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Erotika
Emigranti · Cap. 6
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Capitolo 6 di 9 20 min di lettura

Emigranti 6

Si fa passare la curiosità di scoparsi un negro molto dotato e concupisce un giovane e morigerato bigotto, nipote del prete, prima di concludere la sua vicenda al paese.

geniodirazza
1 anno fa · 342 letture · 0

Vide alle mie spalle il materasso a terra e mi ci portò sollevandomi di peso: mi adagiò sulla coperta, mi divaricò le gambe facendomi appoggiare i piedi sulla stessa coperta, si inginocchiò e le sue labbra si posarono direttamente sulle grandi labbra: fu un bacio aspirante difficile da raccontare; leccava, succhiava, mordeva e poi tornava a leccare, succhiare mordere; prese tra le labbra il clitoride e lo aspirò profondamente nella bocca: il clitoride lo seguì accompagnato dal mio urlo che segnalava il primo grande orgasmo.

Ma io volevo il membro in vagina: per questo lo avevo sedotto.

“Mettimelo dentro.”

Non so neppure io stessa se fu un’implorazione o un ordine; si alzò, allentò la cintura e fece cadere a terra i pantaloni portando in luce il suo monumento a Priapo, un’asta immensa, lucida, tesa, dritta; accostatosi al materasso, mi spennellò la vulva con la cappella, a lungo, finché non godetti di nuovo e bagnai il suo membro e le mie cosce; sollevandomi di peso, mi spostò verso il bordo, salì in ginocchio sul materasso, si collocò fra le mie gambe, appoggiò la cappella alla vulva e cominciò a penetrarmi.

Le fibre della mia vagina reagivano bagnandosi a mano a mano che quel mostro le invadeva obbligando il canale ad allargarsi al limite della capienza per riceverlo; quelle che non erano già state coinvolte esplodevano in orgasmi nuovi; e il mostro scivolava così lentamente dentro di me finché raggiunse l’utero: temetti che potesse farmi male; ma forse era ben allenato; quando la cappella urtò la cervice, io ebbi una reazione col ventre che lo spinse indietro, lui arretrò e cominciò a pomparmi lentamente, gustandosi tutto il percorso vaginale intorno al membro; io misi in moto i miei muscoli vaginali e lo carezzai sensualmente.

Ma Mustafà ancora non voleva eiaculare; ed io non volevo che finisse il piacere; lui si sdraiò su di me facendo aderire ventre a ventre, tette a tette, cosce a cosce: attimi di intensa libidine che si accentuava ad ogni piccolo movimento di uno dei due.

“Vuoi provare qualcosa di più?”

Mi chiese, accennai di si con la testa; si sollevò e scese; si inginocchiò ai piedi e mi tirò verso il bordo; mi prese per le caviglie e si portò i miei piedi all’altezza del collo; prese in mano il bestione e lo diresse fra le mie cosce; non capivo cosa stesse per fare ma ero curiosa ed eccitata anche dall’incertezza; quando la cappella sfiorò l’inguine, la diresse decisamente all’ano: capii che voleva incularmi da quella posizione e, ancora una volta, provai un certo timore.

“Non preoccuparti. Farò piano.”

Mi rassicurò; sentii la cappella premere con forza e continuità sullo sfintere che reagì serrandosi con forza; mi ricordai i suggerimenti e spinsi come per defecare, lo sfintere si allentò e la cappella entrò quasi del tutto.

“Attenzione!”

Suggerì lui e, con una spinta, fece passare la cappella oltre lo sfintere; soffocai un grido di dolore; un attimo dopo l’ano mi mandava segnali di goduria mai provata e la violazione delle sfere più intatte delle mie viscere diventò in breve una copula dalle enormi valenze di godimento.

Lentamente, il mio intestino veniva invaso da un mostro assolutamente imprevisto, portatore di tanto piacere quanto non avrei saputo immaginare: con mia somma meraviglia, tutto il canale rettale sembrava quasi predisposto a ricevere quel mostro; ed io cominciai a giocare coi muscoli interni per godermelo; manovrandoli sapientemente, sembrava quasi che gli facessi una fellatio dal retto; e intanto sentivo caricarsi quell’orgasmo anale che non sempre è consentito di provare ma che io avevo già conosciuto e potevo quindi individuare anche adesso.

“Sto per venire dal retto.”

Mi sentii in dovere di avvertirlo.

“Anch’io sto per venire … nel tuo retto.”

Per quello che potevo, lo abbracciai con le gambe per indicare la mia solidarietà: esplodemmo insieme, in un orgasmo violento, quasi animalesco, nel quale lui mi inondò completamente le viscere di sperma ed io squirtai bagnandolo tutto non so più se di umori o di orina.

“Adesso stai calma perché, quando lo tirerò fuori, potresti sentire dolore.”

Mi avvertì, strinsi i denti preparandomi al colpo; ed effettivamente mi sentii squarciare le budella quando la cappella uscì dall’ano; subito dopo un vento freddo mi entrò nel corpo, quasi che fossi stata privata di qualcosa; e in verità mi sentivo quasi vuota, senza quella mazza nel retto.

