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Erotika
Emigranti · Cap. 6
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Capitolo 6 di 9 20 min di lettura

Emigranti 6

Si fa passare la curiosità di scoparsi un negro molto dotato e concupisce un giovane e morigerato bigotto, nipote del prete, prima di concludere la sua vicenda al paese.

geniodirazza
1 anno fa · 342 letture · 0

“Stai calmo! Non voglio fare niente di male; solo, mi piacerebbe partecipare al divertimento.”

“Ma … tu … sei quella … “.

Balbettò.

“Si sono quella che poco fa si masturbava per te nel cesso. L’ho fatto apposta per continuare con te qui.”

Sembrava incapace di connettere e mi guardava stralunato.

Afferrai decisa il suo giovane sesso e presi a masturbarlo: mi inteneriva la dimensione limitata della circonferenza, che stringevo agevolmente con la mano, e la consistenza serica della carne che mi trasmetteva alle mani uno strano calore che passava direttamente dalla vulva al cervello e tornava alla vulva che si bagnava senza che neppure la toccassi; mandai la mano avanti e indietro per un po’ godendo dell’asta che si gonfiava nella mia mano; lo rimproverai.

“Non restare impalato! Fai qualcosa anche tu!”

“E … cosa posso fare?”

Lo guardai feroce, presi la sua mano e me la infilai sotto la gonna, direttamente nella vulva; sembrò risvegliarsi dal sogno e prese a masturbarmi con maggiore sapienza di quanto mi aspettassi: in breve, colavo umori come un rubinetto spanato.

“Cavolo, sei proprio bravo: chi ti ha insegnato?”

“Mia mamma.”

Disse in un soffio e, di fronte alla mia faccia decisamente sbalordita, proseguì.

“Mio padre non è mai con noi e mamma dice che, piuttosto che far entrare un estraneo nella sua vita, preferisce fare con me le cose che le servono.”

“Ma allora le fai tutto? La lecchi, la masturbi, la possiedi?”

Ogni volta accennava di si con la testa.

“La prendi anche nel sedere?”

Stavolta la testa segnò un no deciso.

“E lei te lo succhia?”

Altro no.

“Come mai”

“Ha sempre detto che ha bisogno di copulare in vagina continuamente ma che nel retto ci ha provato una volta, ha sentito molto male e ha deciso di non farlo più,”

“E per la fellatio?”

“Qualche volta l’ha fatta, ma le fa schifo e preferisce non farla.”

“Ottima scuola. Scommetto che anche spiare nel bagno lo hai imparato da lei.”

Annuì ancora una volta.

”I tuoi hanno problemi grossi adesso?”

Fece spallucce per indicare che non era certo.

“Il parroco di chi è fratello?”

“Di mio padre.”

“Quindi ti hanno spedito dallo zio prete per discutere del loro matrimonio?”

“Non so.”

E forse davvero non sapeva; comunque non ero curiosa e passai al concreto.

“Bene; evviva tua madre che ti ha educato. Tu allora datti da fare, fammi vedere come mi fai godere.”

Per tutta risposta, mi abbracciò stretta, mi infilò la lingua in gola e prese a intrecciarla alla mia; premette il ventre contro il mio; io non avevo lasciato il suo membro che palpitava duro nella mia mano; presi a strofinarmelo sulla vulva da sopra alla gonna; lui spostò lo mani sulle natiche e le strinse con voluttà.

Con la mano libera sbottonai la camicetta facendo mille acrobazie per agire nella stretta delle sue braccia; il mio seno esplose all’aperto; lui lasciò la presa sulle natiche e agguantò una tetta che prese a leccare succhiando avidamente il capezzolo ormai duro come il suo sesso.

Cominciò la sua fase orale sulle mie tette che percorse in lungo e in largo con la lingua succhiandomi a più riprese le aureole appena pronunciate e i capezzoli ben ritti; lo lasciai fare ma intanto, sempre con mille acrobazie, sollevavo la falda anteriore della gonna e, quando la vulva fu all’aperto, ci appoggiai contro il suo sesso giovane e sottile, infilandolo tra le grandi labbra e strusciandolo sul clitoride con continui piccoli orgasmi consecutivi.

Sentirsi colare i miei umori sull’asta accentuava la sua libidine; lasciò la presa sulle tette, mi fece girare e mi obbligò a piegarmi a pecorina; sollevò la falda posteriore della gonna e, inginocchiato dietro di me, cominciò a leccarmi ano e vulva con amore e con foga quasi violenta; sentivo la sua lingua calda lambire l’ano e penetrarci per un attimo per poi uscire e continuare a leccare il perineo e le grandi labbra; sapientemente, prese in bocca il clitoride e lo succhiò come una tettarella: godendo, espulsi anche l’anima e lui bevve devotamente tutti i miei umori.

