Intanto, Nicola prendeva Peppino per la testa e lo spingeva verso il basso; il ragazzo si accovacciò sui talloni, portò la bocca all’altezza del sesso che non aveva mai mollato, e cominciò a baciarlo e a leccare la cappella tutto intera.
Mentre Peppino continuava la sua opera di stimolazione del sesso con la bocca, io mi trovavo senza volerlo ad agitare la lingua come se fossi io a passarla sull’asta vibrante; quando Peppino spalancò la bocca e si fece entrare dentro la cappella, provai una sensazione violenta di pienezza e ne avvertii quasi il sapore senza sapere neppure di che si trattasse.
Nicola spinse ritmicamente il ventre contro il viso del ragazzo facendo entrare la sua asta quasi completamente nella bocca; Peppino accennò un paio di volte a conati di vomito ma resistette a quella violenta pressione in bocca e continuò imperterrito a leccare con gusto e succhiare il membro nella sua bocca.
I due ragazzi intanto avevano tirato fuori i loro piselli infantili e se li smanettavano quasi con ferocia: in breve divennero abbastanza duri e lunghi una decina di centimetri: certamente non avrebbero potuto eiaculare, perché i ragazzi erano ancora troppo piccoli; ma la goduria era intensa e valeva lo sforzo della masturbazione.
Ero invidiosa di Peppino, che poteva godersi in bocca un sesso meraviglioso che io avrei voluto poter assaporare e gustare fino a farmi eiaculare in bocca; e invidiavo persino gli altri due ragazzi, ma solo perché non potevo prenderli e spupazzarmeli come volevo con i loro piselli piccoli ma duri.
Nicola voleva passare alla fase successiva e interruppe di colpo la monta nella bocca di Peppino; lo allontanò delicatamente dal sesso; gli disse di cavarsi pantaloni e mutande e di accucciarsi gattoni; il ragazzo eseguì e Nicola si inginocchiò dietro di lui, abbassò la testa e andò a lambire con la lingua l’ano di Peppino.
“Vedete, in vagina si entra liberamente perché è la vulva stessa che produce liquidi lubrificanti che consentono ad una verga anche grossa di entrare nel canale vaginale e riempirlo fino all’utero; ma il retto in genere è asciutto e non secerne abbastanza liquidi per fare entrare un sesso, specialmente se di dimensioni notevoli. Allora per possedere analmente qualcuno, bisogna lubrificare bene l’ano e abituarlo alla penetrazione. Naturalmente, Peppino è da tempo abituato a essere penetrato da me e il mio membro ormai gli entra facile. Ma una donna, specialmente se non l’ha mai fatto, deve essere ben preparata al coito anale.”
Istintivamente presi ad accarezzarmi le natiche e, una mano per una, le separai fino a portare alla luce il buchetto dell’ano; ci passai sopra il polpastrello del medio e sentii che vibrava e si contraeva di piacere; misi in bocca il dito e lo infilai nell’ano; entrò facilmente fino alla prima nocca e, dopo una leggera spinta, fino in fondo; dal ventre mi partì ancora una contrazione violenta che divenne leggero orgasmo e quasi sentii la mazza di Nicola che premeva sull’ano e mi violentava lo sfintere allargando i tessuti dell’intestino e occupandomi tutto il ventre.
Ma era solo la mia fantasia.
“Chi ti vorresti possedere quest’inverno?”
Fu Checco a fare la domanda - chiave.
“Non ho dubbi! Voglio fare sesso con Cristina!”
La rivelazione mi colpì come una frustata anche se, in qualche modo, era da prevedere.
“Perché proprio lei?”
“Innanzitutto, perché è da sempre che mi piace, che me la sogno e che mi masturbo alla grande per lei, per le sue tettine delicate, per il suo sedere scultoreo e per la sua bocca da fellatio; secondo, perché ha quasi la mia stessa età, la conosco da sempre e sono convinto che meriti di essere posseduta alla grande; terzo, perché Antonio è un caprone bestiale incapace di fare altro che infilarlo in vagina, montare per qualche secondo, eiaculare e addormentarsi.”
“E tu che ne sai?”
“Credimi, ci vuole poco a capire: un bestione come lui non può comportarsi altrimenti.”
“Ma tu sei innamorato di Cristina?”
“No, non parliamo d’amore; le voglio bene come a una cara amica e mi dispiace vederla trattata male. Insomma, anche di un bell’oggetto, di una pietanza pregiata, di qualcosa di prezioso, ti fa male vederla sciupata. E per Cristina è proprio così. Mi piacerebbe tanto essere io a farla avvicinare al sesso come cosa bella e desiderabile.”
Ero fuori di me; Nicola diceva esattamente le cose che avrei voluto sentirmi dire e si proponeva per farmi provare esattamente le emozioni che io avrei voluto provare, in bocca, sulle tette, in vagina, nel sedere.
Mi appariva chiaro adesso il discorso di Donatella sulle ‘vedove bianche in caccia’: passata la fase del matrimonio con le violente copule bestiali degli eccitatissimi emigranti disponibili solo per un mese, per le mogli in paese cominciava ad aprirsi la fase di soddisfare il bisogno di sesso e di piacere con quello che restava disponibile in paese, vale a dire i ragazzi più o meno cresciuti che rendevano un personaggio come Nicola il primo tra i favoriti per età, per esperienza e per dotazione fisica.
Cominciai a desiderare quel membro e a volerci ad ogni costo copulare.
Peppino, intanto, aveva preso a muoversi sulla cappella di Nicola che stuzzicava il suo ano; a quel punto voleva essere penetrato e reclamava che il suo amico facesse il suo dovere fino in fondo.
Nicola lo afferrò per i fianchi e, in parte tirandolo, in parte spingendo il ventre, fece entrare il sesso tutto intero nel sedere del ragazzo che ebbe un flebile lamento quando la cappella passò lo sfintere, poi si adagiò con le natiche al ventre di Nicola e si lasciò sbattere dai colpi di bacino ritmici, prima più lenti e carezzevoli poi sempre più violenti ed aggressivi finché, con un urlo, Nicola strinse le natiche contro il suo ventre e sembrò scosso dall’elettricità mentre, evidentemente, scaricava il suo orgasmo nel retto del ragazzino.
Durante tutto il coito anale, sentii il ventre squassato da violente contrazioni, l’ano palpitò continuamente quasi a cercare qualcosa di cui riempirsi e, quando avvertii la conclusione di Nicola, anche io ebbi un lancinante orgasmo che mi stordì per un momento.
Quando mi ripresi, il terrazzino era vuoto: i quattro erano come spariti nel nulla.
Raccolsi le mie cose, predisposi i cavi per la biancheria e tornai nel mio appartamento.
Ma molte cose richiedevano riflessione urgente e chiarezza che solo Donatella mi poteva fornire.
Com'è finora?
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