Mustafà prese dei fazzolettini e si pulì sommariamente il membro e il ventre; me ne diede un pacchetto perché mi pulissi anch’io.

“Come è stata l’esperienza?”

Mi chiese sornione.

“Meravigliosa!”

Gli dissi sinceramente.

“Peccato che non potrà avere nessun seguito!”

Sentii un che di rammarico nella voce e guardai con aria interrogativa.

“A parte che comunque sarebbe troppo pericoloso continuare a fare sesso con te, mi hanno avvisato che non devo più tornare, se non voglio rischiare di brutto.”

“Mi dispiace!”

Potei solo commentare; con un delicato bacio sulla guancia, mi lasciò ed uscì dalla stanza; impiegai un po’ di tempo, a ricompormi, con lo sfacelo che avevo fatto degli abiti rimasti sotto per tutto il tempo e, soprattutto, con il mio sedere che adesso cominciava a dolermi sul serio; la vulva, invece, sembrava aver assorbito benissimo la violenza sessuale; tornai canterellando a casa.

Quando ero costretta a trascorrere in casa intere mattinate o tutto un pomeriggio, l’unica attività che mi desse piacere era andare sul terrazzo in cima all’edificio con le più banali incombenze (stendere il bucato, conservare nel nostro sgabuzzino oggetti disusati, mettere a posto qualcosa, insomma qualunque piccolo lavoro utile per la casa), anche perché ne approfittavo per prendere un po’ di sole (quando l’occasione era favorevole anche con nudo integrale) e, soprattutto, spaziare con lo sguardo intorno e curiosare sulla vita del paese.

Quel mattino, dopo aver sistemato degli utensili, mi soffermai alla balconata e girai lo sguardo intorno: mi colpì un luccichio che veniva dalla parrocchiale; aguzzando lo sguardo, mi resi conto che da un balcone della zona interdetta (era quasi cadente) una persona che stentavo a riconoscere stava spiando col binocolo verso il basso: seguendo la linea di visuale ideale, capii che stava spiando i bagni dell’oratorio, che avevano i tetti scoperti (per lavori ancora da decidere) e in cui era possibile osservare le signore che espletavano le loro funzioni corporali esponendo le intimità.

Mi sforzai ancora di individuare l’autore della trovata, e scoprii con somma sorpresa che si trattava del nipote del parroco, un ragazzo di sedici/diciassette anni venuto da poco a passare qualche settimana con lo zio perché i suoi erano in viaggio, non si sapeva bene se di lavoro o di piacere: il diavoletto che in me non si fermava mai mi suggerì che la scoperta poteva prestarsi per lo meno a uno scherzo feroce nei confronti del ‘forestiero’ un po’ sulle sue che tutti speravano di veder umiliato anche se, in verità, suscitava intorno a sé molta simpatia.

Detto fatto, mi precipitai in strada diretta all’oratorio e al nuovo divertimento: appena giunta, mi guardai attentamente intorno, ma non vidi nessuna traccia del nipote del parroco; intuii che forse era ancora a godersi lo spettacolo; mi diressi allora ai bagni e scelsi il gabinetto che, a occhio e croce, era il più direttamente esposto alla vista dello spione; entrata, mi tolsi la gonna apparendo nuda dalla vita in giù; e mi sfilai anche la camicetta apparendo in tutta la mia prorompente nudità; sapevo di avere un corpo da urlo e cominciai a sottolinearlo carezzandomi le tette e insistendo sui capezzoli duri come chiodi; mi lisciai le natiche rotonde e piene come una scultura antica, girai anche il sedere verso il suo punto di osservazione e indugiai a lungo per farlo godere della vista: sicuramente si stava sparando una delle masturbazioni più belle della sua vita; completai l’esibizione titillandomi a lungo le grandi labbra e masturbandomi il clitoride come fosse un pene; in ogni gesto, facevo in modo che la parte interessante fosse esposta alla sua vista; contemporaneamente con gli occhi e con la bocca lanciavo sguardi e smorfie ammiccanti, che sicuramente vedeva e interpretava.

Di colpo, smisi, mi rivestii e tornai nella sala comune; ma del ragazzo nemmeno l’ombra; ritenendo che fosse ancora impegnato a masturbarsi con calma, forse anche con la visione di un’altra vulva in bagno, mi diressi alla scala che portava ai piani interdetti per lavori; con mille precauzioni salii le due rampe di scale ed entrai in una sala ben conservata: ad uno dei balconi vidi il ragazzo alle prese con il suo sesso che manipolava con intensità quasi rabbiosa.

Mi colpì molto la conformazione dell’organo, lungo e sottile con un’ampia cappella in cima: niente di eccezionale e nemmeno paragonabile ai membri che nell’ultimo mese avevo frequentato; ma la freschezza giovanile che emergeva già solo alla vista e l’esilità complessiva del corpo (compreso il membro, naturalmente) mi scatenarono un moto di piacere che si trasformò subito dopo in voglia di sesso: gli arrivai alle spalle in silenzio e lo feci sobbalzare.

“Non credi che sia sprecato farlo da solo?”

Mi guardò quasi impaurito, temendo forse una mia denuncia allo zio prete con le imprevedibili conseguenze; suggerii.

Prima di andare avanti…

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