Facendo un ultimo sforzo, mi solleva dal tavolo e mi sposta sul letto dove piombiamo a corpo morto ma senza interrompere neppure per un attimo la penetrazione che ci congiunge: il suo sesso vibra ancora a lungo nel mio intestino ed io me lo accarezzo coi muscoli interni fino a che lo sento ridursi quasi alla metà della dimensione con cui era entrato; rilassandosi ancora, comincia a scivolare fuori dal retto; in un momento di resipiscenza, prendo dal comodino dei fazzoletti di carta e li appoggio tra ano e membro, sperando di arginare il flusso di sperma; ci riesco per buona parte, poi Seba prende dal bagno un asciugamano e me lo pone sotto al sedere.
Ci guardiamo appassionati.
“Mai fatta una cavalcata così.”
Dico; e lui.
“Ma non hai detto che con mio padre avevi fatto di tutto e di più?”
Mi esce spontaneo.
“Stupido! E credi che avrei fatto tante storie per fare con te qualcosa che già avevo fatto con altri?”
“No; scusami; scherzavo, ma forse ho esagerato.”
“Scusato. Vuoi fare una doccia?”
“Per lavare il tuo sapore dal mio corpo? No grazie, preferisco portarmelo ancora finché è possibile”
“Adesso vai a casa?”
“Si, mia madre non si rasserena se non mi vede rientrare.”
“E se annusa qualcosa?”
“Difficile; lei sembra ormai al di là e al di sopra di tutto. Valeria, piuttosto … “
“La tua ragazza?”
“Si; se sapesse si sentirebbe tradita.”
“E naturalmente è impossibile spiegarle che si è trattato solo di sesso e di suggestioni da antiche storie.”
“Già … a proposito: ma quanto c’entra, in quello che è successo tra noi, la storia con mio padre?”
“La mia amica psicoterapeuta ci impiegherebbe almeno tre o quattro anni di studio per chiarire; ed è già troppo impegnata a cercare di capire quanto la mia storia - genitori bigotti e stupidi che mi costringono a un pessimo matrimonio, marito animalesco ottuso, amante intenso ma senza prospettive e poi trent’anni di copule senza limiti senza obiettivi, senza amore - insomma tutti gli errori della mia vicenda possono avere condizionato certe scelte. Se le porto una meravigliosa cavalcata fatta col figlio del primo amante, addirittura negli stessi ambienti e qualche volta copiando la vicenda; se le racconto tutto questo, o lei impazzisce o mi fa chiudere in manicomio. Ma l’unica verità è che lo volevo, mi è piaciuto e lo ripeterei … a patto che non mi complichi la vita.”
“Ci si vede domani, allora.”
“Si. E forse non ci ricorderemo neppure di esserci già conosciuti.”
Mi sveglio tardi e mi trattengo a lungo in bagno; quando esco, non servono più la colazione e mi accontento di un caffè al bar dell’hotel: Seba non c’è, il suo turno comincia a pranzo.
Mi dirigo a piedi verso la piazza - ormai irriconoscibile - e vedo subito l’insegna dell’Agenzia indicatami nella lettera; entro: dietro al bancone c’è una signora intenta a digitare sulla tastiera di un computer; mi saluta con garbo.
“Buongiorno, desidera?”
Riconosco senza ombra di dubbio la voce di Donatella: invece che davanti alla macchina per cucire, stavolta siede davanti ad un computer, con la stessa efficienza e sicurezza.
Le porgo la lettera ricevuta.
“Lei quindi è la signora Cristina …”
Alza la testa e mi guarda più attentamente.
“Cristina!!!!!! Ma sei proprio tu?!? Quanti anni, Dio mio, quanti anni …”
“Trenta; ma tu non sei quasi cambiata”
Suggerisco io.
“ Se è per questo, tu sei anche senz’altro migliorata. Come stai?”
Esce dal bancone e mi viene ad abbracciare; ricambio con convinzione il suo affetto.
Mi prende sottobraccio e mi guida verso l’uscita; ad una ragazza che stava sull’uscio raccomanda la ‘baracca’ e dice che sarebbe tornata di lì a poco.
