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Erotika
INCESTO. vol.1 · Cap. 6
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Capitolo 6 di 10 19 min di lettura

Scambio imprevisto

«Resta qui, ti porto la colazione.» Le chiedo: «E tu?» Sorride, mentre esce dalla stanza. «L’ho appena fatta. Non c’è niente di meglio di una sana ingoiata al mattino, per colazione.»

pennabianca
1 anno fa · 710 letture · 0

. Io e Anna siamo sposati da tre anni ma ci conosciamo da sempre. I nostri genitori hanno, in Umbria, una proprietà confinante che, dopo sposati, è diventata unica, essendo noi due figli unici. Durante il servizio militare, ho conosciuto un ragazzo, figlio di un industriale, che ha una fabbrica di componentistica per auto e, avendo bisogno di un rappresentante, su a Torino, mi ha offerto questo lavoro. Sono tre anni che viviamo lì. Anna ha trovato lavoro in una clinica oculistica, come impiegata. Abitiamo in un piccolissimo appartamento, in pratica un bilocale con servizi, angolo cottura, circa cinquanta metri quadri, ma per noi è più che sufficiente, perché, al momento non abbiamo figli. Tutti gli anni, per agosto, veniamo giù per le ferie. Quindici giorni al mare ed il resto li passiamo con i nostri genitori. Mia madre è morta cinque anni fa per problemi di cuore, mentre il padre di Anna è rimasto vittima di un incidente con un trattore. Di fatto, essendo rimasti solo sua madre e mio padre, non ci siamo stupiti più di tanto, quando ci siam resi conto che hanno ristrutturato la casa, trasformandola in una sola e vadano a letto insieme. Non che la cosa ci disturbi, ma essendo due tipi un po’ riservati, quando ci siamo noi, cercano di esser quanto mai discreti. Anna è una bella ragazza, alta circa un metro e ottanta, ha due belle cosce, snelle, è munita di una terza di seno, che sta su benissimo, tanto che, spesso, non ha bisogno di indossare reggiseno sotto le camicette. Nonostante sia arrivata vergine al matrimonio, il massimo del divertimento, prima di sposarci, era un travolgente 69, praticamente ci divertivamo così. Col tempo la tecnica è stata ben affinata. Io sono, quel che si dice, un ottimo linguista e lei una bocchinara da urlo. Lei è una fanatica delle gonne. Ne ha tantissime, di tutti i tipi, lunghe, corte, cortissime, mentre io impazzisco quando le vedo indossare il perizoma. Gliene ho regalati così tanti che, spesso, ha l’imbarazzo della scelta; io, allora, in base a dove dobbiamo andare, le suggerisco se metterlo o no. Spesso abbiamo fantasticato di scopare con altre persone, ma tutto è sempre rimasta pura fantasia. L’anno scorso abbiamo dovuto modificare il programma delle ferie. Claudia, sua cugina, figlia del fratello di mia suocera, si sposa. Fra le tante date disponibili, quella ti va scegliere proprio il nove Agosto. Insiste così tanto che, seppur controvoglia, sia nostra, che di mia suocera, decidiamo di andarci, quindi passiamo da casa e portiamo anche lei al matrimonio, che si celebrerà in Puglia. Il due Agosto partiamo, destinazione casa giù in Umbria. Dopo veri e lunghi incolonnamenti, alla fine riusciamo ad arrivare. Passiamo due giorni di assoluto riposo. Il terzo ho il malaugurato desiderio di salire sopra la meravigliosa pianta di fichi, che c’è dietro casa, poggio un piede in fallo e cado rovinosamente per terra. Me la cavo relativamente bene. Una micro frattura alla caviglia destra, che mi viene ingessata con una prognosi di venti giorni e la spalla destra lussata. Mi fanno una fasciatura che mi impedisce di muovere la mano destra. A tre giorni dal viaggio giù in Puglia, è proprio un bel problema. Mia moglie ha la patente, ma non guida. Mia suocera, sebbene munita di patente, al posto dell'auto, quando deve andare a far la spesa in paese, che dista otto km, preferisce il trattore. Dopo una serie di lunghe discussioni, decidiamo che io resto lì con Sandra, mia suocera, mentre Anna andrà con Piero, mio padre, al matrimonio. No c’è verso di convincere papà a prendere la mia Croma, con l’aria condizionata. «C’è troppa elettronica - dice - io non ci sono abituato.» Lui ha la sua mitica Tipo che, in dieci anni, avrà fatto sì e no venticinque mila km. L’otto mattina, prestissimo, loro due si incamminano. Ora il racconto del viaggio lo lascio ad Anna, mentre io mi limiterò a parlarvi della mia permanenza a casa.

