Provincia Di Troie

Capitolo 1 - Questione di Volumi

l’inizio di questa storia provinciale

G
Giovy22

10 ore fa

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La mia rovina ha un nome, un cognome, e un paio di labbra talmente piene e morbide che dovrebbero essere dichiarate illegali in almeno tre continenti. Si chiama Anna. È la sorella della fidanzata di mio fratello, il che rende l'intera situazione un cliché grande quanto una casa, ma vi assicuro che la mia sofferenza è reale. E palpabile. Molto palpabile, soprattutto in certe zone dei miei pantaloni quando mi sta vicino.

L'ho conosciuta esattamente un anno fa. Classica domenica estiva in piscina, mio fratello mi trascina con sé e la sua ragazza. Io mi aspettavo la solita noia mortale della nostra provincia viziosa, e invece... boom. Visione celestiale.

Anna aveva una bellezza così naturale che ti fregava all'istante, ma allo stesso tempo era estremamente magnetica. Il suo volto era delicato, con lineamenti morbidi e armoniosi: occhi grandi e scuri, un po' allungati, che ti fissavano con un'espressione tranquilla ma capace di nascondere un'intensità da farti sudare freddo. Le sopracciglia marcate le incorniciavano il viso alla perfezione, ma erano le labbra ad assestare il colpo di grazia: piene, chiare, le conferivano un'aria dolce e sensuale senza mai risultare artificiose o volgari.

E poi i capelli: scuri, lisci ma leggermente mossi sulle punte. Le ricadevano attorno al viso con una semplicità disarmante, creando un contrasto elegante con la sua pelle chiara e luminosa. Anche senza un filo di trucco, emanava un'espressività femminile, avvolgente, quasi "calda".

Fisicamente? Un capolavoro di morbidezza. Un corpo proporzionato, con curve evidenti ma perfettamente equilibrate. Me la ricordo ancora quel giorno in piscina, quando è uscita dall'acqua con quel suo bikini verde: la schiena leggermente arcuata, una posa rilassata mentre la luce del sole le accarezzava la pelle bagnata. Un'immagine così estiva e seducente che mi ha mandato in tilt le sinapsi. Il seno pieno, valorizzato in modo così naturale, e la vita abbastanza stretta da disegnarle una silhouette da infarto. I fianchi e le gambe avevano linee morbide che le davano una presenza carnale, autentica.

A volte la vedo arrivare con un top azzurro super aderente e il risultato è lo stesso: emerge un suo lato elegante e provocante, il tessuto attillato le fascia il décolleté mettendo in risalto le forme con estrema semplicità, senza il minimo bisogno di mettersi in pose spinte.

Ma sapete qual è la cosa che mi fa letteralmente uscire di testa? È che la sua è una sensualità totalmente spontanea, quasi inconsapevole. Più che cercare di apparire provocante, dà l'impressione di essere puramente e semplicemente a suo agio nel proprio corpo. È proprio questo a renderla una calamita per i miei ormoni. Lei non gioca a fare la tentatrice, lo è e basta, a sua totale insaputa.

Da Natale scorso, complici le feste e le dinamiche familiari, abbiamo iniziato a uscire insieme. Una cosa tira l'altra, il gruppo si è allargato. Lei ha tirato dentro Sof, la sua migliore amica (un vero uragano, ma questa è un'altra storia), e io ho reclutato il mio migliore amico, Giulio.

E così siamo arrivati a oggi. Inizio estate. L'asfalto della nostra città bolle per l'afa, e le nostre domeniche finiscono immancabilmente al solito bar, accampati su quelle panchine scrostate fino a notte fonda.

Ed è qui, su questo legno scomodo, che si consuma il mio dramma. Io sono seduto a un palmo da lei. Sento il profumo della sua crema idratante mescolato alla birra ghiacciata. Lei si accavalla le gambe, la gonna di jeans sale pericolosamente, mi sfiora con il ginocchio. Ride alle mie battute e mi poggia una mano sulla coscia, totalmente ignara del fatto che il mio cuore sta pompando sangue dove non dovrebbe. Continuo a sbattere la testa contro questo muro bellissimo e di gomma: io la bramo come un disperato, e lei... lei pensa che io sia un "amicone". Ma l'estate è appena iniziata, le notti si stanno allungando, e io non ho la minima intenzione di arrendermi.

Quella domenica sera, l'aria ai tavolini fuori dal bar era così calda e appiccicosa che non si respirava. Eravamo tutti lì, il solito gruppetto: io, il mio migliore amico Giulio accollato alla sua fidanzata Maria, Rosanna che beveva tranquilla, la sua sorella gemella Sof, e ovviamente lei. Anna.

