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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 3
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Capitolo 3 di 9 20 min di lettura

Tentazioni Sudate

La momentanea lontananza di Sofia manda gli ormoni di Giovanni in tilt, spingendolo nel mirino della ragazza più perversa e intoccabile del gruppo. Un mix letale di tradimenti e provocazioni sudate, pronto a deflagrare al suono di un citofono.

Giovy22
5 mesi fa · 827 letture · 5

Mentre attraversavamo il cortile del suo parco residenziale, un brivido di pura ironia mi scorse lungo la schiena. Da piccolo, proprio in quel piazzale, venivo a giocare a calcetto con suo fratello maggiore e con gli altri del quartiere. Tra cui Giulio. E ora, a distanza di anni, stavo camminando su quegli stessi sanpietrini con l'unico, fottuto scopo di scoparmi la sua ragazza.

Salimmo nel suo appartamento. L'aria condizionata era un miraggio bellissimo, ma la tensione la tagliavi col coltello. Iniziarono quei classici convenevoli carichi di doppi sensi. Lei andò in cucina per versarmi un bicchiere d'acqua ghiacciata e iniziammo a parlare di stronzate assolute. Solo che, a differenza delle solite chiacchierate, Maria trovava ogni scusa per buttarmi addosso il suo corpo sudato. Si appoggiava al bancone sfiorandomi il braccio, si sporgeva per prendere i bicchieri strusciandomi il petto contro la spalla, ricalcando esattamente quello che avevo fatto io da sbronzo la domenica precedente.

Mentre lei trafficava, il mio telefono vibrò nella tasca. Era Ilenia. Continuavo a scriverle, a mandarle messaggi divertenti e vagamente intellettuali. Mi sentivo un po' stronzo? Sì. Mi sentivo in colpa? Assolutamente no. E bastava abbassare lo sguardo sulle gambe di Maria per far sparire ogni traccia di moralità.

Mentre beveva un sorso d'acqua, mi presi un momento per guardarla davvero, sotto la luce della cucina. Maria ha una sensualità molto naturale e solare, quasi "estiva", che ti colpisce allo stomaco. Il suo viso è morbido e luminoso, e quegli occhi chiari, tendenti al verde/nocciola, ti catturano subito l'attenzione. Le sopracciglia marcate e i lineamenti delicati le danno un’espressione intensa ma dolce, mentre le labbra piene e rilassate, luccicanti per l'acqua appena bevuta, aggiungono un’aria provocante anche quando non fa nulla per esserlo.

I suoi capelli ricci e lunghi sono letali: voluminosi, pieni, con onde morbide che le cadono disordinate sulle spalle e lungo il petto, appiccicati alla pelle per il sudore. Creano un contrasto magnetico con la sua carnagione. Non ha un filo di trucco, eppure ha una presenza fortissima.

Fisicamente, ha un corpo incredibilmente armonioso e femminile. Il top sportivo comprime a fatica un seno pieno e morbido, lo stesso che su Instagram mette sempre in mostra nei primi piani con quei bikini a fascia o i costumi floreali, riempiendoli senza mai risultare eccessiva. La vita è definita, ma il ventre leggermente morbido rende il suo aspetto carnale, realistico. I fianchi e le gambe, fasciati in quei leggings neri, hanno curve dolci, con una silhouette proporzionata che trasuda sesso.

Osservandola, ripensai alle sue foto al mare, al modo in cui cammina nell'acqua a gambe leggermente incrociate, o a come i lacci del costume le segnano la pelle abbronzata. Ha quel fascino caldo e spontaneo da "ragazza bellissima incontrata in vacanza", ma chiusa in questa cucina, con quell'aria da predatrice, era pura dinamite.

E infatti, le sue provocazioni si fecero subito più audaci. Per posare il bicchiere nel lavandino, invece di aggirarmi, si girò di spalle e si piegò leggermente in avanti, spingendo il sedere fasciato dai leggings esattamente contro il mio bacino. Un movimento fluido e inequivocabile.

"Attento, Giò," mormorò, guardandomi da sopra la spalla con un sorriso letale.

Io la presi dai fianchi, stringendole la carne morbida tra le dita. Iniziai a sfotterla, assecondando il crescendo della situazione. "Sai, Maria..." le sussurrai, la voce resa roca dal fatto che ero già duro come un pezzo di marmo. "Ho sempre apprezzato un sacco le foto del tuo culo su Instagram. Anzi, a dirla tutta, mi ci sono segato una marea di volte."

Lei fece una risatina bassa, spingendo i glutei ancora più forte contro la mia erezione. "Davvero? Povero piccolo Giò, costretto a guardare uno schermo." "Già," ribattei, facendo scivolare le mani dalla sua vita fino a stringerle le natiche piene. "Ma ora è diverso. Ora posso toccare con mano."

Mi avvicinai al suo collo. I riccioli scostati lasciavano scoperta la pelle sudata. Affondai il naso proprio lì, tra la nuca e la spalla, annusandola profondamente. "Mmm..." feci, con un finto tono disgustato. "Ti ricordi quando domenica scorsa ti sei offesa perché ho detto che puzzi? Ecco. Oggi è decisamente peggio. Fai proprio schifo."