Anna

Caricati i bagagli siam partiti. Piero è un buon conducente, attento e non impacciato. Per il viaggio indosso una gonna nera, non troppo stretta, né corta, una camicetta azzurra con un reggiseno dello stesso colore, un invisibile micro perizoma, un semplice paio di sandali con poco tacco. Prendiamo l’autostrada e, per due ore circa, mi metto a sonnecchiare con la testa appoggiata al finestrino, poi mi propone una sosta. «Ti andrebbe un caffè? Devo fare benzina.» Ci fermiamo ad un distributore con bar; mentre lui fa il pieno, io ne approfitto per andare in bagno. Quando esco, passo davanti al bagno degli uomini e, dentro, c’è solo Piero; essendo stato lavato il pavimento, hanno lasciato la porta semichiusa. Involontariamente sbircio dentro e, dallo specchio alla parete, vedo lui che si accosta a quegli strani orinatoi da parete ed estrae il cazzo. «Accidenti! ... Cazzo: che cazzo!» È in evidente stato di riposo, ma lui, senza neanche avvicinarsi troppo, si svuota. Mio marito ha un bel cazzo, di circa una ventina di cm, ma quello dev'esser sicuramente più lungo e più grosso. Ho un fremito alla passera, mi giro e proseguo. Per la prima volta, guardo Piero con occhi diversi. Prendiamo il caffè e via. Risalita in macchina, poiché è sorto il sole, metto degli occhiali scuri, che mi coprono completamente gli occhi. Lo guardo di sottecchi, cercando di non pensare al cazzo che ha fra le gambe. Non ci riesco. Mi chiedo: quanti giorni sono che non scopo? Mentalmente, cerco di darmi una risposta: forse circa quindici. Ecco perché la figa mi sta andando in ebollizione. Guardo fuori, cerco di non cedere al desiderio di lui. Così andiamo avanti per alcune ore. Parliamo del più e del meno, fino quando lui mi dice di fermarci, per mangiar qualcosa. Arrivati in un autogrill, un po' il caldo, un po' la strana voglia che mi ha preso, cerca di provocarlo un po’. Entro in bagno, mi tolgo il reggiseno e lo nascondo dentro la borsa. Ritorno e, con lui, ci portiamo al self service per prendere qualcosa di già pronto. Ci sediamo ed io, a quel punto, invece di sedermi davanti, mi metto di lato, a sinistra. Con la camicetta leggermente sbottonata e lasciata lenta, metto chiaramente in vista le mie tette. Mangiamo, mentre io, con la coda dell’occhio, noto che sbircia più di una volta tra i miei seni; mi sto eccitando da morire. Mangiamo e poi via, ma fa davvero un caldo da morire. Apro il finestrino e mi metto a pensare ad Enzo, mio marito, rimasto a casa.

Enzo

Mi sveglio verso le dieci, sono fradicio di sudore. Sto sdraiato sul letto, indosso solo dei pantaloncini, cerco di tirarmi su e con l’aiuto di una stampella raggiungo la finestra, guardo fuori. Sul lato destro, c’è la stalla ed un piccolo pollaio. Su quello sinistro, quella maledetta pianta ed il pozzo. Dal pollaio esce Sandra: avrà già fatto tutto il lavoro nella stalla e altro. Ha in mano un cesto con delle uova, poi si avvicina al pozzo: fa molto caldo, lei si guarda in giro, poi si toglie la vestaglia. «Accidenti, che fica!» È nuda, prende il tubo dell’acqua e si bagna tutta, dalla testa ai piedi. Si passa una mano sui seni, belli grandi, con me praticamente a circa tre metri, sopra di lei. Lo spettacolo mi fa tirare il cazzo in una maniera innaturale, tanto più che dovrei andare in bagno per pisciare. Lei si lava bene seni, culo e figa. Non mi era mai passato per la mente che mia suocera fosse una tale gnocca o, forse, perché son più di quindici giorni che non scopo. Mi godo lo spettacolo. Poi mi viene il dubbio che lei possa venire da me, quindi cerco di tornare a letto, ma dove la nascondo la fortissima erezione che mi ritrovo? Faccio appena in tempo a distendermi, che lei entra in camera.

«Buongiorno, come va?» Si siede sul letto. «Hai bisogno di qualcosa?» Io, nel disperato tentativo di nascondere il cazzo durissimo, le chiedo di dover andare in bagno. Mi aiuta; sentire il suo braccio attorno al mio corpo, mi rende tutto più difficile. Mi accompagna al bagno e, mentre esce, mi dice: "chiamami, se hai bisogno". Cerco di tirar giù i pantaloncini, ma, con la sinistra non son capace nemmeno a farmi le seghe, poi ho il cazzo in tiro, quindi mi trovo costretto a chiederle di aiutarmi. Lei entra, si avvicina, e mi guarda. «hummm? Vedo che hai un “grosso “problema.» Si abbassa, tira fuori il cazzo, lo osserva e comincia a segarmi con movimenti lenti, ma costanti. Io cerco di non pensare a nulla, ma, dopo averla vista nuda, è come metter benzina sul fuoco. Mi esorta a godere. «Dai, sborra, lasciati andare.» Il suo smanettare aumenta rapidamente e, in breve, raggiungo l'orgasmo. «Vengo!» Nel preciso attimo in cui schizzo, lei apre la bocca ed accoglie al suo interno tutto il succo delle mie palle. Mi succhia tutto alla perfezione, non ne perde nemmeno una goccia. «Bene, ora son sicura che riesci anche a pisciare.» Abbassa il membro vero la tazza, controlla che tutta l’urina sia emessa, poi se lo riprende in bocca. Mi aiuta a lavarmi un po’ e mi riaccompagna a letto. «Resta qui, ti porto la colazione.» Le chiedo: «E tu?» Sorride, mentre esce dalla stanza. «L’ho appena fatta. Non c’è niente di meglio di una sana ingoiata al mattino, per colazione.» Se ne va, ridendo. Poi, dopo, mi fa sedere sulla veranda; lei, intanto, comincia a preparare il pranzo. Mi distendo, penso ad Anna, che sta viaggiando.

Prima di andare avanti…

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