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Erotika
Emigranti · Cap. 9
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Capitolo 9 di 9 26 min di lettura

Emigranti – Trenta anni dopo 3

Dopo avere scopato coi testimoni indiretti della sua grnde storia d'amore del passato, la signora va a chiudere il cerchio nel bosco dove scopa con un forestale, diverso dal primo ma convergente nello spirito; chiuso il pellegrinaggio e conclusi gli affari, torna a casa

geniodirazza
1 anno fa · 334 letture · 0

Io non riesco neppure a chiarire a me stessa cosa diavolo sto a fare lì, cosa mi aspettassi e cosa ora vorrei che succedesse; trent’anni prima, una ragazza che girasse per i boschi, sorprendesse un uomo che orinava dietro ad un albero e con lui facesse sesso; tutto questo era accettabile e perfettamente comprensibile; ma, trent’anni dopo, a situazioni completamente ribaltate, una donna matura che incontra ai bordi del bosco un giovanotto prestante o si fa avanti e propone qualcosa o rischia di sbattere contro il muro dei pregiudizi: il problema é semplicemente decidere se e quanto ho voglia di fare sesso con il forestale, se e quanto desidero riempire anche quell’ultimo tassello del mio ‘pellegrinaggio nella memoria’ e copulare con un surrogato di quella prima esperienza.

Decidendo questo, tutto deriverebbe logicamente; naturalmente, il calore fra le cosce si fa intenso e comincio e colare senza neanche un pensiero perverso: a scompigliare le carte, riappare il giovane forestale, che però si è tolto camicia e pantaloni e si presenta in tutto lo splendore della sua giovinezza, bello, piantato, muscoloso e intensamente desiderabile; briga in qualche modo davanti a quella che ritengo essere la caserma e mi lancia frequenti occhiate di appetito represso; per parte mia, lo sguardo è calamitato dal pacco che il boxer non riesce neppure a controllare e l’unico pensiero che riesco a formulare è domandarmi cosa proverò a prenderlo dentro.

Quasi intuendo i miei pensieri, il giovane si gira verso il retro dell’edificio e scompare di nuovo; ma stavolta lo seguo e mi trovo davanti ad una porta socchiusa, esattamene nella parte posteriore della costruzione: non sono certamente nuova, a queste situazioni; ma un vago senso di disagio mi coglie ancora una volta, quando decido di spingere l’uscio ed entrare: non so affatto che accoglienza mi aspetta e non vorrei fare una figuraccia, se mi dovesse respingere perché la divisa lo inibisce, perché mi considera troppo vecchia o per qualsiasi altro motivo.

Ma, come al solito, quando sono in ballo, io ballo, semplicemente lo faccio.

Quindi, spingo la porta ed entro.

L’ambiente è spartano, per non dire povero: un letto da una piazza e mezza, un armadio pesante e senza stile, proprio da vecchi montanari, qualche sedia e due comodini; ma il giovanotto da solo illumina il tutto col vigore dei suoi muscoli, con la bellezza dei lineamenti, col colorito roseo che urla gioia di vivere; non deve essere molto esperto visto il disagio notevole che manifesta di fronte alla mia ‘intrusione’; ma l’istinto della nave-scuola che già in molte altre occasioni mi aveva favorita mi rende sicura che è il momento buono per svezzare un inesperto (se non addirittura un vergine) e che certe fortunate coincidenze non vanno sprecate.

Per buona sorte (o forse per scelta inconscia) ho indossato un abitino semplice senza chiusure se non una cintura in vita, aperta la quale, resto completamente nuda avendo rinunciato anche all’intimo; appoggio la borsa su una sedia, gli vado vicino e gli stampo la bocca sulla bocca mandando la lingua ad esplorare tutto l’interno fino alle tonsille; dopo un attimo di smarrimento, mi ricambia entusiasta cingendomi la vita e piantandomi contro il ventre la verga che è esplosa immediatamente in un’erezione monumentale: gli passo le mani dietro la schiena e vado ad afferrare le natiche dure come marmo stringendolo contro di me finché il membro non mi si strofina contro le grandi labbra; riporto indietro la mano destra e la insinuo fra i nostri corpi per andare ad afferrare il sesso, da sopra il boxer, per sentirne il calore e la potenza che promana.

Quasi applicando a menadito una lezione che apprende progressivamente, mi accarezza la schiena dall’alto in basso e va ad afferrare le mie natiche con ambedue le mani: la sua stretta è così forte che mi solleva quasi da terra e fa giocare il mio inguine sulla sua asta; mentre io mi stacco un poco per abbassarmi a baciargli il petto e succhiargli i capezzoli, lui infila la mano tra di noi, aggancia la cintura e scioglie il nodo; senza esitare; mi scuoto dalle spalle il vestito e sono tutta nuda tra le sue braccia.

