella vita, mi strinse e incollò la sua bocca alla mia.

Era la prima volta che baciavo un uomo: Antonio, in tutti quei giorni, mi aveva montato tre volte a notte ma non mi aveva fatto nessun altro cenno di affetto.

Mi trovai quasi spaventata a sentire la sua lingua che forzava le mie labbra per insinuarsi nella mia bocca.

La presenza di Donatella mi imbarazzava, paradossalmente, e mi ritrassi quasi spaventata; lei capì e, con la mano, fece cenno al fratello di andarsene; lui mi prese per mano e mi accompagnò fuori della porta ma solo per entrare nella stanza adiacente che chiuse a chiave alle nostre spalle.

Anche se non avevo chiara coscienza di quello che avveniva, mi rendevo conto vagamente che quello era forse in momento in cui stavo per essere effettivamente sverginata, grazie all’esperienza di Genny, verso conoscenze e scelte che favorissero la mia maturità.

Quindi, pur essendo sostanzialmente spaventata, mi preparai a qualunque possibile sviluppo.

Faceva molto caldo, quel giorno, e avevo indossato solo una gonna ampia con cintura in vita e, sopra, una camicetta con bottoni; di intimo, avevo solo una dozzinale mutanda senza reggiseno, senza calze e un paio di sandali.

Genny aveva una tuta leggera e zoccoli ai piedi.

Appena nella stanza, mi riprese per la vita, mi strinse a sé, tornò a premere le labbra sulle mie e mi forzò con la lingua per entrare; mi aprii e lo lasciai entrare nella mia bocca che perlustrò a lungo con la lingua appuntita e morbida che mi faceva provare uno strano solletico tra le gambe.

“Fai anche tu come me.”

Mi suggerì staccandosi per un attimo; ed io infilai con forza la mia lingua nella sua bocca e presi ad intrecciarla con la sua.

Il gioco di lingue mi stimolava i capezzoli che si inturgidirono premendo violentemente contro la stoffa della camicetta; e, fra le cosce, la vulva cominciò e prudermi innescando un desiderio di toccarmi o di farmi toccare.

Mentre io combattevo la mia personale battaglia di lingue con la sua, Genny mi prese le natiche con ambedue le mani e spinse il bacino fino a farmi sentire il suo osso pelvico contro il pube; contemporaneamente, un’asta grossa e dura mi premeva contro le cosce e verso il ventre.

Mi venne in mente il sesso di Nicola che Peppino aveva stretto in mano e poi preso in bocca e nel sedere e che già mi aveva ricordato quello che Antonio ogni sera mi sbatteva con violenza nella vagina; capii che era il suo membro a rizzarsi e a indurirsi (lo avevo visto fare a Nicola) e che si preparava ad entrare dentro di me.

Intanto, però, mi solleticava la vulva che sembrava reagire con gioia provocandomi fitte violente in tutto il ventre e via su fino al cervello.

D’un tratto una delle mani di Genny si spostò dal mio sedere e si insinuò tra i nostri corpi fino alla camicetta che sbottonò velocemente per mettere a nudo le mie tette; l’altra mano, invece, slacciò la cintura e si infilò nella gonna e nelle mutande: la sensazione del palmo della sua mano che attraversava accarezzandola la linea tra le natiche mi provocò una fitta più acuta delle altre ed un piccolo orgasmo; quando poi un dito si fece strada prima sull’ano e poi tra le labbra della vulva, le fitte si fecero innumerevoli, tutte di seguito e sempre più acute finché urlai il mio primo orgasmo vero; Genny fu pronto a soffocare l’urlo con un bacio intenso.

Mentre cercavo di riavermi dalla mia prima esperienza di orgasmo, lui si staccò dalle mie labbra per prendere in bocca un capezzolo che cominciò a succhiare con desiderio e passione; poi mi leccò tutt’intera l’aureola e la tetta.

“Anche l’altra!”

Lo supplicai mentre quasi venivo meno dal piacere.

Non se lo fece dire due volte e cominciò a leccarmi anche l’altra tetta.

Cominciai a sbrodolare come un rubinetto rotto e quasi mi vergognavo all’idea di quello che mi scorreva dalla vulva tra le cosce.

Quasi per pareggiare i conti, infilai le mani sotto la blusa della tuta e incontrai il suo torace leggermente peloso; accarezzai il suo busto e lo percorsi tutto quanto, davanti e dietro; Genny si cavò l’indumento dalla testa e ‘Succhiami anche tu i capezzoli’ mi invitò; lo feci con gioia e mi accorsi immediatamente che ogni leccata era una fitta dentro la mia vulva con orgasmi piccoli e brevi ma continui.

Per la rapidità degli avvenimenti, non mi ero quasi resa conto di dove fossimo; in un momento di stasi, notai che eravamo in una camera da letto con un lettone da una piazza e mezza, senza sponde, e un grande armadio con grandi specchi su una parete.

Genny si staccò per un momento, afferrò la gonna in vita e con un solo gesto la abbassò a terra; scalciai per spingerla via; mi fece arretrare di qualche passo e mi spinse supina sul letto. Ero ansiosa di sapere cosa mi aspettasse e, istintivamente, pensavo alla scena vista tra Nicola e Peppino, per cui ritenevo che mi avrebbe fatto prendere il suo sesso in mano.

Invece, quando fui distesa, mi sfilò delicatamente le mutande, divaricò con dolcezza le ginocchia, si inginocchiò su di me e cominciò a leccarmi l’interno delle cosce.

La sua lingua accarezzava la pelle metodicamente, dal ginocchio alla vulva per tornare indietro e ricominciare il percorso da un altro punto; ogni solco tracciato era una scossa elettrica continua che cominciava dal ginocchio ed esplodeva quando la lingua lambiva le grandi labbra senza percorrerle.

Dopo un tempo che mi parve interminabile, allo stremo della pazienza, presi con forza la sue testa e la schiacciai con violenza sulla vulva.

Docile e servizievole, cominciò a leccare le grandi labbra, prima la sinistra e poi la destra; quando finalmente la punta della lingua varcò le piccole labbra, dovetti mordermi una mano per non urlare a tutto il paese il mio immenso orgasmo.

Quando poi prese tra le labbra il mio clitoride e cominciò a succhiarlo divenni un’invasata e mi agitai per tutto il letto come un’ossessa.

Genny rallentò il ritmo, si sollevò dal mio ventre e prese a massaggiarmi tutto il corpo, in particolare le tette e i fianchi; dopo avermi fatto rigirare sul letto, dedicò le stesse cure alla mia schiena ma soprattutto al mio sedere che prese a leccare con gusto entrando più volte nell’ano con la punta della lingua.

I miei orgasmi si susseguivano senza limiti né di numero né di intensità.

La memoria del rapporto tra Nicola e Peppino mi fece pensare che la mossa successiva poteva essere quella di Genny che mi infilava nell’ano la sua mazza; avendo visto come aveva reagito il ragazzino, ero sicura che non avrei avuto problemi; e certamente non me ne sarei fatto nessuno.

Prima di andare avanti…

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