Il materasso di Sofia mi accolse come una scialuppa di salvataggio in mezzo a un uragano di categoria cinque.
Caddi di schiena, fissando il soffitto familiare della sua camera da letto, mentre il mio cervello, improvvisamente e tragicamente lucido, proiettava in loop la faccia sconvolta di Anna sulla soglia della stanza di Maria. La botta alcolica era evaporata, sostituita da un'ansia fredda e paralizzante. Avevo innescato l'apocalisse.
Sofia, barcollando leggermente sui tacchi, chiuse la porta della camera a chiave con un sospiro che era un misto di esasperazione e genuino divertimento. "Pesi come un fottuto morto, Giò," bofonchiò, scalciando via le scarpe.
Senza la minima traccia di pudore, si sbottonò i jeans e se li sfilò, lasciandoli cadere sul tappeto. Rimase solo con una maglietta bianca mezza sformata e un perizoma di pizzo scuro che faceva risaltare la curva morbida e abbondante dei suoi fianchi. Si arrampicò sul letto gattoni, il petto burroso che dondolava pesante sotto la stoffa a ogni movimento, e recuperò il telecomando della TV e il portatile.
"Allora," esordì, schiacciandosi contro il mio fianco e aprendo Netflix. "Direi che Harvey Specter e una bella canna sono l'unica cura per il trauma che mi hai appena inflitto. Non ho mai visto una fuga più patetica della tua in quel corridoio."
"Non c'è un cazzo da ridere, Sof," gemetti, passandomi le mani sulla faccia. "Ho distrutto tutto. Tutto. La mia amicizia con Giulio, qualunque misera speranza avessi con Anna... e la mia stessa dignità."
Sofia selezionò la puntata di Suits, abbassò il volume e si rannicchiò contro di me. Mi posò una coscia nuda e calda sopra le gambe, e iniziò ad accarezzarmi i capelli. Era un gesto dolcissimo, materno quasi, se non fosse stato accompagnato dal suo solito sarcasmo spietato. "Sei ufficialmente il re dei coglioni della nostra provincia," mi sussurrò, baciandomi la tempia. "Te l'avevo detto. Te l'avevo letteralmente detto oggi pomeriggio: quella troia porta solo guai, non infilarcelo. E tu che fai? Glielo infili non solo con tutti in casa, ma glielo metti pure nel culo, ti fai sgamare in mondovisione e le sborri addosso come in un porno di serie C."
"Non sono nemmeno riuscito a parlarle," continuai, ignorando i suoi insulti perché aveva fottutamente ragione. Il petto mi faceva male per l'angoscia. "Anna è scappata. Ho cercato di infilarmi i pantaloni per correrle dietro, ma era già per strada. E sai quella psicopatica di Maria cosa mi ha detto?" "Sentiamo. Ha chiesto il bis?" "No. Si è passata una salviettina sulla schiena, si è rivestita con una calma raccapricciante e mi ha detto: 'Vai a casa, zombi. Ci penso io a calmarla e a spiegarle la situazione'."
Sofia smise di accarezzarmi. Si tirò su a sedere, incrociando le braccia sotto i seni per sostenerne il peso, sgranando gli occhi chiari. "Maria le ha detto che le spiega la situazione? Giò, sei morto. Quella vipera manipolatrice le racconterà che l'hai costretta, che eri ubriaco marcio, girerà la frittata per uscirne pulita. È come affidare un agnellino a un tirannosauro!"
"Lo so!" sbottai, affondando la faccia nel cuscino. "E come se non bastasse, ho fatto esplodere pure il piano B." "Quale piano B?" "Ilenia," confessai, sentendomi l'essere più viscido della terra. "Prima del macello con Maria, mi ero chiuso nel bagno con Ilenia. Volevo scoparmela. Ero fuso, non capivo niente. E lei... lei mi ha respinto. Mi ha letteralmente spinto a terra, mi ha fatto la morale sul fatto che ci conoscevamo appena e che non voleva essere la mia ruota di scorta, e se n'è andata disgustata."
Sofia mi fissò in silenzio per tre lunghi secondi. Poi, scoppiò in una risata cristallina, sguaiata, buttando la testa all'indietro. "Non ci credo!" ansimò, dandomi una pacca sul petto. "Hai preso un due di picche dalla secchiona e poi sei andato a farti usare come sex toy dalla fidanzata del tuo migliore amico per ripicca? Sei il mio idolo del disagio. Nessuno tocca il fondo con la tua stessa classe."
"Sì, ridi, stronza. Io voglio sotterrarmi."
Sof smise di ridere, notando la mia vera disperazione. Il suo sguardo si ammorbidì. Si sdraiò di nuovo accanto a me, questa volta tirandomi a sé con forza. Prese il mio viso e lo premette contro la sua scollatura. Il calore della sua pelle, la morbidezza infinita di quei seni in cui mi aveva invitato ad affogare, e il suo odore rassicurante ebbero l'effetto di un sedativo istantaneo.
