Ma non voglio concludere tutto con una semplice fellatio; lo spingo fuori della bocca, abbandono testicoli e membro e mi stendo supina con le gambe appoggiate al pavimento e il sedere sul bordo estremo del letto.
Gli faccio cenno di abbassarsi, si inginocchia, mi divarica con le mani e prende a leccarmi l’interno coscia fino alle grandi labbra; dopo alcuni passaggi che mi fanno montare la libidine alle stelle, finalmente, giunto alla vulva, infila con prepotenza la lingua e prende a leccarmi con foga le piccole labbra e il clitoride; il mio orgasmo gli esplode in faccia.
“Esplodi come un maschio!”
Commenta Seba.
“No, si chiama squirtare ed è l’espulsione degli umori di orgasmo; capita quando un orgasmo è particolarmente intenso.”
Mentre riprende a leccarmi, mi abbranca le tette e prende a massaggiarle; con molta delicatezza prende tra le dita i capezzoli e me li tormenta facendomi provare intense emozioni.
Con la bocca ancora sulla vulva, mi chiede.
“Ti spiace raccontarmi qualcosa dell’anno che hai vissuto con mio padre?”
“Tu sai qualcosa sulle vedove bianche in caccia?”
Mi accenna di si con la testa.
“Bene, queste signore, sposate a uomini che emigravano e restavano all’estero per undici mesi, si ‘consolavano’ andando a caccia di ragazzi rimasti in paese. Si trattava in genere di ragazzini dai dodici ai diciassette anni e non oltre perché poi prendevano la via dell’emigrazione. Le meno fortunate si accontentavano di dodici/tredicenni che potessero usare la lingua e le mani per stimolarle e farle godere; quelle mediamente fortunate potevano contare su quattordici/quindicenni che avevano un pisello in qualche modo utilizzabile; le più fortunate si beccavano i quindici/sedicenni che il sesso lo avevano già sviluppato e potevano farsi sbattere per bene. Poi c’erano le fortunatissime che si beccavano il sedici/diciassettenne più sviluppato con un membro da fare invidia a qualunque maschio; con lui copulavano alla grande fino al rientro dei mariti. Uno di questi, manco a dirlo, era tuo padre che aveva un membro notevole … non come il tuo, però, che è assolutamente fuoriserie”.
Interruppe per una attimo la leccata.
“Sei stata più fortunata delle altre?”
“No, la mia fortuna fu che un giorno lo sentii vantarsi con gli amici, proprio quel Carmine e gli altri due di cui abbiamo fatto cenno, che, dopo aver copulato come un mandrillo l’anno precedente, per l’anno successivo aveva in mente di farsi solo me. Poiché ero nauseata dei modi di mio marito che mi montava come una bestia e non mi degnava della minima attenzione (fa conto che in tutto il matrimonio non mi ha mai dato un bacio) mi organizzai per incastrarlo io. La ‘caccia’ cominciava quando i mariti partivano per l’estero, a fine agosto. Io, qualche giorno prima, preparai la camera, diedi appuntamento a Nicola e, come già ti ho detto, ci masturbammo solo reciprocamente … proprio come abbiamo fatto io e te. Gli dovette piacere molto perché, appena Antonio partì per la Germania, io e Nicola diventammo una coppia fissa; copulammo per undici mesi come se non ci fosse più un domani; a volte restavamo a letto, a cavalcaci come ricci, anche per un’intera giornata. Da una visita avevo appurato che non potevo avere figli e quindi non ci risparmiavamo niente; non c’è stato buco in cui non mi sia entrato; non c’è stata posizione che non abbiamo provato.”
Seba si solleva dalla vulva, scivola letteralmente sul letto, mi si stende addosso e mi penetra.
Sentirlo mi provoca effetti sconvolgenti; la mia vagina sembra tornata vergine, il bastone di carne si insinua con difficoltà e, contemporaneamente, con la sollecitazione di zone del mio utero che forse erano sempre rimaste immuni; quando la cappella urta la cervice, ho uno scatto di dolore, ma poi tutto si trasforma in piacere puro.
Gli raccomando.
“Non venirmi in vagina; voglio qualcosa di grande da te.”