Anna indossava un top lilla striminzito. Stava raccontando della sua giornata al villaggio turistico, agitando le mani con foga. "Ragazzi, vi giuro, non ce la faccio più con i bambini dell'animazione. Meno male che c'è Marco..." "Chi è Marco?" chiedo io, già con la mascella contratta. "Il ragazzo del carico e scarico," dice lei. Per prendere una manciata di patatine al centro del tavolo, si sporge in avanti. Nel farlo, il top si discosta dal corpo, offrendomi una visuale panoramica e accidentale sul pizzo bianco del suo reggiseno e sul solco morbido del seno. "Oggi aveva questa canottiera grigia, tutta sudata... e quando solleva le casse d'acqua gli si gonfiano i bicipiti in un modo assurdo." Sospira, accavalla le gambe e, girandosi, mi sfiora il polpaccio con il ginocchio. Lo fa senza malizia, con un'ingenuità quasi crudele, totalmente ignara del fatto che io stia andando in iperventilazione. "È davvero carino. Magari domani gli chiedo di aiutarmi a sgonfiare la piscina."

Crack. Il rumore del mio ego e delle mie speranze che si frantumano.

Mi alzo di scatto, bofonchio una scusa incomprensibile e vado dritto dentro al bar, dove l'aria condizionata è a palla e non ci sono bicipiti su cui sbavare. "Tequila. E lascia la bottiglia," dico al barista.

Sono al terzo shottino quando sento un profumo dolce e speziato, e una spalla morbida che urta la mia. "Ehi, campione. Che succede?"

È Sof. E qui bisogna fare una parentesi, perché se Anna è la sensualità inconsapevole, la sua migliore amica è su un altro pianeta.

Sof ha un aspetto molto elegante ma con una sensualità morbida e naturale, più “femme fatale rilassata” che provocazione costruita. Il viso è rotondo e armonioso, con guance leggermente piene che le danno un’aria dolce, ma quando la guardi negli occhi, chiari e intensi, accentuati da una riga perfetta di eyeliner, trovi uno sguardo sicuro e malizioso che ti inchioda. Le labbra carnose, spesso piegate in un mezzo sorriso o in un’espressione ironica, le aggiungono quel tipo di fascino che sembra del tutto spontaneo.

Stasera ha i capelli scuri e lisci, portati lunghi e ordinati, che le incorniciano il viso mettendo in risalto la pelle chiara e luminosa. Anche nei look più semplici, come il top bianco aderente e a spalline sottili che indossa ora, riesce ad avere una presenza formidabile: il piercing al naso, il choker nero al collo e i vari accessori le danno un tocco moderno e leggermente ribelle che ti fa prudere le mani.

Fisicamente, poi, ha un corpo curvy e proporzionato da farti girare la testa. Il seno è abbondante e decisamente evidente sotto la stoffa aderente, e crea una silhouette piena e morbida. La vita non è estremamente stretta, ma il contrasto con i fianchi e le forme rende tutto il suo corpo armonioso e carnale. Le braccia scoperte e le gambe hanno linee morbide che le danno un aspetto caldo e naturale. La sua è una sensualità legata all'atteggiamento: non appare mai aggressiva, ma più sicura, rilassata e giocosa. Tiene il mento leggermente alzato, mi guarda dritto negli occhi. È il tipo di presenza che attira l’attenzione lentamente e ti cattura prima che tu te ne accorga.

"Niente," mento, leccando il sale dal dorso della mano. "Festeggio l'estate." "Certo, e io sono vergine," ridacchia, versandosi uno shot. "È per Anna e il troglodita dei pacchi, vero?"

Crollo. Svuoto il sacco. Le racconto della mia frustrazione, del fatto che sto impazzendo per una ragazza che mi considera solo un "amicone", e di quella scollatura assassina. Sof ascolta, mi sfotte un po', ma poi butta giù due tequila di fila.

Nel giro di mezz'ora siamo ubriachi e molesti. Appoggiati al bancone, iniziamo a prendere in giro a distanza il nostro stesso tavolo fuori. "Guarda tua sorella Rosanna," le dico, sghignazzando. "Sembra l'unica normale stasera." "Sì, ma guarda invece che deficiente che è Giulio," sbotta improvvisamente lei, cambiando tono. I suoi occhi chiari si stringono, fissando fuori dalla vetrina. "E quell'altra..." "Maria?" "Maria," sputa Sof, con un mezzo sorriso carico di veleno. "Quella troia che sicuro lo tradisce col primo che le offre uno spritz. E lui, il genio, le sta pure incollato."

