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Erotika
INCESTO. vol.1 · Cap. 6
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Capitolo 6 di 10 19 min di lettura

Scambio imprevisto

«Resta qui, ti porto la colazione.» Le chiedo: «E tu?» Sorride, mentre esce dalla stanza. «L’ho appena fatta. Non c’è niente di meglio di una sana ingoiata al mattino, per colazione.»

pennabianca
1 anno fa · 710 letture · 0

Enzo

Dopo il pomeriggio passato tra una scopata e un riposino, la sera, appena cenato, ci mettiamo sdraiati sul piccolo prato che c’è davanti casa. È bello, le stelle rischiarano la notte, lontano si vedono le luci del paese. Lei mi chiede se sono stanco, ma le rispondo che va tutto bene, mentre lei, invece, lo sarà di sicuro. Sorride, mi risponde che ci è abituata. «Cosa credi, tuo padre è un tipo molto esigente.» Azzardo una domanda. «Anche a letto?» Esita un poco e poi mi risponde: «Sì, anche a letto. E Anna, è esigente?» Le rispondo in maniera affermativa. Si distende vicino a me. La notte è fresca, le sue mani cominciano ad accarezzarmi piano, sento il cazzo andare in tiro. Mi bacia con passione, la sua lingua cerca la mia. Mi giro, la faccio alzare e mettere seduta sopra la sdraio, così riesco ad avere la sua figa all’altezza della mia bocca, comincio a leccarla con passione. «Bravo! Così. Si! Cazzo, mi fai venire. Sei proprio un porco, come tuo padre.» Si abbassa; ora è lei che comincia il lavoretto con la lingua. Sono teso, ho il cazzo che ora reclama la sua fica, la faccio distendere di nuovo sulla sdraio e, restando in ginocchio, riesco a metterlo dentro. Geme, glielo spingo dentro con calma. Mi reclama. «Bravo! Fammelo sentire fino in fondo.» Comincio un movimento lento nell’entrare, per poi proseguire con un colpo secco, finché non raggiungo il fondo della fica che sta colando piacere in maniera incontenibile. Gode senza ritegno. È scossa dall’ennesimo orgasmo. Continuo con calma, ho voglia di farla impazzire. La posizione non mi permette grandi movimenti, oltre all’andare avanti/indietro. La sbatto per un tempo lunghissimo, durante il quale, lei quasi sviene dal piacere. Anche per me è arrivato il momento del mio piacere, sento che sono vicino, ma voglio sentire l’ennesimo urlo, aumento il ritmo del pompare e lei gode. «Spingi! Dai, così, vengo!» Io sono al limite. Aspetto ancora un po', poi vengo dentro di lei. Le svuoto dentro il succo delle mie palle. «Tieni, ora! Vengo!» «No! Esci! Non dentro!» Urla, ma io non potendo far movimenti veloci, le resto dentro. «Accidenti, così mi metti incinta.» Si gira, resta un momento in silenzio, poi scuote il capo. «Non fa nulla, tanto avevamo deciso di avere un figlio.» Mi aiuta a tornare sul letto e, nudi, ci addormentiamo. Mi resta un pensiero a tormentarmi: come lo racconto ad Anna.

Anna

All’alba vengo svegliata da dolci carezze e baci di Piero. Mi succhia il seno, lo guardo stupita. «Ma hai ancora voglia?» Lui ride. La sua risposta è una vera lode per me. «E me lo chiedi? Io di una fighetta come la tua, ho sempre voglia.»

