Il martedì pomeriggio, la camera di Sof sembrava l'anticamera dell'inferno. Le tapparelle erano abbassate per tenere fuori il sole spietato di luglio, ma l'aria era comunque densa, calda e satura del nostro odore.
Eravamo nudi sul suo letto sfatto, letteralmente fradici di sudore. Sof era tornata dalla Sardegna più abbronzata, più arrogante e, se possibile, ancora più formosa. Al momento, era seduta a cavalcioni sul mio bacino. Non stavamo scopando. Si limitava a strusciarsi contro la mia erezione dolorante con movimenti lenti e calcolati, quel tanto che bastava per farmi impazzire, rifiutandosi categoricamente di farmi entrare.
Nella mano destra, teneva il mio telefono. Stava rileggendo il messaggio di Maria per la decima volta.
"Io te l'avevo detto! Te l'avevo fottutamente detto che era una grandissima troia!" esclamò, buttando la testa all'indietro con una risata trionfante. Il movimento fece sussultare i suoi seni nudi e burrosi, che ora avevano il segno chiaro del costume a incorniciarli. "È perfetto, Giò. È un capolavoro. Tu ora vai da Giulio, gli fai leggere questa schifezza, lui capisce che razza di vipera si è messo in casa, la molla, e subentro io come spalla su cui piangere. Un piano senza sbavature."
"Certo, geniale," ansimai, afferrandole i fianchi per cercare di spingerla un po' più giù, contro di me. "Ma... per curiosità intellettuale... e se invece io volessi scoparmela? Insomma, hai visto come si veste? Se mi scopa come sta in sella a quel motorino..."
Sof smise di muoversi di colpo. Mi fulminò con quegli occhi chiari da cerbiatta assassina e mi piantò le unghie nel petto sudato. "Non ci provare nemmeno, coglione," sibilò, con un sorriso a metà tra il divertito e il minaccioso. "Le troie del genere portano solo guai. Vuoi rovinare un'amicizia storica per una botta con la gatta morta? E poi lo sai che in questa provincia del cazzo tutti si conoscono e si viene sempre a sapere tutto, Tienilo nei pantaloni. O meglio, tienilo per me." Riprese a strusciarsi lentamente, schiacciando il suo centro umido contro di me. Gemetti a denti stretti.
"Allora fammi entrare, Sof, cazzo. È una settimana che vado avanti a seghe, sto per esplodere."
"Eh no," mi prese in giro, allungandosi in avanti per mordicchiarmi il lobo dell'orecchio. I suoi seni caldi si schiacciarono contro il mio petto. "Prima devi aggiornarmi. Dimmi di questa Ilenia. Ti piace o no?" "Sof, ti prego..." "Dimmi di Ilenia, o mi alzo e vado a farmi una doccia da sola."
Sbuffai, sapendo benissimo che non stava scherzando. "Sì, ok, potrebbe piacermi," ammisi, accarezzandole la schiena liscia e abbronzata. "Ieri ci siamo scritti quasi tutto il giorno. È dolce, ha un'ironia pazzesca e mi ci trovo bene. L'unica cosa..." "L'unica cosa?" mi incalzò lei, alzandosi un po' col busto, divertita. "È che a volte sembra che si creda un po' più intelligente di tutti. Sai, quell'atteggiamento da lettrice indie che ti guarda come se tu fossi un po' scemo."
Sof scoppiò a ridere, una risata di pancia che le fece vibrare tutto il corpo contro il mio. "Beh, se parliamo di te, probabilmente ha ragione a pensarlo! Però ci sta, Giò. Te l'approvo. Qualunque cosa pur di farti superare la tua ossessione per Anna, che a quest'ora sarà troppo impegnata a farsi trapanare da Marco."
A quella frase, il mio cervello maschile, annebbiato dal testosterone e dal caldo, fece un collegamento fatale. "A proposito di questo..." mormorai, sfoderando la mia migliore faccia da schiaffi. Le feci scivolare le mani lungo i fianchi, fino ad afferrare i suoi glutei sodi, massaggiandoli. "Visto che Anna sta sperimentando... non è che noi potremmo..."
Sof si bloccò per la seconda volta. Mi guardò dall'alto in basso con un'espressione di puro compatimento. "Giò, ascoltami bene," disse, scandendo le parole con una calma glaciale. "O ti accontenti della mia figa, oppure ti butti giù dalla finestra. Decidi tu."
Scoppiai a ridere, ma lei non mi diede nemmeno il tempo di replicare. Con un movimento fluido e improvviso, si sollevò sulle ginocchia, mi afferrò la base del membro e, guardandomi dritto negli occhi, si abbassò di scatto, accogliendomi dentro di sé fino in fondo.
L'impatto fu devastante. Un gemito profondo mi sfuggì dalle labbra, mentre l'aria nei polmoni spariva. Era bagnatissima, stretta e calda. Dopo una settimana di astinenza forzata, la sensazione della sua carne che mi inghiottiva mi mandò letteralmente in corto circuito.