La guardo, un po' spiazzato dal tono. Sof si gira verso di me, avvicinandosi. Il suo petto sfrega inavvertitamente contro il mio braccio, morbido e pesante. "Volevo dirglielo, Giò," mormora, fissando il suo bicchiere vuoto. "A Giulio. Che mi piace. Mi piace da impazzire. Ma è arrivata quella gatta morta e io sono rimasta fregata."

Prendo la bottiglia e la trascino su un divanetto buio in fondo al locale. Isolati da tutti, l'alcol ci scioglie del tutto la lingua e ci toglie i freni inibitori. Iniziamo a sfogarci a vicenda, ridendo dei nostri fallimenti.

"Siamo due disperati," rido, buttando la testa all'indietro contro la finta pelle del divano. "Io che venero letteralmente le tette di Anna. Ti giuro, Sof, sono la perfezione. Hanno la forma esatta della felicità. Ci farei una religione."

Sof scoppia a ridere, una risata di gola, roca e caldissima. Si sporge in avanti, puntando i gomiti sulle ginocchia. In quella posizione, il suo décolleté straborda in modo prepotente dal top bianco, rubando ogni centimetro del mio campo visivo.

"Sì, vabbè, Giò," sussurra, il tono improvvisamente più basso, roco, carico di malizia. Mi fissa dritta negli occhi, poi abbassa lo sguardo verso la scollatura e lo rialza verso di me, le labbra piegate in quel suo sorriso ironico. "Bellissime le tettine della mia best, per carità. Ma fattelo dire... se parliamo di religione, le mie sono decisamente più grosse."

“Ma fammi il piacere!" sbotto, puntandole il dito contro, ormai completamente in balia della tequila. "Sof, sei la mia amica, ti voglio bene, ma sei blasfema! Le tette di Anna sono patrimonio dell'Unesco. Hanno la proporzione aurea, capisci? È geometria pura! Sono in-su-pe-ra-bi-li."

Sof alza gli occhi al cielo, ma le scappa da ridere. Sbatte il bicchiere vuoto sul tavolino basso del privè e si sporge ancora di più in avanti. Il top bianco si tende in modo allarmante. "Ma quale geometria, Giò! Sei obnubilato dagli ormoni e dalla frustrazione. Le mie sono oggettivamente, fisicamente, innegabilmente superiori. Guarda qua!" dice, indicandosi il petto con entrambe le mani. "Che cazzo devo fare, tirartele fuori per fartene rendere conto?"

Il mio sguardo cade, inevitabilmente, proprio lì. La stoffa sottile lascia indovinare la curva pesante e morbida del suo seno, che si solleva a ogni respiro affannoso per la foga della discussione. Deglutisco a fatica. L'alcol mi suggerisce la risposta peggiore. "Beh... potrebbe essere un'argomentazione molto convincente ai fini del dibattito, dottoressa."

Sof fa per ribattere, gli occhi chiari che le brillano di pura malizia, ma lo schermo del suo telefono si illumina sul tavolo. Lo afferra sbuffando. "È Ross," mormora, digitando velocemente. "Dice che stanno sbaraccando, tornano a casa." "Vuoi andare?" chiedo, sentendo un'inspiegabile fitta di delusione. Lei blocca lo schermo e lo lancia nella borsa. "Assolutamente no. Le ho detto di andarsene a fanculo, io resto qua a bere con il mio compagno di sventure."

E così facciamo. Tra uno shot e l'altro, perdiamo totalmente la cognizione del tempo. Quando finalmente barcolliamo fuori dal locale, l'aria della notte è rinfrescata, ma non abbastanza da spegnere i bollori alcolici. Ci dirigiamo verso le panchine, ma non c'è più l'ombra di un'anima. Le due di notte passate, solo bicchieri di plastica abbandonati e silenzio.

"Tutti morti," sentenzia Sof, appoggiandosi a me per non inciampare nei suoi stessi sandali. Il contatto del suo fianco morbido contro il mio mi fa scorrere un brivido lungo la schiena. "Dai, andiamo a piedi. Accompagnami per un pezzo."

