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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 6
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Capitolo 6 di 9 23 min di lettura

Asfissia erotica, schiaffi e inculate

Tra ricatti a porte chiuse e rifiuti brucianti, Giovanni sfoga la sua rabbia repressa dominando brutalmente Maria in una sessione estrema di sesso anale. Ma il tempismo, a volte, sa essere il peggiore e il più spietato dei nemici.

Giovy22
5 mesi fa · 1k letture · 2

Non ci pensai due volte. L'istinto prese il sopravvento. "Anna," dissi, con voce ferma, guardandola dritta negli occhi azzurri.

Per un secondo, nel salotto di Maria si sentì solo il ronzio dell'aria condizionata. Poi, scoppiò il delirio.

Anna sgranò gli occhi, stringendosi le braccia attorno al petto come se avesse appena realizzato di essere mezza nuda. L'alcol le aveva tinto le guance di un rosso acceso, e la sua reazione fu un misto di panico e indignazione da ubriaca. "Ma sei impazzito?!" sbottò, la voce un'ottava più alta del normale. "Non se ne parla proprio! Io sto con Marco, te lo ricordi? Sono fidanzata! È un gioco stupido, io non ti faccio vedere un bel niente!"

Ma in quel covo di vipere, la pietà non era contemplata. "Uuuh, la santarellina si tira indietro!" la derise Maria, sventolando il bicchiere di tequila. "Fino a cinque minuti fa mi stavi palpando il culo con un entusiasmo invidiabile, tesoro. Ora fai la suora per un paio di tette?" "Dai, Anna, non fare la fifona," rincarò la dose Sof, spietata, anche se i suoi occhi mi lanciavano pugnali. "È un obbligo. E le regole le hai lette tu. O gli fai vedere il panorama, o ti scoli la mezza bottiglia di rum scuro che è rimasta."

Anna guardò la bottiglia di rum con puro terrore. Era già al limite, un altro sorso e avrebbe vomitato l'anima sul tappeto di Maria. Strinse i denti, mi fulminò con uno sguardo carico di risentimento e scattò in piedi, i bottoni della camicetta verde smeraldo di Ilenia che minacciavano di cedere a ogni suo respiro affannoso. "Muoviti," mi ringhiò contro, afferrandomi per il polso con una forza inaspettata. "Andiamo in bagno. Subito."

Mi trascinò lungo il corridoio e mi sbatte dentro il bagno, chiudendo la porta a chiave alle nostre spalle con un colpo secco. Lo spazio era minuscolo. Il profumo dolce di Anna, mescolato all'odore fruttato della vodka che aveva bevuto, riempì immediatamente l'aria. Eravamo a un palmo di distanza. Il suo petto si alzava e si abbassava vertiginosamente, le famose "zizzone" costrette in quella seta verde che reclamavano libertà.

"Si può sapere che cazzo ti dice il cervello, Giò?" mi aggredì sussurrando, puntandomi un dito contro il petto. Le parole le uscivano un po' strascicate per la sbronza. "Siamo praticamente migliori amici! Conosci benissimo la mia situazione con Marco. Perché hai scelto proprio me?"

Mi appoggiai al lavandino, incrociando le braccia, sfoggiando un sorriso a metà tra il divertito e il colpevole. "Siamo all'interno di un gioco di sincerità, Anna," biascicai, la lingua leggermente intorpidita dal gin. Lasciai scivolare lo sguardo sul suo décolleté esplosivo per poi riportarlo sui suoi occhi azzurri. "Ho solo risposto alla domanda. Ho scelto te perché le tue sono oggettivamente le migliori. È un complimento, dovresti esserne lusingata."

Anna arrossì ancora di più, chiudendo gli occhi e appoggiando la fronte contro la porta di legno. "Giò, ti prego," mormorò, e quando riaprì gli occhi c'era una vulnerabilità dolcissima e disperata. L'alcol le stava togliendo le difese. "Non farmi questo. Non voglio tradire Marco, anche se è uno stronzo. Mentiamo. Ti prego. Torniamo di là e diciamo che me le hai viste. Loro ci crederanno. Mentiamo, ti scongiuro."

La guardai. Era bellissima, disperata, con le guance in fiamme e quella camicetta che le stava da dio. Avrei venduto un rene per vederla slacciare quei tre bottoni tesi allo spasimo. Ma, per quanto fossi un disastro, non ero un mostro. E soprattutto, ero un opportunista.

"Mi spezzi il cuore, Anna," sospirai teatralmente, passandomi una mano tra i capelli. "Un'occasione d'oro buttata al vento. Va bene. Ti copro. Diremo che è stato uno spettacolo indimenticabile." Anna fece un sospiro di sollievo così profondo che un bottone della camicetta sembrò sul punto di saltare via. "Grazie, Giò. Ti giuro, sei il mio sal-" "Ferma lì," la interruppi, alzando un dito. Il mio sorriso si fece decisamente più bastardo. "Io mento per te. Ma tu, in cambio, mi devi un favore grosso come una casa."