Credo che la sua emozione sia pari a quella del bambino che apre il sacco dei regali a Natale e trova tutto quello che aveva sognato e che non sperava: mi bacia e mi lecca il viso e le orecchie, poi scende sulla gola e si perde nell’incavo delle clavicole; si sforza ancora di abbassarsi, senza smettere di tenermi arpionata per il ventre al suo, e scende lentamente e sensualmente verso le tette che - belle sode, piene e grandi per loro natura - gli devono apparire un’immensa montagna di libidine per anni inseguita; le lecca amorosamente: ‘Succhiale’ gli suggerisco e si scatena con le labbra a cercare di strappare un impossibile latte da mammelle inadatte a produrne: sento il piacere sciogliersi nei capezzoli e lo seguo mentre scende a precipizio verso la vulva ed esplodo in un primo, leggero orgasmo che sembra comunicarsi al suo arnese, che si rizza ancora più potente fra le mie cosce: mi faccio allora un dovere di prendere il boxer dai due lati e spingerlo verso le ginocchia; si decide a coordinarsi e lo abbassa ancora di più finché lo può lanciare via scalciando; a quel punto, afferro la mazza di carne e la poggio delicatamente tra le cosce, appiccicata ai peli della vulva, serrandolo fra le grandi labbra e facendo in modo che strusci contro il clitoride rizzatosi come un piccolo pene eccitato.

Decido di essere nave-scuola fino in fondo; gli prendo la testa e la riposiziono su una tetta.

“Lecca, succhia e mordicchia ma delicatamente, senza farmi male.”

Forse ha proprio bisogno di una guida: esegue diligentemente e io sento scatenarsi nel mio petto una turbinio di scosse elettriche che mi attraversano il ventre fino alla vulva e da lì vanno a fulminare il cervello; perdo quasi il senso dello spazio e del tempo; l’unica sensazione è la libidine che mi inonda; l’unico problema è godere al massimo; ma il ragazzo è troppo giovane per resistere a lungo ad un trattamento troppo elaborato; lo fermo e lo guido verso il letto dove lo faccio sdraiare; monto in ginocchio accanto a lui e mi impossesso del suo sesso come fosse un trofeo di guerra: pochi colpi con la mano e lo sento guizzare sempre più eccitato, sul punto di esplodere.

“Riesci a resistere ancora?”

“Si, non c’è problema: ho una certa abitudine a frenarmi.”

“Quando ti masturbi?”

“… Si …”

“Ok; cerca di farmi godere molto.”

Mi abbasso su di lui e comincio a baciare il membro dai testicoli - tesi, gonfi, pronti a scatenare un’autentica eruzione di sperma - attraverso l’asta su cui si possono contare e seguire anche i capillari più sottili, tanto è tesa, fino alla cappella rossa, enorme, gonfia come un grandissimo fungo pronta a violare qualunque piccola fessura si offra.

Dopo aver lambito tutta l’asta, arrivata alla cappella, allargo la bocca allo spasimo e la spingo dentro, verso la gola, titillando le papille di tutta la cavità; provo anche a solleticarla con la lingua, ma è davvero così grossa che non c’è spazio per muovere adeguatamente la lingua; lo muovo in bocca per un po’ e cerco di succhiare al massimo l’enorme cappella; poi mi accorgo che rischia di eiaculare e mi fermo, perché il gioco è solo all’inizio; per dargli anche il tempo di recuperare, mi stendo al suo fianco, spalanco le cosce, prendo la sua testa per i capelli e la forzo ad appoggiarsi sul mio ventre.

“Leccami!”

Gli ordino; e il ragazzo ubbidiente comincia a percorrere con la sua lingua calda e grossa prima l’interno delle cosce poi la vulva; dimostrando grande duttilità, prende a leccare con devozione la vulva tutto intorno, fino al monte di Venere, poi ridiscende e si dedica con amore alle grandi labbra: inserendo due dita, apre al massimo la vulva e lecca delicatamente le piccole labbra, finché arriva sul clitoride e intuisce che è là che deve insistere: ‘Succhiami’ gli suggerisco e diligentemente lo prende in bocca e comincia a succhiarmi come una ventosa; i fremiti di piacere cominciano a percorrermi sempre più intensi e ravvicinati finché, inevitabilmente, gli esplodo in bocca un orgasmo straordinario; lecca, succhia e ingoia tutto dimostrando anche un grande godimento.

Non appena mi riprendo dal languore dell’orgasmo, lo afferro per le braccia e gli indico di salirmi addosso: mi viene sopra e si sposta sul mio corpo finché incontra le mie tette; afferro il membro e lo colloco nello spacco tra i due meloni; li prendo ai lati con le due mani e li spingo a stringere dentro il sesso; gli faccio cenno di cavalcarmi così e lui lo fa: dalle smorfie del suo viso, capisco che è una goduria sentire scivolare nel morbido delle tette il suo arnese d’acciaio e spinge sempre più verso il mio viso, per cui, quando mi rendo conto che è possibile, apro la bocca e faccio in modo che la spinta dei reni mi porti direttamente in bocca la cappella, unendo la sensualità della fellatio al piacere della spagnola; la sua espressione è quella di chi sta intravedendo il paradiso: avrei quasi voglia di concludere lì e di farmi eiaculare in bocca e sulle tette: ho goduto abbastanza per me e potrei anche fermarmi; ma la soddisfazione di vedere la sua gioia della copula mi spinge ad andare più avanti: facendo forza sui suoi pettorali, lo convinco a sollevarsi e staccare il sesso dal mio seno.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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