Mentre camminiamo nel buio delle strade di provincia, il mio sfogo riparte in automatico. "Il problema non è solo che è bella," biascico, gesticolando. "Il problema è che ha un muro di gomma intorno! Io ci provo, Sof. Ti giuro che ci provo. L'altro giorno in piscina... eravamo seduti sul bordo. Le scivolo vicino. Le metto una mano sulla coscia nuda. Le sfioro quasi l'inguine, guardandola fissa negli occhi, con la voce da seduttore consumato. Sai lei che fa?" Sof ride, appesa al mio braccio. "Cosa?" "Mi dà una pacca sul dorso della mano e mi dice: 'Oddio grazie Giò, mi prudeva proprio lì, maledette zanzare tigre!' Ti rendi conto? Credeva le stessi facendo un favore dermatologico!"

Sof scoppia in una risata fragorosa che rimbomba per la strada vuota. Ride così tanto che deve fermarsi, piegandosi in due, e aggrappandosi alla mia maglietta. "Siete un caso disperato," ansima, asciugandosi una lacrima di mascara. Poi, di colpo, il suo sorriso svanisce. Si raddrizza, sospirando, e il suo tono si fa pesante. "Giò... ti giuro, io voglio scopare."

La schiettezza della frase mi colpisce in pieno viso. "A chi lo dici, cazzo. Sto raschiando il fondo del barile." Lei si morde il labbro inferiore, quel labbro carnoso che fino a un attimo prima mi stava prendendo in giro. Mi guarda, esitando per una frazione di secondo. "Il fatto è che... la situazione è tragica, Giò," confessa, abbassando la voce. "Io... io sono ancora vergine."

Mi blocco in mezzo al marciapiede. La fisso. Lei, con quel piercing, quello sguardo da mangiauomini, quelle forme da farti sbandare in autostrada. "Stai scherzando." "Ti sembro una che scherza su ste cose?" sbuffa, incrociando le braccia sotto il seno, spingendolo ancora più in su. "Faccio tanto la stronza vissuta, ma la verità è che non ho mai trovato quello giusto, e adesso mi ritrovo a sbavare per un coglione che sta con una sciacquetta. Che patetica." "Ehi, ferma," le metto le mani sulle spalle nude, sentendo il calore della sua pelle. "Non sei patetica. Sei un fottuto schianto, Sof. È lui che è cieco. E comunque, io me la sono tolta a gennaio con una mezza matta presa su Tinder, ma ti garantisco che sto messo male quanto te."

Restiamo lì a guardarci nel buio. C'è una strana elettricità nell'aria. Il suo respiro caldo mi sfiora il mento. "Senti," dico d'istinto, sentendo la gola secca. "Ho un bisogno fisiologico di fumare. Roba seria." Sof mi guarda negli occhi, il suo solito mezzo sorriso malizioso che le riaffiora sulle labbra. "Hai da fumare?" "Ho un pezzo di fumo spettacolare. E mio padre è in vacanza. Casa libera." "Allora muoviti, genio."

Venti minuti dopo siamo sprofondati nel divano del mio salotto. Solo la luce gialla dell'abat-jour e la finestra aperta per far girare l'aria. Sof si è tolta i sandali e ha tirato le gambe sul divano, rannicchiandosi verso di me.

Mentre chiudo la canna, la osservo con la coda dell'occhio. Cazzo se è bella. L'eyeliner è leggermente sbavato, il che la rende ancora più sexy, se possibile.

Accendo, faccio un tiro profondo e le passo il joint. Lei lo prende, sfiorandomi le dita. Aspira, chiudendo gli occhi. La brace illumina di rosso il suo viso e le sue labbra carnose. Quando butta fuori il fumo, inclina la testa all'indietro, scoprendo il collo bianco.

"Comunque," mormora lei, con la voce resa roca dal fumo, passandomi di nuovo la canna, "Non per infierire, ma se Anna non ha capito l'approccio in piscina... non lo capirà mai. Devi essere più esplicito." "Più esplicito di così cosa devo fare? Tirare fuori il cazzo e sventolarglielo davanti come una bandiera?" Sof ridacchia, scivolando un po' più vicina a me sui cuscini del divano. La sua coscia preme contro la mia. "Magari non proprio così," sussurra, guardandomi attraverso la nuvola di fumo. "Ma le donne a volte hanno bisogno che tu prenda il controllo. Che tu le faccia sentire... desiderate. Senza troppe parole."

Faccio un altro tiro, passandole la canna. La guardo di sottecchi mentre espira una nuvola densa verso il soffitto. L'erba e la tequila mi stanno rendendo pericolosamente filosofico.