Sof iniziò a muoversi. Nessun preliminare dolce, nessuna lentezza. L'attrazione sottile era sfociata nell'apoteosi dei sensi. Il suono della nostra pelle sudata che sbatteva riempì la stanza. Le afferrai i seni pieni, massaggiandoli con foga, pizzicandole i capezzoli turgidi per farla gemere. Lei buttò la testa all'indietro, i capelli scuri che le frustavano le spalle, e aumentò il ritmo. "Cazzo, Sof, così..." ansimai, spingendo il bacino verso l'alto per penetrarla ancora più a fondo a ogni sua discesa.
L'intensità era animale. Si piegò in avanti, appoggiando le mani ai lati della mia testa, e iniziò a baciarmi in modo famelico, mischiando la nostra saliva e i nostri respiri. Le nostre lingue danzavano mentre i nostri corpi si scontravano con una violenza quasi disperata. Sentivo i suoi muscoli contrarsi attorno a me, un chiaro segno che stava per cedere.
"Giò..." gemette contro la mia bocca, il respiro sempre più corto. "Sto per..." "Vieni, Sof," ringhiai, capovolgendo improvvisamente la situazione. Con una spinta di reni, la ribaltai sul materasso, finendo sopra di lei. Le bloccai i polsi sopra la testa con una mano, mentre con l'altra le tenevo una coscia alzata. Iniziai a stantuffare con forza inaudita, guardando il suo viso contratto dal piacere estremo.
Pochi colpi dopo, Sof lanciò un urlo strozzato, inarcando la schiena mentre l'orgasmo la travolgeva, strizzandomi da dentro. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Con un grugnito roco, mi svuotai completamente dentro il preservativo, crollando poi su di lei, esausto, schiacciando il mio petto sudato contro le sue tette morbide, sentendo i nostri cuori battere all'unisono in quella fornace di stanza.
Se c'è una cosa che ho imparato da Sof, è che per lei il sesso non finisce mai quando ti infili le mutande. Continua, si trasforma.
Me ne accorsi sotto la doccia. L'acqua calda ci scrosciava addosso, lavando via il sudore della nostra maratona sul letto. Io ero appoggiato alle piastrelle, a occhi chiusi, godendomi il getto sulla nuca.
Aprii gli occhi giusto in tempo per vederla versarsi una generosa dose di bagnoschiuma al cocco direttamente tra i seni. Poi, con un sorriso malizioso, fece un passo in avanti e si schiacciò contro il mio petto. Il contrasto tra l'acqua calda e la sua pelle insaponata era da perdere la testa. Sof iniziò a muoversi, strusciando il suo décolleté immenso e burroso contro il mio torace, il ventre, scivolando verso il basso in una danza scivolosa e lussuriosa. I suoi capezzoli turgidi mi graffiavano dolcemente la pelle. "Vedi? Molto più efficace di una spugna," sussurrò, infilando una mano scivolosa tra le mie cosce per darmi un'ultima, letale strizzata che mi fece mancare il fiato.
Quando finalmente uscii da casa sua, però, la magia svanì sotto il sole implacabile delle quattro del pomeriggio.
L'asfalto della nostra provincia viziosa sembrava sciogliersi sotto le scarpe. Faceva un caldo boia, di quelli che ti fanno sudare appena finita la doccia. Mentre camminavo, il mio cervello iniziò a frullare. Sof aveva fottutamente ragione. Su tutto. Maria era un campo minato, una bomba a orologeria pronta a esplodere in faccia a Giulio, e io dovevo tirarmene fuori. Magari confessare tutto al mio amico, salvandogli la dignità.
E poi c'era Anna. La situazione con lei stava precipitando, non solo per il troglodita dell'agenzia. Pochi giorni prima, mio fratello e sua sorella si erano lasciati, e pure malissimo. Il filo logico che ci teneva uniti si era spezzato, e temevo che le cose tra di noi, nel gruppo, sarebbero diventate ancora più strane, pesanti, impossibili.
L'unica via di fuga sana, l'unica strada sicura, era Ilenia.
Tirai fuori il telefono, asciugandomi la fronte con il dorso della mano, e le risposi su WhatsApp.
Io: Sto camminando per tornare a casa. L'asfalto si sta fondendo. Se non ti scrivo più, sappi che sono diventato un tutt'uno con il marciapiede. La sua risposta arrivò dopo un paio di minuti. Ilenia: Dovresti imparare a muoverti solo nelle ore fresche, come le persone sagge. Io sono al parco, all'ombra di un pino, a finire un saggio di sociologia. È una questione di sopravvivenza intellettuale e termica, Giò. Io: Scusa se non siamo tutti così evoluti da leggere saggi al parco. Io cerco solo di non morire di autocombustione. Ilenia: L'evoluzione richiede sforzo. Magari un giorno ti insegnerò come si fa a non sciogliersi.
Sorrisi, scuotendo la testa. C'era sempre quel sottotesto, quel suo modo di fare da maestrina indie che ti guardava dall'alto in basso. Però mi piaceva. Era stimolante.