La provocazione centrò il bersaglio. Maria si irrigidì, ma non di rabbia. Si girò di scatto tra le mie braccia, fronteggiandomi. Le sue guance erano accese, gli occhi chiari brillavano di una sfida pura e sensuale. "Sei uno stronzo," sibilò, il respiro affannoso che le faceva alzare e abbassare il petto generoso contro il mio petto. "Se ti faccio così schifo, sai che c'è? Vado a farmi una fottuta doccia e ti lascio qua da solo ad aspettare. Magari puoi segarti pensando al mio Instagram mentre io mi lavo."

Mentre pronunciava quelle parole, però, la sua mano scese lungo il mio addome. Dita esperte e decise scivolarono sopra i miei jeans, afferrando l'erezione pulsante attraverso la stoffa con una stretta che mi fece mancare la terra sotto i piedi. Strinse, accarezzando la lunghezza con il pollice.

La guardai negli occhi, il cuore che mi rimbombava nelle orecchie. Le strinsi i fianchi con più forza, intrappolandola contro il bancone. "Bella idea," le sussurrai a un millimetro dalla bocca, sentendo il calore del suo respiro mescolarsi al mio. "Ma per andare a farti la doccia, prima mi devi staccare di dosso. E, considerando come mi stai tenendo in questo momento... credo che questa volta tu sappia esattamente come fare."

"Pensi davvero che voglia staccarti?" ringhiai, la voce ridotta a un sussurro roco e rovinato.

Con uno scatto, le afferrai i fianchi. Non le diedi il tempo di ribattere: la sollevai di peso e la sbattei a sedere sul bancone di marmo della cucina. Maria lanciò un piccolo gemito di sorpresa, ma le sue gambe, fasciate in quei leggings neri madidi di sudore, scattarono in automatico, avvolgendosi attorno alla mia vita e tirandomi contro il suo bacino.

Mi avventai sulla sua bocca. Fu un bacio famelico, disperato, che sapeva di menta e del sale del suo sudore. Maria mi accolse schiudendo le labbra, infilandomi le dita tra i capelli per tenermi incollato a lei. Le sue labbra piene e morbide erano una droga, e il modo in cui mi rispondeva, sfacciata e vorace, mi fece capire che di "noioso" in quell'appartamento non ci sarebbe stato assolutamente nulla.

Le mie mani scivolarono lungo la sua schiena nuda e rovente, accarezzando la curva della colonna vertebrale, per poi spostarsi sui fianchi e risalire verso l'orlo di quel maledetto top sportivo rosa fluo. Volevo vederla. Volevo affondare le mani in quel seno pieno e morbido che mi aveva fatto impazzire in centinaia di foto su Instagram.

Afferrai il bordo elastico del top e tirai verso l'alto. Niente. Il tessuto era letteralmente incollato alla sua pelle sudata.

"Cazzo, Maria," bofonchiai contro il suo collo, strappandole un brivido mentre le mordicchiavo la pelle umida sotto l'orecchio. "Ma te lo sei dipinto addosso questo coso?"

Lei scoppiò a ridere, una risata rotta dal fiato corto, inarcando la schiena per aiutarmi. "Tira più forte, Giò," mi incitò, spingendo il petto in avanti.

Il movimento fece strabordare la curva inferiore dei suoi seni dalla stoffa elastica. Riuscii a far salire il top di qualche centimetro, scoprendo la pelle calda del suo sterno. I suoi riccioli scuri e disordinati ci solleticavano i visi, creando una barriera intima tra noi e il resto del mondo. Ero a un millimetro dal liberare quelle forme perfette, le mie dita stavano già sfiorando la base morbida del suo seno, la tensione era alle stelle...

DRIIIIIIIIIN.

Il suono acuto e spietato del citofono squarciò il silenzio dell'appartamento come una fucilata.

Mi bloccai all'istante, le mani ancora incastrate sotto il bordo del suo top sportivo, il cuore che mi rimbombava nel cranio a una velocità disumana. L'aria condizionata della cucina sembrò improvvisamente gelida sul mio collo sudato.

Maria si pietrificò contro di me. Il suo respiro si mozzò.

DRIIIIIIIIIN. Una seconda volta, prolungata. Insistente.

Abbassai lo sguardo su di lei, gli occhi sgranati dal terrore puro. Nella mia testa scattarono le ipotesi peggiori: Giulio è tornato prima dalla Spagna. Anna è venuta a fare una scenata. Suo padre. La polizia.

Maria sbatté le palpebre un paio di volte. Poi, lentamente, un sorriso indecifrabile le incurvò le labbra carnose. Si passò la lingua sui denti, sfilando le gambe dalla mia vita, e mi guardò dritta negli occhi con un'espressione a metà tra la colpa e il divertimento più assoluto.

"Ops," sussurrò, sistemandosi i riccioli dietro l'orecchio con una finta innocenza che mi fece gelare il sangue. "Mi sa che avevo dimenticato una visita."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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