"Senti, Sof," le dico, girandomi a guardarla. "Ma parlando oggettivamente. Fuori dai denti. Io sono il problema? Cioè, metti caso che non fossimo amici... io, in quel senso lì, ti potrei mai piacere?"

Sof trattiene il fumo, mi squadra dall'alto in basso, e poi scoppia a ridere, sputacchiando mezza nuvola. "Giò, ti voglio un bene dell'anima, ma assolutamente no. Non sei il mio tipo per niente. Siamo compatibili zero."

"Meno male," sospiro, rilassando le spalle sul divano. "Nemmeno tu a me, a dirla tutta. Cioè, sei un pezzo di figa illegale, ma caratterialmente ci scanniamo troppo." "Appunto," annuisce lei, soddisfatta. "Quindi il problema non sono io," deduco, con la logica inattaccabile di chi ha bevuto tre shot. "Il problema è Anna. È troppo perfetta. E quelle tette... Sof, giuro, io di notte ci sogno di dormirci in mezzo, sono-"

"Ma basta!" sbotta Sof, alzando gli occhi al cielo con una frustrazione esagerata. Si mette a gambe incrociate sul divano, fronteggiandomi. "Giò, hai rotto il cazzo! Anna di qua, Anna di là, le tettine di Anna... Ti ho già detto che le mie sono più grosse! È un dato di fatto, è fisica, è volume!"

"Volume un corno," la provoco, ridendo per la sua reazione. "Quelle di Anna sono inarrivabili, punto."

Sof mi fulmina con i suoi occhi chiari. La mascella le si contrae. L'alcol, la competizione femminile e l'erba le stanno palesemente facendo cortocircuitare il cervello. Si ingrippa. "Ma sai che c'è? Non me ne frega un cazzo," ringhia. "Adesso te le faccio vedere, così la smetti di rompere i coglioni."

Non faccio in tempo a realizzare la frase che Sof si afferra l'orlo del top bianco e lo tira su in un colpo solo, sfilandolo dalla testa e lanciandolo sul pavimento. Non ha il reggiseno.

Resto paralizzato, con la canna a mezz'aria. Sono immense. Morbide, pesanti, di un pallore burroso che fa un contrasto pazzesco con i capezzoli scuri e turgidi per lo sbalzo di temperatura. La gravità le fa riposare dolcemente sul busto, ma mantengono una forma piena, perfetta. La guardo a bocca aperta, letteralmente imbambolato.

"Allora?" fa lei, tenendo il mento alto, anche se vedo un'ombra di rossore espandersi sul suo collo. "Chi ha ragione?" "Cristo santo, Sof," bisbiglio, sentendo la bocca improvvisamente secca. "Hai vinto tu. Ritratto tutto."

Istintivamente, alzo una mano, muovendola verso di lei come un bambino ipnotizzato da un giocattolo nuovo. "Voglio toccarle." Paff. Sof mi tira uno schiaffetto sul dorso della mano, bloccandomi. "Eh no, ciccio. Guardare ma non toccare. L'esposizione era solo a scopo dimostrativo." "Dai, Sof, non fare la tirchia," mi lamento, ridendo nervosamente. "Sono lì. Mi stanno guardando. Sarebbe maleducazione non salutarle."

Lei ridacchia, coprendosi a metà con le braccia, ma senza rimettersi la maglietta. Siamo due cretini ubriachi sul divano, ma l'aria nella stanza è improvvisamente diventata densa e bollente.

"Niente da fare, Giò. Non si tocca." Mi passo una mano tra i capelli, l'eccitazione che mi sta facendo letteralmente esplodere i jeans. Poi, mi viene un'idea talmente idiota che solo a quest'ora di notte può sembrare sensata. "Facciamo un patto," dico, assumendo un tono da finto uomo d'affari. "Che cazzo di patto?" "Tu sei curiosa, no? Hai detto che sei vergine. Vuoi capire come funziona." Mi avvicino col busto. "Ti faccio toccare il cazzo se mi fai toccare le tette. Scambio equo. Nessun coinvolgimento emotivo."

Sof sgrana gli occhi. Diventa paonazza fino alla punta delle orecchie. Apre la bocca per mandarmi a quel paese, ma poi la richiude. Guarda il pacco dei miei jeans, poi guarda me. Si morde il labbro inferiore, quel labbro carnoso e maledettamente sexy. "Sei un coglione," sussurra, ma la voce le trema un po'. "Affare fatto?" le chiedo, sfoderando il sorriso più innocente di cui sono capace.

"E va bene," cede lei, scostando le braccia dal petto, offrendosi alla mia visuale. "Ma se fai lo scemo ti stacco una mano."

