Sono Carmela, quarant'anni, alta m. 1,70, capelli neri, occhi scuri e bel fisico slanciato, bel seno che riempie una quarta piena e un bel culo grosso che ondeggia quando cammino per strada, indossando tacchi molto alti che lo evidenziano ancor di più. Sono vedova da sei anni ed ho una figlia di nome Maria, che ha diciannove anni. Lei è la mia copia alla sua età. È alta come me, stesso colore di capelli e occhi, anche il seno è bello e prosperoso, leggermente più piccolo del mio, i fianchi sono stretti e il suo bel culo a mandolino sormonta due cosce lunghe e snelle, che lei ama mostrare indossando sempre gonne e tacchi alti. Viviamo in una grande città del Nord, dove il mio defunto marito aveva aperto un grande negozio di abbigliamento. Fino alla sua morte le cose sono andate molto bene e, anche durante la pandemia, siamo riuscite a resistere abbastanza bene, ma ultimamente le cose sembrano essersi molto complicate. Vuoi per l’aumento delle materie prime, per le bollette esose o per il calo dei consumi, le nostre entrate sono andate sempre più diminuendo. Ho cercato in tutti modi di far fronte alla crisi e, alla fine, ne ho parlato con mia figlia:
«Penso che avremo bisogno di un prestito per poter continuare ad andare avanti.»
Di conseguenza, mi son recata presso diversi istituti di credito, dove, in passato, abbiamo avuto rapporti economici, ma, chi più, chi meno, in maniera velata, mi hanno fatto capire che non mi avrebbero aiutato. Poi, circa una settimana fa, quasi all’ora di chiusura, è entrato in negozio un signore molto distinto e, poiché eravamo presenti sia io che mia figlia, ci siamo subito messe a sua disposizione. Ha scelto e misurato diversi capi molto pregiati e, alla fine ne ha acquistato alcuni di maggior pregio e, al momento del conto, mi son sentita in dovere di fargli un buono sconto. Lui lo ha apprezzato molto e, mentre stava uscendo, si è fermato un attimo, è tornato sui suoi passi e mi si è avvicinato, parlando in maniera calma e garbata.
«Mi chiamo Armando e sono un imprenditore cinematografico. Sono sempre alla ricerca di giovani talenti da inserire nei miei film e, poiché voi due siete mamma e figlia, sareste perfette per un progetto che sto cercando di realizzare. Se la cosa vi può interessare, vi lascio il mio recapito telefonico e, vi assicuro, il compenso sarebbe davvero notevole.»
Ci ha rivolto ancora un’ultima occhiata ed è uscito, mentre Maria mi guardava e mi chiedeva cosa aveva ancora da dire il signore appena uscito. Ho osservato il biglietto e ho notato che, sul retro, c’era un logo di una nota casa cinematografica. Quando l'ho cercata su Internet, ho scoperto che era una casa di produzione di film porno. Per un attimo mi son sentita indignata e, una volta chiuso il negozio, ho smesso di pensare a tutta questa faccenda. Giunta a casa, ho trovato nella cassetta della posta l’ennesima bolletta salata da pagare e, mentre stavo cenando, ho ripensato a tutta la faccenda e così ne ho parlato anche con mia figlia.
«Non credo che dovremmo farlo! So che abbiamo bisogno di soldi e, da quando è morto papà, le cose sono state piuttosto difficili, ma, da questo a giungere a recitare in film porno, penso che tu abbia perso la testa!»
L'ha guardata in maniera decisa e le ha risposto in maniera ancora più dura.
«Tra meno di due settimane la banca si prenderà l'auto, tra un mese, forse, anche la casa ed il negozio. Ho provato a chiedere un prestito, ma non trovo nessuno disposto ad aiutarci, a meno che non optiamo a metterci nelle mani di usurai, che, naturalmente, sarebbe anche una soluzione peggiore, quindi non dirmi cazzate sul fatto che non dobbiamo farlo, perché, piccola mia, noi dobbiamo farlo! In ogni caso, andiamo a vedere di cosa si tratta, sentiamo di quali cifre si parla.»
Il giorno successivo ho chiamato e mi ha risposto una voce di donna molto pacata e professionale; ho fissato un appuntamento per il lunedì successivo, giorno in cui tengo il negozio chiuso per il riposo settimanale. Per tutto il resto della settimana era stato un continuo discutere con Maria e, mentre percorrevo la strada per raggiungere il luogo indicato, mi sentivo inquieta e stanca per il continuo nervosismo, che si era creato fra di noi. Dopo circa un’ora di viaggio, il navigatore mi ha condotto in una zona industriale, lontano dalla nostra città e mi son trovata davanti ad un enorme cancello. C’era solo una piccola insegna sul campanello, dove ho suonato con decisione. Maria mi guardava un po’ titubante. Dopo qualche secondo il cancello si è aperto e, appena entrati, sul marciapiedi una freccia indicava dove erano ubicati gli uffici. Anche se l'edificio era in una zona industriale della città, siamo rimaste sorprese nello scoprire che gli uffici dello studio erano davvero carini, con carta da parati fresca alle pareti e ben arredati. Siamo state accolte da una donna attraente, di circa trent'anni, seduta alla scrivania quale addetta alla reception.
«Abbiamo un appuntamento con un certo Armando: potresti per favore dirgli che Carmela e Maria sono arrivate.»
La donna dopo avermi sorriso, ci ha invitato a metterci sedute, mentre è sparita dietro una porta posta poco distante da lei.
Dopo esserci accomodate, ho parlato a bassa voce a mia figlia.
«Vedi? Non è così male come pensavi!»
Lei mi ha guardato un po’ esasperata dalla mia affermazione.
«Mamma, siamo qui per far film porno! Potresti farlo nel più lussuoso hotel del mondo, ma sarebbe comunque un luogo sporco!»
Stavo per replicare, ma la ragazza addetta alla reception si è avvicinata, ci ha indicato la porta e ci ha invitato ad entrare. Appena entrate, ci è venuto incontro Armando ed ho potuto constatare ancora una volta che era un bell'uomo: alto, sui quarantacinque anni, e ci ha subito messo a nostro agio con i suoi modi gentili, il suo appeal disinvolto e la sua voce pacata e cordiale.
«Son davvero contento che voi due abbiate deciso di venirmi a trovare. Vedete, abbiamo questo film in arrivo, intitolato: "Madre e figlia" e se vi siete informate su come opera la nostra azienda, avrete scoperto che usiamo sempre attori presi dalla realtà, che comunque rispecchino la peculiarità di tutti i nostri film! Ad esempio: quando facciamo un film di uomini gay, nel film utilizziamo solo gay veri, mai attori che fingono di essere gay, quindi, nel caso del nostro, per il nuovo film, abbiamo bisogno di una madre vera con figlia, e voi due siete perfette.»
Abbiamo ascoltato entrambe attentamente, poi, dopo aver guardato un attimo mia figlia, mi sono voltata verso di lui e sono stata molto sincera nel parlare di come realmente mi sentivo.
