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Erotika
Emigranti · Cap. 8
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Capitolo 8 di 9 21 min di lettura

Emigranti – Trenta anni dopo 2

Oltre a scopare col figlio dl suo antico amante, la signora incontra un vecchio amico dello stesso , già a quel tempo evidentemente frocio, che la scopa anche se gay o, come lei preferisce pensare, da bisesuale abituato a prendere più che a dare; i due amanti le riproponngono intero l'amore che visse alla sua prima esperienza vitale

geniodirazza
1 anno fa · 309 letture · 0

Dopo l’aperitivo Peppino mi chiede se sono disposta ad affrontare i pettegolezzi del paese passeggiando con lui sul corso; lo prendo sottobraccio e ci avviamo all’uscita.

Effettivamente dagli sguardi dei cittadini, dai commenti a fior di labbro, ma soprattutto dalle persiane chiuse ma palpitanti di vita si capisce che siamo l’oggetto del pettegolezzo e non so se per la coppia mai vista prima, se per il mio abito ‘troppo’ in quell’ambiente o se per la particolarità di Peppino - di cui tutti conoscono i gusti ‘perversi’ - con una bella donna per molti sconosciuta.

Sulla piazza, quasi inesorabilmente, incontriamo Donatella, che ci abbraccia affettuosa e commenta.

“Che bella coppia!”

“Già, come Bonny e Clyde.”

Aggiungo ironicamente; Donatella mi saluta con un buffetto sulla guancia che è più di una carezza e svolazza via.

Peppino commenta.

“E’ proprio così, a San Rocco: ufficialmente, siamo una bella coppia, alle spalle, siamo due pervertiti alla Bonny e Clyde.”

“Se ci pensi, però, la situazione è la stessa anche a Brescia o a Milano.”

Decidiamo di fregarcene e lo prendo nella vita come fossimo due fidanzatini alla prima uscita.

“Seba mi ha detto che stasera sarà della partita.”

“Si; e non ho neanche dovuto forzarlo, si è proposto da solo.”

“Ti avevo detto che è meglio del padre, soprattutto pronto a capire e a fare sue le cose. Ha il limite dei preconcetti paesani, proprio quelli di cui parlavamo adesso; ma quelli nei miei confronti mi ha detto di averli cancellati; e credo che abbia cancellato anche quelli nei tuoi confronti.”

“Ok; vuol dire che sarà un bel dopocena. Non ti nascondo che mi emoziona non poco l’idea di copulare col figlio del mio primo grande amore; tu che l’hai già sperimentato, che sensazioni ne ha ricavato?”

“Senza dubbio è un momento di forte impatto; però, in primo luogo le nostre situazioni erano e sono diverse; in secondo luogo, io ho diluito le emozioni in almeno due momenti; mi pare di averti già detto che prima ci siamo limitati ad una masturbazione reciproca e poi abbiamo copulato alla grande. Inoltre, l’incognita maggiore per te è il rischio di farti coinvolgere dal sentimento; se riesci a mantenerti nei limiti della pura sessualità sarà tutto più facile.”

“Hai ragione; comunque, spero molto nel tuo aiuto.”

“Puoi contarci.”

Abbiamo intanto ripreso la via verso l’hotel e ci sediamo a cenare.

La cena si svolge nella massima cordialità; tra le altre cose, Peppino è un ottimo conversatore e con lui non si rischia certo la noia; dopo la cena, Seba ci prepara il solito angolo riservato con liquori e dolcetti; ci sediamo sul solito divanetto per due; dopo qualche tempo, faccio in modo da sollevare il vestito fino ad avere il sedere quasi nudo e, se non in vista, almeno accessibile immediatamente: Peppino nota il movimento e, senza esitazione, infila una mano sotto il vestito, dietro la mia schiena, e si infila direttamente nel solco tra le natiche da cui scende lentamente fino all’ano; prima che io stessa me ne possa rendere conto, due dita si sono infilate nella mia vulva, raccolgono gli umori che già trasudano abbondanti e si vanno ad infilare direttamente, ben lubrificati, nello sfintere che reagisce con potenti pulsioni al ventre; i primi piccoli orgasmi mi squassano la vulva; con la scusa di togliere una pagliuzza, mi infila una mano nel vestito e va a carezzare un capezzolo già dritto come un fuso; sono sconvolta da queste iniziative “etero” di Peppino; ma ne sono anche molto eccitata.

La situazione si fa calda, in tutti i sensi; anche perché in quel momento si presenta Seba e si pianta diritto davanti a noi, in parte per entrare nel gioco, ma più ancora per coprire la visuale dalla porta; naturalmente, Peppino ne approfitta per abbandonare il mio sedere, aprirgli la patta e tirar fuori il membro, che lo lascia quasi stordito; vedo che si ferma ad osservarlo un po’; Seba ne approfitta per sollevarmi dal divano e infilarmi immediatamente una mano fra le cosce fino ad arpionare la vagina in cui infila almeno tre dita (nell’orgia dell’eccitazione non riesco neppure a contarle); non contento, mi tira fuori una tetta e si china a succhiarla.

Peppino, quasi per gelosia, riporta la mano fra le natiche e torna a infilarmi due dita nel sedere titillandomi con passione; per quanto eccitante, la situazione non mi piace: sentirmi manipolata in vagina e sulle tette, da Seba, e nel sedere, da Peppino, senza aver nessun ruolo attivo mi fa sentire in qualche modo usata; mi libero quasi con malgarbo, mi riassetto l’abito sgualcito e decido.