"Povero il mio zombi," sussurrò, con una dolcezza che riservava solo ai momenti in cui eravamo soli e lontani dal mondo. Mi accarezzò la guancia, scivolando poi con le dita lungo il mio collo. "Hai fatto un casino epocale, e probabilmente domani sarai l'uomo più odiato della città. Ma stasera sei qui. E sei salvo."
Il suo tocco divenne meno materno e più malizioso. Le sue dita scesero lungo il mio petto, fino a sfiorare l'elastico dei miei pantaloni. La guardai negli occhi. La luce bluastra della TV illuminava il suo viso rotondo e quel sorriso obliquo che mi faceva sempre impazzire. "E poi," aggiunse, la voce che diventava un sussurro roco ed esigente, "ti ricordo che abbiamo un patto. C'è una cosa con la lingua che mi avevi promesso prima che scoppiasse la terza guerra mondiale. E credo di meritare che tu me la faccia fottutamente bene per consolarti."
Sofia non aspettò nemmeno la mia risposta. Allungò un braccio verso la borsa buttata ai piedi del letto, frugò per un paio di secondi ed estrasse il suo stropicciato pacchetto di sigarette. Da lì dentro, tirò fuori una canna già perfettamente chiusa a cono, pronta per l'uso. Se la portò alle labbra carnose, accese l'accendino e fece un primo, lungo tiro, riempiendo quasi subito la stanza di una nuvola densa e dolciastra.
Io, nel frattempo, avevo deciso che se dovevo affogare i miei dispiaceri, tanto valeva farlo nel modo migliore che conoscevo.
Mi feci scivolare verso il fondo del materasso. Afferrai le sue caviglie e iniziai a baciarle. La pelle di Sofia era calda, morbida, e sapeva ancora del bagnoschiuma che aveva usato prima di uscire. Risalii lentamente con le labbra e la lingua lungo i suoi polpacci, per poi indugiare sull'interno delle sue cosce burrose. Lei sospirò, espirando il fumo verso il soffitto, gli occhi chiari fissi sullo schermo della TV dove scorrevano le immagini della serie, ma le sue gambe si aprirono quasi in automatico, accogliendomi.
Arrivato al centro, trovai l'ostacolo di quel minuscolo perizoma di pizzo nero. Invece di abbassarglielo con delicatezza, la frustrazione, l'adrenalina residua e la foga del momento presero il sopravvento. Agganciai due dita al laccetto laterale e, con uno strattone secco, lo strappai. Il rumore del pizzo che cedeva risuonò nella stanza.
Sofia abbassò lo sguardo su di me, un sopracciglio inarcato e il joint a mezz'aria. "Mio eroe," mi prese in giro, ridacchiando e passandosi una mano tra i capelli scuri. "Ti farò recapitare il conto di Intimissimi. Vedi di ripagarmi a dovere, zombi."
Non le risposi a parole. Mi posizionai esattamente in mezzo alle sue gambe e affondai il viso nella sua intimità. L'odore di Sofia era inebriante, un mix perfetto tra il suo profumo naturale, un leggero sentore di muschio e l'aroma pungente dell'erba che stava saturando la camera. Era già caldissima e bagnata, segno che la nostra sveltina mentale di sfottò le aveva acceso gli ormoni.
Iniziai a leccarla usando la lingua piatta e larga, con movimenti lenti e profondi che partivano dal basso per scivolare su, lungo tutta la sua fessura umida. Sofia fece un piccolo salto sul materasso. "Mmh..." mormorò, cercando di mantenere la sua fottuta aria da dura. Fece un altro tiro di canna, soffiando il fumo dal naso. "Devo ammettere che Harvey Specter in TV e tu lì sotto siete una combo... interessante. Però non distrarti, eh. Concentrati."
Per tutta risposta, le afferrai i glutei con entrambe le mani, sollevandole leggermente il bacino per avere un accesso totale, e cambiai ritmo. La mia lingua andò a cercare il suo clitoride, ormai gonfio e turgido. Iniziai a stuzzicarlo con la punta, disegnando piccoli cerchi veloci, per poi chiudere le labbra attorno a quel piccolo bottone di carne e iniziare a succhiarlo delicatamente, creando un sottovuoto caldo e ritmico.
L'effetto fu immediato. Il sarcasmo di Sofia svanì, sostituito da un gemito profondo, di gola, che le fece vibrare il petto nudo. Cercò di concentrarsi sulla TV, ma il piacere la stava tradendo. La sentivo fremere sotto le mie mani. L'umidità della sua figa aumentava a ogni mio passaggio di lingua, bagnandomi il mento e le labbra. Mi nutrivo delle sue reazioni, usandole per cancellare dalla mia testa il disastro con Anna e Maria. Ero lì, ero nel presente, e volevo farla impazzire.
"Cazzo, Giò..." ansimò, la voce roca, allontanando la mano con la canna per non rischiare di bruciare le lenzuola. Le sue dita libere si infilarono tra i miei capelli, stringendoli, non per allontanarmi, ma per spingermi ancora più contro di lei. "Devo dire che... ah!... diventi sempre più bravo. Stai imparando in fretta."
