Da quella famosa domenica notte, la mia vita ha preso una piega decisamente surreale. La teoria del "chiodo scaccia chiodo" si era trasformata in una vera e propria routine ad alto tasso alcolico e ormonale. Si dice che la spontaneità vince sulla complessità. E noi, di complesso, non avevamo proprio nulla: eravamo solo due sfigati perennemente arrapati che avevano trovato un modo molto efficiente per scaricare la frustrazione.
Con Sof, ogni uscita era buona per scopare. Ci avevamo preso un gusto sadico e clandestino. La noia della provincia viziosa era improvvisamente sparita, sostituita dall'adrenalina di rischiare di farci beccare in ogni angolo buio.
Il vero motore di questa nostra maratona sessuale delle ultime due settimane di giugno, paradossalmente, era Anna.
Anna, nella sua infinita e crudele ingenuità, aveva deciso che io ero ufficialmente il suo confidente numero uno. Il suo migliore amico senza attributi. Il tizio del carico e scarico, Marco, si stava rivelando il classico stronzo più grande che la trattava male, un mix letale per una ragazza alle prime armi. Lei non aveva ancora perso la verginità, ma si stavano spingendo oltre, e lei non perdeva occasione per raccontarmi ogni fottuto dettaglio.
Una sera, eravamo tutti seduti fuori dal solito pub. Anna si sporge verso di me, ignorando il fatto che la sua scollatura mi stia praticamente accecando, e mi sussurra all'orecchio: "Giò, ieri sera in macchina... mi ha messo le mani sotto la gonna. Mi ha toccata tutta. Mi trattava malissimo a parole, ma ti giuro, mi ha fatta impazzire."
Sento lo stomaco che si contorce e il sangue che mi defluisce dal cervello per accumularsi pericolosamente nei jeans. Alzo lo sguardo e incrocio quello di Sof, seduta di fronte a noi. Sta sorseggiando il suo drink, un mezzo sorriso malefico le increspa le labbra carnose. Ha capito tutto.
Passano dieci minuti. Mi alzo per andare in bagno, e lei mi segue a ruota.
Appena chiudo a chiave la porta del minuscolo bagno del locale, Sof mi sbatte contro le piastrelle fredde, ridacchiando. "Ancora aggiornamenti dal fronte del troglodita?" mi sfotte, abbassandosi la zip dei suoi shorts di jeans. "Non farmici pensare," grugnisco, infilandole brutalmente una mano nelle mutandine. È già bagnata fradicia. "Le ha messo le mani sotto la gonna. Sto per uccidere qualcuno."
"Povero il mio sottone," sussurra Sof, tirandomi fuori il cazzo e iniziando a pomparlo con una presa salda e un ritmo che mi fa mancare il respiro. "Per fortuna ci sono io che ti svuoto, o saresti già esploso." "Zitta," le ansimo contro il collo, infilandole due dita dentro. Sof butta la testa all'indietro, strozzando un gemito contro la mia spalla mentre accelero il movimento delle dita, mimando le sue stesse pompate. "Non parlare, muovi quella mano..." Veniamo entrambi lì, in piedi, nel giro di tre minuti, col terrore che qualcuno bussi alla porta, per poi uscire a distanza di trenta secondi l'uno dall'altra, sfoggiando facce innocenti.
Ma il vero capolavoro della nostra routine di giugno è stata la cavalcata nel parcheggio.
Sabato sera, Anna aveva passato un'ora a piagnucolare perché Marco non le aveva risposto a un messaggio dopo averle fatto un succhiotto sul collo (che mi aveva fieramente mostrato). Io e Sof ci scambiamo la solita occhiata. "Andiamo a fumare," annuncio al tavolo.
Ci rintaniamo sui sedili posteriori della mia macchina, parcheggiata nel buio dietro il locale. Sof non perde tempo. Si toglie il top, svelando quei due seni burrosi e immensi che ormai sono la mia ossessione notturna, e mi sale a cavalcioni, con solo un perizoma spostato di lato.
"Cazzo, Sof, prima o poi ci sgamano," sussurro, guardando fuori dai finestrini appannati, mentre lei mi si abbassa lentamente sopra, ingoiandomi tutto in un gemito umido.
"Che ti frega," ansima lei, iniziando a cavalcarmi. Il movimento fa sobbalzare le sue tette in un modo ipnotico. "Pensa ad Anna e al suo succhiotto." "Vaffanculo," le rispondo, afferrandole i fianchi morbidi per aiutarla a spingere più forte. "Sei una stronza." "Sì, ma sono la stronza che ti fa venire duro come il marmo," ribatte lei, inclinando il busto in avanti. I suoi seni mi sbattono contro il petto, pelle sudata contro pelle sudata. "Ammettilo, Giò... Anna sarà anche un angelo, ma non ti scoperebbe mai così in una cazzo di Fiat Punto."
Non riesco nemmeno a risponderle. Sof stringe i muscoli interni, frizionando esattamente dove serve. Inizio a dare colpi di reni dal basso, affondando in lei con una foga disperata, mentre lei si copre la bocca con una mano per non urlare. L'abitacolo sa di sesso, di sudore e del suo profumo speziato.