Ma intanto lui mi pompa con passione e metodo: sento la sua mazza attraversarmi la vagina, dall’utero alle grandi labbra fino quasi al punto di uscire; poi rientra con uno scatto violento o con lentezza studiata, ogni volta procurandomi nuovi piccoli orgasmi che si vanno ad accumulare verso l’esplosione finale.
Fermando per un attimo la monta, si abbassa sul mio corpo finché con le labbra raggiunge un capezzolo e prende a succhiarlo quasi con accanimento; lo spostamento del centro del piacere mi provoca nuova e violenta eccitazione.
E’ ormai più di mezzora che Seba mi possiede senza che il suo membro denoti il minimo cenno di flessione.
A quel punto si sfila dalla vagina, mi prende le gambe e mi ruota fino a farmi mettere bocconi sul letto.
Solo in quel momento si preoccupa di recuperare la vestaglia che era finita sotto la mia schiena, me la sfila e la lancia su una poltrona; col sesso ritto si avvicina al mio sedere ed io temo che voglia penetrare nel retto in quella posizione.
“Non ancora: non è ancora il momento di prendermi di dietro!”
Sposta leggermente verso il basso la punta del sesso e ritorna in vagina, stavolta da dietro; ed io provo ancora la sensazione della vulva che viene aperta ex novo con le esplosioni conseguenti di orgasmi.
Mi pompa per qualche minuto; poi mi sussurra.
“Vorrei godere.”
“Aspetta!”
Gli dico quasi preoccupata.
Lo spingo indietro, fuori dalla vulva, e mi rigiro di nuovo supina, gli alzo le gambe fino alle spalle e spingo il sedere in alto fino a poggiare sul letto solo con la cervicale.
“lo vedi l’ano?”
“Certo che lo vedo; e mi pare pure bello aperto!”
“Infilaci la mazza e falla entrare fino in fondo; se è necessario, allargami per fare spazio al tuo ventre fra le mie cosce; quando vedrai il membro ben piantato nel mio sedere, sbattimi fino ad eiaculare!”
Gli occhi di Seba brillano come se si fosse eccitato ancora di più.
Mi prende per le caviglie e divarica un poco le gambe; poi sento la cappella che preme sull’ano; per un momento ho paura che possa squarciarmi con la sua bestia; ma il ricordo di altri coiti anali mi rassicura; certamente non sarà un accoppiamento indolore, ma sono fermamente decisa a dargli e a prendermi una copula da ricordare.
Sento l’asta che entra; la avverto millimetro dopo millimetro e mi sento veramente squarciare l’intestino; provo dolore ma stringo i denti e lo incito a continuare.
“Dai … fottimi … stuprami … rompimi .. fammi ricordare per sempre il tuo sesso meraviglioso che mi spacca il sedere, che mi squarcia l’intestino …. che arnese stupendo … che amante infaticabile … è splendido farsi possedere da te …”
Seba è fuori della grazia di Dio; quando il membro è penetrato fino alla radice nel sedere, mi prende per le anche, mi solleva all’altezza del suo ventre e mi fa agganciare le gambe dietro le sue spalle, mentre io mi aggrappo con le mani al suo collo.
Mi trovo così aggrovigliata a lui, con il solo membro nel sedere e tenerci uniti; tenta un paio di volte di pompare in quella posizione, ma lo sforzo necessario è sovrumano; mi trasporta sul tavolino e mi appoggia sul piano pur rimanendo agganciati con le mani, con i piedi e soprattutto con il sesso nel sedere; la posizione gli consente adesso di pompare agevolmente; comincia a spingere dentro la mazza e a ritirarla fuori fino a farla uscire del tutto; poi la ripiomba dentro con forza e struscia le mie natiche sul suo ventre.
In quell’operazione mi sento aprire totalmente il ventre, l’utero sembra scoppiarmi e il clitoride è duro come un vero pene: ho una serie di orgasmi che mi squarciano una prima volta l’utero, poi la vagina, infine il clitoride: quando sento il membro vibrare nel retto, dall’intestino parte una scossa che colpisce lo sfintere ed attiva l’utero: l’orgasmo che ne scaturisce non ha niente di umano quasi come l’urlo che lancio e lo spruzzo di umori che scaglio sul ventre di Seba che, grugnendo come un maiale, mi esplode nelle viscere un orgasmo che sembra non terminare mai.
