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Erotika
INCESTO. vol.1 · Cap. 7
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Capitolo 7 di 10 21 min di lettura

Una femmina per cinque maschi.

All'epoca ero un po’ in contrasto con i miei familiari a causa della facilità con cui scopavo con tutti, quindi, presi armi e bagagli e via. Passiamo sei mesi da favola.

pennabianca
1 anno fa · 664 letture · 0

«Brava succhiami.»

Stacca una mano dal muro, mi prende la testa per farmi ingoiare tutto il cazzo. Mi divincolo.

«No, continua a reggerti! Altrimenti smetto!»

Lui ubbidisce. È la mia prima vittoria. Voglio esser io a dominare il gioco. Lo spompino per bene, quando sento che sta per venire, prendo solo la punta del cazzo fra le labbra, voglio che mi sborri dentro la bocca, cosa che avviene poco dopo.

«Troia succhiacazzi: mi fai venire!»

Un fiume di sperma mi inonda il palato. La bocca non riesce nemmeno a contenerlo. Mi esorta ad ingoiarlo, cosa che faccio con qualche fatica. Ne mando giù tanta, ma un po’ ne esce, mi cola lungo il viso. A malapena riesce a stare in piedi. Lo aiuto e, con calma, lo porto nella sua camera, nuda, bagnata, lo distendo sul letto. Mi dice di aspettare, mi fa salire sul letto. Mi distendo accanto a lui.

«Ti voglio ancora. È da quando è morta mia moglie che non scopo. Vieni, mettiti al contrario, che voglio leccarti la figa.»

Mi posiziono a 69. Si gira di lato e prende a leccarmi con tanta foga; mi strappa subito un bellissimo orgasmo. Vengo e lo esorto a continuare. Succhio il cazzo che è quasi duro. Lo faccio, con tutta la maestria di cui son capace, e subito torna pronto per scopare. Mi vuole su di lui. Si distende, mi metto su di lui, mi impalo il magnifico cilindro di carne dentro la passera in fiamme. Un vero paradiso. Comincio a muovermi, su e giù, ma lui mi blocca.

«Aspetta, così mi fa male la gamba.»

Mi muovo piano, avanti e indietro. Per lui così va bene. Sento il batacchio dentro, che mi sbatte contro le pareti della mia passera. Mi provoca con una serie di orgasmi fantastici. Vengo a ripetizione. Perdo il conto di quante volte son venuta. Lui mi chiede di mettermi di lato, così può muoversi a sua volta. Mi posiziono come richiesto, lui mi infila da dietro e prende a stantuffarmi velocemente. Lo sento accelerare nel ritmo. Lo esorto a continuare, a riempimi la passera del suo piacere. Lui mi blocca i fianchi e sborra.

«Tieni, troia! Ti sborro dentro!»

Un getto caldo mi inonda la passera, provocandomi un fantastico orgasmo.

«Per fortuna che siamo soli in casa, altrimenti ci avrebbero sentito tutti.»

Lui sorride.

«Ero certo che eri così porca. Andrea mi aveva raccontato tutto di come scopi. Son contento che sei qui. Dalla morte di mia moglie, di sesso in questa casa se ne è fatto poco.»

In quel momento, non mi è stato chiaro cosa volesse intendere, poi, in seguito, ho capito. E, tanto per la cronaca, la nostra scopata aveva avuto uno spettatore, come ho scoperto poi. Per tutta la settimana la cosa è continuata così: colazione al mattino, doccia, pompino, scopata, pomeriggio, pompino e, due volte, anche inculata, con qualche difficoltà, dovuta alla sua poca mobilità. Ogni sera parlavo al telefono con mio marito, lui non mi chiede nulla ed io, al momento, non gli racconto di me e Bruno. Al sabato, son distesa sul mio letto, ho voglia di mio marito: anche se scopo con mio suocero, la voglia di lui è sempre tanta. Anche lui ha voglia di me, mi parla del giorno dopo che giocherà con il suo capo e, forse, riuscirà ad avere un trasferimento in tempi brevi. Improvvisamente il discorso scivola sul sesso. Lui è molto eccitato.

«Ho il cazzo duro in mano, mi sto segando.»

Immagino la scena, lui con il cazzo in mano. Poi mi chiede cosa mi ha fatto eccitare in questi giorni. Chiudo gli occhi e la mia voce diventa languida, sensuale. Mi sfugge di dire:

«Mi son scopata tuo padre.»

«Ma dai? Racconta, voglio sapere.»

Gli racconto tutto senza tralasciare nulla. Lui si eccita tantissimo e, quando gli dico che suo padre mi ha sborrato dentro, lui gode con un piccolo grido.

«Vengo, amore, sei una troia fantastica!»

Mentre parlavo con lui, mi son masturbata con gusto; al suo grido, ha fatto eco il mio orgasmo.

«Sì, amore, vengo con te.»

Mi ringrazia di tutto, promette di chiamarmi il giorno dopo. La sera successiva Andrea mi chiama. Son distesa sul mio letto e gli chiedo se sarà trasferito. Lui è un po’ misterioso, mi risponde a mezza voce con poche parole ed io gli chiedo come mai, cosa c’è che non va? Mi risponde che non c’è nulla, ma non mi convince, insisto e, alla fine, lui si confida con me.

«Questa mattina, verso le dieci, sono andato con Sergio al campo da tennis, ci stava aspettando Lucio, il vice presidente. Lo hai conosciuto quando è venuto per Natale al rinfresco, per farci gli auguri.»

