Incasso il complimento e via. La sera, una volta finito il lavoro nei campi, i miei cognati son tornati. Bruno gli ha chiesto a che punto erano con quello che stavano facendo.
«Siamo un po’ indietro. Tu saresti stato utile: due braccia in più ci avrebbero fatto comodo.»
Mi offro di dar una mano.
«Potrei aiutarvi io. Dopo aver aiutato vostro padre ad alzarsi, potrei venire a darvi una mano. Certo non avrò la sua esperienza, ma qualcosa, di sicuro, potrò farla.»
Così il mattino dopo, dopo colazione, bocchino e scopata, ho sistemato mio suocero seduto sulla veranda con il cellulare vicino. Presa la vecchia vespa '50, son andata nei campi dai cognati. Era il tempo della raccolta del fieno: mentre Carlo lo pressava, Mario e Dario lo caricavano sopra grossi rimorchi.
Il mio compito era guidare il trattore. Per svolgere questo compito, Carlo è salito in cabina per spiegarmi come fare. Nel darmi le istruzioni, i suoi occhi son finiti dentro la mia abbondante scollatura e ne è rimasto affascinato. Caricato un rimorchio, ha chiamato Dario e gli ha ordinato di portarlo a casa, mentre noi ne avremmo preparato un altro. Il piccolo è partito, loro si son avvicinati a me, Mario ha fatto notare quanto caldo facesse.
«Ci potremmo fermare un attimo, magari far un bagno nel canale.»
Lì vicino scorre un canale, di quelli che servono per irrigare i campi.
«Dai vieni.»
Mi sono così ritrovata sotto delle piante: si son denudati completamente e poi si son tuffati.
«Dai, che l’acqua è bassa. Non avrai vergogna a metterti nuda?»
Raccolta la sfida, mi son spogliata e mi son tuffata. L’acqua era alta circa un metro, di conseguenza, quando loro si son messi in piedi, i loro cazzi svettavano in bella mostra. Sono stata presa da una certa voglia fra le cosce.
«Però, mio fratello ha scelto proprio bene. Lo dicevo io che sei bella.»
Hanno incominciato a far complimenti, mentre si avvicinavano a me. I loro cazzi erano già duri.
«Lasciati accarezzare, dai che ti piacerà.»
Le loro mani sul mio corpo hanno disattivato ogni mia difesa. Mi son alzata, ho afferrato i loro membri, duri, grossi, sicuramente come quello di Andrea.
Mi son abbassata, ho preso a segarli ed ho cominciato a succhiarli. Subito hanno apprezzato quello che stavo facendo.
«Che magnifica bocchinara! Sì, così, brava.»
Erano già in estasi.
«Sistemiamoci sull'argine: si sta meglio.»
Ci siamo spostati fuori dall’acqua, sul greto del canale. Si son messi a succhiarmi le tette.
«Sei proprio una gran fica.»
Mario si è disteso, invitandomi a salir su di lui. Non me lo son fatto ripetere due volte. Mi sono impalata su quel bel palo che svettava, verso l’alto. L’ho invitato a metterlo tutto dentro. Mi sono sentita riempire la figa di carne viva e calda. Intanto Carlo mi ha piantato il suo in bocca.
«Dai, succhia, che sei bravissima»
Nonostante due ore prima, avessi scopato con Bruno e, vi assicuro che, anche con la gamba ingessata, mi aveva fatto venire alla grande, ho cominciato a godere della splendida chiavata di Mario. Mi pompava dal basso verso l’alto con colpi profondi. Godevo e lo incitavo a scoparmi più forte. Mi son dovuta togliere il cazzo dalla bocca, per gridare. Allora Carlo mi si è posizionato dietro.
«Ora ti sfondo il culo!»
Lentamente, con calma, ha cominciato a sfondarmi il buchetto posteriore. L’altro gli ha dato il tempo di entrare. Poi, insieme, hanno cominciato un movimento sincronizzato, che mi ha portato ad un piacere sconvolgente. Sembrava che avessero già collaudato questo gioco per la perfezione con cui si muovevano, ma certo, in quel momento, non mi son messa a far domande. I miei orgasmi, si son succeduti in maniera incontrollabile. Loro erano sconvolgenti, mentre mi pompavano fortissimo.
«Tieni, ti sfondiamo figa e culo. Che splendida troia, che sei!»
Le nostre grida di piacere hanno riempito l’aria. Poi, entrambi, come obbedendo ad un preciso ordine, si son messi a sbattermi con più foga e insieme. Improvviso è arrivato il loro orgasmo. Contemporaneamente, dentro di me, si sono svuotate le palle di entrambi. Per circa due giorni, questo era l’andazzo. Bruno al mattino, Carlo e Mario durante il giorno, ma ora avevo voglia di gustarmi anche il piccolo Dario. Lui era molto chiuso, timido, di poche parole, mi sfuggiva. L’occasione arrivò per caso. Dovevo portar Bruno a togliere il gesso e, da sola, non potevo, così i due furbetti delegarono lui ad aiutarmi. Fatto tutto, siam tornati a casa, poi ci siamo incamminati verso i campi per terminare il lavoro. Quando siam passati vicino al canale, gli ho chiesto se potevamo fare una sosta, tanto loro non sapevano quando saremmo arrivati e lui ha avuto un momento di esitazione.