Lei si irrigidì. "Che tipo di favore?" "Tu hai l'app in mano. Tu gestisci il gioco," le spiegai, abbassando la voce. "Voglio che fai in modo di far uscire un obbligo, una scusa, un fottuto pretesto qualsiasi per farmi appartare da solo con Ilenia. Voglio cinque minuti con lei, senza che nessuno venga a rompere i coglioni."

L'espressione di Anna cambiò drasticamente. Il sollievo sparì, sostituito da una smorfia di puro fastidio. L'idea che io volessi Ilenia le dava un fastidio fisico, ma non poteva giustificarlo in nessun modo razionale. Iniziò a balbettare, cercando una scusa per tirarsi indietro. "Ma... ma Ilenia non è il tuo tipo, Giò! Cioè, lei deve studiare domani... e poi è così snob, dai, ti annoieresti a morte, è una roba senza senso..." "Questo è il mio prezzo, Anna," la incalzai, facendo un passo verso di lei, azzerando le distanze, sentendo il calore del suo corpo. "O mi sistemi con Ilenia, o quei bottoni li slacci tu, qui e adesso. Scegli."

Mi fulminò con lo sguardo. Se gli occhi avessero potuto incenerire, sarei diventato un mucchietto di cenere sul tappetino del bagno. "Sei un ricattatore di merda," sibilò, chiaramente scocciata e irritata. "E va bene. Affare fatto. Stronzo."

"Perfetto," le sorrisi, appoggiandomi di nuovo al lavandino. "Ora dobbiamo restare qui chiusi per almeno tre minuti. Se usciamo subito, non ci crederà nessuno. A meno che tu non voglia spogliarti per far passare il tempo." "Piantala," sbuffò lei, incrociando le braccia.

Rimanemmo in silenzio. Il rumore ovattato della musica dal salotto filtrava attraverso la porta. Guardai Anna, che fissava le piastrelle del pavimento con il broncio. Improvvisamente, l'alcol mi fece tornare in mente una questione in sospeso.

"Senti, cambiando discorso," dissi, abbassando il tono, facendomi improvvisamente serio. "Come sta Marica?" Anna alzò la testa di scatto, sorpresa da quel cambio di registro. Marica era sua sorella, e fino a due settimane prima era la ragazza di mio fratello. Si erano lasciati in malo modo, un disastro nucleare che aveva diviso le nostre famiglie. "Perché me lo chiedi?" chiese, mettendosi sulla difensiva. "Perché le voglio bene, lo sai. Mio fratello è un coglione, ma non significa che io ce l'abbia con lei." L'espressione scocciata di Anna si ammorbidì. Si appoggiò alla porta, sospirando stancamente. "Sta uno schifo, Giò," mormorò, e la sua voce si incrinò leggermente. "Sta malissimo. Non mangia, non esce, passa le giornate a piangere in camera sua. È una situazione un po' tragica a casa mia in questo momento. Per questo esco e mi distruggo con voi la sera... cerco di non pensarci."

Quella confessione aggiunse un peso inaspettato alla serata. Mi fece capire che, dietro i drammi con Marco e i giochi alcolici, c'era una ragazza che stava scappando da un clima familiare pesante. Annuii, guardandola con una comprensione sincera. "Mi dispiace, Anna. Davvero. Se ha bisogno di sfogarsi con un volto amico, dille che io ci sono."

Lei mi fece un piccolo, vero sorriso. "Grazie, Giò." Guardai l'orologio. Erano passati tre minuti e mezzo. "Ok," dissi, sbattendomi le mani sulle cosce per rimettermi in modalità commedia. "Il tempo è scaduto. Pronta a sfoggiare la tua miglior faccia da ragazza appena ispezionata?" "Fottiti," ridacchiò lei, sistemandosi i capelli.

Aprì la porta. Quando tornammo in salotto, tutti gli sguardi si puntarono su di noi. Io feci finta di sistemarmi la maglietta con un sorriso da ebete stampato in faccia, mentre Anna si risedette al suo posto con le guance ancora fiammanti, evitando gli sguardi di Maria e Sof. "Allora?" esclamò Maria, impaziente, sporgendosi in avanti. "Com'è stato lo spettacolo?" Io guardai Anna, le feci un occhiolino impercettibile e mi leccai le labbra. "Ragazze," dissi, alzando il bicchiere in un brindisi verso di lei. "Patrimonio dell'Unesco. Non aggiungo altro."

Tornai a sedermi sul divano di pelle bianca, affiancando di nuovo Ilenia.

Nel frattempo, il gioco era praticamente degenerato in un caos di chiacchiere disordinate. L'attenzione si era spostata e, con un sospiro di sollievo collettivo, Anna e Ilenia decisero di restituirsi i rispettivi indumenti. Anna tornò a respirare nella sua maglietta, mentre Ilenia si riabbottonò (da sola) la camicetta di seta verde, riacquistando istantaneamente quell'aura da intellettuale irraggiungibile.

Prima di andare avanti…

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