Chiudo gli occhi, faccio mente locale, sì, mi ricordo, e gli dissi pure che apprezzavo il suo fisico: bell’uomo, alto, leggermente brizzolato, atletico.

«Con il mio capo, sono molto amici. Abbiamo giocato e poiché eravamo solo in tre, abbiamo posto che, chi perdeva usciva, ma loro hanno aggiunto una piccola penale per quello che perdeva. Dopo dieci partite, io, alla fine, son risultato quello che ha perso di più. Fatta la doccia, Sergio e Lucio, mi hanno invitato a casa loro, tanto era ora di pranzo e così avremmo potuto discutere sul mio trasferimento. Lucio abita in un bellissimo attico in centro; dalla sua terrazza si gode la vista di tutta la città sottostante. Dopo aver consumato un piatto freddo, già pronto, e discusso del mio trasferimento, hanno preteso che pagassi per la sconfitta a tennis. In un primo momento non avevo capito, poi, quando loro mi hanno invitato a spogliarmi, son rimasto un po’ perplesso. Si sono denudati con calma e mi hanno fatto spogliare completamente. Sergio si è inginocchiato davanti a me, si è messo a succhiarmi il cazzo. Lucio è rimasto vicino a me, guardava, si eccitava: ha un cazzo molto sottile, ma lungo. Dopo un po’, Sergio gli ha chiesto se desiderava succhiarmelo. Mi son eccitato. Un po’ per il fatto che sono in astinenza di te, un po’ perché la cosa mi piaceva. Lui si è abbassato e, con un piacevole movimento del collo, me l’ha preso tutto, ma proprio tutto, in bocca. Avresti dovuto vedere come me lo succhiava, quasi come te. Intanto Sergio si era posizionato dietro di lui ed aveva cominciato a leccargli il culo, introducendo un dito, poi un secondo e muovendoli avanti e indietro. Lucio si è tolto il mio cazzo di bocca, per gemere dal piacere.

«mmmuuuuummm … Sì, aprimi bene.»

Io provavo solo piacere. Il mio cazzo era durissimo. Poi mi ha guardato e mi ha fatto una richiesta molto esplicita.

«Inculami, dai non ne posso più!»

Mi sono messo dietro e, aiutato da Sergio, ho iniziato ad entrare. Mentre lo inculavo, Sergio si è posizionato davanti a lui e si è fatto inculare a sua volta.

«Dai, facciamo un bel trenino.»

La cosa è andata avanti per un po’. Mentre io uscivo dal culo di Lucio, lui entrava in quello di Sergio e così via. Ad un tratto il ritmo è cambiato. Lui è venuto dentro Sergio, sborrando con vero piacere. Lucio si è girato verso di me.

«Dai, sborra! Vieni anche tu!»

Ero pronto e l’ho farcito alla grande. Sono schizzato dentro di lui. A questo punto, credevo chi mi avessero chiesto anche il mio, ma così, per fortuna, non è stato. Siamo rimasti un po' distesi, poi ho detto che dovevo andare e son tornato a casa.

«Sai, mi è un po' dispiaciuto: era la prima volta che godevo senza te.»

Mi son commossa, per l'ammissione di tanto amore. Gli ho riferito che, mentre raccontava, mi ero toccata e son venuta quando nel suo racconto mi diceva di averlo fatto. Non ho resistito nel confessare che anch'io ho goduto senza lui.

«Pure io ho goduto, senza di te.»

«E quando?»

«Ti ricordi la storia che ti ho raccontato di tuo padre? Era vera.»

L’ho confessato con un filo di voce e mi è sembrato che ne fosse felice.

«Guarda che lo sapevo che ti eri scopata Bruno. Devi sapere che tra me e lui non ci sono segreti. L’ho saputo nello stesso giorno in cui l'avete fatto. Ad esser sincero, lui mi aveva chiesto se poteva scoparti. Gli ho risposto che, se ci stavi, per me non sarebbe stato un problema. Ti ricordi quando ti ho chiesto di vivere insieme e tu mi dicesti che non eri una santa? Quando ti ho conosciuto, mi era stato riferito che eri una vera troia ed era proprio ciò che stavo cercando. Ti amo e puoi scoparti chi vuoi, in specie quelli della mia famiglia, perché ci dividiamo tutto.”

Le ultime parole le ha pronunciate con un filo di voce. Dopo ci siam salutati ed io mi son messa a riflettere sulle sue parole, fino ad addormentarmi.

La mattina dopo, mentre scopavo con Bruno, gli tendo una trappola:

«Andrea mi ha detto che tu non sei molto contento di come ti scopo.»

Lui mi rivolge uno sguardo interrogativo: è convinto che Andrea sia all’oscuro di tutto, ma io lo incalzo.

«Ti sbagli, mi ha detto tutto.»

«Tutto? Proprio tutto?»

«Si, tutto.»

Mi guarda, chiede quale sia il mio pensiero. Sto barando, ma lui ci casca.

«Io? Nulla, se va bene a te.»

Si confida con me, parlando con malinconia di sua moglie.

«Mia moglie era una donna molto generosa. Io ed i miei ragazzi abbiamo fatto molto per renderla felice. Però, alla fine, quattro cazzi erano tanti, ma lei non se ne dava pena: se li scopava tutti. Quando Andrea mi ha parlato di te, della maniera disinvolta con cui scopavi, gli ho detto: Sposala, che aspetti? Devo dire che sei magnifica, in certe occasioni, anche meglio di mia moglie.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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