"Dai, dimmi che non pensi ad Anna adesso," mi provoca ancora, con gli occhi chiari annebbiati dal piacere, aumentando la velocità della cavalcata. "Penso solo che sei una troia meravigliosa," grugnisco, perdendo del tutto il controllo.
Le stringo forte una tetta, massaggiando il capezzolo turgido, mentre l'orgasmo mi travolge con una violenza inaudita. Vengo dentro di lei (ovviamente col preservativo, l'unica regola che riusciamo a rispettare), mentre Sof si accascia sul mio petto, tremando per il suo stesso piacere, il fiato corto che mi solletica il collo.
"Vedi?" mi sussurra all'orecchio un minuto dopo, mentre cerchiamo di ricomporci alla bell'e meglio nei sedili stretti, recuperando i vestiti. "Sei il mio giocattolino antistress preferito." "E tu sei il mio piano di riserva più riuscito," le sorrido, tirandole una pacca sul sedere nudo prima che si rimetta gli shorts.
Questa è la nostra estate. Anna mi frantuma il cuore e le palle con i suoi drammi, io mi lamento con Sof, ci prendiamo per il culo a vicenda, e poi finiamo per scardinarci a letto, in macchina o nei bagni pubblici. E, per quanto fosse una situazione moralmente discutibile e sull'orlo del baratro emotivo... non mi ero mai divertito così tanto in vita mia.
Ovviamente, non ero l'unico a usare queste sessioni clandestine come valvola di sfogo. Anche Sof aveva i suoi demoni. Ogni volta che il suo amato Giulio postava una storia su Instagram con quella che Sof chiamava affettuosamente "la sua fidanzata troia", la serata prendeva una piega decisamente alcolica e rancorosa.
Visto che mio padre era tornato dalle ferie, il mio letto singolo non era più un'opzione. Per fortuna, i genitori di Sof se ne stavano con la pancia all'aria nella loro casa vacanze in Sardegna, lasciando campo libero. L'unico, piccolissimo ostacolo logistico era Ross, la sua sorella gemella, che però dormiva rintanata nella mansarda al secondo piano. La nostra strategia era infallibile: lo facevamo a notte fonda, in salotto, nel silenzio più totale, e io scappavo via come un ladro prima che sorgesse il sole. Era letteralmente impossibile che ci sentisse.
Tutto è precipitato un giovedì notte. Eravamo sul divano del suo salotto, la TV accesa col volume a zero per fare un minimo di luce. Ma quella sera Sof era così nervosa per aver visto Giulio baciare Maria fuori dal pub che avevamo saltato i preliminari arguti per passare direttamente alle maniere forti.
Ero sdraiato a pancia in su, i jeans buttati sul tappeto, e Sof era in ginocchio tra le mie gambe. Indossava solo una maglietta extralarge che le copriva a malapena il sedere nudo. Stava facendo un lavoro a dir poco celestiale. La sua bocca morbida e carnosa mi inghiottiva con un ritmo lento e profondo, le sue labbra umide scivolavano su di me mentre mi guardava dal basso verso l'alto con quegli occhi chiari da cerbiatta maliziosa.
"Cristo, Sof..." mormorai, affondando le mani nei suoi capelli scuri per assecondare il movimento della sua testa.
Ma siccome non riusciamo a prendere nulla sul serio, nemmeno il sesso, iniziai a stuzzicarla. Feci scivolare le mani lungo la sua schiena, fino ad afferrare a piene mani i suoi glutei rotondi e burrosi. Li impastai con forza, per poi far scivolare il dito medio lungo il solco tra le natiche, sfiorando maliziosamente il suo ingresso posteriore, minacciando di spingere.
Sof si staccò di scatto con uno schiocco umido, fulminandomi con lo sguardo. "Giò, te lo giuro su mia madre, se ci provi ti stacco l'uccello a morsi," sussurrò con rabbia, ma le scappò un mezzo sorriso divertito. "Dai dottoressa, sii aperta alle nuove esperienze," la presi in giro, accarezzandole il buco con la punta del dito solo per farla innervosire. "Solo la puntina, per la scienza." "Fottiti," ridacchiò lei, abbassandosi di nuovo per prendere la punta del mio membro tra le labbra. "Zitto e goditi il servi-"
Non finì mai la frase.
Dal corridoio cieco alle spalle del divano arrivò il rumore inconfondibile di un interruttore. La luce fredda e impietosa del lampadario a led inondò il salotto, accecandoci.
"Sof, ma hai lasciato tu la luce accesa in cuci... Oh mio Dio!"
Mi bloccai. Sof si bloccò. Sulla soglia del salotto c'era Ross, in pigiama, con un bicchiere vuoto in mano e un'espressione che oscillava tra lo shock anafilattico e il trauma psicologico irreversibile. I suoi occhi passavano dal mio bacino nudo e inequivocabilmente eretto, alla faccia di sua sorella gemella, che aveva ancora le labbra a due centimetri dalla mia intimità.
