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Erotika
Emigranti · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 20 min di lettura

Emigranti 2

L'ingenua ragazza riceve gli insegnamenti pratici da un amico sincero

geniodirazza
1 anno fa · 394 letture · 0

Me ne stetti seduta per qualche attimo, manovrando i muscoli della vagina per risucchiare in me la verga fino alla radice; cominciai a muovermi sul suo corpo sollevandomi e abbassandomi per sentire il membro scivolarmi nella vagina con continui fremiti di piacere.

Genny gemeva come si lamentasse ma era evidente che godeva molto.

Quando già pensavo di spingere fino in fondo e farmi eiaculare in vagina, di colpo lui mi scavallò quasi con violenza e mi fece cadere sul letto accanto a lui; poi, quasi per farsi perdonare, prese a carezzarmi dolcemente la vulva e le tette; poi mi fece girare e si dedicò alla schiena e, soprattutto, al sedere che percorse lungamente e delicatamente con le dita e con la lingua; tenendo distanziate con le mani le natiche, portò in piena evidenza l’ano e cominciò delicatamente a sollecitarlo con un dito; poi si abbassò a leccarlo inserendo la lingua fin dentro.

Tutte le sue manovre non facevano che sollecitare i miei orgasmi sempre meno controllati; se ne accorgeva sicuramente, al punto che andava a raccogliere gli umori che mi sgorgavano dalla vulva ad ogni piccolo orgasmo e li usava poi per lubrificarmi l’ano e inserire un dito sempre più in profondità.

Preso quasi da una frenesia sessuale, cominciò a leccarmi l’ano sempre più velocemente e a carezzarmelo con più dita, due o tre, che infilava poi con decisione nello sfintere: in breve i muscoli dell’ano cedettero e le sue dita viaggiavano liberamente verso il mio intestino.

Capii a quel punto che l’intenzione era quella di penetrarmi nell’ano; godetti intimamente e l’attesa diventò una sorta di orgasmo continuo fino all’arrivo del sesso.

Mi sollevò le anche finché poggiai sulle ginocchia, si chinò dietro di me e continuò imperterrito a leccare e a spingere le dita dentro il retto; finché lo implorai di sfondarmi, di rompermi il sedere, di possedermi fino allo svenimento.

Si sollevò in ginocchio e si accostò col ventre alla mie natiche; sentii nettamente la sua mazza dura accostarsi all’ano e fare pressione.

“Quando comincio a spingere, tu sforzati come per andare di corpo; ci aiuterà.”

Accennai di si con la testa ed effettivamente, quando sentii la pressione dell’asta sullo sfintere, spinsi a mia volta come per defecare e sentii che la cappella passava di colpo con una fitta terribile; digrignai i denti e con la mano gli feci cenno di fermarsi; ma non uscì dal retto e, appena mi sentì più rilassata, riprese a spingere stavolta senza molto dolore.

In un attimo sentii che era tutto dentro, perché i peli del pube mi solleticavano il perineo e il ventre mi premeva sulle natiche.

Lo abbracciai da dietro per segnalare anche che volevo sentirlo un poco dentro; cercai di manovrare i muscoli dell’intestino per accarezzare la mazza che mi premeva dentro e in qualche modo riuscii a risucchiarlo dentro di me.

Poi cominciò a pompare con calma e metodo; sentivo tutti i terminali nervosi dell’intestino sollecitati dal piacere del bastone che mi stuprava e ne gustavo il piacere infinito che mi trasmetteva al cervello.

Pensai che Genny volesse concludere nell’ano la nostra copula, eiaculando dentro.

Ma io aveva ancora qualcosa da chiedere.

Misi le mani sulle anche e, un po’ spingendolo indietro un po’ ritraendomi davanti, costrinsi il membro a uscire dal retto; l’ultima parte fu dolorosa perché la cappella saltò fuori con sforzo e con un rumoroso ‘plof’ che quasi mi spaventò.

Genny sembrava perplesso.

Lo spinsi sul letto e lo posi supino col pene ben eretto.

Gli montai sopra, come prima aveva fatto lui, e mi piazzai col sedere sull’asta, che presi a direzionare con le mani.