Le chiedo dell’avvocato e mi dice che la residenza a San Rocco è solo ufficiale e burocratica; in realtà se ne sta in città e viene in paese solo in alcune ore della settimana o per incombenze particolari ‘come il tuo caso’ aggiunge.
La guardo con aria interrogativa.
Mi spiega allora che, approfittando dell’interesse che intorno alla zona si stava scatenando, l’Immobiliare aveva deciso di sfruttare alcune strutture edilizie per rilanciarle in una nuova dimensione.
Nel condominio dove io e i miei genitori avevamo l’appartamento, tutti gli altri proprietari si erano già convinti a vendere; restavano solo i due appartamenti di mia proprietà e poi avrebbero potuto realizzare il progetto di una struttura multipla con bar, ristorante e varie attività.
“Ma manca comunque la quota di Antonio.”
Obietto.
“No! Tu hai mai firmato un documento di separazione o chiesto il divorzio?”
“No!”
Rispondo categorica.
“Perfetto! Proprio in questi gironi, l’Agenzia è riuscita ad appurare che Antonio è morto in un paese della Germania del Nord per un incidente sul lavoro. Questo vuol dire che tu sei proprietaria unica dei due appartamenti. Se accetti di vendere, il progetto decolla dal mese prossimo. Che ne dici?”
“Quanto tempo pensi che durerà la faccenda?”
“Hai premura?”
“No, mi sono concessa una settimana di vacanza e potrei anche passarla qui.”
“Bene; allora credo sia il caso di dare un’occhiata e decidere se c’è qualcosa che vuoi salvare nelle case. Penserà poi l’Agenzia e fartele avere a Brescia.”
Troppe coincidenze cominciano a piombarmi addosso con il loro carico di suggestioni: il posto dove avevo fatto sesso con Nicola trasformato in hotel dove alloggio per qualche giorno e dove ho copulato con il figlio di Nicola; la persona che mi aveva ‘salvato’ da un ‘matrimonio da emigrante’ e mi aveva aperto gli occhi su altre dimensioni della vita che, ancora una volta, interviene ad indicarmi la strada.
Infine, rivedere la casa dei miei genitori, dove, comunque, mi sarei trovata di fronte a ‘reliquie’ del mio passato; ed anche la mia prima casa dopo il matrimonio che, con tutte le memorie fastidiose - se non dolorose - era comunque un riferimento per le mie radici.
Mi sento alquanto stordita e non sono neanche certa di voler affrontare tutto in una sola volta.
Ma Donatella è ormai una macchina avviata e che non poteva essere fermata; va a recuperare le chiavi dei due appartamenti e si dirige all’edificio che li contiene.
Quasi per un obbligo rituale, le chiedo di Nicola.
“Ormai vive stabilmente in Germania; ha incontrato una donna che possiede una gelateria e, in qualche modo, è diventato un suo uomo di fatica. Al paese è rimasta la moglie, una ragazza che forse hai anche conosciuto ma che sicuramente non ricorderai perché quando sei andata via aveva ancora le treccine. E con lei vive il figlio, suo e di Nicola, Sebastiano, un ragazzo in gamba che ha completato il corso di scuola alberghiera e ora lavora proprio alla ‘Casa delle Streghe’; sicuramente lo incontrerai.”
Non ritengo di farle sapere che ho già conosciuto, anche intimamente, Sebastiano e chiedo invece.
“E Genny?”
Visto che eravamo in clima di rimpatriata, mi pare inevitabile completare il giro.
“Si è sistemato in Svizzera, ha un ristorante ben avviato, è sposato e padre di ben tre figli”
Sorridiamo insieme, stupidamente; ma Genny accasato e padre di figli merita almeno un sorriso.
Le due ore successive passano a fare la ricognizione delle cose esistenti nei due appartamenti.
Le dico di dare in beneficenza tutto quello che ha un qualche valore e scegliamo alcuni oggetti (fotografie, vecchi giocattoli e ninnoli vari) che mi richiamano la mia infanzia; Donatella si impegna a farne un pacchetto da spedirmi a Brescia.
Poiché è ormai ora di pranzo, la saluto con affetto impegnandomi a passare ancora a salutarla prima di andare via; e ritorno all’albergo.
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