«Dai, che ti costa? Solo un bagno.»
In un attimo eravamo nudi, io per prima. Poi lui è venuto dentro l’acqua, io ero girata di spalle. Per un momento, ci siamo goduti il fresco dell’acqua. Quando si è tirato su per uscire, son rimasta a bocca aperta. Alla faccia del piccolo! Fra le gambe aveva un portento di cazzo! Più lungo di tutti. Circa venticinque centimetri e più, ma di circonferenza almeno otto, se non più. La mia passera si è subito messa a fremere. Lui, quasi con vergogna, ha cercato di celarlo.
«Quando c’era mamma, era lei che mi…»
Mi sono avvicinata e l’ho invitato ad espormi quali fossero le sue remore.
«Credo che ce l'abbia troppo grande. Le ragazze lo rifiutano. Anche una puttana, una sera, non mi ha fatto scopare. Mi ha detto che lo dovevo portare a mia madre, che me lo aveva fatto. Mamma era l’unica che se lo godeva alla grande.»
Mentre lui parlava, avevo preso in mano quella specie di capitone. Per me era la quintessenza della mascolinità, morivo dalla disperata voglia di sentirlo dentro, così l’ho invitato ad uscire e mettersi con me all’ombra. Distesa sull’erba dell’argine, sempre tenendo in mano il cazzo, non ho resistito più e mi son avventata, letteralmente a succhiarlo: lui è decollato subito.
«Aaaaaaaaahhhhhh… mi fai venire!»
Un secondo dopo, mi ha scaricato in bocca, sul viso, nei capelli, tutta la sborra contenuta nelle sue grosse palle La mia passera, che non concepisce la possibilità di non poter assaggiare un simile dono della natura, appena emesso l’ultimo schizzo, mi sprona a riprendere quella bestia in bocca e giù a succhiare a più non posso. Lui è in estasi, incredulo, impazzisce dal piacere che prova.
«Sì, ancora, dai…»
In pochissimo tempo me lo ritrovo bello diritto, durissimo. Sono con la figa in fiamme, lo incito a scoparmi.
«Prendimi, dai, mettimelo dentro, dammelo tutto.»
Mi guarda sgomento.
«Tu … mi … vuoi?»
«Che aspetti? DAMMELO!»
Un secondo dopo, comincia a penetrarmi: per me è come salire in paradiso.
«Spingimelo tutto dentro!»
Si ferma solo quando sente che il cazzo batte in fondo alla vagina; io ho un orgasmo che mi squassa tutta. Sono sconvolta per quanto godo. Il mio corpo si tende tutto, ogni mia cellula di me, urla piacere. Mi stordisce il piacere che sto provando. Di tutti i cazzi che ho preso, e ne ho presi tanti, quella è come se per me fosse la prima volta. Il fiato mi muore in gola. Mi scopa per più di due ore, senza smettere mai un secondo di far dentro/fuori. Sfinita. Distrutta, semisvenuta dal tanto godere, quasi perdo i sensi quando mi sborra dentro. È come se un tubo della condotta dell’acqua, mi stesse riempiendo. La sborra cola dalla figa ormai slabbrata, aperta, mi inonda con un numero di schizzi mai sentiti, ho solo la forza di dire che è bellissimo! Non sono in grado di aggiungere altro. Ci vogliono alcuni minuti per riprendermi e, soprattutto, l’acqua fredda del canale, dove mi ripulisco del tanto seme che ricopre tutto il mio corpo. Quella eccezionale scopata, la sera la racconto a mio marito e lui se ne compiace con me.
«Solo la mamma riusciva a regger mio fratello: ecco tu sei la sua degna sostituto; son fiero di te!»
Dopo quei fatti, Andrea ottenne il trasferimento e potemmo sistemarci definitivamente in casa dei suoceri, dove, orami, giro quasi sempre nuda. I miei uccelli, trovano la mia passera sempre disponibile. Mio marito è, per i miei cognati, l’uomo più fortunato del mondo. Mio suocero mi adora.
Per lui sono la sua meravigliosa troia. Ora sto meditando di aver dei figli: ne ho parlato con Andrea, perché, per averne, dovrei rinunciare per un po’ a scopare con tutti gli altri. Lui non è d’accordo.
«Perché? Basta che resti in famiglia.»
A dire il vero, un certo pensierino per farmi riempire la passera da Dario, l'avevo già fatto. Con un po’ di fortuna…
Com'è finora?
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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