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Erotika
INCESTO. vol.1 · Cap. 7
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Capitolo 7 di 10 21 min di lettura

Una femmina per cinque maschi.

All'epoca ero un po’ in contrasto con i miei familiari a causa della facilità con cui scopavo con tutti, quindi, presi armi e bagagli e via. Passiamo sei mesi da favola.

pennabianca
1 anno fa · 664 letture · 0

Sono sposata da tre anni e con Andrea, mio marito, le cose vanno alla grande. Lo ammazzo di sesso. Lui, da buongustaio, gradisce il modo completo in cui io mi dono a lui: bocca, figa, culo, non gli rifiuto nulla. Certo, con il mio passato, posso permettermi di farlo impazzire a mio piacere. Ho cominciato ad interessarmi al sesso che avevo tredici anni, quando, una sera, sentii i miei genitori scopare in camera loro. Guardando dal buco della serratura, non riuscii a vedere granché: vidi solo mamma prendere il cazzo di papà e mettersi a segarlo su e giù. Non sapevo niente di come si faceva e quindi, nei mesi successivi, cercai di farmi una cultura, con il risultato di: teoria tantissima, pratica zero! L’anno dopo, nel cesso della scuola, un ragazzo più grande mi chiese di fargli una sega. Gli risposi: "solo se mi spieghi come si fa". Ci misi tanto impegno che, nel giro di pochi giorni, ero diventata la mano lesta della scuola. Mi piaceva da pazzi sentire i loro cazzi duri, svilirsi nelle mie mani, e poi, vederli schizzare sborra, era una cosa fantastica. D’estate, al mare, una sera, un ragazzo cui avevo fatto un paio di seghe, mi chiese di succhiarglielo. Sapevo cosa voleva, ma, da inesperta, gli chiesi di insegnarmi. Per dieci giorni, non feci praticamente altro. Succhiai tutti i cazzi che mi vennero a tiro e come mi piaceva bere la sborra: era qualcosa di sublime! Per un paio di anni, non feci altro, la mia bocca divenne famosa: ero la più apprezzata succhia cazzi, che ci fosse in giro. In montagna, durante la settimana bianca, conobbi un bellissimo maestro di sci. Un pomeriggio gli feci due stupendi bocchini, lui la sera mi portò a letto e nuda, fra le sue braccia, mise la sua testa in mezzo alle mie cosce: si mise a leccarmi la passera ed io decollai. Due stupendi orgasmi mi sconvolsero così tanto, che nemmeno mi resi conto che mi aveva piantato il cazzo dentro. Gli gridai il mio piacere e, solo allora, mi resi conto che mi aveva sverginato. Lo pregai di non venirmi dentro.

«Vengo! Dai, esci, ti succhio tutta la sborra, ma esci.»

Scoprii che scopare mi piaceva, ma i ragazzi erano restii a metter il preservativo ed io non me la sentivo di rischiare. Una mia amica era rimasta incinta ed erano stati guai. La scoperta del sesso anale non cambiò sostanzialmente le cose. Restavo tesa e non mi godevo la scopata. Poco prima di diciotto anni, mia cugina più grande mi spiegò che, con la pillola, si risolvevano tutti i problemi. Che bella scoperta! La misi subito in pratica. Da quel giorno, il sesso divenne quasi una cosa quotidiana: bocca, figa, culo, ogni buco era buono, a patto che fosse riempito con una buona sborrata. Poi conobbi Andrea. Con lui le cose cambiarono, mi piaceva da morire; fra noi furono subito scintille. Non avevo mai conosciuto un tipo come lui. Mi scopava per ore e veniva quando voleva. Una banca di Latina, aveva aperto una filiale dalle mie parti, lui, fresco assunto, era stato mandato qui per lavoro. Dopo un mese che ci frequentavamo, mi chiede di andare a vivere con lui. Abitava in un piccolo appartamento, due camere con bagno ed angolo cottura: per noi una vera reggia. Al suo paese aveva tre fratelli. I suoi genitori avevano tre poderi riuniti in una unica proprietà. Io gli spiego, per correttezza, che fino a quel momento non ho fatto la santa. Lui mi ribatte che non gli serve una grazia, ma una donna capace di mandare avanti la casa; se poi è una troia a letto, per lui è il massimo della fortuna. All'epoca ero un po’ in contrasto con i miei familiari a causa della facilità con cui scopavo con tutti, quindi, presi armi e bagagli e via. Passiamo sei mesi da favola. Lui, dopo avermi fatto conoscere i suoi parenti, mi chiede di sposarlo, cosa che io accetto con entusiasmo. Per un anno le cose girano alla grande, poi la fabbrica dove lavoro va in crisi. Mio suocero deve sottoporsi ad una fastidiosa operazione ad un ginocchio, non avevo conosciuto mia suocera, perché deceduta prima del mio arrivo. Dalle foto presenti in casa, ho visto che era una bella donna, molto legata anche a mio marito; proprio lui mi chiede se, per qualche giorno, posso trasferirmi da loro. Bruno, mio suocero, è un tipo molto simpatico, non molto alto, ha spalle forti, mani piccole, ma dure, da uomo di campagna, mentre i miei tre cognati sono tutti più giovani di Andrea: Carlo è il secondo, Mario il terzo e Dario l’ultimo, il più timido dei tre. Sono tutti bravi ragazzi, lavorano la loro proprietà e, a volte, dietro compenso, anche i terreni dei vicini. La prima settimana scorre bene, ho tante cose da fare. Il sabato mio suocero esce dall’ospedale. Ha una fasciatura fatta di resina dura che gli blocca il ginocchio, per non farglielo piegare. È Andrea a portarlo a casa. Quando arriva, per me si accende il sole. È la prima volta, da quando siamo sposati, che stiamo tanti giorni lontani e non facciamo sesso. Ho una voglia da paura! La sera, quando andiamo a letto, gli salto letteralmente addosso, ho voglia di lui, delle sue mani, dei baci, del suo cazzo. Incominciamo, ma il letto, con due persone che non stanno ferme, comincia a cigolare e la cosa mi dà fastidio. Mi alzo in piedi, mi appoggio al muro, con la gamba destra sul bordo del letto e tiro mio marito dietro di me.

