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Erotika
Emigranti · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 22 min di lettura

Emigranti 4

Ormai svezzata a scopare, la ragazza si scatena con un amico di suo marito, fermatosi due notti in casa sua mentre torna a casa; l'esperienza favorisce l'autostima e la scelta dell'amante per l'estate

geniodirazza
1 anno fa · 347 letture · 0

Sforzandosi di alzarsi al massimo sulla punta dei piedi, Mario fece in modo che almeno l’intera cappella mi entrasse in bocca; in tal modo, lui veniva stimolato più accentuatamente, ed io sentivo finalmente la vulva agitata da scosse di piacere.

Ma non volevo che godesse così, tra le tette o in bocca.

Lo volevo nella vagina … e non da dietro, come la mattina.

Lo presi per mano e andammo sul suo divano, mi stesi supina e allargai le gambe; anzi, le spalancai portandone una a terra e l’altra sullo schienale: in quella posizione, ero completamente scosciata con la vulva esposta al massimo ed aperta che più non si poteva.

Mario si adagiò su di me, puntò il membro e mi penetrò fino alla radice: sentivo i testicoli battermi sull’ano e i peli pubici mescolarsi e intrecciarsi coi miei.

Mi penetrò lentamente e quasi cautamente; il membro entrava fino in fondo con un percorso lento e usciva fino ad essere del tutto estratto, ma sempre con esasperante lentezza; poi, di colpo, affondava con violenza, si tratteneva nella vagina e muoveva il pube a stimolare il mio; poi di nuovo usciva del tutto.

Il gioco durò alcuni secondi: non potevamo stare molto tempo col rischio che Antonio si svegliasse.

Con lo sguardo feci capire a Mario che volevo il suo sperma.

Affondò una lunga e intensa serie di colpi, spinse fino alla radice, fino al dolore all’inguine, il membro nelle profondità più remote dell’utero ed esplose in un orgasmo pieno, intenso, appassionato.

Come avevo già sperimentato in mattinata, il primo spruzzo del suo orgasmo mi scatenò un godimento parallelo che si andò a congiungere con quelli che mi provocavano gli spruzzi successivi; e fu un orgasmo unico, lungo, infinito, meraviglioso.

A malapena riuscii a trattenere un urlo che avrebbe scatenato una guerra.

Mario si staccò da me ed io potei riprendere la posizione eretta a gambe strette per non colare per terra e per non perdere niente di quell’orgasmo che volevo tenermi dentro.

Ci salutammo con un bacio affettuoso, sicuramente leggero rispetto a quelli che ci eravamo scambiati; ed io tornai a infilarmi nel mio letto, camminando con difficoltà per tenermi dentro lo sperma.

Sapevo che di lì a poco Antonio si sarebbe svegliato per la seconda monta della notte: era quasi un ragioniere, in questo; e stavolta lo avrei accolto con la vulva piena e l’avrei costretto a penetrare, senza saperlo, nello sperma del suo amico e mio amante per una giornata.

Mentre cercavo di addormentarmi, una ridda di immagini mi attraversavano la mente e in tutto io ero alle prese con un sesso; il primo era quello di Mario che avevo appena sperimentato, ma si affacciava prepotente quello di Nicola che rappresentava la promessa da mantenere; oppure il forestale, oppure Genny che aveva dato la stura alle mie voglie insane.

Tutti me lo mettevano nel didietro: mi piaceva molto il sesso anale, ma l’avevo sperimentato fisicamente una sola volta, nello ‘svezzamento’ con Genny; e volevo provare ancora il piacere dell’intestino che si riempie di sperma dopo che è stato forzato da un bastone di carne.

Su una scena assurda del mio retto nel quale entravano liberamente e in successione tutti i membri di cui avevo conoscenza, caddi in deliquio e forse mi addormentai un poco.

Mi svegliò inevitabilmente Antonio che mi montava addosso per la seconda copula della notte: avevo ancora la vagina piena dell’orgasmo di Mario e non sapevo se temere o augurarmi che se ne accorgesse: ma non ci fece neppure caso: divaricò le cosce, entrò e cominciò a sbattermi; io sentivo lo sciaguattare che faceva il sesso nella pozza di liquido al mio interno; ma lo ‘sciaff, sciaff’ della mia vulva suonava come musica di sottofondo a mio marito che, forse, fece durare un poco più a lungo la copula; poi eiaculò come sempre e come sempre si girò sul fianco a dormire.

Ero rabbiosa; adesso volevo davvero fare sesso, ma tanto; e farlo soprattutto nel retto: avrei chiesto a Mario di penetrarmi analmente con violenza e di farmi godere anche dal sedere, benché non sapessi se e come si potesse fare.

Scesi dal letto ed andai direttamente in bagno a svuotarmi della doppia razione di sperma; ne approfittai per svuotare la vescica e, in previsione dell’inculata, anche l’intestino; sul bidet completai l’opera usando una peretta per liberare del tutto l’intestino.

Finiti i lavacri, andai verso il divano dove Mario dormiva con un sorriso beato sulle labbra, nudo, completamente scoperto e col pene leggermente duro.

