Vai al contenuto
Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 6
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 6 di 9 23 min di lettura

Asfissia erotica, schiaffi e inculate

Tra ricatti a porte chiuse e rifiuti brucianti, Giovanni sfoga la sua rabbia repressa dominando brutalmente Maria in una sessione estrema di sesso anale. Ma il tempismo, a volte, sa essere il peggiore e il più spietato dei nemici.

Giovy22
5 mesi fa · 1k letture · 2

"Mi ero ufficialmente scocciata di quel gioco," mormorò Ilenia, girandosi verso di me. I suoi occhiali tondi riflettevano la luce debole del salotto. "Siete molto... basici quando bevete. Ti va di riprendere la conversazione di prima, o sei troppo distratto dall'ispezione anatomica che hai appena fatto in bagno?" "Io sono un essere multitasking," le risposi, sfoggiando un sorriso sornione e scivolando un po' più giù sul divano, fino a trovarmi quasi steso, con la spalla a contatto con il suo braccio.

Iniziammo a chiacchierare. La sintonia era palpabile, ma l'alcol mi rendeva sfacciato, così decisi di stuzzicarla sul suo punto debole. "Comunque," le dissi, sfiorandole il ginocchio, "ammetti che ti sei sentita un po' persa dentro la maglietta di Anna. Voglio dire, con quelle tue tettine adorabili, lì dentro c'era un'eco pazzesca."

Ilenia si irrigidì. Non amava essere presa in giro, specialmente sull'aspetto fisico, e il suo istinto da maestrina snob scattò subito. "La quantità non è sinonimo di qualità, Giovanni," ribatté pungente, assottigliando lo sguardo. "E francamente, preferisco l'eleganza alla volgarità da vetrina. Le mie 'tettine', come le chiami tu, stanno benissimo dove stanno." "Ma io non ho detto che non mi piacciono," mi difesi ridacchiando. Allungai una mano e le sfiorai il fianco con due dita. "Anzi, trovo che siano fottutamente chic. Molto... proporzionate alla tua intelligenza." "Ruffiano," sbuffò lei, ma l'angolo della bocca le tradì un piccolo sorriso.

Era tenerissima quando faceva la permalosa. Iniziammo a stuzzicarci fisicamente. Io le sfioravo il collo, lei mi dava dei leggeri colpetti sul petto per allontanarmi, ma finivamo sempre per riavvicinarci. Le diedi un piccolo bacio sulla guancia, poi uno morbidissimo appena sotto l'orecchio. Lei sospirò, inclinando la testa per darmi spazio, lasciando che il nostro flirt si scaldasse a fuoco lento.

Eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d'onda. O almeno, così credeva il mio cervello annegato nel gin tonic. "Senti," le sussurrai all'orecchio, sfiorandole i riccioli scuri. "Ti va di andare in bagno? Credo di dovermi sciacquare la faccia." Ilenia mi guardò, un luccichio di comprensione le attraverso gli occhi. "Certo. Anche io devo sistemarmi il trucco."

Ci alzammo senza dare nell'occhio. Una volta varcata la porta del bagno di Maria, girai la chiave nella serratura e non le diedi nemmeno il tempo di guardarsi allo specchio. L'afferrai per i fianchi e la spinsi delicatamente contro la porta di legno.

Le nostre bocche si cercarono e si scontrarono. Era un bacio totalmente diverso da quelli animaleschi con Sof o Maria. Le labbra di Ilenia erano morbide, esitanti all'inizio, ma poi si schiusero, accogliendo la mia lingua. Sapeva di gin e menta. Le infilai entrambe le mani in quella cascata di riccioli scuri, stringendoli leggermente, mentre lei mi avvolgeva le braccia intorno al collo. "Parli troppo, lo sai?" le sussurrai contro le labbra, scendendo a baciarle la linea della mandibola. "E tu hai il fiato che sa di alcol," mormorò lei, ansimando leggermente, tirandomi di nuovo su per baciarmi.

L'eccitazione mi salì al cervello. L'idea di spogliarla della sua corazza da snob mi faceva impazzire. Spostai una mano dalla sua testa e la feci scivolare giù, lungo la schiena, fino a stringerle una natica. Ilenia si irrigidì. Mi prese il polso e, con fermezza, mi spostò la mano rimettendola sul suo fianco. "Fermo con le mani, Giò," sussurrò, cercando di mantenere il tono leggero.

Io, completamente fuso, credetti che facesse parte del gioco. Che stesse facendo la preziosa. "Dai, non fare la suora con me," ridacchiai, e ci riprovai. Questa volta feci scivolare la mano sul davanti, sfiorandole l'inguine sopra la gonna, mentre con l'altra cercavo di aprirle di nuovo la camicetta per toccarle il seno.