Non me lo faccio ripetere due volte. Con movimenti goffi per l'ansia, mi slaccio la cintura. Abbasso la zip dei jeans ed estraggo il mio membro, già duro come la pietra e pulsante.

Sof lo fissa sgranando gli occhi. "Mamma mia..." mormora, totalmente priva di filtri. "Tocca a te," la incoraggio, ridacchiando per nascondere l'imbarazzo generale. "Non morde."

Lentamente, con una delicatezza che contrasta con i suoi modi sfacciati, Sof allunga una mano. Le sue dita calde e morbide si chiudono attorno a me. Trattengo il respiro di scatto. La sua presa è incerta, ma la pelle contro pelle è una scossa elettrica. "Ok," ansima lei, guardandomi negli occhi, nervosa ma eccitata. "Ora tu."

Alzo le mani e le poso sui suoi seni. Sono caldissimi e lisci come seta. Ne riempio i palmi, soppesandone la consistenza burrosa. Sof fa un piccolo gemito di sorpresa, chiudendo gli occhi quando i miei pollici sfiorano casualmente i suoi capezzoli induriti. "Cazzo, Sof," sussurro, perdendo un po' di lucidità mentre inizio a massaggiarle la carne morbida, impastandola delicatamente. "Sono incredibili."

"Anche tu... cioè, questo..." balbetta lei, e per dimostrarlo stringe un po' la presa, facendo scorrere la mano su e giù un paio di volte in modo totalmente imbranato, ma maledettamente efficace.

Scoppio a ridere, una risata strozzata dal piacere. "Piano, non devi svitarlo!" "Scusa, scusa! Che cazzo ne so io!" ride lei a sua volta, paonazza, allentando la presa ma continuando ad accarezzarmi con il pollice.

Siamo lì, io con le mani piene del suo seno meraviglioso, lei che mi stringe il cazzo in modo totalmente impacciato. Ridiamo come due idioti, ma sotto l'alcol e le battute, il respiro si sta accorciando, la pelle sta andando a fuoco e l'idea che non ci piaciamo sta rapidamente scomparendo sotto il peso dei nostri ormoni.

La situazione ci sta sfuggendo di mano. O meglio, ci sta piacendo da impazzire.

Tra una risata nervosa e l'altra, senza quasi accorgercene, cambio posizione. Mi sollevo sulle ginocchia e mi ritrovo praticamente a cavalcioni su di lei. Sof è stesa sul divano, mezza nuda sopra, ma ancora con i suoi jeans leggeri addosso. Mi abbasso col busto, premendo il mio bacino contro il suo.

"Cioè, in pratica funziona così, dottoressa," le spiego con finta aria accademica, strusciando prepotentemente la mia erezione dura come il marmo contro la cucitura dei suoi pantaloni. "Si crea un po' di attrito."

"Ah, la famosa fisica di cui parlavi prima," ansima lei. Cerca di mantenere il suo tono ironico e strafottente, ma la voce le trema. Inarca la schiena in automatico, venendomi incontro col bacino in una spinta che mi fa vedere le stelle. "Devo dire che la teoria è... molto interessante."

"Vogliamo passare alla pratica?" la provoco, guardandola negli occhi mentre il mio respiro si fa pesante. "Dai, togliamoci 'sto sfizio. A scopo puramente scientifico, ovvio."

"Ovvio," sussurra lei, con gli occhi chiari dilatati dal desiderio. "Sia mai che poi muoio con il dubbio."

Ci spogliamo in un misto di foga e comicità. Le sfilo i pantaloni tirandoli dai bordi e lei fa lo stesso con i miei, inciampando sulle caviglie e ridacchiando quando mi sbilancio in avanti e le finisco addosso. Quando finalmente siamo pelle contro pelle, ogni voglia di scherzare evapora.

Sof è un capolavoro burroso, caldo e morbidissimo. Mi lascio cadere su di lei, affondando il viso nel suo décolleté immenso. Prendo uno dei suoi capezzoli turgidi tra le labbra, prima leccandolo delicatamente e poi succhiandolo con decisione. Sof lancia un gemito sorpreso, roco e profondo, e mi afferra i capelli con entrambe le mani, tirandoli per spingermi ancora più contro di lei. Con le mani le impasto i seni pieni, godendomi la loro consistenza perfetta, mentre con il bacino scivolo più in basso.