«Scopami! Dai, non ne posso più!»

Lui, in piedi, mi infila subito il cazzo dentro. Gli metto le braccia intorno al collo e sussurro all’orecchio tutto il mio piacere. Godo e gemo quasi in silenzio, cercando di fare il meno rumore possibile. Cominciamo così a scopare come dannati. Porto anche l’altra gamba sul letto. Così, appoggiata al muro e con i piedi sul letto, ricevo tutti i suoi tremendi colpi, che mi fanno godere a ripetizione. Quando sento che sta per venire, gli sussurro all’orecchio.

«Dai, vieni che ho sete. Voglio bere la tua sborra!»

È troppo per lui. Mi da alcuni colpi, poi si distende sul letto. Ho giusto il tempo di infilarmi il cazzo in bocca, che lui mi scarica dentro un vero fiume di sborra. Gode a denti stretti. Ingoio tutto senza perderne neanche una goccia. Mi distendo accanto a lui, siamo sudati, momentaneamente appagati. Il cazzo è ancora turgido ed io lo sego dolcemente. Parliamo.

«Mi sei mancata tantissimo.»

«Anche tu.»

Chiede il mio parere su un suo progetto; vorrebbe farsi trasferire in questa zona, abbandonando il luogo dove viviamo noi, per esser sempre vicino alla sua famiglia. Io non ci rifletto molto ed accondiscendo, sapendo che a lui piacerebbe molto e, in fondo, anche a me non dispiace.

«Se ti va bene, parlo con il mio direttore, che tutte le domeniche gioca a tennis con il vice presidente; con il suo appoggio, potrei avere il trasferimento presto.»

Lo guardo, lo amo da morire, gli riprendo in bocca il cazzo, lo succhio con calma, lui inizia a godere.

«Sei una bocchinara incredibile!»

Non gli lascio respiro e, poco dopo, viene dentro la mia bocca.

«Vengo, troia! Mi fai morire.»

Lo pulisco con la lingua e poi gli parlo.

«Va bene, chiedi quello che vuoi, ma non metterci tanto, altrimenti mi trovo chi mi scopa.»

Lui mi sale sopra, mi immobilizza.

«Piccola troia! Sono convinto che hai già messo gli occhi addosso a qualcuno.»

«Forse», gli rispondo. Mi bacia e ci addormentiamo abbracciati. Il giorno dopo, prima di partire, mi chiede se posso occuparmi io di suo padre. Lo guardo e gli rispondo di non preoccuparsi.

«Tu preoccupati di avere il trasferimento, che di lui me ne occupo io.»

Tre giorni dopo, fa molto caldo. Mio suocero, mi dice che vorrebbe lavarsi. Lo aiuto ad entrare dentro la doccia, ma, a quel punto, bisogna che si spogli; io lo aiuto a togliersi la maglia, per i pantaloni lui si appoggia al muretto, si gira ed io li sfilo. Rimane solo con le mutande, sotto cui si vede la sagoma di un cazzo di buone proporzioni; sento che mi sto eccitando. Lo faccio girare. Lui si appoggia al muro ed io, da dietro, gli sfilo le mutande. Lui si gira verso di me, il suo cazzo e quasi turgido, sento la fica bagnarsi, lui non dice nulla. È chiaro che, se deve reggersi a qualcosa, non po’ lavarsi.

«Girati, fammi posto.»

Senza aggiungere nulla mi spoglio ed entro nella doccia con lui. Incomincio a passare il guanto-spugna dietro di lui. Ha il corpo sodo, i muscoli duri, sento la mia figa andare in brodo. Lo voglio! Lo lavo dietro e poi davanti. Resta appoggiato alla parete, il cazzo comincia a crescere, mi abbasso fino al sedere, quando lo lavo da dietro vedo le sue palle piene, dure. Lo faccio girare di nuovo. Gli passo le mie braccia sotto le ascelle, i miei seni con i capezzoli durissimi, si incollano alla sua schiena, tutto il mio corpo aderisce a lui. Con calma lo giro, poi mi porto davanti. Il cazzo è duro, teso e svetta verso l’alto, perfettamente attaccato al torace. La mia fica ha un lunghissimo fremito. Mi sto bagnando da morire. Lo lavo, mi guarda senza dir nulla. È eccitato, ma si tiene con le mani e, quindi, sono io che passo le mie mani su di lui. Scendo sul torace, è forte. I muscoli sono duri, tesi. Mi sento quasi svenire dal piacere della carezza che gli sto facendo. Molto lentamente scendo verso il basso. Il suo cazzo è dritto davanti alla mia bocca, bello, teso, lungo, sicuramente come quello di Andrea, forse più grosso in circonferenza. Mentre sono accovacciata ai suoi piedi, l’acqua mi scorre addosso, un rivolo mi passa lungo lo spacco della fica, provo quasi un vero orgasmo. Non resisto. Alzo la testa e lo vedo lì, duro, davanti a me. Allungo la mano, lo prendo. È durissimo, quasi non lo riesco a piegare tanto è teso. Lo porto direttamente alla bocca, ne metto dentro circa la metà. Lui geme.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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