Mi fa mettere sopra di lui, sento il cazzo indurirsi; lo vorrei leccare, ma lui me lo pianta dentro. Io mi rendo conto solo allora, che mi ero bagnata mentre dormivo, stimolata dalle sue carezze, che mi hanno risvegliato. Mi impalo su di lui e comincio a muovermi avanti/indietro. Sento li cazzo battere sul fondo della mia fica, mi fa subito gemere. Lui si solleva verso di me, prende un capezzolo in bocca, lo succhia stringendolo fra i denti. Quel misto di dolore e piacere, mi provoca il primo orgasmo. Godo, gemendo e poi lo guardo. Le mie parole non hanno nessun risentimento. «Lo sai che, forse, ieri sera mi hai messo incinta.» Sorride compiaciuto. «Allora? Che c’è di male? Tanto un figlio, prima, o poi, lo dovevi pur fare!» Mi mette di lato, mi impala da dietro. Mi alza una gamba, il cazzo comincia a sbattermi da dietro, le sue mani mi torturano il clitoride, lo stringe, lo tira, lo schiaccia: sono sconvolta dal piacere. Mi mette un dito in bocca. «Succhia, pensa che sia il cazzo di un altro.» Chiudo gli occhi. Il pensiero va a mio marito, lo vorrei succhiare davvero. L’idea mi provoca un ennesimo orgasmo. Vengo come un fiume in piena. Lui accelera e mi schizza dentro il suo piacere. «Tieni, zoccola! Ti riempio. Ti sborro ancora dentro» Restiamo un poco abbracciati, poi doccia, vestiti adatti e via al matrimonio. Chissà se mio marito è riuscito a dormire.

Enzo

Mi sveglio ancora tardi. Lei ha già provveduto a tutte le normali faccende di una fattoria. Mi porta la colazione a letto, poi mi aiuta ad andare al bagno, mi assiste mentre faccio tutto, ci scappa l’ennesimo pompino: è dannatamente brava. Mi aiuta a trasferirmi sotto il portico, è silenziosa, le faccio una domanda. «Credi che abbia potuto metterti incinta?» Lei mi sorride, la sua è una risposta che suona come una giustificazione. «Con Piero dicevo che, se ancora non era arrivato un figlio, fosse colpa tua. Ma ora, credo di dovermi ricredere. Forse è colpa di mia figlia.» Il resto della giornata è la copia di quella del giorno prima. Quando la scopo nel pomeriggio, lei si mette sopra di me e, quando vengo, spinge a fondo il cazzo strillando il suo totale piacere. «Così! Adesso spingilo fino in fondo! Sì, ingravidami.» Rimane immobile sopra di me, poi mi bacia, sorride compiaciuta. «Chi se ne frega chi mi ha riempito la fica, mi importa solo di avere un figlio.»

La sera ci chiamano loro, sono stanchi: il matrimonio, e il caldo che non dà tregua e tutto il resto, si è rivelato una vera bastonata. Anna è particolarmente dolce con me, mi chiede se sua madre è stata un’infermiera modello; io di risposta le chiedo, se lui è un bravo autista, e lei ride. Si diverte a formulare un doppio senso. «Sì, mi ha portato in capo al mondo»

Anna

Ci fermiamo, Piero mi dice: "Domani si torna, questa notte si scopa." Chiusa la porta della camera, incomincia a farmi andare via di testa per quasi tutta la notte. La sera dopo, a casa, ci mettiamo sdraiati a prendere il fresco sul pratino. Piero dice che sono una donna stupenda e chiede ad Enzo cosa ne pensa di Sandra. Lui esita un momento, poi risponde che, se non avesse sposato la figlia, un bel pensierino lo avrebbe fatto volentieri. Ci abbracciamo, senza nessun motivo, ci mettiamo a scopare lì, quando entrambi vengono, ciascun maschio schizza con forza il seme dentro la propria femmina. Come previsto, abbiamo partorito tutte e due. Io una femmina, mentre mia madre un maschio. Poi è arrivata la crisi. Enzo è stato licenziato, siamo ritornati nei nostri luoghi di origine. È di nuovo agosto, stiamo al fresco davanti casa, Piero dice che è passato molto in fretta, questo ennesimo anno. Guardo mia madre e lancio una proposta. «Che ne dici, se mettiamo al mondo ancora un altro figlio?» La sua risposta e molto risoluta. «No! Io no! Ma tu sì: sei giovane. Per me è già stata dura questa gravidanza. Se tu ti fai metter incinta, io posso occuparmi di tenere a bada questi due torelli, durante la gravidanza.» Rido, guardo mio marito. Lo bacio, lui mi tocca, mi eccito. Piero mi alza la gonna, si mette a leccarmi la fica. Enzo mi mette il cazzo in bocca e, quando sento la cappella di Piero introdursi dentro di me, penso: “Speriamo che il prossimo sia maschio.”

Prima di andare avanti…

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pennabianca

Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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