Inizio a strusciare la mia virilità contro la sua intimità nuda. È bagnatissima, caldissima, e il contatto diretto mi fa impazzire. Sof ansima, chiudendo gli occhi, i fianchi che si muovono da soli cercando di assecondare il ritmo di quelle frizioni scivolose.

"Ok, ok, ferma un attimo," dico con voce roca, allontanandomi di qualche centimetro per frugare nei jeans buttati a terra. Tiro fuori il portafoglio e recupero un preservativo sgualcito.

Sof apre un occhio, le guance in fiamme. "Spero tu sappia come si mette, Giò. Non vorrei doverti fare un tutorial su YouTube per la tua imbranataggine." "Zitta e impara dal maestro," ribatto con un sorriso storto, faticando a scartarlo con le mani che tremano per l'eccitazione. Lo srotolo velocemente, e quando torno sopra di lei, mi posiziono tra le sue cosce.

Le apro dolcemente le gambe. La guardo. È il suo momento, e per quanto stiamo facendo i cretini, non voglio farle male. "Sof?" le chiedo, sfiorandole l'ingresso bagnato. Lei deglutisce, stringendomi forte le spalle. "Smettila di parlare, coglione, ed entra."

Sorrido contro le sue labbra carnose e la bacio, un bacio vero, affamato e profondo, mentre spingo lentamente in avanti. Sento la resistenza del suo corpo inviolato, la stringo a me, spingendo con una pressione decisa ma controllata. Sof rompe il bacio con un gemito di dolore misto a piacere, inarcando la schiena e piantandomi le unghie nelle spalle. Quando sono completamente dentro, mi fermo, lasciandole il tempo di abituarsi alla mia grandezza e a quella sensazione totalmente nuova.

"Cazzo..." mormora lei, il petto che si alza e si abbassa freneticamente contro il mio. "Tutto bene?" le sussurro all'orecchio. "Sì... muoviti, Giò. Ti prego."

Inizio a muovermi. Dapprima piano, assaporando la stretta calda e umida in cui sono avvolto. Poi, man mano che il dolore di Sof svanisce lasciando il posto al puro istinto, il ritmo accelera. Non c'è romanticismo smielato, ma una chimica animale, grezza, inaspettata.

Le nostre pance sbattono l'una contro l'altra, il suono della nostra pelle sudata riempie il salotto. Sof perde completamente la sua maschera da "femme fatale rilassata": ansima, mi morde la spalla, si aggrappa al mio bacino spingendo i fianchi verso l'alto per prendermi più a fondo. Le sue forme morbide assecondano ogni mia spinta in una danza frenetica. Abbandono i suoi seni solo per baciarla di nuovo, mischiando i nostri respiri affannosi.

La tensione sale vertiginosamente, un crescendo che brucia tutto l'alcol e le parole della serata. "Giò..." geme lei, stringendomi forte da dentro, le gambe intrecciate dietro la mia schiena. "Giò, io... sto..." "Vieni con me, Sof," le rispondo a denti stretti, accelerando i colpi, spingendo al massimo delle mie forze mentre l'orgasmo inizia a montarmi alla base della spina dorsale.

Sof butta la testa all'indietro contro il bracciolo del divano, emettendo un urlo strozzato mentre il suo corpo viene attraversato da spasmi violenti che mi strizzano il membro. È la miccia che mi fa esplodere. Con tre spinte decise, profonde, mi svuoto dentro di lei, accompagnando il suo climax con un grugnito roco, crollandole addosso pesante e senza fiato.

Restiamo lì, collassati l'uno sull'altra sul divano, i respiri pesanti che riempiono il silenzio del salotto. Il sudore ci fa appiccicare la pelle. Svuotato e con il cuore che ancora pompa all'impazzata, allungo un braccio verso il tavolino per recuperare il telefono.

"Cazzo, sono le quattro e mezza," biascico, con la voce completamente impastata.

Sof solleva la testa dal mio petto, i capelli scuri e arruffati che le coprono mezzo viso. "Merda. Meno male che a casa c'è solo mia sorella Ross. Se ci fosse stato mio padre e mi avesse vista tornare a quest'ora, mi avrebbe fatto la pelle." Si stropiccia un occhio, sbavando ulteriormente la linea perfetta del suo eyeliner.

"Ma sei scema a tornare a piedi adesso? Dai, dormi qua. Il letto è piccolo, ma mio padre non c'è e non voglio farti camminare mezza sbronza."

Ci trasciniamo in camera mia, nudi come vermi, portandoci dietro i vestiti appallottolati tra le braccia. Mi butto sul materasso singolo, e qui succede il disastro. L'adrenalina dell'orgasmo evapora, e la botta della tequila mista all'erba vira bruscamente verso la più classica, patetica e logorroica depressione da droga.