Ilenia smise di baciarmi. Mi girò il viso dall'altra parte e mi afferrò entrambi i polsi. "No, Giò. Ho detto no." Il suo tono non era più ironico. Era tagliente.

Ma il mio cervello maschile, annebbiato da settimane di sesso facile e sfacciato con ragazze che mi saltavano addosso, non riusciva a processare il rifiuto. Ignorai il suo avvertimento. Mi liberai dalla sua presa e feci per infilarle una mano sotto la gonna, cercando la sua intimità con un'insistenza cieca, sussurrando: "Dai, Ile, rilassati..."

Fu un attimo. "Ho detto BASTA!" sibilò Ilenia.

Con una forza che non credevo possedesse in quel corpo minuto, mi piantò entrambe le mani sul petto e mi diede uno spintone violentissimo. Preso alla sprovvista e instabile per l'alcol, inciampai all'indietro. I miei piedi scivolarono sul tappetino del bagno e caddi rovinosamente a terra, sbattendo il sedere e la schiena contro le piastrelle fredde, con un tonfo sordo.

Rimasi seduto a terra, a gambe larghe, sbattendo le palpebre. La botta fisica fu niente in confronto alla doccia ghiacciata che mi investì il cervello. La lucidità tornò in una frazione di secondo, spazzando via l'eccitazione.

Ilenia mi guardava dall'alto, il petto che si alzava e si abbassava per la rabbia. Si stava sistemando la camicetta con mani tremanti. I suoi occhi dietro gli occhiali non erano più né dolci né ironici. Erano carichi di delusione e fastidio. "No, Giò, cazzo, fermo!" mi disse, la voce che tremava per la rabbia trattenuta. "Non sono una delle tue amichette. Non voglio scopare alla prima occasione su un cazzo di tappetino in un bagno! Ci siamo visti due volte e ci stiamo solo baciando. Impara a rispettare i tempi delle persone!"

Il senso di colpa mi schiacciò il petto come un macigno. Mi resi conto in un lampo di essermi comportato esattamente come uno di quegli stronzi viscidi che popolano i locali della nostra provincia. Avevo letto male ogni singolo segnale. "Ile... oddio," balbettai, cercando di tirarmi su a fatica. "Cazzo, scusa. Scusa, davvero. Sono un coglione. Ho bevuto troppo, io... ho frainteso tutto. Ti giuro che non volevo forzarti."

Lei mi guardò tirarsi in piedi. La rabbia nei suoi occhi si ammorbidì in una fredda distanza. Si sistemò i riccioli, riprendendo il controllo della situazione con quella sua algida eleganza. "Non fa niente, Giò," disse, fredda come il ghiaccio. "Sei ubriaco. Ma fermiamoci qua. Buonanotte."

Senza aggiungere una parola, girò la chiave, aprì la porta e uscì, lasciandomi solo nel bagno.

Rimasi immobile per non so quanto tempo, fissando la porta chiusa. Mi sentivo uno schifo. Amareggiato, triste e disgustato da me stesso. Avevo rovinato l'unica cosa pulita e stimolante che mi era capitata in quell'estate di merda. Aprii il rubinetto e mi sciacquai la faccia con abbondante acqua gelata, guardando il mio riflesso patetico nello specchio.

Quando finalmente trovai il coraggio di uscire e tornare in salotto, il mio umore sprofondò ancora di più. Antonella e Ilenia non c'erano più. Se ne erano andate, senza nemmeno salutare. Ero rimasto solo in un salotto pieno di bottiglie vuote, con l'ansia che mi divorava e la consapevolezza di aver fatto una figura di merda colossale.

Tornai in salotto con il morale sotto i tacchi e una rabbia sorda che mi ronzava nelle tempie, amplificata dal gin tonic. L’atmosfera si era svuotata della tensione elettrica di poco prima. Il salone era silenzioso, la musica abbassata. Dalla porta finestra aperta intravedevo Sofia e Ross sul balcone, illuminate dalla luce arancione di un lampione, intente a chiudersi una canna per chiudere in bellezza quella serata disastrosa. Maria, a quanto pare, era chiusa nell'altro bagno.

Sul divano era rimasta solo Anna.

Se ne stava sprofondata nei cuscini di pelle bianca, con le gambe rannicchiate al petto e un bicchiere mezzo vuoto tra le mani. La camicetta di Ilenia era tornata al suo legittimo proprietario, e Anna indossava di nuovo la sua t-shirt attillata. L'alcol le aveva dato una botta tremenda: aveva lo sguardo un po' perso, le guance arrossate e un sorrisetto ebete stampato in faccia.

Appena mi vide, alzò la testa. "Giò! Eccoti," biascicò, allungando una mano per tirarmi per la maglietta finché non mi sedetti di peso accanto a lei. "Allora? Com'è andata con la secchiona? Vi siete scambiati opinioni filosofiche sul bidet?"

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 7

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista