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Erotika
Emigranti · Cap. 9
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Capitolo 9 di 9 26 min di lettura

Emigranti – Trenta anni dopo 3

Dopo avere scopato coi testimoni indiretti della sua grnde storia d'amore del passato, la signora va a chiudere il cerchio nel bosco dove scopa con un forestale, diverso dal primo ma convergente nello spirito; chiuso il pellegrinaggio e conclusi gli affari, torna a casa

geniodirazza
1 anno fa · 334 letture · 0

L’esplosione è improvvisa, anche se è stata perseguita e ricercata per tutto il tempo; e sembra bruciare gli ultimi residui di coscienza di tutti e tre; sento Seba esplodermi nell’utero una sua enorme eiaculazione che, ad ogni spruzzo, mi scatena un orgasmo nuovo; dietro, Peppino mi inonda il retto e provo uno stimolo feroce a defecare, mentre il suo sperma mi lava l’intestino; resisto e aspetto; alla fine, crolliamo impilati l’uno sull’altro; Peppino cede per primo: il suo membro s’ammoscia, scivola via dal sedere ed io lo spingo giù sul letto; lentamente, mi sfilo anche dal sesso di Seba, mentre dall’ano e dalla vulva mi colano giù fontane di sperma che si riversano sul letto; e mi scavalco dal suo corpo per distendermi a fianco; rapidamente, Seba approfitta dello stato di deliquio di noi due per rivestirsi e imboccare l’uscio, con un ultimo saluto della mano e un ‘grazie’ sussurrato e fior di labbra.

Vado in bagno a lavarmi almeno sedere e vulva che ancora colano sborra; quando ho finito, torno in camera e trovo Peppino che, sdraiato sul letto, guarda il soffitto con aria trasognata.

“Che ti prende?”

Chiedo.

“Ancora non ci credo: mi sono fatto penetrare nel retto dal figlio di Nicola e ti ho penetrato nel sedere due volte in una sera.”

“E con questo?”

“Tutta una vita in due ore, dalla mia omosessualità tradita al mio bisogno di fare sesso ancora con Nicola, pur se attraverso il figlio che, detto tra noi, è anche assai meglio come amatore.”

“Questo te lo avevo già anticipato; per quel che riguarda il rapporto con me, un sedere è un sedere, non importa se di femmina o di maschio; e tu credo che ne abbia già provati, di sederi. Il problema sarebbe se tu mi scopassi in vagina.”

“Problema per chi?”

“Mah … per te, ovviamente, che ti fai tanti scrupoli; per me sei prima di tutto e soprattutto un organo sessuale da prendere in mano, in bocca, nel sedere o in vagina, dovunque, con la sola condizione che mi faccia godere.”

“E se io adesso ti proponessi di penetrarti in vagina?”

“E’ una minaccia o una promessa? Qui ci vuole proprio, questo luogo comune. Se ancora ne hai la forza - e lo sperma - fammi godere e mi faccio penetrare in tutti i buchi.”

Non scherza, Peppino: mi prende per la vita e mi fa piombare sul letto accanto a lui; comincia a limonarmi come un vero macho: mi bacia con intensità e mi fa sentire la sua lingua in tutta la bocca, mentre con le mani mi stimola i capezzoli e la vulva, contemporaneamente; mi sdraia supina e mi sale addosso, sempre continuando a baciarmi e leccarmi tette, ventre e vulva.

Quando si rende conto che sono ‘calda’ al punto giusto - anche perché colo dalla vulva come da un rubinetto rotto -  si colloca fra le mie cosce, accosta la cappella alla vulva e spinge dentro: lo sento entrare dolcemente, lentamente, quasi volesse godersi e farmi godere intensamente la penetrazione; i muscoli della vagina cominciano a contrarsi e vibrare spingendomi verso un nuovo, imprevedibile orgasmo; quando la cappella urta la cervice e capisce di avermi penetrato fino in fondo, comincia a pomparmi con maestria e voluta lentezza: ogni tanto spinge a fondo d’improvviso e con violenza; in quei momenti mi sembra che la vulva mi esploda con l’orgasmo che si avvicina; ma, subito dopo, si ritrae e rallenta, solleticando dolcemente la vagina con tutta l’asta.

Va avanti per un poco in questo gioco: piccoli tratti di delicatezza e poi, di colpo, alcune spinte violente che mi scatenano piccoli orgasmi: quando ritiene di non essere in grado di proseguire a lungo il gioco, mi monta con frenesia dieci, venti, trenta volte, ed esplode in un orgasmo eccezionale; lo sperma che mi colpisce la cervice fa esplodere contemporaneamente il mio orgasmo che non è il più forte ma è certamente il più dolce della serata; rimaniamo distesi un poco, l’uno a fianco all’altro; poi lui si solleva a sedere, scende dal letto e recupera il suo kimono, il suo dildo e le sue pantofole.

“Se ne hai voglia, puoi anche dormire qui.”

Gli suggerisco.

“No, grazie; non riesco a dormire nel letto di un altro. E adesso ho veramente bisogno di riposare un poco. Grazie per questa straordinaria serata; grazie per tutto quello che in poche ore mi hai dato. Ci vedremo domani ma solo per gli adempimenti burocratici. Poi, più avanti, ci vedremo anche a Brescia, ma solo da amici.”

“Grazie a te per la disponibilità e per l’amicizia. Ho bisogno anch’io, ogni tanto, di buone sensazioni.”

“Buona notte.”

Mi dice, mentre già è sulla porta.

Come è mia antica abitudine, la mattina appena sveglia, comodamente seduta nel mio personale ‘pensatoio’, mentre scarico dal corpo tutte le scorie, cerco anche di porre in ordine i pensieri e di preparare la scaletta degli impegni per il giorno.

Se si eccettua l’appuntamento pomeridiano con l’avvocato, non ho incombenze da assolvere; ma proprio l’idea di incontrare l’avvocato mi porta inevitabilmente a riflettere sul senso di questo viaggio, nato come obbligo burocratico e risoltosi in una serie di sensazioni (dovrei dire ‘emozioni’ ma la parola mi spaventa, in qualche modo) che interessano tutta la fase della mia vita fino alla ‘fuga’ a Brescia: le case dove ho vissuto la fanciullezza (quella dei miei genitori) e la mia giovinezza (quella del matrimonio); Donatella che mi ha ‘svezzato’ (con la complicità del fratello Genny) al sesso libero da impegni matrimoniali o derivati; la casa degli spiriti con il ricordo di Nicola e il ‘transfert’ sul figlio Sebastiano; l’incontro straordinario con Peppino un tempo antagonista ed ora amico: insomma, mi sembra di aver attraversato tutta la mia esperienza e di potere essere contenta di essermi riappacificata con me stessa o, almeno, con la parte di me che era rimasta a san Rocco.

Un dato però mi sembra mancare al quadro d’insieme: in realtà, a parte la ‘lezione di sesso’ di Genny (e, quindi, Donatella), la mia prima vera esperienza in totale autonomia era stata nel bosco con il forestale sconosciuto, prima prova di ‘un colpo e via’ che nel tempo avrei praticato con grande gusto; mi pare allora che il mio ‘pellegrinaggio’ non sia completo se non torno nel bosco a verificare le ‘sensazioni’ che posso ricevere da quel posto che, a prima vista, mi è sembrato il più stravolto dal nuovo, anche se mantiene caratteristiche di zona verde assai interessante.

Decido allora di andare a vedere sul posto: faccio rapidamente colazione e avverto che sarò di ritorno per il pranzo; prendo la macchina dal garage e mi avvio al bosco; quando arrivo alla curva da dove partiva il sentiero, scopro che ora c’è una strada asfaltata che si inoltra nel fitto verso la cresta dei monti e che una serie di cartelli turistici indicano il lago (che trent’anni prima nessuno aveva mai visto e di cui si aveva notizia come di una favola) il ‘belvedere’ con la caserma della forestale ed altre specificità per specialisti (sentieri particolari, percorsi di salute ecc.)

Seguo la direzione della forestale, che per il mio ‘pellegrinaggio’ era una sorta di meta, e dopo poche centinaia di metri incontro una piccola deviazione asfaltata, anch’essa opportunamente segnalata, che conduce ad una spianata su cui domina una costruzione alpina, di pietra e legno, che intuisco essere la caserma: in realtà, arrivata al parcheggio, scopro che si tratta piuttosto di un punto di ristoro (incluso un bazar per souvenirs e piccolo supermercato) con tavoli e sedie ricavati da tronchi direttamente in loco: il posto è piacevole e ameno, anche se ha perso tutto il senso della naturalezza che ricordavo.

Nella speranza di ritrovare (sul posto e nella memoria) il punto in cui feci la prima masturbazione al forestale e quello dove, poco tempo dopo, mi feci possedere con grande entusiasmo, vado a curiosare sul bordo del bosco osservando gli alberi quasi uno ad uno; ma è praticamente impossibile orientarsi in un ambiente che in trent’anni si è completamente trasformato, aggiungendo, togliendo, ingrandendo, rimpicciolendo: insomma, quello non è più quasi il posto delle mie prime esperienze di sesso libero.

Sto ancora indugiando ad esplorare con la vista il bordo del bosco, quando da dietro alla casa vedo apparire un giovanotto decisamente ben piantato: intuisco che deve essere uno dei forestali e lo saluto vezzosamente; mi risponde con un largo sorriso; senza neppure dover fare molte domande, mi spiega che il locale è chiuso per turno e che nella piccola caserma annessa è rimasto temporaneamente da solo per cui non può essermi di molto aiuto se ho bisogno di qualcosa; gli rispondo che non sono lì per particolari esigenze e che, nel caso, lui sarebbe stato certamente adeguato; mi guarda perplesso e capisco che la voluta ambiguità della risposta lo ha colpito ma che non ha inteso perfettamente; si allontana sul retro, svolta dietro la costruzione e sparisce.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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