Guardo il soffitto, il cervello che inizia a frullare cazzate a una velocità spaventosa. "Però, Sof..." mormoro, con un tono tragico da attore teatrale cane. "Pensa se Anna lo scopre. Io la amo, Sof. Te lo giuro, la amo da morire. Non so come fare a togliermela dalla testa. Secondo te ho fatto una cazzata? Secondo te ho rovinato tutto?"

Sento il materasso muoversi. Sof si gira su un fianco, mi appoggia una mano caldissima sul petto e mi fissa come se fossi un alieno. "Ma sei fottutamente serio, Giò?" sbotta, con una faccia a metà tra lo schifato e il divertito. "Ti sei letteralmente appena svuotato le palle dentro di me, stiamo dormendo nudi nel tuo letto, e tu mi fai la lagna romantica su Anna? Sei un caso clinico!" Scoppia a ridere, una risata sfiancata e roca. "Sei il peggior scopatore disperato della storia."

"E tu sei insensibile," le rispondo, ma scoppio a ridere anche io. Ci accoccoliamo nel mio lettino, pelle contro pelle, incastrando le gambe per non cadere di sotto, e crolliamo in un sonno profondo.

La luce del sole mi trafigge le palpebre come una lama. Apro gli occhi, e la prima cosa che metto a fuoco è un seno abbondante e burroso premuto contro il mio braccio. Poi arriva la fitta lancinante. "Cristo santo, il mio cranio," mugugno, portandomi una mano alla fronte.

Sof si muove pigramente, stiracchiandosi. "Non urlare," sussurra, la voce resa ancora più profonda dal mattino. "Che disastro che siamo." Ci guardiamo. Nudi, sfatti, con il respiro che sa di posacenere e decisioni discutibili.

"Senti," inizio io, schiarendomi la voce. "Riguardo a stanotte..." "Giò, risparmiami il discorso," mi interrompe lei, mettendomi un dito sulle labbra. Mi guarda con il suo solito mezzo sorriso ironico, quello che la fa sembrare una femme fatale anche quando ha un'aria distrutta. "Non ha significato un cazzo. Non siamo anime gemelle, non ci sposeremo e tu sei ancora pateticamente innamorato della mia migliore amica." "Perfetto," le sorrido, sollevato e stranamente felice. "Ma siamo d'accordo che... è stato molto, molto divertente?" Sof si morde il labbro inferiore. "Decisamente. La tua teoria della fisica sulle mie tette ha funzionato." "Sai che c'è?" le propongo, iniziando ad accarezzarle il fianco morbido. "Visto che le nostre vite amorose sono una barzelletta e facciamo schifo al cazzo... potremmo continuare a consolarci. Nessun dramma, zero sentimenti. Solo divertimento tra due sfigati incompresi."

Sof ci pensa su per un secondo, passandosi una mano tra i capelli lisci. Poi fa spallucce, facendo sussultare il petto generoso in modo ipnotico. "Affare fatto."

E siccome ogni patto va sigillato come si deve, non dico un'altra parola e scivolo sotto le lenzuola. Sof fa un piccolo salto di sorpresa quando le mie mani le afferrano le cosce carnose, aprendogliele dolcemente. Mi infilo in mezzo, inebriandomi del suo odore caldo.

"Ehi... ma che fai?" mormora, e la sento trattenere il fiato. "Sancisco l'accordo," dico in un soffio.

Appoggio le labbra proprio lì, sul suo centro già gonfio, schiudendo i suoi petali umidi. La mia lingua scivola sulla sua figa, assaggiandola, mentre inizio a leccarla con movimenti lenti, ampi e profondi. Sof inarca immediatamente la schiena, sollevando il bacino contro il mio viso. Affonda le dita nei miei capelli, strozzando un gemito di puro piacere mentre inizio a succhiare il suo clitoride.

Mentre mi perdo tra le sue gambe e assaporo i suoi fremiti, la mia mente elabora un pensiero chiarissimo. Stanotte credevo di essermi solo tolto uno sfizio. Credevo di aver trovato un passatempo simpatico. Non potevo minimamente sapere che questo accordo segreto, stipulato tra i fumi dell'hangover, non sarebbe rimasto confinato tra queste quattro mura. Era solo la prima, inarrestabile tessera di un effetto domino che avrebbe finito per radere al suolo le nostre vite. E questa pazza estate di provincia era appena iniziata.

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