Il mio ano era ormai aperto e, dallo specchio dell’armadio, vedevo la scena terribile di Genny steso sulla schiena coll’asta superbamente ritta e di me, accovacciata su di lui con l’ano spalancato come una fornace, che indirizzavo il suo membro al mio sfintere.

Quasi recitando una scena, mi abbassavo lentamente e lasciavo che l’asta entrasse nel mio corpo con qualche fitta di dolore ma tanto, tanto godimento che si trasmetteva dall’ano all’utero e da lì al cervello procurandomi emozioni immense.

In breve il sesso fu dentro di me ed io mi lasciai cadere col corpo su di lui accarezzandolo con le tette, con i capelli, con il ventre, con le mani, con la bocca.

Ci scambiammo un bacio, lungo, intenso, appassionato.

Genny cominciò a pomparmi spingendo da sotto; il membro scivolava dentro e fuori, fin quasi ad uscire del tutto per rientrare di colpo con una spinta quasi violenta.

Il piacere era alle stelle.

“Se vuoi, adesso puoi anche godermi dentro.”

Gli sussurrai: cominciò la cavalcata finale, lunga, intensa, irresistibile; Genny mi ribaltò con forza sul letto e mi spinse supina sotto di lui; nel movimento, gli passai le gambe intorno alla vita e mi trovai con l’inguine appiccicato al suo, la vulva che gli strusciava sull’osso pelvico e l’ano che si apriva totalmente alla sua penetrazione; mi possedette con violenza, facendomi sentire continuamente il peso del suo corpo sul mio e scatenandomi gli istinti più animaleschi del piacere.

D’un tratto, si accanì sul mio sfintere con particolare violenza, mi fece penetrare il membro fino allo stomaco e, con un suono gutturale che soffocava l’urlo compresso mi allagò l’intestino col suo sperma bollente.

Lo sentii spruzzare più volte ed ogni volta un orgasmo mi scosse con violenza dalle viscere fino al cervello.

Poi si abbatté su di me ansimando ed io strinsi le cosce intorno alla sua vita per non farlo uscire dalle mie viscere.

Restammo così abbracciati per un po’ di tempo; poi sentii che nel retto il membro perdeva consistenza, si afflosciava e tendeva a scivolare via.

Abbassai le gambe liberandolo dalla presa, mi sdraiai sotto di lui e lo spinsi leggermente di lato; si scavallò dal mio corpo e si sdraiò supino al mio fianco.

Sentivo che dall’intestino la colata di sborra che aveva versato tendeva ad uscire dall’ano e temetti di sporcare in giro; lui mi indicò la porta del bagno ed io mi sforzai a natiche strette di andare a liberarmi.

Seduta sul water scaricai una quantità industriale di sperma e un po’ di cacca, stimolata dallo stupro; mi spostai sul bidet e mi lavai vulva ed ano.

A quel punto entrò Genny che aprì il box della doccia, entrò e aprì l’acqua invitandomi a seguirlo; lo feci volentieri per liberarmi di sperma, umori e sudori che avevo accumulato.

“Sai, credo che la maggior parte delle donne al mondo in tutta una vita non ha fatto sesso come lo hai fatto tu in due ore!”

Lo guardai meravigliata.

“Beh, credo che poche donne si facciano penetrare analmente con la voglia che hai dimostrato tu; moltissime sono quelle che si rifiutano di prenderlo in bocca o di fare un 69. Insomma, la maggior parte si comporta come te con Antonio: lasciar fare, sopportare e tacere. Tu invece …”

“Io invece ho scoperto che mi piace fare sesso e che voglio farlo al meglio quando mi va e con chi mi va. Il matrimonio è una cosa, fare sesso è tutt’altra!”

Scoppiammo a ridere insieme.

Dopo esserci rivestiti e ricomposti, in qualche modo, tornammo nella camera di Donatella.

“Com’è andata?”

Chiese subito, premurosa.

Per primo rispose Genny.

“Stupendo: la più veloce a imparare, a elaborare e a fare propri i suggerimenti, una immensa voglia di piacere e di sesso, nessuna inibizione, insomma un’amante magnifica!”

Io mi limitai ad annuire e a sussurrare.

“Grazie … a tutti e due.”

Me ne andai contenta, sicura che era cominciata per me una vita nuova, diversa e ricca di piacere … anche se il sedere un poco mi doleva.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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