“E credi ancora di non potermi dare delle dritte?”
“Non ancora. Certamente parleremo più a lungo e più chiaramente. Ma a certe conclusioni è meglio che ci arrivi da sola.”
“Ancora non ho capito il senso di quella ‘caccia’ delle vedove bianche”
“Perché ancora non sai quanto piacere può dare il sesso e come lo può dare. Quando l’avrai capito, torna da me e ne riparleremo.”
Non era possibile cavarne di più.
Decisi che era meglio per il momento lasciare le cose in sospeso ed accettare la situazione per quello che era, in attesa di chiarirmi le idee e di chiedere ulteriori spiegazioni.
Quella sera - e per altre sere ancora - Antonio mi montò addosso per tre volte nella notte e io ancora non capivo il senso del piacere sessuale.
Lo spazio per stendere i panni era sistemato in cima all’edificio, in una sorta di ampio solaio che comprendeva anche piccoli gabbiotti di deposito e spazi liberi a disposizione degli inquilini.
Ero andata su per predisporre i cavi per la biancheria e mi recai nel nostro gabbiotto di deposito per cercare dei paletti.
Il gabbiotto era fornito di una finestrella chiusa con un vetro che si apriva sugli spazi degli altri inquilini.
Sentii un vocio confuso arrivare dall’esterno; aprii il finestrino per vedere e sentire meglio.
Proprio a ridosso del muro c’erano quattro ragazzi diversi per struttura fisica ed età che si erano appartati forse a fumare o a raccontarsi cose private.
Teneva banco il più adulto, uno che conoscevo di vista e mi pare che si chiamasse Nicola; avrà avuto due o tre anni meno di me ma si distingueva già nella scuola per il suo fare imperioso e arrogante.
In quel momento sembrava tener lezione agli altri; quando mi accostai al finestrino, sentii che diceva rivolto ad uno più piccolo.
“Vuoi sapere come si fa a metterlo in mano a una signora?!? … Peppino!!!!!”
Il più piccolo del gruppo alzò la testa.
“Prendi in mano la mia verga e masturbami!!!!”
Il piccolo non se lo fece ripetere: aprì la cerniera del pantalone, infilò la mano ed estrasse un membro barzotto, di poco più di una quindicina di centimetri, e cominciò a massaggiarlo mandando su e giù la pelle e scoprendo ad ogni passata una cappella rossa e grossa, quasi il doppio del tronco dell’asta.
Nicola spinse il busto in avanti mentre il membro si ingrossava ed irrigidiva, fece un’espressione beata e, di colpo, fermò la mano di Peppino.
“Fermo che mi fai venire e non voglio eiaculare solo con una manipolazione!”
In quel momento realizzai che il membro era l’’affare grosso e duro’ che Antonio ogni sera mi infilava dolorosamente in vulva e che faceva scivolare avanti e indietro fino a che non ‘eiaculava’ come Antonio aveva detto a Peppino.
Ma il gesto non mi provocava nessuna reazione, anche se ero affascinata dal modo in cui il bastone di carne si era rizzato e gonfiato per effetto della manipolazione.
“Cos’altro si può fare a questo punto?”
A parlare era stato uno degli altri due ragazzi (credo si chiamasse Carmine).
“Intanto si devono accarezzare e leccare le tette e succhiare i capezzoli. …. Ma con Peppino non si può fare!!!!”
Concluse Nicola ridendo sguaiatamente.
Antonio non aveva preso assolutamente in considerazione le mie tette, anche se un leggero prurito ai capezzoli lo avvertivo, mentre mi montava; ed ora i commenti di Nicola mi provocavano una tensione inaudita delle tette e del ventre.
“E poi …????”
L’altro ragazzino (Checco, mi pare) sembrava ancora più ansioso.
“Prima di ogni altra cosa, bisogna baciare alla francese, con la lingua in bocca”
Nel dirlo, prese Peppino per il collo e lo baciò a lungo sula bocca facendogli entrare a più riprese la lingua in bocca; l’altro non solo accettò ma ricambiò con entusiasmo.
L’idea di sentire una lingua che mi esplorasse la bocca e mi stimolasse mi eccitava, ma non avevo nessun elemento di riferimento per capirne il senso.
Eppure, cominciavo a sentire quasi il bisogno di sentirmi la bocca occupata e perlustrata da Nicola che sembrava capace di provocare grandi stimoli anche al ragazzino che stava baciando e che si abbandonava languidamente al suo bacio.
“E poi …????”
Checco sembrava sempre più ansioso.
“E poi …. Non si possono indicare molte cose avendo a disposizione solo Peppino, perché si può accarezzare la vulva e manipolarla, si può leccarla e farla sbrodolare …. E alla fine si può infilare il sesso nella vulva, in bocca e nell’ano.”
“Cosa?!?!?!”
La faccia stralunata dei due ragazzi era un poema.
Ma la mia faccia era ancora più stralunata.
Sembrava quasi che tutto il discorso fosse una lezione riservata solo a me, per farmi capire di quante cose mi stavo privando con il matrimonio; quanto avrei preferito avere assaggiato tutte le possibilità del sesso, prima di farmi convincere ad accettare di essere paziente e disponibile!
“Sì, il sesso si può infilare in bocca, nell’ano e nella vulva. Tranne l’ultima che non può perché non ce l’ha, per gli alti due buchi Peppino può fare vedere come si fa.”
“Ma cosa provano le donne quando le fai queste cose?”
“Forse ce lo può spiegare Peppino quando fa la femmina. Comunque sono certo che anche alle femmine facendo sesso viene un prurito, un solletichìo qualcosa insomma che stimola la vulva dall’interno e le porta a godere”.
“Sì. È verissimo!!!”
Avrei voluto gridare; e lo sentivo il prurito alla vulva … e alle tette … e all’ano … e alla bocca … insomma a tutto il corpo; mille punture mi percorrevano il corpo e mille spasimi mi agitavano.
“Ma eiaculano pure le donne?”
“Non come gli uomini: d’altronde, il bambino deve nascere nella loro pancia e se eiaculassero fuori non potrebbe succedere. Quindi, godono ma dentro e fanno maturare l’ovulo che, fecondato, dà origine al figlio.”
Tutta la vicenda era ormai una lezione per me.
Mi rendevo conto in quel momento di quanto avessi perduto del significato e del piacere del sesso; un leggero formicolio mi prese all’inguine e fui quasi costretta a portarmi la mano sulla vulva.
E’ vero che non eiaculavo, ma godevo come una pazza solo a sentirli parlare; e la mia mano insistette sulla vulva e cominciai a pastrugnarmela senza sapere cosa fare esattamente; la strofinavo e la titillavo con un piacere ancora più intenso quando infilavo le dita dentro e soprattutto quando solleticavo il bottoncino che c’era in cima, finché dal ventre mi partì una contrazione violenta che solo col tempo avrei imparato a riconoscere come un leggero orgasmo.