Qualche rumore giù dalle scale ci diede la sensazione che fossimo a rischio di un grosso scandalo; ma il ragazzo pareva abbastanza sicuro di se; resami conto che in quell’ambiente non era possibile stendersi a terra senza riempirsi di sporco e di polvere, lo feci alzare in piedi, mi strinsi col sedere al suo ventre, mi piegai di nuovo a pecorina, infilai la mani tra le cosce, catturai il sesso dietro di me e diressi la cappella verso la grandi labbra: capita la mia intenzione, mi afferrò sulle anche e spinse col ventre il sesso fino in fondo alla mia vagina.

Non raggiunse l’utero e la sua piccola verga nel canale vaginale un po’ ci ballava; ma i miei muscoli vaginali erano in grado di sopperire e di fargli sentire la stretta e il calore della mia sensualità; cominciò a pompare con passione e quasi con metodo: colpi rapidi e ravvicinati alternati ad altri lenti e distanziati; lunghe soste col membro ritto in vulva, per godere fino in fondo il piacere del sedere sul ventre; poi di nuovo, e all’improvviso, assalti violenti e rapidi; questa alternanza imprevedibile mi scatenava violenti fiotti di umori e orgasmi più o meno intensi; lui sembrava non fermarsi mai.

“Duri parecchio!”

Commentai.

“Mia mamma mi ha fatto esercitare a non eiaculare fino a che lei non mi autorizza a farlo; e mi autorizza solo quando lei ha goduto in maniera soddisfacente.”

“E chiamala scema!”

Fu il mio commento; ma, soprattutto, ero felice della resistenza del ragazzo, che compensava largamente la minore consistenza del sesso, peraltro ancora giovane; decisi di portare il gioco un poco più avanti; spingendolo indietro con le mani, lo obbligai a sfilarsi dalla vulva; mi staccai dalla sua presa, mi girai e mi accovacciai sui calcagni; presi in bocca il verga che era ora all’altezza giusta e lo succhiai verso la gola fino all’ugola; mi fermai per non avere conati; presi a masturbare il membro con le labbra facendolo andare avanti e indietro nella bocca e spingendolo, per precauzione, contro la guancia: sentivo il suo corpo irrigidirsi e temetti che potesse esplodere all’improvviso, senza neanche avvisarmi.

Decisi di interrompere la fellatio; mi alzai e mi chinai di nuovo a pecorina; infilai di nuovo la mano tra le cosce, presi il membro che ora grondava di umori e di saliva e spostai la cappella verso l’ano; lo sentii irrigidirsi per un attimo, poi si rilassò e diede una piccola spinta col bacino; mi allargai con le mani le natiche e portai l’ano in piena evidenza; spinsi anche io col sedere cercando di dilatare lo sfintere dall’interno; la cappella delicata e non immensa sembrò valicare agevolmente la strettoia dello sfintere e sentii l’asta scivolarmi nel retto; la accompagnai con le contrazioni dei muscoli, quasi una carezza masturbatoria dall’interno; lo sentii gemere dolcemente e capii che l’esperienza nuova lo inebriava.

“Da questo momento, puoi godere dentro in qualunque momento; basta solo che un attimo prima mi avverti e godiamo insieme.”

Dalla mia posizione non potevo guardarlo in viso; ma ero certa che avesse gli occhi spiritati di chi ha toccato un cielo sempre sperato, spesso intravisto ma mai ottenuto: senza contare, poi, che il mio sedere era particolarmente bello, sodo, ben disegnato e assai accogliente: non passò molto tempo che lo sentii ansimare.

“Godo … godo … oh, mio Dio, gooooooodooooooo!!!!!!!”

Picchiai con violenza sul clitoride e lo tormentai con foga finché l’orgasmo mi esplose da dentro il ventre e si dilatò fino al cuore e al cervello.

“Vengo … vengo … venngoooooooooo!!!!!!”

Urlai a mia volta quasi all’unisono; non ebbe bisogno di attendere molto, prima di sfilarsi dal retto: appena si furono rilassati i muscoli del retto, l’asta scivolò via libera; io invece dovetti sollevare la gonna e accosciarmi per scaricare a terra il volume di sperma che mi aveva caricato nel retto; insieme, svuotai anche la vescica di un po’ di urina; e forse anche un po’ di cacca, stimolata dal coito anale, scappò fuori insieme. Il ragazzo, intanto, si era rapidamente defilato ed era sceso nella sala comune.

Non avendo di che darmi almeno una rapida pulita superficiale, fui costretta a tenermi sporco il basso ventre finché non raggiunsi i bagni ed usai la carta igienica per darmi una veloce rassettata; quando feci la mia comparsa nella sala dove si preparavano i festoni, una delle fresche spose mi diede di gomito e sussurrò.

“Hai visto Fernando?”

“Fernando chi?!?!”

Ero veramente basita.

“Il nipote del parroco!”

Sembrava scandalizzata che non conoscessi il nipote del parroco.

Ed io scoprii invece che solo adesso, dopo una enorme copula, conoscevo finalmente il suo nome: lui, peraltro, forse non conosceva il mio o forse l’avrebbe appreso allo stesso modo, per un intreccio di pettegolezzi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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