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Erotika
Emigranti · Cap. 8
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Capitolo 8 di 9 21 min di lettura

Emigranti – Trenta anni dopo 2

Oltre a scopare col figlio dl suo antico amante, la signora incontra un vecchio amico dello stesso , già a quel tempo evidentemente frocio, che la scopa anche se gay o, come lei preferisce pensare, da bisesuale abituato a prendere più che a dare; i due amanti le riproponngono intero l'amore che visse alla sua prima esperienza vitale

geniodirazza
1 anno fa · 309 letture · 0

Emigranti – Trenta anni dopo 2

Alla reception trovo un signore piuttosto elegante al quale Seba fa cenno verso di me: capisco che mi aspettava.

Lo sconosciuto mi si avvicina con fare amichevole.

“Ciao Cristina.”

Poi, vedendomi decisamente perplessa.

“Non ti ricordi?”

Faccio cenno di no con la testa.

“Peppino … al tuo servizio.”

Con fare galante accenna un baciamano.

“Peppino … perbacco … non potevi essere che tu.”

Esclamo e lo abbraccio con affetto.

“Come stai?”

“Io benissimo; ma mi pare che anche tu sia proprio in forma. E’ vero che sei qui per la storia degli appartamenti?”

“Sarà pure cresciuto, San Rocco, ma resta sempre il paesello dove si sa tutto di tutti!”

“No, in questo ti sbagli. Io, oltre ad essere piccolo azionista dell’Agenzia, sono anche il loro architetto di riferimento. Quindi, capirai che seguo anche la tua vicenda; e ti posso assicurare che non è stato facile rintracciarti.”

“Ma è meraviglioso!!! Quindi tu riesci a fare l’architetto da San Rocco.”

“No. Le mie radici e la mia sede di riferimento sono a San Rocco; ma passo gran parte dell’anno in giro per il mondo dietro al mio lavoro.”

Lo guardo con curiosità; lui capisce le mie perplessità.

“No, non ricordi male; sono orgogliosamente omosessuale, ho avuto ed ho le mie storie, anche importanti; ma le vivo lontano da qui.”

“Non volevo essere indiscreta. Piuttosto, se sei l’architetto di riferimento forse puoi dirmi che intende fare la direzione.”

“In che senso?”

“Beh, piuttosto che vendere, io preferirei scambiare gli appartamenti di San Rocco con uno grande a Brescia, dove vivo da trent’anni. Credi che posso proporlo?”

“Certo, Anzi, saranno felici di accordarsi in questo senso. Abbiamo a Brescia belle proprietà e c’è almeno un attico che ti starebbe da Dio. Anzi, se arrivate ad un accordo, mi impegno a risistemartelo io, assolutamente gratis, e perfettamente adatto a te.”

“Ti ringrazio. Ma per questo abbiamo tempo. Piuttosto, che fai? Pranzi con me?”

“Molto, molto, molto volentieri.”

“Dammi dieci minuti per rinfrescarmi e intanto ordina, a tuo gusto anche per me.”

Quando mi siedo al tavolo, il pranzo è già ordinato e, come ho già avuto modo di rendermi conto, il cibo è di qualità superiore e il vino scende piacevolmente. Dopo pranzo, invito Peppino ad appartasi con me nella stanzetta che già avevo conosciuta; e noto che Seba ha nei suoi confronti un atteggiamento di disgusto, quasi come se la condizione di omosessuale lo turbasse; guardo con aria interrogativa Peppino e lui mi sussurra a fior di labbro.

“Lascia stare: è giovane!”

Ma io non sono d’accordo a lasciar stare e parto all’attacco.

“Sai; Peppino, in questi anni quando pensavo a noi - a te, a me e a lui - mi veniva in mente un famoso romanzo che fu anche un film, ‘Rebecca, la prima moglie’.”

“Non mi pare che sia molto calzante come paragone.”

“La storia no; ma il titolo si. In fondo tu sei stata in qualche modo la prima moglie a cui io ho preso il maschio …”

“Beh …  è un po’ pesante; io ho perso poco quando Nicola ha cominciato a copulare con te.”

“Poco!?!? … ma se lo spompavo fino all’osso …”

“Si … e poi lui correva a farsi perdonare e si faceva succhiare e mi penetrava nel retto fino a farmi sanguinare per riaffermare il potere sulla ‘sua schiavetta’. Più tu lo dominavi, più lui correva a possedermi.”

“Quindi tu sapevi praticamente tutto di me e di lui … “

“Certo; so benissimo che è stato proprio in questo punto che la vostra storia è cominciata e che in questa stanza si è consumata; potrei addirittura raccontarti quante volte lo avete fatto, come lo avete fatto e tu come reagivi.”

Sono sorpresa e un po’ delusa; ma sorrido soprattutto per la lealtà e la chiarezza di Peppino.

“Certo, dovevi essere assai innamorato … “

“Non di Nicola, con lui i sentimenti non attecchivano”

“Questo lo so, perché anch’io sono diventata come lui, con una madre che mi incitava a sopportare, con un marito che mi montava come una bestia, anzi peggio di una bestia, e con un amante che aveva come timone della vita il suo membro e correva dietro a qualunque mano lo masturbasse, a qualunque bocca disposta a succhiarlo, a qualunque vagina si facesse riempire e qualunque sedere si facesse sfondare. Ho imparato a non mettere amore per le persone ma solo per il piacere che posso ricavarne.”