“Ok; per ora basta; riprenderemo con più calma e maggiore discrezione più tardi nella mia camera.”

Anche se, mentre lo dico, sento i miei umori scorrere dalla vulva fin quasi al pavimento; i due si arrendono e si ricompongono.

“Quando stacchi?”

Domanda Peppino a Seba.

“Stasera ho anche la chiusura; almeno ancora un’oretta.”

“Allora ci vediamo sopra da Cristina.”

Saluto Seba con una carezza sul viso e insieme a Peppino vado verso le camere: mi accorgo che lui è particolarmente teso e gli chiedo perché.

“Mi succede sempre ai primi appuntamenti; figurati poi a questo dove spero di farmi sbattere dal figlio del mio primo amore e di potermi divertire un poco con quella che in parte me lo strappò.”

“La motivazione vale anche per me: il figlio e il primo amante del mio primo amante; a raccontarla, non ci crede nessuno. Ma io è da tempo che queste emozioni ho imparato a dominarle e quasi non mi fanno più effetto!”

“Beata te! Ma ora cerchiamo di non pensarci. Che facciamo? Vengo già da te o aspettiamo Seba?”

“No, fai quel che devi e poi vieni da me; io intanto mi rinfresco un poco. Anzi, ti lascio la porta aperta così appena vuoi, entri.”

In bagno, mi strucco, mi sciacquo un poco la vulva, indosso la mia solita vestaglia e mi sdraio sul letto; dopo poco la porta si apre e Peppino entra avvolto in un kimono giapponese di elegante fattura; lo guardo ammirata, scendo giù dal letto e vado ad abbracciarlo dietro le spalle; provocatoriamente, appoggio tra i glutei il monte di Venere e spingo mimando una penetrazione anale; sento di urtare qualcosa all’altezza dell’ano, sposto il Kimono e mi appare un nodoso bastone che emerge tra le chiappe

“Ti sei preso avanti?!”

Commento e mi abbasso a studiare il dildo che si è infilato nel sedere.

“Venticinque centimetri con vibrazione a velocità regolabile: roba di lusso!”

Esclamo provocatoria; faccio scivolare a terra il kimono e la mia vestaglietta, appoggio la vulva al manico del dildo e comincio a spingere; sento che ansima; insinuo una mano e sposto la manopola sulla massima vibrazione; sento le chiappe ballare con tanta energia da trasmettere la vibrazione anche alla mia vulva e provocarmi intensa goduria.

Trema anche col petto; stringo l’abbraccio e incollo sempre più il mio ventre alla sua schiena accentuando la vibrazione di riflesso sulla mia vulva; gli passo le mani davanti e sento il petto villoso; raggiungo i capezzoli e prendo a titillarli: come immaginavo, è molto sensibile in quel punto e comincia a vaneggiare.

“Si … si … ancora … ancora … “

Faccio scivolare le mani sul ventre e incontro il sesso: è molto più duro di quanto potevo immaginarmi in un omosessuale in intimità con una femmina; ed è soprattutto un membro assai notevole; comincio a masturbarlo con tutta la mia sapienza (che non è poca!); ricordandomi della sua auto definizione di ‘schiava’ comincio a rivolgermi a lui con arroganza machista.

“Belle le tue chiappe; te le voglio proprio martirizzare; … che buco di sedere : è proprio spanato, ma io te lo devo rompere ancora di più, deve essere mio!”

lo sento agitarsi in preda ad una vera sofferenza, ma so che è piacere puro.

“Adesso ti faccio vedere io come ti spacco il sedere, come ti squarcio l’intestino, come ti lacero lo sfintere!”

Ormai è entrato nella parte ed è quasi scatenato; picchio quasi con violenza sul manico del dildo; me lo faccio penetrare nella vagina, tanto sono appiccicata a lui; e sento che si apre sempre più, al di là di ogni limite umano.

All’improvviso, si volta, mi afferra per le braccia e mi obbliga a piegarmi sul letto; mi sbatte con violenza il membro sulle natiche, me lo struscia con forza sull’ano e spinge per farlo entrare, ma lo sfintere non cede; rabbiosamente, sposta la cappella in giù e la infila nella vagina, fino all’utero, con violenza; ma ritira subito fuori la verga e, lubrificata come esce, riposiziona di nuovo la cappella sull’ano, spinge quasi con violenza e la mazza mi sprofonda dentro fino alla radice.

“Ecco, grande troia, ecco come ti possiedo; … ecco come ti sfondo, ti rompo, ti lacero, ti squarto …  così impari a rubarti il maschio che è mio …”

Lui è decisamente molto eccitato e, mentre mi violenta il sedere, spinge con una mano il dildo in fondo nel suo intestino per prendersi due piaceri contemporanei; anche io, però, sono sovreccitata ed accolgo la sua mazza nel sedere con grande soddisfazione: non è più grossa di tante che ne ho prese nella mia vita; ma la situazione surreale di un amante in qualche modo ‘tradito’ che si vendica di chi lo ha offeso spaccandole il sedere è di una eccitazione enorme: ed io me la godo fino in fondo; anzi, all’apice del piacere mi trovo a squirtare con violenza bagnando il ventre a lui e le natiche a me.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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geniodirazza

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