Presi in mano la mazza e la segai per qualche momento, osservandola diventare dura e ritta; poi abbassai la testa e presi a succhiarla.

Quest’ultima iniziativa lo fece svegliare, con un sospiro di piacere: mi accarezzò la testa e mi tirò dolcemente su di sé accarezzandomi i fianchi e baciandomi con intensità.

“Voglio regalarti la verginità del mio ano.”

Dissi in un fiato, mentendo clamorosamente visto che Genny aveva sapientemente aperto la strada.

Si alzò di colpo a sedere sul suo giaciglio, guardandomi come stralunato.

“Cosa hai detto?!?!”

“Ho detto che voglio che mi svergini dietro. So che non ci vedremo mai più; ma sei stato così dolce che ho voglia di conservare di te il ricordo più bello e vario che possa costruire. Quindi ho deciso che sarai tu a farlo. Ti va?”

“E me lo chiedi?”

“Però dovrai essere molto delicato e farmi il meno male possibile. Andiamo in bagno!”

Mi seguì arrendevole e quasi imbambolato.

In bagno, ci sistemammo in piedi davanti al water, sul quale appoggiai le mani piegandomi ad angolo retto; presi la boccetta di vaselina che il medico mi aveva prescritto per altri usi e gliela consegnai perché me la spalmasse bene.

Amorosamente mi unse con due dita l’ano e lo sfintere; entrò poi dentro con due dita che ruotava per allargare il foro e lubrificare il condotto; alla fine, passò la vasellina anche sul membro, appoggiò la cappella all’ano e mi sussurrò.

“Adesso te lo spingo dentro; tu aiutami spingendo come per andare di corpo; vedrai che sarà meno doloroso di quanto dicono.”

Feci cenno di si con la testa e mi rilassai tutta; quando sentii la cappella spingere sul muscolo, spinsi a mia volta e la cappella passò rapidamente oltre l’ostacolo dello sfintere.

Dovetti reprimere con tutte le mie forze l’urlo di dolore che si scatenò, ma dopo un attimo c’era solo il piacere del sesso che sfregava il condotto verso l’intestino, nel quale la mazza, passata la cappella - che era la più impegnativa -, scivolava facilmente stimolando tutte le mie terminazioni nervose e trasmettendo al cervello inattese vertigini di piacere.

Godevo, godevo, godevo, e, dentro di me, silenziosamente, gridavo al mondo il mio piacere di copulare e di farmi penetrare analmente da un uomo che mi trattava da donna e mi possedeva con gioia e piacere reciproco.

Mario andò avanti e indietro per un po’ di tempo: aveva goduto già tre volte nel mio corpo, quel giorno; e questo quarto assalto, benché di eccezionale valore emotivo per la particolare penetrazione, comunque sembrava pesargli un poco: anche per questo ero felice di averglielo proposto.

“Se non riesci, non importa; hai fatto già troppo per me, oggi.”

“Sei matta? Non rinuncerei per niente al mondo a godere adesso nel tuo intestino, anche se dovessi morire sul colpo. Non solo hai un fisico eccezionale in tutti i punti, non solo il tuo didietro è un monumento alla bellezza dei deretani; ma tu sei veramente una donna meravigliosa, nel fare l’amore; e non perderò nemmeno un istante del piacere di questa giornata. Quindi, non preoccuparti per me e preparati a godere col sedere, se ci riesci.”

“Col tuo sesso nel retto, sono certa che riuscirò ad avere un orgasmo anale, anche se non so se esiste e, nel caso, che cosa sia.”

“Neanche io lo so; ma sono certo che stai provando tanto, tanto piacere. Ed io sto per venire .. ecco … ci sono … tu ce la fai???”

“Siiiiii!!!! Sto godendo dal sedere … è pazzesco …. È indicibile … godo dall’ano, dalla vulva, dalle tette, dalla testa, da tutto il corpo. Che meraviglia!!!!!!”

Se Mario non mi avesse sorretto, credo che sarei caduta direttamente sul water; ma anche lui non aveva più forze; si sfilò con cura dal retto, cercando di attenuare al massimo l’effetto di strappo quando la cappella uscì dall’ano; mi fece sedere sul bidet, mi baciò con dolcezza sulla fronte.

“Vado a dormire un’oretta. Non so se riusciremo a salutarci, prima che io parta. E non so neppure se ci vedremo mai più. Forse in futuro crederò che sei stata un sogno meraviglioso. Ma adesso so per certo che sei una realtà incredibile. Ti auguro di avere ancora momenti e occasioni di godimento come quella di oggi. Ciao.”

E sparì oltre la porta; io svuotai quanto potevo il retto dallo sperma che Mario vi aveva scaricato abbondante, mi sciacquai con acqua fredda per attenuare il bruciore che cominciava a farsi sentire, mi asciugai e tornai a letto, cosciente che solo tra qualche ora Antonio sarebbe tornato ad assalirmi per la terza monta della notte.

Ma col didietro in fiamme che mi ritrovavo, la cosa non mi toccava più per niente.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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