“Io invece ho creduto sempre all’amore. Mi sono innamorato del sesso di Nicola - bada bene, del suo sesso, non di lui - quando ancora ero un ragazzino e neppure sentivo pulsioni sessuali. Vedere la sua mazza farsi gigantesca al tocco della mano mi faceva credere quasi ad un miracolo e rimanevo incantato per tutto il tempo di una masturbazione; quando poi esplodeva l’orgasmo e vedevo partire dalla punta fiotti di sperma che andavano a schiantarsi a quasi due metri di distanza, mi prendeva la frenesia di assaporarla, di farmela spruzzare sul corpo e sul viso, di spalmarmela sulla pelle. Quando mi disse perentoriamente ‘Prendilo in mano’ ebbi un colpo al cuore: eravamo sul solaio e c’erano anche Carmine e Checco; mi accostai quasi tremante e gli presi in mano il sesso con un’emozione che ancora ricordo fisicamente; lui mi prese il polso e mi guidò nella masturbazione; quando esplose l’orgasmo, il cuore mi si fermò per un attimo, dall’emozione, e portai il sesso alla bocca per ingoiare lo sperma; detto tra noi, era tanta che rischiai di soffocare e dovetti dirottarla per terra.”

“Ma, quindi, con Carmine e Checco facevate gruppo fisso?”

Annuì.

“Anche loro allora sono stati sempre al corrente?”

Accennò di nuovo di si con la testa.

“Che maledetto! E aveva giurato di mantenere il segreto …”

“A quello che dice Nicola, anche oggi, non bisogna credere per niente.”

Di sott’occhi guardavo Seba che si fingeva impegnato a spolverare mobili ma aveva le orecchie ben tese ai nostri discorsi; ormai ero morbosamente curiosa.

“E dopo quella prima masturbazione?”

 “Beh, tante e poi tante e poi tante altre manipolazioni. Io ero la ‘sua schiavetta’ e quando chiedeva ero pronto a tirarlo fuori dal pantalone, farlo indurire come l’acciaio e fargli una masturbazione strepitosa; anche più volte al giorno, in qualunque posto, non appena gliene veniva la voglia.”

“Quindi è vero che sei stata la prima moglie innamorata e forse anche fedele.”

“Quello si, senza alcun dubbio: da bravo ‘macho’, Nicola non accettava neppure l’idea che qualcun altro mi toccasse; ero e dovevo rimanere solo ‘sua’.”

“E gli altri due compari come si regolavano?”

“A parte il fatto che a quel tempo Carmine e Checco avevano - come del resto io - piselli minimi e ancora non eiaculavano, la consegna era poi categorica e assoluta: guardare, masturbarsi ma non sognarsi neppure di toccare; in pratica, nella mia lunga esperienza, non ho mai toccato nessuno dei due.”

“Tu sai che io una volta ho assistito ad un vostro incontro in terrazzo?”

Mi fece no con la testa con somma meraviglia.

“Beh, adesso sai che tutto è cominciato da quella volta che vi sorpresi sul terrazzo senza che ve ne accorgeste; direi che facesti ben altro, oltre alla grande masturbazione.”

“Ah, si; subito dopo venne l’ordine perentorio ‘leccalo’. Io ero spaventato perché ‘quella cosa’ la facevano solo le prostitute; ma visto che ormai ero la ‘sua’ troia e che già il sapore dello sperma lo conoscevo, mi abbassai a lambirlo con la punta della lingua, per poi infilarmelo direttamente in bocca. Fu un’emozione tremenda, sentirlo vibrare tra lingua e palato; credo di essere andato in estasi per qualche attimo; poi Nicola cominciò a pomparmi in bocca e provai fastidio, fino ai conati di vomito. Lo fermai decisamente e lui si calmò e cominciò a spingere in gola con più delicatezza. Ero estasiato dalla sensazione del sesso in bocca che vibrava e mi sollecitava le papille di tutto il cavo orale. Le ginocchia mi si piegarono dal piacere quando avvertii dalle vibrazioni che si avvicinava il momento più intenso, quello che aspettavo da sempre, l’eiaculazione in bocca. Quando arrivò, fu un’esplosione di fuochi d’artificio nel cervello, nel cuore e nelle viscere; appoggiai la lingua sulla punta per regolare il flusso e mi feci scorrere in gola tutto il contenuto dei testicoli che si svuotavano dentro di me. Fu una apoteosi di sesso, un’estasi dei sensi.”

“Poi gli desti anche il sedere.”

“Ah, che ricordi! per qualche settimana mi alternai tra masturbazione e fellatio, ogni volta inventandomi cose nuove per stimolare la sua eccitazione. Quando quella domenica pomeriggio mi disse ‘Oggi ti monto nel sedere’ lo abbracciai con amore, al pensiero di realizzare il mio sogno, farmi entrare nel sedere quel meraviglioso bastone di carne.”

“Come si comportò?”

“Non ti riesce di intuirlo? In quei momenti era peggio di tuo marito Antonio. Membro duro appoggiato all’ano, mi abbrancava per le anche e mi tirava verso di sé, mentre col bacino spingeva per dare forza alla penetrazione, senza preoccuparsi di lubrificare o di entrare piano per non squarciarmi. Quando mi sentì lanciare il primo urlo - assolutamente disumano, credimi, perché la cappella mi aveva lacerato il buchetto decisamente troppo piccolo e stretto per una mazza come la sua - solo allora si spaventò e si fermò. Successivamente, per fortuna, avrebbe imparato a leccarmi il buco a lungo: e ti dirò che ci sapeva anche fare, con una lingua lunga e sottile che entrava fin oltre lo sfintere, quasi nel retto. Infatti tutte le penetrazioni successive furono lente, dolci e piacevoli. Solo la prima risultò dolorosa; ma io ero disposto a tutto per prendermelo dietro.”

“Quindi, in qualche modo ti dimostrava affetto e un po’ di rispetto … “

Prima di andare avanti…

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